Alberto Dubito – Sono un cantanoie (e se muoio giovane, spero sia dal ridere)

“È essere all’inizio ma avere vent’anni
essere alla fine ma avere vent’anni”

Alberto Dubito era un poeta-rapper (Disturbati dalla CUiete) morto solo a 21 anni, nel 2012. Nelle sue parole c’è tutta l’urgenza della prossimità dell’abisso, urgenza che si fa azione poetica senza contrazione lenta del pensiero. Nessun poeta contemporaneo ha saputo dire meglio l’inquietudine bastarda di chi ha/aveva vent’anni all’inizio del XXI secolo e non era un boy-scout, con quei suoi versi-cazzotti-cazzate sospesi tra l’atmosfera di un concerto punk hardcore e l’attitudine assoluta al rap. Alberto mi fa pensare a Franti, e come Franti ha agito ed è sparito. Ma come cantano i Negazione, lo spirito continua… Sul suo sito internet www.albertodubito.it potete leggere, ascoltare e vedere tutte le sue opere, gratuitamente, che sono state raccolte da Agenzia X, editore da urlo che si occupa di controcultura. Vi invito a farlo, se vi piace chi accende un fuoco e poi sparisce.

 


Corrosi ci siamo corrosi

Non credo tu voglia sentire c’è da dire
che per capire ci sarebbe tanto da dire

Battevo il ritmo
per i vicoli strabici
con i condizionatori
nelle orge di palazzoni

Sintetici, le emozioni
sono segnali elettrici
trasmessi dal metallo
delle città. ripetiamoci

Battevo il ritmo
per i vicoli strabici
con i condizionatori
nelle orge di palazzoni

Sintetici, le emozioni
sono segnali elettrici
trasmessi dal metallo
delle città. andiamoci

Il vento sudato che annuncia l’arrivo della metro
a roma, nel coma delle tue ciglia misurate al metro
nell’arancio vetro dei lampioni al bordo
dell’arancio tetro delle mille città teatro

L’annuncio della metro
a roma nel coma
delle tua ciglia chilometriche
nelle città teatro metalliche

Azzeriamo i pezzi di queste metropoli
azzeriamo i pezzi di queste metropoli
spacchiamo i pezzi di queste metropoli
spacchiamo i pezzi di questo monopoli

Prendimi per mano (stringimi la mano)
bruciamo bene noi
bruciamo in fretta ehi
chiedimi come mi chiamo, poi

Prendimi per mano andiamo per le vie
a piedi scalzi leggendo tra le ferrovie
gli avvisi dei nostri sorrisi divisi
nei mesi di crisi se vieni non mi avvisi

Corrosi ci siamo corrosi
corsi ci siamo rincorsi
corrosi ci siamo corrosi
ricordi ci siamo rincorsi

Prendimi per mano andiamo a bestemmiare
fuori dalle chiese paleocristiane
neoclassiche bizantine barocche gotiche
riscriviamo le nostre bibbie eretiche

Corrosi ci siamo corrosi
corsi ci siamo rincorsi
corrosi ci siamo corrosi
ricordi ci siamo rincorsi

Pestiamo a morte i sampietrini delle piazze
giocando a carte con la sorte fuori dalle stanze
con le sirene costanti di sbirri e ambulanze
prendimi per mano bruciamo le distanze

Corrosi ci siamo corrosi
corsi ci siamo rincorsi
ci siamo corrosi i ricordi
ricordi ci siamo rincorsi

***

Mah

Fuori dal bar in centro si concentrava
un melting pot di cultura americana importata
un signore sulla cinquantina conciato da imprenditore
chiacchierava di punk-pop con un raver sotto acido

I film di serie B ormai mi sembrano riprese
di vita quotidiana, reality, 1984.
l’imprenditore torna a casa e sodomizza
la moglie poi l’ammazza e si suicida

Passando in bici stamattina l’ho visto
nelle locandine fuori dalle edicole pentagonali
non che mi sia stupito
c’è da chiedersi perché?

