INDIA – Complice il silenzio @ Lettera22, Viareggio, 22/11/2015

“Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa” dice Nicolas Bouvier. Domenica 22 novembre alle 17.30 proverò a raccontare alla libreria Lettera22 a Viareggio il mio viaggio di 5 mesi, da solo, via terra tra Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmire e il libro che ne è nato, INDIA – Complice il silenzio. Siete tutti (re)invitati!

India – Complice il silenzio è la testimonianza di un’esperienza,come la chiamava Moravia, “l’esperienza dell’India”. Come ogni libro di poesia, ma qui più che nei miei volumi che lo hanno preceduto, questo libro è una testimonianza spirituale e così mi è caro introdurvelo brevemente. Quello che leggerete nelle pagine che seguono è un diario di viaggio in versi, un viaggio di cinque mesi che ho compiuto da solo e via terra nel 2013 attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Una proposta di incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia, in cui i versi si offrono al servizio della geografia dell’India e dell’anima e viaggiano con me, attraverso me e attraverso il subcontinente indiano. Nicolas Bouvier ha scritto: “Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa”. È così che questa esperienza ha profondamente rinnovato la mia persona e non secondariamente la mia poetica: il sottotitolo – Complice il silenzio – allude a una voce poetica fievole, dimessa e impermanente come l’India che osserva, immersa nel fascino eterno di culture abitate dal primordiale, cui ho posto il mio verso a cassa di consonanza di senso e, appunto, silenzio: ora un silenzio affine a ciò che San Giovanni della Croce descrive come “distacco interno da tutte le cose”, ora un risveglio “da questo sogno di separatezza” cui alludono le Upani ṣad. Al culmine della mia esperienza dell’India scrissi: “Mi sento a casa/ e mi sento appena/ trovo pace in quest’assenza”. Oggi spero invero che questa mia voce minore vi giunga, costituisca presenza, non di me stesso ma di un invito indefinito a voi rivolto, perché queste poesie hanno voluto essere così: hanno preferito servire di più che essere più belle, hanno preferito essere strumento più che agente. All’interno dell’opera alcune fotografie del viaggio concorrono nel restituire “un’idea dell’India”, chiude infine il volume una preziosa lettera di Giulia Niccolai sul libro e sull’esperienza dell’India e della poesia.

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