Le persone dovrebbero essere case

Ciao, carusopascoski era in vacanza, che non si era notato? Fatta eccezione per gli annunci di letture pubblicati questo blog è fermo da luglio ed è ora di ripartire. Lo faccio così, con una poesia tratta da una raccolta ancora inedita di cui dispongo di almeno 10 titoli provvisori che non sto ad anticiparvi, ma che spero di completare entro l’anno e sennò pazienza. Ho scritto questa poesia il 31 luglio scorso, quando come ogni anno e come altri tra voi ho dovuto chiudere dietro di me la casa dove i miei genitori passano le vacanze. Mentre controllavo che ogni oggetto ordinario fosse al suo stra-ordinario posto mi è venuto in mente Willy, si, Willy il principe di Bel Air. Un telefilm comico che finisce a sorpresa nella malinconia: Willy, dopo aver cazzeggiato per anni a casa degli zii, deve prendere la sua strada dopo che questi hanno fatto le valige per andare a vivere altrove. E così Willy, nell’ultima scena dell’ultima puntata di un telefilm sempre e solo spassoso, scopre cos’è la perdita e lo smarrimento che ne consegue. In altre parole, la nostalgia anticipatoria di un tempo che non abbiamo ancora completamente lasciato. Ecco cosa prova a raccontare questa poesia, invero cronaca in versi di un bieco trasloco.

PS: cito nel testo un poeta. La sua identità risponde a una statunitense pubblicata (tradotta) nella medesima collana del mio “Ho parlato alle parole” per Oèdipus Edizioni, Taije Silverman, che ha scritto un libro d’esordio di una intensità colossale, da cui è tratta la mia citazione finale.

Le persone dovrebbero essere case

Sono rimasto solo
dentro una casa appena svuotata,
che tra poco dovrò chiudere
dietro di me.
Fino a poco fa erano tutti qui
ora passo davanti a stanze vuote
che trattengono vita vissuta
nonostante la redenzione
praticata dalle pulizie a fondo.
Le persone dovrebbero essere case.
Se così fosse mi innamorerei
di una casa al mare
col giardino trascurato
nell’inappuntabile vicinato,
una casa dove si va in vacanza
d’estate e d’inverno
per isolarsi dal reale.
Vorrei abitarla
più di qualche giorno all’anno,
in cui mi devo concentrare molto
per goderne appieno.
Per esempio ho iniziato
a scrivere questa poesia
al posto di caricare l’ultimo ventilatore
nel bagagliaio dell’auto aperta.
Mamma e babbo sono già andati via.
Il mio compito in un giorno
che si ripete identico ogni anno
e esplorare una volta ancora
il dentro dei mobili e dei cassetti
alla ricerca di cose dimenticate,
mia mamma lo chiama “l’ultimo giro”
e fin da piccolo aveva indovinato
le sottili significanze a me riservate
nell’ordinarietà delle cose.
Così, come ogni anno,
ho guardato dentro i mobili, i cassetti
anche se non più pedissequamente
come facevo da piccolo.
Forse essere grandi vuol dire proprio questo:
iniziare a trascurare qualcosa o qualcuno.
Poi ripenso a una poesia
in cui l’autrice immagina un tunnel
non cilindrico, ma con la forma ad arco
“così vediamo la luce
e non ciò che stiamo lasciando”.

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3 risposte a Le persone dovrebbero essere case

  1. giorgia pordenoni scrive:

    Traduzione di?
    Chi ha trovato le parole italiane, viaggiato per traghettarle in italiano?
    Con le colleghe e i colleghi ogni giorno un mattoncino: oggi il mio.
    Giorgia Pordenoni – La traduttrice di “Le case sono campi” di Taije Silverman, sublime poetessa.

  2. carusopascoski scrive:

    Ciao Giorgia,
    grazie per la splendida traduzione e per il tuo commento qui. Fai bene a rimarcare i tuoi meriti, faccio male io a non dare il giusto peso qui ai “traghettatori” di parole. Ti posso assicurare che, mentre leggevo questo volume, non ho potuto fare a meno di notare quanto avvincente e complesso deve essere stato il tuo lavoro, qui. Lo dico senza retorica e senza giustificare la mia mancanza! Mi sono innamorato di questo libro, della sua sincerità dolcissima e terribile al contempo.
    Grazie,
    Luca

  3. giorgia pordenoni scrive:

    Grazie a te, Luca.

    Continuo a seguirti,
    Giorgia

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