20 anni di KonSequenz, evviva KonSequenz!

Oggi spendo più che volentieri due parole su KonSequenz, factory culturale diretta da Girolamo De Simone, autore di una infinita serie di musiche, articoli, libri e iniziative di qualità e del cui sterminato curriculum trovate una sintesi su wikipedia e delle musiche su YouTube. Konsequenz, più volte premiata dal Ministero per i Beni Culturali come periodico di elevato valore culturale, è una rivista di studi sulla musica, le arti e la società contemporanea su cui Girolamo, oggi un amico e un mentore, accanto a firme come quelle che potrete leggere oltre, ha fatto esordire un allora ventiduenne senza alcuna referenza che risponde al sottoscritto (sul n.3 e il n.4 della IV serie) dopo che questo gli scrisse una prolissa lettera di ringraziamenti ossessivi per la pubblicazione del capolavoro di Luciano Cilio, Dell’Universo Assente, che mi ha cambiato la vita. Oggi di anni ne ho ventisette e le referenze sono sempre quello che sono, ma è soprattutto grazie a Girolamo che presi coraggio nel portar fuori dal cassetto le tante e diverse cose che avevo precedentemente scritto, e non ho dubbio alcuno nel pensare di non essere stato l’unico che ha aiutato ad uscire dal guscio, con tenerezza e attenzione. Fu lui, per esempio, a prendersi l’onere di introdurmi con una splendida prefazione per il mio libro d’esordio I giorni del vino e le rose (leggila qui: http://www.fermenti-editrice.it/nuovi_fermenti_poesia_a_d.php#buonaguidi01), a invitarmi ai primi reading (in luoghi come il Conservatorio di S.Pietro a Majella e il Teatro San Carluccio a Napoli), a coinvolgermi in progetti di cui non avevo mai dubitato prima di avere inclinazione. Insomma, in una frase, è stato lui il primo artista, che ai miei occhi era ed è un gigante, a darmi del tu e a farselo dare, oltre a infondermi un coraggio estetico che mai avrei pensato di richiedere a me stesso. In questo Girolamo mi è maestro: di umanità, passione estetica ed etica e ricerca, e per questo vi invito ad avvicinarlo, ascolarlo, leggerlo, a partire da questo straordinario anniversario che merita attenzione e riscontri. Nell’anno corrente KonSequenz compie dunque venti anni di sperimentazioni, ricerca e studi, e l’instancabile Girolamo ha ideato una serie di iniziative di indubbio spessore di cui io stesso vi aggiornerò su queste pagine, il consiglio è di seguire KonSequenz sulla sua pagina FB per iniziare, sempre aggiornata, precisa e ricca di contenuti…di seguito, intanto, un lungo documento di riepilogo sulla intensa attività di KonSequenz in questi 20 anni di cultura e musica e amore per la cultura e la musica, perché, come mi insegnò proprio Girolamo, la musica serve a “stendere ghirlande di senso tra uomini che non sopportano l’oblio di altri uomini”, e io non saprò mai dire di meglio. Intanto, leggetevi tutti i numeri arretrati disponibili sul sito online della factory, c’è un oceano di passioni, e non di nozioni, che vi aspetta.

Nuove frontiere musicali a Napoli dagli anni Ottanta alla contemporaneità

di Girolamo De Simone

La validità delle tesi è nella loro efficacia; vale a dire che le teorie estetiche andrebbero sempre convalidate dalle prassi1. Seguendo questa traccia, nella consapevolezza che il futuro non possa prescindere dalla memoria di quanto già acquisito, in questo breve lavoro verranno proposte (indicizzate) alcune vicende contemporanee e di frontiera, con riguardo alla presenza autorale a Napoli (compositori ed interpreti provenienti dal panorama nazionale e internazionale), con accento sulle iniziative concertistiche/musicali, editoriali, discografiche, e sugli esiti di una disseminazione che talvolta ha comportato una emigrazione ‘interna’ od ‘esterna’ – più o meno volontaria – dei musicisti partenopei e campani.

