STAY TUNED #7 | 5 dischi del 2015 da non perdere

 puntata per la mia minirubrica di lapidarie selezioni musicali dell’anno in corso: 3 righe x 5 dischi usciti nel 2015 + link a una canzone per disco, per dar spazio alla musica e non al catechismo del recensore di turno. Stavolta tocca a: Mac Demarco, Disappears, Beach House, Natural Information Society & Bitchin Bajas, Kamasi Washington.

Mac Demarco – Another One

Mac Demarco è uno dei cantautori più meritatamente hype del circondario indie contemporaneo, e lo dimostra ancora una volta con un disco registrato in una settimana durante l’ultimo tour, in cui si conferma con la solita manciata di melodie strepitose che ne consolidano lo stile ironico e personale (“jizz-jazz” a detta sua). Una mina vagante del garage-pop più blue e al contempo spensierato.

Disappears – Irreal

Disco di algida forza, Irreal è il post-punk del terzo millenio che unisce i For Carnation ai This Heat, i Chrome agli A Certain Ratio. Disco che fa della ripetitività un’estetica, riflette le ossessioni della band per un suono impietoso e aggressivo nell’equilibrio della cornice che anziché deflagrare in crescendo alla Mogwai implode su se stesso, come un crollo nervoso previsto da tempo.

Beach House – Depression Cherry

Alfieri del dream-po, i Beach House sono un’istituzione laica per la crescita spirituale dell’uomo contemporaneo a suon di sinfonie indimenticabili. La formula è la stessa, tonnellate di languore condite da una melassa sonoAlfierira collaudata, una glassa di suoni favolosi che ci accompagni nei sogni del giorno e della notte, al massimo grado d’intensità dell’esperienza sentimentale dell’ascolto.

Natural Information Society & Bitchin Bajas – Automaginary

Un viaggio tribale entro una metempsicosi di suoni ancestrali che non puzzano di già sentito, con riverberi proverbiali di Don Cherry, Jon Hassell e Popol Vuh. Musica che ascende senza mostrare un centro entro cui fare fare ritorno, è un invito a smarrirsi grazie al suo minimalismo psichedelico con echi di free jazz, krautrock e suono delle foreste vergini del grande spazio immenso.

Kamasi Washington – The Epic

Titolo che dice tutto di un disco d’esordio mastodontico nelle intenzioni, negli esiti e nella durata (e nella band allestita), è uno di quei dischi che al di là della sua inusitata bellezza apre una nuova via e si presta ad essere raccontato ai nostri nipotini. Jazz stellare, con manie di grandezza alla Mingus, rivoluzionario alla Coltrane e geniale alla Miles Davis, tra soul, funk, fusion e gospel. Amen.

 

* Articolo pubblicato su MeMeCult – http://www.memecult.it/stay-tuned-5-dischi-del-2015-da-non-perdere-6/

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