Giuseppe Rosato – Tre poesie da “Le cose dell’assenza”

Il mare che ti tiene non può farsi
parola, solo può sfiorarlo
il respiro che non se ne fa corpo
ma dolore, e il dolore non si dice.

Nella parola che lo tace il mare
si rassegna e si chiude,
non la dirla la parola è per salvarti
perché di te nulla si perda.

***

Lasciare queste stanze sarà come
lasciare le tue braccia, dall’abbraccio
uscire d’una vita ch’era parsa
non dovessero gli anni mai toccare,
immune come se per sempre immune
dalla morte, alla morte inaccessibile.
Lasciare queste stanze sia la sola
grazie residua, se dal mare un vento
venga già fatte polvere a raccoglierle
le dispolpate braccia, che così,
così, aria nell’aria,
alle tue si riportino.

***

Tu che avevi creduto a un aldilà
Ora perché non te ne trai, perché
Non vieni a dirmi: sono qui, ti vedo,
Insieme proseguiamo il nuovo viaggio…
Amore ti guidava, ed era un sogno.

(Giuseppe Rosato, Le cose dell’assenza, Book Editore, 2012)

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