Matteo Rimi presenta “Lo Stato Sonoro della Poesia II”, Fiesole, 21/05/2015

Le parole hanno bisogno di aiuto. Non le parole enfatizzate ad ogni piè sospinto per convincere che sia verità qualsiasi comoda versione, né le tante imprigionate in flussi senza fine e che senti accavallarsi una sopra l’altra, a comprimersi, a rubarsi di significato, ma quelle parole dense, pronunciate con gravità e cognizione, che conservano la loro forza primigenia, il loro significato scalzante. Sono timide, fragili, queste parole, palloncini attaccati con un fil di seta a mani troppo distratte e si rattrappiscano facilmente se nelle bocche mai secche degli sfrontati imbonitori sulle nostre platee.
Le parole hanno bisogno di custodi. Che le preservino dagli abusi, ne difendino il senso etimologico, ne accompagnino la portata. Ed i poeti, i poeti sono quei custodi. Tra le loro amorevoli cure, ovattate dal bianco della pagina, le parole si inanellano come capi al gregge verso la rigenerazione di un pascolo benevolo. E’ difficile capire se siano stati prima loro a subirne il fascino e caricarsi dell’investitura, oppure le parole e ronzare loro intorno, a presenziare il loro giorno e perseguitarne la notte, costringendoli ad infondere, infine, la pagina.
Ho parlato alle parole”, afferma Luca Buonaguidi dal titolo della sua ultima silloge datata 2014, come si fa a sfuggenti amici, o alle piante perché ritrovino colore e robustezza, e loro gli hanno risposto. Gli hanno raccontato dei custodi che prima di lui hanno presieduto al loro capezzale, lo hanno confortato nel silenzio dei pensieri, supportato nel suo dichiararsi poeta.
E Luca le ha amate tutte, portate in giro per condividere con gli altri la loro luce e accompagnate con i suoni perché riconoscessero la loro comune origine e si sentissero meno sole. Dà loro spessore, invece, Alfredo Vestrini, in un “Ballo ad alta quota” che è continuo dialogo con l’amore, il proprio tempo, l’amicizia e che sa di mare e di vino, dopo che le parole stesse hanno riconosciuto in lui uno tra i custodi, per la sua profonda scrittura e per quella voce, rotonda e vibrante, che ne fa eco difficilmente spengibile, degna controparte della voce di Irene Grandi (per la quale ha scritto canzoni) nell’EP che accompagna il libro.
Ambedue saranno alla Casa del Popolo di Caldine il prossimo giovedì 21 maggio dalle 21, per il secondo appuntamento de lo Stato SONORO della Poesia, il primo accompagnato dalle architetture sonore dei Collective Nimêl ed il secondo insieme alla sua chitarra classica, al piano, fisarmonica e flicorno di Nicola Genovese, al contrabbasso di Leonardo Baggiani, alla batteria e percussioni di Alessandro Suggelli, alla chitarra elettrica di Maurizio Bargoni.
E la sala dovrà diventare abbastanza grande a contenere il loro amore per le parole, i nostri occhi aperti quanto basta a raccogliere il tutto, i nostri orecchi sufficientemente in sintono con i loro suoni.
Le parole hanno bisogno di impegno perché non restino solo brusio e chiamano ogni volta nuovi custodi con un appello che è dichiarazione della parte in cui ci troverete.

21/05/2015, ore 21.00
Casa Del Popolo Caldine
via Faentina 183, 50010 Fiesole

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