Musica bella

Ciao, sono la rubrica del blog che si occupa di musica bella cinque dischi alla volta, che per questo si chiama musica bella e nessun altro titolo pretenzioso. Tutto il resto è catechismo musicale, che talvolta troverete ad introdurre le canzoni perché c’è un prete in ognuno di noi. Buon ascolto!

Gli anni dieci sono, ad oggi, il decennio della rinascita della psichedelia e del krautrock. Mano a mano che il mondo si fa sempre più insopportabile, il bisogno di musica con cui estraniarsi dalla realtà aumenta. Tra i migliori del sottogenere, c’è questo disco-gioiello dei Pinkunoizu, uno dei miei dischi preferiti del 2013 di cui The Quietus dice: “exists somewhere between La Dusseldorf and Harmonia before leaving the ground, escaping the Earth’s gravity and sailing off into far more cosmic, Hawkwind meets Tangerine Dream-like territories”. Cazzo se c’hanno preso.


“Sette Piccole Cose” è al contempo uno dei miei dischi italiani preferiti e probabilmente anche un disco di cui non avete mai sentito parlare. Mi dispiace molto che lo conoscano in pochi perché è magico, e mi è stato passato come un segreto tra iniziati in questo paese ingiusto verso i grandi. Dentro ci sono Luciano Cilio, Nick Drake, Terje Rypdal, Penguin Cafe Orchestra…e altri universi assenti che ci guidino lungo la notte. Valerio Daniele intanto continua incurante a comporre musica bellissima, si prenda ad esempio il singolo tratto dal suo nuovo disco “Sine Corde”.


“Love & Mercy”, il film dell’anno scorso sulla vita di Brian Wilson è uno dei migliori biopic a tema musicale in giro. E oltre che un film su Brian Wilson e i Beach Boys, è un film sulla nascita di “Pet Sounds” e la distruzione di “Smile”, sulle dinamiche dentro e intorno a una band, sul legame tra arte e follia, su come uno psicologo possa letteralmente rovinarti la vita e una donna possa poi salvartela e tante altre cose insieme, tutte trattate in modo egregio. E sulla colonna sonora non penso ci sia bisogno di dire niente.


Matthew Mondanile lascia i Real Estate. Quella chitarra luminosa e malinconica al contempo resta un ricordo musicale raro degli anni ’10 e questo pezzo un paradiso a portata di disco di una delle band contemporanee preferite del sottoscritto.


Mort Garson è uno dei pionieri della musica elettronica per Moog. Ma io lo amo sopratutto per essere quel genio folle e visionario che componeva – “warm earth music for plants and the people who love them” – musica per aiutare la crescita delle piante e raccontarne la vita interiore, che al netto di improbabili fantasticherie è musica bella e piena di suoni interessanti.

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