Ivan Talarico – 10 libri che mi hanno cambiato la vita

L’iniziativa dei dieci libri, dischi e film sui social network mi appassiona molto, come mai una catena di Sant’Antonio era riuscita a fare. Da giorni infatti segno sul taccuino una marea di libri a me ignoti. In tal senso ringrazio chi ha inserito titoli rari e particolari, barando o meno circa la propria verità storica di cui ognuno fa quel che vuole, perché la libertà è una prateria in cui c’è chi si stende al sole e chi dà voce a zone d’ombra residue. La mia lista non la leggerete perché nun tengo voja, ma rassicuratevi: ho partecipato al sentimento comune (ormai per me ai livelli patologici dello shopping compulsivo) scoppiando metà del primo stipendio in libri. Ma d’altronde, che lavoro a fare?
Comunque, la lista migliore che mi sia capitato di leggere è quella di Ivan Talarico, che ha curato anche le biografie degli autori. La natura inventiva e farsesca del suo scritto mi ha fatto venire in mente Giuseppe Pontiggia per un verso e Bolaño per l’altro, che sarebbe senz’altro nella lista dei migliori dieci libri che ho letto in un pomeriggio col suo Stella Distante. Come tutte le opere di fantasia, questa lista è la più autentica tra quelle che ho letto. Spazio al genio fantastico di Ivan dunque, che riprendo dal suo sito www.ivaniscus.com su cui ci sono tante altre cose ghiotte da leggere. A proposito di liste, sappiate subito che i miei preferiti sono il numero 6, 7 e 10.

1. Antologia delle notti inutili (Paula Ursula Tain)

Dodici notti, con dodici obiettivi diversi per Lana, la pasionaria. Dodici uomini importanti da sedurre per cambiare il destino del mondo. Un generale, un massone, un bancario, un papa, un politico e così via. Dodici occasioni che dilagano in storie di passioni folli e brevissime. Ma nulla le resta in mano nell’atletico finale: non amore, non potere, non il mondo, che nell’ultima notte scambierà per un cappello di piume. Una prosa cruda e tagliente che mostra l’impossibilità di cambiare il mondo con la forza della lascivia.

Paula Ursula Tain (1848-1898) è stata una scrittrice inglese irrequieta dell’epoca vittoriana. Ha fatto della sua vita uno scandalo ed è morta avvelenata durante una delle feste dissolute tanto invise alla nobiltà britannica che aveva raccontato in His Real Majesty e Doubts on dreams.

2. Vigor mortis (Kostant Orper)

“Il mio anno migliore è stato questo, in cui morirò. Sapere di morire mi fa sperare in un futuro migliore“. Orper disegna la vita di un uomo medio nella Germania degli anni ’30. Un uomo medio che ad un certo punto ha un’idea brillante: quella di morire. Ed intorno alla sua morte crea una fitta rete di eventi e relazioni, di vicende e colpi di scena. Da persona insignificante riesce ad imprimersi nell’immaginario collettivo, portando migliaia di persone al suo funerale ed un rimpianto sociale che riesce a contagiare tutta l’Europa.

Kostant Orper (1900-1936) è scrittore proletario della regione della Ruhr. Dalle miniere di carbone gli è difficile vedere un futuro, per questo muore suicida nel ’36. Vigor Mortis è il suo capolavoro internazionale, tradotto in due lingue morte, a cui è seguito Senza Vita, storia d’un uomo senza anima che vive i suoi giorni senza volonta, preconizzatore del filone dei Morti Viventi e degli Zombies. Tutti i suoi romanzi e racconti sono postumi.

3. Autobiografia del mio amico immaginario (Emilio Salvatore Troverso)

Augusto è un ragazzo normale, ha 17 anni ed è felice, ha una fidanzata e studia con profitto nella provincia Toscana degli anni ’70. Ma un giorno i genitori, al compimento del 18° anno, gli confidano una notizia per lui dolorosa: Adelmo, il suo compagno di banco e amico di tenera età, non è mai esistito. Augusto vive un profondissimo choc che lo porta a diventare egli stesso Adelmo, scrivendo la sua autobiografia in forma di diario, e a dimenticare di sé.

Emilio Salvatore Troverso (1927-1997) scrive tutta la sua opera sui disastri che la guerra opera nella psiche umana. Sui campi di battaglia conosce Louis Ferdinand Céline e Raimondo Vianello, prendendo una cupa visione dell’esistenza dal primo, ed un’ossessione della reiterazione familiare dal secondo. Stampava da solo i suoi libri in pochi esemplari e molti titoli sono purtroppo andati perduti.