***

Cara frustrazione

Cara frustrazione
mentre non trovo casa e marcisco in periferia
a qualche chilometro dalla capitale
le vie esplodono tra cariche e questori
tra scudi e manganelli flessibili

Io invece resto bloccato
nei gironi delle corriere piene di precari e lebbrosi
contemporanei, e mi perdo
tutto

Cara frustrazione,
nei miei giorni neri, che ritorni come
lunedì, come l’inverno, come
tutte le metro che perdo

E sono scappato qua Giusto per non marcire
in qualche facoltà,
finito tra le infinite liste di affitti&afflitti,
a perdere gli affetti…

***

14 dicembre, romaBrucia

Il sole abbaglia e il cielo è azzurro sereno sopra piazza venezia

Che dopo il lancio dei lacrimogeni sono sempre
tutti molto commossi,
poi commozioni cerebrali e pensavo fosse una triste
guerra civile tra cani…
tra nebbie di fumogeni e urli sfrangiati, caschi contro caschi.
frustrAzione quando la polizia carica e
ho la batteria scarica per non sapere dove sei

Il sole resiste e il cielo è azzurro serio sopra via del corso

Spremendoci malox e limone negl’occhi
fuochi d’artificio sulle camionette.
la Sfiducia artificiale, un paese che Sfiora
il fondo.
sullo Sfondo diverse nuvole di fumo nero
camionette e macchine civili in fiamme ma

Il sole arranca e il cielo si tinge di grigio sopra piazza del popolo

Ho sentito 84 tuoni di bombe carta in totale.
l’arrivo dei blocchi, quando la strada viene imbracciata
pali delle vie e sampietrini e ondate di panico Fisico
tra la folla.
una strategia già troppo militare, infiltrati. infiltrati.
le camionette invadono la piazza e sparano
lacrimogeni sul popolo della piazza. pazzia.
il tempo di urlare e vederli correre nella nostra direzione
il tempo di buttare il tabacco col fumo
e correre via con gli occhi che esplodono

Vedo In alto, col volto coperto, le mani a p38.
flash di un vecchio incubo italiano

La luna è calma dietro i tetti tra un cielo noncurante sopra san
lorenzo

Ora che siamo lontani ti parlo di quanto sia futile.
e mi accorgo che è una guerra tra cani
ma già decisa, già vista e voluta. siamo Volubili.
c’hanno fottuto come sempre. sul giornale web
un finanziere pestato tiene il ferro in mano
un incappucciato lo sorregge.
c’hanno fottuto come sempre

La notte si fa gelida e metabolizziamo questi bocconi freddi.
avvinghiati

***

C’è stato un colpo di stato (d’animo)

Coglie l’occhio rapido, rapito dallo scorrere e l’occorrere
delle ricorrenze vuote come buste della spesa piene di scontrini
come il resto della cassiera messo sul banco mentre porgo la mano

Scrivo poesie bruttemmerde e posso dir quel che mi pare
che sto nudo e fotto solo fatto come un cane
che mi sveno col bicchiere pieno che mi fate e faccio schifo
che odio il cielo e che niente di quel che scrivo è tutto vero
è tutto vero, è tutto vero, è tutto vero come scrivere che è
tutto vero per ridere

Arriverò sotto casa tua in mutande, in pieno dicembre, in bici
interdetto arriverò anche in intercity se ti trasferisci

E il cielo è sempre più grigio caro rino
un altro giro di parole, un altro blues
un altro giro di gin, capovolgo il cielo col mare
e pioverà a dirotto per anni, noi che per amare
abbiamo smesso di dirlo.
e abbiamo giornate più amare. e altri giri di parole
e calli d’amanti, calli d’amianto
e colli dove stenderci a guardare questa via lattea ipertrafficata
o a farci travolgere dai tramonti tra i tralicci.
o a farci riavvolgere. x4
così detta tra noi,
in fondo che ci fotte del dopo e del poi, del
ne Dubito