Il contesto
Più volte, in sedi diverse ed eterogenee, ho raccontato quanto avvenuto a Napoli a partire dal 19732. Non pare tuttavia inopportuno richiamare sinteticamente quel panorama e ripetere la cronologia di quelle che sono apparse come le proposte più significative 3:

-1981: “Avanguardia e Ricerca a Napoli negli anni Settanta”, a cura di Luciano Cilio, Villa Pignatelli.
-1981: “Suite per un Castello”, a cura di Pasquale Scialò e Aldo Sisillo, Castello di San Martino, Estate a Napoli.
-1982: “Incontri Nazionali della Nuova Musica”, a cura di Luciano Cilio, Villa Pignatelli.
-1984: “Il Suono e la Parola, Annotazioni e ascolto sulla/della Nuova Musica”, a cura di Girolamo De Simone, Convegno alla libreria Dehoniana di Via Depretis.
-1985: “Concerti Inaugurali della Ferenc Liszt”, a cura di Girolamo De Simone,  Santa Chiara.
-1985: “Events”: Merce Cunningham, John Cage, David Tudor, Takeisha Kosugi, a cura di Trade Mark – Experience in art, consulenza artistica Paolo De Martino, Teatro San Ferdinando.
-1988: “Settembre a Napoli”, a cura di Gabriele Montagano, concerti di Bob Ashley, Peter Gordon, etc.
-1989: “VI colloquio di informatica musicale”, a cura del Gruppo ACEL, Villa Pignatelli.
-1990: VII Festival di Musica Contemporanea all’Institut Francais de Naples, a cura di Franco Pezzullo e del Centro di cultura musicale (poi realizzato a Ischia fino alla scomparsa di Pezzullo).
-1990: “Concerti” al Teatro Denza, a cura dell’Associazione Musica Insieme (a conclusione dei corsi annuali di Franco Donatoni).
-1990/1994: “Fino alla Nuova Musica”, incontri musicali a Galassia Gutenberg, Teatri della Mostra d’Oltremare, a cura di Girolamo De Simone.
-1992: “Musical Network”, a cura di Massimo Fargnoli e Giancarlo Sica, Rai.
-1994: “La parola e la musica”, ciclo di incontri-concerto, Festa della Musica, Maschio Angioino.
-1997/2003: “Eclettica – Musica Millemondi”, direzione artistica di Girolamo De Simone, Teatro Galleria Toledo / Villa Pignatelli (sette stagioni, alla quale va aggiunta una propaggine estiva intitolata “Doppio Sogno Musica”. Le rassegne raccolsero complessivamente centinaia di compositori ospiti e di prime esecuzioni assolute o napoletane).
-1994/2007: “Eventi Konsequenz”, a cura di Girolamo De Simone, Mostra d’Oltremare / sede delle Edizioni Scientifiche Italiane / Teatro Sancarluccio / San Lorenzo Maggiore, PAN, Palazzo delle arti di Napoli e numerose altre location.

La nascita di «Konsequenz» si colloca tra le iniziative rizomatiche che suppliscono all’assenza di programmazione di accademie e istituzioni ufficiali. Alla fine del ‘93, difatti, si consolida un progetto editoriale nato da convergenze e diversioni tra intellettuali, musicisti, critici e giornalisti. Nel maggio di quell’anno, dopo il successo editoriale di un pamphlet4, e quello delle iniziative musicali tenute nella sede delle Edizioni Scientifiche Italiane di Via Chiatamone, nasce una nuova testata scientifica in grado di offrire ampi spazi critici alla riflessione estetica sulle nuove musiche. Il primo numero di «Konsequenz» appare nel gennaio del 1994. Si tratta di un volume privo di immagini, dal design graffiante ed elegante. Il nome è preso in prestito da Adorno5, non certo per tessere l’ennesimo elogio al pensiero del francofortese ma per aleggiare la nozione di ‘echeggiamento’, di sviluppo del ‘conseguente’ di una frase. Per i musicisti che fondano la rivista la parola ha un significato aggiuntivo più forte, quasi letterale. Indica la ‘coerenza’, di un percorso non sempre facile, spesso non allineato (i fuori-margine di Franco Rella o Deleuze/Guattari…), talvolta eversivo. ‘Eversione’ culturale significherà per i musicisti di «Konsequenz» uscire dal sistema, trivellare superfici, ma anche riscoprire memorie sommerse, erodere territori, favorire scorrimenti carsici.
Subito dopo la fondazione il primo passo è quello di raccogliere adesione dal mondo della sperimentazione nazionale e partenopea. Si riesce fin dal primo numero a coinvolgere un trio tutto fiorentino: due pianisti-compositori, Giancarlo Cardini, Daniele Lombardi, ed un pianista-musicologo come Riccardo Risaliti, che oggi insegna al Mozarteum. Un contributo essenziale per la fabrica di un prodotto omogeneo è offerto dall’esperienza e competenza di Francesco Bellofatto e Alfredo D’Agnese, giornalisti di calibro e di grande esperienza di redazione. Altri intellettuali, critici o musicisti che nel tempo pubblicheranno per la testata saranno Giampiero Bigazzi, Gabriele Bonomo, Michele Bovi, Gennaro Carillo, Paolo Castaldi, Enrico Correggia, Enrico Cocco, Renzo Cresti, Francesco D’Episcopo, Agostino Di Scipio, Roberto Doati, Mario Gamba, Angelo Gilardino, Vincenzo Liguori, Giuseppe Limone, Guy Livingston, Sergio Ragni, Lello Savonardo, Giulio de Martino, Manlio Sgalambro, Tommaso Tozzi, Federico Vacalebre, Luigi Verdi. Importanti fiancheggiatori di grande prestigio, purtroppo oggi scomparsi, saranno Miriam Donadoni Omodeo, Pietro Grossi, Luciano Chailly. La testata pubblicherà inediti di Luc Ferrari (appunti di viaggio sulla sua produzione elettronica), Giuseppe Chiari (voce italiana di Fluxus e compagno d’avventura fino alla sua scomparsa, nel maggio del 2007), Iain Chambers (immagini e miti metropolitani della cultura di massa); lavori di Albert Mayr (aspetti del tempo sociale nella musica e nelle arti sperimentali), Marco Boccitto (con un saggio su Zappa e una preziosa lettura sociopolitica della musica africana), Walter Veltroni, Dino Villatico6.

