Tiziano Matteucci – Su “Ho parlato alle parole” e la poesia

Di Tiziano Matteucci so poco o niente. Ma potrei dire contemporaneamente che so ciò che basta: vive in Asia da anni, ha una vecchia passione per la poesia ed è una persona talmente curiosa da aver letto online del mio libro Ho parlato alle parole, averlo comprato online ed esserselo fatto spedire fino in Thailandia. Potete immaginare che gioia ha procurato all’autore del libro. Ma non finisce qui. Tiziano ha pubblicato una mia poesia sul bellissimo blog sulla società e la cultura orientale Asia Blog e poi mi ha scritto una lettera appassionata con l’occasione di commentare il mio libro e raccontare, di riflesso, quella che è stata la sua esperienza della poesia. Onorato di cotanta attenzione, gli ho chiesto il permesso di pubblicarla online ed eccola qui, questa lettera che improvvisamente mi sono visto recapitare nella mia casella di posta, da un lettore sparso nel globo a cui è arrivata la pur flebile voce del mio libro. Si scrive anche e soprattutto per questo. Grazie a Tiziano e buona lettura a tutti voi.

La lettrice, Jaen Jacques Henner , 1883.

La lettrice, Jaen Jacques Henner , 1883.

La parola perfetta non esiste,
è l’etereo canto dentro
al silenzio notturno,
lo scoglio che contempla
l’assalto bianco della marea,
il Dio sorridente richiamato
dall’antica domanda:

di tutto questo amore
qualcuno prende nota?

I poeti muoiono,
i musicisti invecchiano,
i filosofi incespicano,
l’alba ha il suo costante termine
e la sua costante rinascita
e questa mia notte del cuore
sarà eterna?

Vorrei danzare
come una nuvola
per infrangermi nella tua luce
all’aurora coprirti
di un onirico velo, crepuscolo,
infine baciarti
nell’abbandono notturno.

Luca Buonaguidi, Ho parlato alle parole (Oèdipus, 2014)

