Antonio Bux – 26/03/2015

La tristezza dell’albero che vedo non combacia
mai con la mia. Eppure sento che la solitudine
è una, questa malattia fondamentale, una la paura
come se essere soli non basti mai a dirsi soli
veramente. Perché essere soli non è più essere
se stessi solamente. Forse il contrario, è dirsi
del mondo, e con la stessa solitudine di quello,
sentirsi a casa. Nell’amicizia solitaria del vento solo
affrontarsi, scegliere lo scioglimento dei sensi in
volo; com’è difficile dirsi soli pensando a questo.
Ma è un attimo, staccare da terra il vero significato,
osservare la cruna dello spazio pendere verso il vuoto,
con tutto concentrato nell’unità, per sola forza che si
autogoverna. Col niente perso nella moltitudine eterna.

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