L’apporto teorico
Delineare nomi, occasioni e confini, però, non può bastare per spiegare le ragioni dell’unicità di «Konsequenz». Essa è legata all’emergere di nuove esigenze creative ed alla nascita di un modo completamente nuovo di immaginare e comporre, tale da spingerci ad immaginare ‘conseguenti’ forme di estetica (quelle cosiddette ‘del plagio’, su cui terremo uno Speciale TG2 Dossier) con specifici e individuati percorsi compositivi (le cosiddette “musiche replicanti”). Nei primi numeri della rivista verranno richiamate le prospettive ‘progressive’ in grado di spiegare e di legittimare l’incredibile successo (anche commerciale) di alcuni compositori. Tematiche che avevano sollecitato, fin dall’Ottantotto7, una indagine sulle ragioni socio-estetiche utili a superare i più seri impasse adorniani (tra industria culturale ed opera, Kultur e Zivilisation, produzione colta e jazz, etc…)8.
Nuovi compositori riuscivano in quegli anni a rinnovare l’interfaccia col pubblico, ad utilizzare l’industria ‘culturale’ (magari passando attraverso la fase dell’autoproduzione) e, nonostante tutto ciò, ad essere decisamente figli del loro tempo. Oggi è pensiero sufficientemente condiviso che sia stata l’esperienza del napoletano Luciano Cilio a sancire l’inizio della cosiddetta border music (o musica di frontiera), con ragioni e radici rintracciabili nelle interferenze tra classica e pop del genere progressive, e non negli sperimentalismi deteriori che pur affascinarono in quegli anni gli spiriti più originali. A partire dal 1977 (data di uscita dei Dialoghi del presente di Cilio, edito dalla EMI) le immagini e i linguaggi usati, le tecniche sofisticate, l’assimilazione delle altre culture, straordinariamente non ostacolarono la fruizione musicale, ma la favorirono. La presenza e la ricerca tecnica e tecnologica, portate dagli autori del cosiddetto periodo sperimentale ad esiti soffocanti per la creatività, fortunatamente non riuscirono a monopolizzare le opere dei ‘progressivi’, cominciando a risultare come semplici veicoli di un senso possibile. Così un primo gruppo di compositori ed esecutori riscopre il gusto del significato, che come scrive Neiwiller (e meno felicemente Nancy) è il legame teso tra le cose. Appare subito chiaro, però, che la semplice veicolarità di senso non sembra in grado di consegnare a queste nuove opere musicali più di una ‘qualificazione’ molto generica; l’intuizione fondante del nostro percorso fu quindi che un vero significato, la percorribilità come senso, non potesse che risiedere nella rivalutazione dell’altro, dell’indistinta unità o pluralità di fruitori, e della generalità delle altre musiche possibili a darsi.
Tutto ciò, apparentemente molto complicato, finì col rivalutare il plurale delle musiche possibili nel segno del crogiolo o del crossover (e già una conquista sembrò la semplice possibilità di questa consapevolezza in un momento di forte scontro teorico tra nuove frontiere e gli ‘ismi’ di scuole dominanti) e naturalmente incrinare l’egemonia di quel primato tutto occidentale definito dai teorici della seconda scuola di Vienna (e da Darmstadt) come sviluppo lineare della tradizione eurocentrica9. Nel primo numero di «Konsequenz» (1994) si spiegano dettagliatamente le ragioni per le quali occorre evitare di fare delle teorie adorniane, dopo averle assorbite e storicizzate, una Weltanschauung10.
Alla diffusione di queste tesi sulle pagine di un quotidiano a diffusione nazionale11 e su alcune riviste specializzate, non mancò una levata di scudi a favore dell’ideologia neo-viennese, reazione che non sfociò purtroppo in un dibattito serio, un confronto serrato tra idee, ma in una battaglia sul campo che condusse al successo delle musiche di frontiera e alla subitanea conversione al ‘nuovo’ dei più algidi e retrivi compositori della vecchia scuola. Anche in questo caso, le prassi finirono col sopravanzare le teorie,
Il procedimento ‘negativo’ (acquisito da Adorno per confutare Adorno), non è stato che il primo passo di questo percorso. Nuove visioni prospettiche sono via via emerse ai margini della cultura ufficiale, e la testata non ha mancato di segnalarle. Tali intuizioni sono state divulgate sia attraverso «Konsequenz» (col gergo scientifico) che sul quotidiano «il manifesto» (col gergo giornalistico e divulgativo). Panoramiche sul fenomeno dell’home-self-maker (che produce musica ‘domestica’ sul suo personal), del jnglemaker (che fabbrica spot di pochi secondi), dell’autore di colonne sonore, del compositore-assemblatore-cibernauta (che ispira e fonda l’estetica del plagio, con innumerevoli importantissime conseguenze socioeconomiche e giuridiche), dei gruppi di popular, di quelli che guardano al villaggio globale. La testata ha poi pubblicato nel 1996 un volume monografico su L’Altra avanguardia. Piccola storia della musica contemporanea a Napoli, unico tentativo, finora, di dar conto e registrare criticamente quanto avvenuto sia in sedi istituzionali che alternative (autori come Cage, Chiari, Cardini, Correggia, Scelsi, etc. etc.).
La nascita di supporti tecnologici o massmediali che diventano nuove opere, forme d’arte, oggetti estetici; l’invenzione del cd-rom (cd-plus, dvd, superaudio, etc.), dei minuscoli lettori mp3 (campeggia l’ipod, in grado di cambiare le abitudini di consumo musicale), dello streaming audio su internet; la nascita di nuovi fenomeni e forme: lo spot, il cd-demo; opere/collage, opere/Idra (si pensi a Zorn), opere/trash che anticipano lo scenario del futuro (il futuro è ora), brani che ricevevono legittimazione estetica nel raggiungimento di uno scopo: tutte acquisizioni oggi comuni, ma teorizzate in quegli anni, con ricadute pratiche incredibili, in grado di sanare la frattura con il pubblico generata dalla vecchia musica contemporanea.
Così il significato dell’estetica si allarga e supera/ingloba i riferimenti tradizionali (l’impegno politico, il bello, l’utilità sociale…). Una dimensione comunitaria, profondamente metafisica, viene rilanciata ed avvalorata. Il brivido, il piacere estetico, è quello che ‘rinvia all’altro’. Senso e qualità sono in questo allontanamento non numerico, ma di complessità12.