Caro Luca, con fatica ma è arrivato ed io l’ho letto, devo dire iniziando dalla fine, vecchia abitudine, e saltando da poesia a poesia non nell’ordine proposto.
Premessa: segue la mia inutile opinione, e l’inutilità vale per tutte le mie obiezioni.
Non sono un critico ne un venditore d’arte (poetica o pittorica che sia), questo per dire che io giudico in base alla mia visione, in base all’emozione o all’indifferenza che provo nel leggere un libro od osservare un quadro.
Sono solo un vecchio lettore di libri, anche di poesia ed ogni tanto mi servo di questa vecchia abitudine per scrivere post in Asiablog e, anche se devo ammettere che la cosa mi diverte e mi appassiona, trovo difficoltà nel considerarmi un soggetto affidabile, mi auto definirei un millantatore (ma solo perché “ladro di pensieri” l’ha già usato Bob Dylan).
Ma questo vuol essere un commento tra un giovanotto che scrive ed un maturo lettore.
Oggi nel campo dell’arte (libri, poesia, pittura, scultura ecc.) esiste, alle spalle, un mercato che riguardo alle valutazioni / recensioni attua spesso un compromesso per cui l’arte/artista è autoreferenziale e quindi, genericamente da premiare.
Nulla di male se si pensa che anche il mercato dell’arte ha bisogno di pubblicità (le stroncature vengono solo ad artista affermato e quindi con un mercato già stabile e redditizio – o restano implicite nella mancata vendita del prodotto reclamizzato).
In effetti a me pare che se nell’opera c’è onestà intellettuale, tutti siano da premiare e nessuno da escludere.
Ma anche se tutti, per il “mercato”, sono da premiare, poi viene il momento della scelta da parte dell’acquirente.
Ora, la mia scarsa conoscenza di molti campi dell’arte limita i miei commenti.
Sono un lettore ed ho letto anche tanta poesia (come ho letto tanti romanzi e visto tanti film) e trovo difficile non confrontare il lavoro con quello di “altri” artigiani.
Ho alcuni conoscenti che scrivono poesie ed anche cari amici, che conosco da sempre, scrivono poesie. Molti di quelli che conosco, come te, pubblicano e diffondono le proprie opere. Tanti di coloro che conosco (ma direi anche: molti di quelli che mi capita di leggere) vogliono scrivere poesie a qualsiasi costo (tra me e me i meno “portati” li chiamo i Giovanni Pascoli senza drammi e senza rima), nulla di male ma spesso fanno solo insipidi compiti scolastici.
Un mio caro amico scrive poesie solo per se stesso e per leggerlo ho dovuto pregare di farmele avere. Scrive per scaricare le sue visioni o i pesi dell’anima sulla carta, roba solo sua (si dice che tutti abbiano una poesia in un cassetto, o una tela su di un cavalletto, aggiungo io).
Un altro mio amico non è un poeta o meglio, è un poeta inconsapevole, lui è sempre stato quel che è. Gli chiedi: Come stai? E lui, se non è uno di quei giorni in cui rilascia solo sorrisi/facce assenti o gesti/grugniti, ti risponde: “Erba alta, sottovento. Buona visuale”.
Ti dirò, credo che tu sia in buona fede e metti nella poesia la tua passione e, a me pare, tu stia cercando il giusto baricentro.
Scrivi poesia ma credo tu non ti senta solo poeta e questo mi piace.
E si vede che ti guardi “attorno” (oltre il giardino), letto, soppesato ed amato.
Oddio, ripeto: non sono né critico né recensore.
Non sempre ma abbandoni i temi  più comuni alla poesia (Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze cit. Charles Bukowski) ma spesso canti anche altre cose, forse mancano le cose banalissime (da cantare non banalmente), una poesia può anche cantare un ingorgo in autostrada o la vecchia auto di tuo padre ma credo ci arriverai col tempo e istintivamente.
L’unica cosa che mi si appiccica come una cicca alla suola delle scarpe, a volte, forse il lessico non tanto desueto ma spesso troncato, che trovo inutile in poesia a versi sciolti.
A volte usi termini che a me sembrano pescati “dopo” più per costruire che per creare … ho aspettato il libro, per verificare se – l’etereo canto dentro – per caso non fosse un refuso di internet …forse speravo di leggere – l’eterno canto dentro – a me bastava.
In fondo etereo è “del cielo” e cosa conosciamo noi di più infinito, eterno e stimolo spirituale del cielo notturno?
E mi aspettavo di vederla finire con un ironico cambio di passo …“qualcuno prende nota? …ma devo dire che prosegui in bellezza.
Altri termini (tipo: eburnea – mi ricorda la novena di maggio) mi destabilizzano, ma ci sono immagini che mi piacciono assai, dei lampi di luce che mi spostano la mente verso altri lidi conosciuti, a volte mi ritrovo con pezzetti semplicemente istantanei che sbucano tra (a me pare) ripensate traduzioni poetiche.
Dopo 40 anni scoprii che il mio amato Majakowskji non aveva scritto: come un fiume d’argento la via lattea traversa la notte …nell’originale diceva: come una grande Oka, la via lattea traversa la notte (Oka un affluente del Volga), questo per dire che a volte pare sembrare meglio il “falso” dell’originale ma non sempre è vero …cioè, parlo di una “traduzione” dal russo all’italiano (un’ottima traduzione) per dire che questo non sempre vale per la “traduzione” del proprio pensiero originale.
Il pensiero originale alla fine credo vinca sempre rispetto all’originale “tradotto” ma non spontaneo …a te obiettare che sbaglio lettura o che la cosa è voluta.
Il Dio sorridente mi ha fatto venire in mente Quando Dio ride (un racconto di London) finisce con queste parole: “Non vinciamo mai. Qualche volta crediamo di aver vinto. Ma è solo una burla degli dèi”.
Evita comunque i millantatori come me anche se alla fine e dato che c’è sempre un altro colpevole, tutto quel che ho scritto, oltre a non aver alcun valore,  è colpa tua …scrivi poesie. Buona fortuna e scusami.

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