4. L’amore dei molluschi (Gaspare Opodo)

Ninetta è una bambina senza ambizioni, Alfonso non ha ideali né obiettivi. Sono piccoli e grassi, rotolano insieme a scuola e vivono di rendite familiari. Si fidanzano a cinque anni per sposarsi a 24 ed avere un figlio a 25, in regola con la media dell’alternanza generazionale. Un giorno si chiudono in loro stessi per non uscirne mai più.

Gaspare Opodo (1944) utilizza metafore riconoscibili per descrivere la società del suo tempo. Nel ’68 pubblica L’amore dei molluschi polemizzando contro la generazione della rivolta giovanile. Per questo viene ostracizzato ed i suoi libri bruciati nelle piazze. Molti dei suoi amici gli scrivono in tarda età per confermare che aveva ragione.

5. Come nascondersi in pubblico (Edward Hide)

Un manuale ironico contro la mondanità. Diviso in capitoli dai titoli iperbolici (Imperatore della stanza da bagno, Pontificare nei parchi pubblici, Nascondersi nelle piazze principali, Viaggiare senza spostarsi) racconta di come un uomo possa esistere senza un’identità sociale, sapendo solo egli stesso chi è. Il protagonista cambia nome con ogni persona che incontra, vive sei identità parallele con altrettante mogli e viene addirittura eletto alla presidenza di due stati europei, senza che nessuno sappia nulla di lui.

Edward Hide (1911-1999) ha lavorato come traduttore e ghost writer. Suoi alcuni libri pubblicati a nome di Italo Calvino, Albert Camus, Saul Bellow. Della sua vita privata non si sa nulla. Quello citato è l’unico libro pubblicato a suo nome.

6. Caino e Babele – de speculatione in familia (Filoteo I Ettrino)

Una rusticaneria popolare che parte dalla speculazione giullaresca per creare una serie di equivoci legati al mondo della famiglia. Caino parla solo con versi animaleschi, ad Abele viene insegnato l’uso della parola. Non si capiranno mai e questo porterà alle tragiche e note conseguenze. Romolo, pastore, parla burino; Remo, allevato dalla madre, balla coi lupi. Anche in questo caso la tragedia, scimmiottata sulla moda dei lazzi della commedia dell’arte, è figlia dell’incomprensione. Ma anche Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, Gargantua e Pantagruele, La Marcolfa e Bertoldino, Giulio Cesare e Bruto, tra gli altri, non sono indenni dall’analisi caustica dell’Ettrino.

Filoteo I Ettrino (1654-1700) fu monaco gesuita, molto preparato nelle arti e nella poesia. Girò il mondo nelle missioni di evangelizzazione e scrisse un diario (andato perduto) che correggeva e contraddiceva il Milione di Marco Polo, sostenendo la tesi che il Polo non fosse mai partito da casa, ma fosse un grande immaginatore.

7. Non si esce vivi dagli ottant’anni (Aldo Nonino)

Clodmio compie ottant’anni. Ha dodici figli maschi. Ma non ricorda quanti nipoti. Le mogli dei figli lo vengono a sapere e disertano la sua festa di compleanno. I nipoti si presentano in ordine sparso, così da non permettergli di capire quanti sono, interessati solo all’ eredità. I figli si lamentano che colpe di Clodmio son ricadute su di loro. Un compleanno difficile, il suo. Tenta il suicidio prima del taglio della torta, recidendosi le vene col coltello dei dolci, ma viene salvato dal fantasma della moglie, che non lo vuole con lei nell’aldilà. Per fortuna riesce a contrarre una malattia che lo consuma dolcemente e lo porta via con sé prima dell’ottantunesimo anno. Le mogli dei figli si presentano compatte alla festa per il suo funerale.

Aldo Nonino (1925-2005) famosissimo anziano italoamericano, distintosi in tutte le fasi della sua vita per la protervia sclerotica. Nato all’età di 80 anni nel 1925, morì a 160 anni nel Wisconsin. E’ considerato uno degli uomini più longevi della storia, escluso l’Antico Testamento. La leggenda vuole che la prima parola che pronuncio fu “lombosciatalgia”. Enfant prodige del talento letterario, fu conosciuto solo in tarda età e divenne un cult generazionale negli ospedali geriatrici dopo la morte.