Le prassi: programmazioni, eventi
Le evenienze appena descritte hanno condotto a delle operazioni pionieristiche di programmazione a lungo respiro, le sole (per tipologia) registrate a Napoli negli ultimi anni per durata e numero di interventi; nell’arco di un decennio sono state sperimentate forme prima impensabili di esposizione al pubblico, in grado di rivoluzionare la tradizionale formula del concerto tradizionale. Gli eventi sono stati realizzati in molteplici strutture ricettive (ospitate a vario titolo o frutto di collaborazioni), ed hanno raccolto migliaia di recensioni su periodici specializzati e quotidiani. I luoghi sono stati la Mostra d’Oltremare (le prime cinque edizioni di Galassia Gutenberg), la Galleria Toledo, il Teatro Sancarluccio, numerose chiese (San Angelo a Nilo, Santa Chiara, San Lorenzo Maggiore, etc.)13. Tra queste, una rassegna storica è stata certamente “Eclettica – Musica Millemondi”. La ‘enne’ in corsivo riportata nella prima edizione indicava i mille ‘modi’ della musica contemporanea. Dando per appreso e assimilato il cammino dello sperimentalismo si intendeva valorizzare la contiguità tra generi artistici differenti e la declinazione delle musiche contemporanee all’insegna della mescolanza, della contaminazione, del melting-pot. Nel 1997, per la prima volta in una programmazione tanto lunga e articolata, venivano affiancati nomi di rilievo nazionale ad interpreti e compositori partenopei. Non è facile rintracciare prima del ’97, nella storia culturale e musicale napoletana, qualcosa di analogo, con l’eccezione degli inerventi di programmazione di Luciano Cilio (con i quali implicitamente dialogavamo). “Musica Millemondi” riesce per la prima volta a dare visibilità ad eventi ‘rimossi’ dalla memoria storica cittadina, ad offrire una sponda alle ‘memorie inconciliate’, senza per questo togliere spazio alla più avanzata musica di frontiera (ed alla storia della colta sperimentale): premevano alcune urgenze, vere e proprie ‘emergenze’. Esse sono ormai note: i concerti dedicati a Luciano Cilio, Eugenio Fels, Francesco D’Errico e a molti altri eccellenti musicisti colmano gravi lacune delle programmazioni ufficiali. Di pari passo ospitiamo Ludovico Einaudi (molto prima della sua affermazione internazionale), Cecilia Chailly, Arturo Stalteri, Max Fuschetto. Dal mondo delle avanguardie convergono Giuseppe Chiari, Marco Fumo, Bruno Canino, Luca Mosca, Nicola Cisternino, Giancarlo Schiaffini, Enrico Correggia ed il suo ensemble Antidogma, Enrico Cocco, Riccardo Piacentini, Riccardo Vaglini, l’ensemble SpazioMusica, Elio Martusciello e molti, molti altri musicisti che hanno proposto e propongono per noi prime esecuzioni assolute o prime esecuzioni napoletane (cfr. nota in calce). Una importante costola delle programmazioni viene intitolata “Memorie elettriche”, e presenta rimasterizzazioni digitali dei pionieri dell’elettronica e dell’elettroacustica italiana (molto prima che venissero riscoperti e pubblicati da una etichetta milanese come da noi auspicato): Pietro Grossi, Enore Zaffiri, Teresa Rampazzi.

