Paola Silvia Dolci – Devo sempre essere altrove

i.

Pallore gettato a distesa

Il sole germinava
il bambino che ero stato
rimaneva
ma ammutoliva
l’azzurro sempre inedito del cielo

ii.

Voi, che non avete mai dormito su una nave,
chiedetevi cosa fareste al mattino
se aprendo la finestra
non vedeste intorno
altro che mare

(Portoferraio, 11 settembre 2010)

***

Cremona, 12 febbraio 2012

Dolcissimo amore mio,
questa scrittura è la mia sostituta.
Vorrei passeggiare per la tua città
in orari diversi dai tuoi.
Ieri sera bevevo vino nel foyer
e cercavo se mi stessi guardando.
Poi, mentre la Marinelli recitava
– quando Apollo ti sputa in bocca
e – venne Achille la Bestia
mi sarei alzata e ti avrei raggiunto al buio
per baciarti di nascosto.

Inizio sempre a parlare quando bisogna salutarsi.

Per disfarmi del dolore ho dieci minuti.

***

La mia vera Penelope è Matisse.

Nel giardino gli uccelli hanno voci da bambino.
Per tutte le mie poesie voglio usare l’espressione
Da una poesia anonima
E aprirvi la bocca con le more, schiacciando.

Canterò la guerra
Quando avrò esaurito il tema del viaggio.

(Desenzano, 27 giugno 2012)

[Paola Silvia Dolci, Amiral Bragueton, Italic Pequod 2013)

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