8. Quattro sassi opalini sul pavimento verderame (Dalton Rainbow)

Settantadue omicidi in una notte. Il commissario Wollallans non ha riposo. Pensa alla strage, al genocidio, ma si accorge che non ci sono minoranze violate. Settantadue omicidi singoli. Vittima di una sfiducia sociale e dei luoghi comuni letterari, Wollallans si arresta dichiarandosi colpevole. Dopo dodici anni di carcere muore pieno di rimorsi. E qui l’invenzione di Rainbow: la seconda parte del libro è un dossier sul vero assassino, sul crimine perfetto e sulla debolezza psichica di Wollallans, primo vero eroe, simbolo dell’onestà a scapito della verità.

Dalton Rainbow (1965) è il re del giallo da camera. La sua opera ha ispirato molta della cinematografia attuale, creando il genere Thriller domestico. Ha pubblicato oltre 120 libri diffusi in tutto il mondo senza traduzione per ambizioni post coloniali. Da Quattro sassi opalini sul pavimento verderame è stato tratto il film-capolavoro Sei pietre grigie sul soffitto azzurro, in cui la trama è stata modificata per esigenze dello scenografo arredatore. Il commissario Wollallans è un personaggio entrato ormai nella quotidianità di milioni di persone nel mondo.

9. Lo svizzero nel congelatore (Alfredo Algido)

I disastri del pianeta sono ormai sotto gli occhi di tutti. Inquinamento, effetto serra, piogge acide, innalzamento delle acque, malattie. La teoria di Algido è che non serva a nulla sviluppare un rapporto positivo tra l’uomo e l’ambiente, è un’utopia di stampo neopositivista che non trova spazio nella civiltà contemporanea. La sua proposta è quella mistica di riequilibrare il cosmo partendo dal dettaglio, dall’infinitamente piccolo. Convinto che il battito d’ali d’una farfalla possa provocare un uragano dall’altra parte del mondo, Alvise Manfredo, tassista lombardo, focalizza le sue ricerche su quel gesto apotropaico che possa salvare il mondo. Perde il lavoro, la famiglia, gli interessi concentrandosi su questa ricerca snervante. Si fa mistico, frequenta i guaritori del centroamerica e i mistici indiani. E decide. Si reca in svizzera, rapisce Ewen Orrio, ticinese, e lo chiude nel suo congelatore a Bergamo. La vicenda umana si chiude qui, dopo pochi anni il povero Manfredo muore dimenticando di respirare. Pochi giorni dopo la casa rimane senza corrente ed anche Orrio si risveglia, facendo tesoro della sua esperienza ed impiegandosi in una banca svizzera con contratto a tempo indeterminato.

Alfredo Algido (1947) è un autore milanese che parla del lato triste e povero della sua città, ispirato dal primo Jannacci e dalla sua infanzia nella Brianza rurale. Assolutamente privo di senso dell’ironia e critica, vive la sua vita con semplicità, raccontando il mondo che conosce. Attualmente fa il contadino nel centro di Milano, ma le sue verdure di cemento hanno conquistato anche la fama di molti centri d’arte contemporanea, in Brianza come nel mondo. Lo svizzero nel congelatore è il suo terzo libro, dopo Melanzana d’acciaio e la raccolta di racconti Ansia in Brianza.

10. E Poe sia! – maelstrom di verdure (Walter Usher)

L’idea alla base di questo libro è degna di instaurare un nuovo concetto di poetica, superando anche i cut-up e i deliri surrealisti. Nulla di nuovo si può scrivere, né narrativa, né poesia. Tutto è esaurito e sorpassato. L’unica possibilità è rivivere le vite del passato, le migliori. Così Usher si convince d’esser Poe e scrive i riversi più belli dello scrittore statunitense come se fossero vergati di suo pugno. Il successo letterario è enorme, senza precedenti. La critica entusiasta, i lettori commossi. Ma non tutti sono d’accordo con la sua teoria: i proprietari dei diritti letterari di Poe scoprono l’inghippo dopo soli due anni ed intentano una causa che trascinerà nel lastrico Usher e prosciughera la sua fitta creatività letteraria. Una rivoluzione, la sua, naufragata nel diritto d’autore.

Walter Usher (1920-1955) figlio di una famiglia borghese di New York da giovane lavora come commesso viaggiatore e conosce tutti gli Stati Uniti. Fin dall’età di 5 anni scrive poesie di rara bruttezza (lo ammetterà lui stesso qualche anno dopo), rendendosi conto di non essere portato per la scrittura decide di puntare alla fama ed inventa la Letteratura Reincarnata. Ma suo libro di Poe è l’unica cosa che riesce a scrivere, sopraffatto dalle cause e da un’alcolismo imitativo trova facile morte in giovane età, lasciando molti emuli tra gli appassionati di Edgar Allan Poe.

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