Esiti
Come spesso accade, il successo editoriale e la penetrazione teorica di «Konsequenz» e delle sue iniziative concertistiche attraverso molteplici ‘azioni’ nei teatri cittadini e gli ‘eventi’ disseminati qua e là, sono stati apprezzati e valutati consentendoci una straordinaria penetrazione. Il dato riguarda sia le vendite della testata che l’incidenza e la pervasività dei concerti della factory sul territorio nazionale, cosa che sottintende la risposta delle forze musicali più attive -meno distratte – del panorama musicale italiano. Mi pare opportuno, in questa sede, ribadire il dato (talvolta già denunciato) della minore ricezione meridionale, senza voler fare qui la cronistoria del nostro (maggior) successo nelle grandi città del Nord. La realtà partenopea tende a valutare localisticamente solo i dati istituzionali e a trascurare le avanguardie, ancorché di successo. Essa ignora, finge di non vedere, si pone con l’arroganza e l’autoreferenzialità tipiche delle realtà provinciali, ma poi ‘usa’ e clona le nuove idee contraffacendone le più autentiche intuizioni e proponendone copie sbiadite: vale a dire copie prive di memoria. Per questo una penetrazione più efficace è avvenuta al di fuori di Napoli: la nostra azione ha prodotto ricadute a Roma, Firenze, Milano14, Boston, New York. Basta dare un’occhiata alle recensioni pubblicate sui siti web di «Konsequenz» per valutarne la portata, con produzioni che vengono ‘adottate’ da Jim O’Rourke e collezionano recensioni in tutto il mondo, ma che a Napoli non fanno notizia, nel segno della peggiore autodistruttività meridionale. Benché «Konsequenz» si presenti come un progetto-azione di diretta emanazione dell’Associazione Ferenc Liszt, già Ente di rilievo regionale (fino alla nuova normativa che li ha sciaguratamente soppressi, determinando uno scialbo e generico ‘albo’, nel quale ovviamente la Liszt figura già in prima battuta), e nonostante il tentativo di coinvolgimento dei critici musicali delle principali testate cittadine, dei compositori, degli operatori delle maggiori associazioni regionali (fanno fede i sommari della testata ed i dischi prodotti), una sospetta indifferenza è sembrata prevalere, secondo il triste costume meridiano. Tale diffidenza ha impedito ai principali operatori, teorici, compositori di consorziarsi utilizzando come veicolo l’unica struttura che avesse ‘aperto le porte’ a tutte le voci presenti nella città, e di stringersi attorno al progetto, facendolo proprio e sostenendolo nel lungo periodo. Ciò stranamente non è accaduto con i compositori ed i critici operanti nel resto d’Italia, che invece hanno sempre offerto apporti continuativi, come può riscontrarsi dai nostri sommari.
Tuttavia «Konsequenz» ha dato voce e leggibilità nazionale alle istanze locali, sostenendo e talvolta riuscendo anche ad indirizzare le scelte di quegli stessi compositori, critici ed operatori che con tanto – forse simulato – entusiasmo avevano partecipato alle nostre iniziative di presentazione. Anche le istituzioni locali non hanno, dal canto loro, offerto sponde né culturali né economiche né logistiche (in modo ufficiale e nelle opportune sedi giornalistiche o associative), nonostante «Konsequenz» continuasse a collezionare Premi ministeriali di eccellenza scientifica (l’ultimo nel 2002), e riconoscimenti internazionali per le sue progettazioni. Nella cosiddetta ‘provincia dell’impero’ ha forse dato fastidio, creato imbarazzo, il fatto che musicisti non legati ad alcuna scuola, di formazione e indirizzi variegati, senza sponsorizzazioni politiche, privi dell’appoggio di qualsiasi lobby economica, riuscissero a consolidare un progetto estetico ed operativo con tali ricadute.
«Konsequenz» è oggi anche piccola etichetta discografica, e ciò appare tanto più importante in quanto non c’è emergente meridionale che non abbia fatto i conti con la cronica assenza di strutture della nostra terra (sale d’incisione attrezzate, case discografiche, rete distributiva). «Konsequenz» produce compact disc e si avvale di forme varie di distribuzione: in allegato con la testata (Liguori Editore); i soli dischi sono veicolati dalla romana “Silenzio distribuzione” e dalla napoletana “Demos”. Abbiamo due siti proprietari in continua espansione (www.konsequenz.it; www.girolamodesimone.com). Il primo è ormai un vero portale compilato in due lingue, ed ha collezionato decine di riconoscimenti; il secondo una creatura nata dalla necessità di “metterci la faccia”, come si suol dire. Il nostro impegno di musicisti e compositori appare dunque giocato in prima persona e si tramuta in prassi consolidate.