Travolti dai tramonti tra i tralicci
e detta tra di noi
ti luccicano gli occhi riflessi nelle stagnole mica nei diamanti
così detta tra noi,
in fondo che ci fotte del dopo e del poi

***

Sono un cantanoie

Svuoto i cassetti e
piego i miei scritti come origami
non sono mai stato bravo a fare le valigie
vedo codici a barre pure nelle strisce pedonali a
milano tra strade grigie palazzi del colore delle strade
e il cielo del colore dei palazzi Tutti uguali, magari
diventeremo sterili portando nelle tasche i cellulari
vivo veloce abbracciato a una musica consolatrice
rientro tardi e metto abiti con riflessioni in carta
dimenticate dentro la lavatrice
ricorda: l’acqua non perdona facilmente
l’inchiostro svanisce
per la pioggia o per errori analoghi
ho perso anche di peggio
ipotesi che non leggerò mai sul mio leggio
per consolarmi appoggio l’orecchio sull’asfalto e ascolto
il rombo dei forse e della metro nei tunnel
come vuoti d’aria dentro le arterie
non ho soluzioni per un mondo ideale
punto a tentare di correggerne le traiettorie
ma ’sto giro non prendermi troppo sul serio
io sono solo un cantanoie

Non ho calma e le cuffie a palla
un passante mi ferma non sento ma è facile intuire quel che dice
gli porgo d’accendere

***

Su genitori e generazioni

E poi Dovevamo nascere prima.
o dopo. così per cagare il cazzo fino in fondo.
siamo cresciuti a cavallo tra ’sti due cazzo di secoli.
abbiamo imparato a contare e sbagliare in lire.
abbiamo pagato in euro il primo pacchetto di sigarette.
abbiamo seguito il tumore espandersi in streaming.
chi ha quindici anni adesso è cresciuto con la parola Crisi.
noi, che siamo partiti dritti come treni, sui binari degli anni
mille, ora siamo un po’ disorientati.
tipo dei minotauri

È essere all’inizio ma avere vent’anni.
essere alla fine ma avere vent’anni

***

Sembra che

Sembra che, questa generazione, abbia paura di rimanere, sola,
a pensare.
C’è sempre bisogno di un supporto.
Esce di casa, sbadiglia, mette su la musica in cuffia, entra
nell’esterno.
Rimanere soli con se stessi a fissarsi negli occhi può essere deludente,
o forse solo troppo pesante per gli standard quotidiani.
Si guarda attorno… in mezzo a un plastico stretto, su un cemento
freddo, con un sorriso malinconico, e delle occhiaie consapevoli.
Cammina dando ritmo ai pensieri, consapevole che vive, consapevole
che non c’è tempo da perdere, che una strada non ce
l’hai e se te la crei, è sudore.
Il disco si era inceppato, il suono si ripete fino a diventare fastidioso
oltre la sopportazione umana. Come i giorni, come le
stagioni, come me, come te. Che leggi e vivi ogni giorno e ogni
giorno ti illudi sia diverso.
Da che?
No… giocati il gioco che vuoi, le conquiste che ti servono per
sopravvivere. Ma abbiamo tutti una bomba a orologeria sopra
alla testa.
Prosegue sulla strada tracciata dal ritmo dei suoi pensieri,
incantati come il disco nel suo lettore, da orecchio a orecchio.

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2 risposte a Alberto Dubito – Sono un cantanoie (e se muoio giovane, spero sia dal ridere)

  1. Soul sound ha detto:

    “E’ tempo di capire che non c’è tempo!” Senza peli sulla lingua e diretto questo artista, che scopro oggi. Molto interessante!

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  2. Roberto Severi ha detto:

    Grazie. Non lo conoscevo.
    È enorme!

    Mi piace

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