STAY TUNED #6 | 5 dischi del 2015 da non perdere

6° puntata della mia rubrica di lapidari consigli per gli ascolti dell’anno in corso su Memecult: 3 righe x 5 dischi usciti nel 2015 + link a 1 canzone per disco, per dar spazio alla musica e non al catechismo del recensore di turno. Stavolta tocca a: Jacco Gardner, Thee Oh Sees, Unknown Mortal Orchestra, Jackson Scott, East India Youth.


Jacco Gardner – Hypnofobia

L’esordio di questo folletto caduto dall’epoca beat era stato un’autentica gemma, il secondo disco assomiglia più a un divertissement che gioca con i medesimi linguaggi (Vna Dyke Parks, Sunforest, Ray Davies) seppure affidandosi a una forma-canzone più immediata. Secondo gettone per le sue intuizioni garbatamente psichedeliche e magici aloni cantautoriali, e anche stavolta si vola.

Thee Oh Sees – Mutilator Defeated At Last

Stravolti da una rivoluzione epocale della band di quell’animale di John Dwyer, l’ultraprolifica band psichedelica californiana ha forse perso un pizzico di magia nella versione live (pur sempre letteralmente memorabile) e ha tirato fuori i muscoli al già leggendario piglio garage, dritti al sodo del caos psichedelico, accelerando selvaggi dentro un’ipnosi fisica di suoni, rumori e visioni.

Unkonown Mortal Orchestra – Multi-Love

Se il terzo disco per una band emergente è quello della verità, abbiamo ufficialmente una nuova grande band per le mani. Ma è anche un disco di transizione, il più solare grazie a un approccio di matrice seventies, tra Giorgio Moroder, Prince e il Beck più concitato. Il risultato è un disco tanto ballabile tanto suggestivo, in cuffia, per la consuetudine a composizioni superbe e mai banali.

Jackson Scott – Sunshine Redux

A proposito di folletti psichedelici, ecco il ritorno di questo giovane e stortissimo menestrello imbevuto di LSD e lasciato sul bordo della propria mente da un corriere cosmico mancato per un soffio. Il suo ritorno, se possibile, è ancora più allucinato, ruvido e indolente, come se le nenie di oscura origine di Syd Barrett fossero state musicate dai The Fall e non da David Gilmour.

East India Youth – Culture Of Volume

Tra Tim Hecker e Jon Hopkins, anche il secondo disco del prodigio dell’elettronica londinese è una piccola bomba, non scalfita dal grande successo del suo esordio. Il 2° capitolo di una ricerca personale ed eclettica, che qui si fa più fruibile per un pubblico che già aveva saputo apprezzarlo, tra droni, synth, gusto electro-pop d’autore e qualche siluro techno come questo.

* Articolo pubblicato su MeMeCult – http://www.memecult.it/stay-tuned-5-dischi-del-2015-da-non-perdere-5/

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