Il futuro
Più volte si è detto che Napoli è un microcosmo che si nutre della sindrome dell’atollo. Tante monadi agiscono e operano nella città seguendo la moda dell’esterofilia, e le istituzioni non si preoccupano affatto di valutare o valorizzare i talenti locali. Notava Ermanno Rea15, riferendosi al decennio tra gli anni Quaranta e Cinquanta: «furono un torrente i talenti che se ne andarono. Resta un mistero il contributo pagato da Napoli allo sviluppo di Milano e del resto d’Italia in termini di intelligenze esportate». E Luciano Cilio diceva nell’Ottantadue, poco prima di morire: «Napoli è una città da troppo tempo pericolosamente abbandonata dalle sue forze migliori. Persone che l’assenza totale di strutture, stimoli, istituzioni e l’arroganza dei loro stessi colleghi hanno costretto ad una vera e propria emigrazione forzata. Decine di nomi fortunatamente ampiamente riconosciuti altrove, veri e propri emigranti colpevoli di aver pensato e prodotto cose giuste e interessanti»16.
Molte di queste lamentele sono ancora attualissime. Anch’io pochi anni fa segnalavo su «Suono Sud», la rivista dell’Istituto Nazionale per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno (Ismez), che «Napoli, al di là della retorica, vive probabilmente una ennesima falsa primavera». Credo si possa dire oggi che la primavera è finita da un pezzo e per il futuro intravedo solo un triste e plumbeo inverno. Cosa resta? Naturalmente la musica dei singoli, l’emergenza (nel doppio significato di ‘nascita’ e di ‘stato di eccezionalità permanente’) dei molteplici talenti individuali. Fortunatamente essi vengono riconosciuti al di fuori della città.

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