Hot Spot – Il posto caldo (Dennis Hopper, 1990)

Una storia torbida di amore e morte alla David Lynch, una colonna sonora suggestiva che conta John Lee Hooker e Miles Davis e un finale malevolo, cinico e beffardo. Sono questi i tre grandi pregi d’un film di transizione di Dennis Hopper che è diventato un piccolo cult per il contrasto tra l’atmosfera pacata che fa da sfondo alla vicenda – una piccola, polverosa e annoiata cittadina texana – e le passioni oscure che si celano dietro la facciata politicamente corretta dei suoi abitanti.
A squarciare il velo è Harry Maddox, interpretato da un intenso Don Johnson (si, il divo di Miami Vice) tenebroso e in cerca di fortuna, che con i suoi movimenti privi di una cattiva coscienza scatenerà un effetto domino di sesso, ricatti e violenza a cui sarà costretto a prender parte a causa di un triangolo amoroso sulla scia de Il postino suona sempre due volte, un vero tirocinio alla malizia e alla cattiveria dietro a cui giace un paese che sembra osservare pigramente la vita e lasciarla scorrere a margine di un discorso implicito, popolato da personaggi bizzarri e di cui non ci si può fidare del tutto o per niente.
Questo thriller a sfondo sessuale basato su un racconto di Charles Williams è la cronaca morbosa dal risvolto amorale dell’evolversi di una passione per due donne opposte in tutto, che echeggia del lynchano Blue Velvet privato però di qualsiasi eco metafisico. Il film di Dennis Hopper è un apologo della debolezza della carne umana e del desiderio come tormento esistenziale, che gode eccezionalmente della grazia di dettagli e sfumature in grande risalto, pizzica la buona coscienza americana e riaccende il senso oscuro delle cattive abitudini, che sovente portano a cattive azioni e non sempre cattive conseguenze. Dipende solo dal prezzo che siamo pronti a pagare.

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