Naked (Mike Leigh, 1993)

Naked è un film anarchico, notturno e disturbante, e per questo si discosta e molto dai film successivi di Mike Leigh (Belle Speranze, Segreti e Bugie, Happy-Go-Lucky), regista inglese con un realismo contemplativo e agli antipodi del più politico Ken Loach; in lui il socialismo mancato dell’Inghilterra tatcheriana non è la sola e unica causa della disgregazione vigente ma l’ennesimo anello debole di una civiltà che vuole tutto, non possiede niente e non sa come rendersi felice. In comune a Loach è che tanti dei suoi personaggi sono estratti dalla classe sottoproletaria: in Naked non si muovono da lì non solo per l’immobilismo sociale connaturato a una società ingiusta, ma per un’attitudine alla sconfitta più intima e imperscrutabile. Qui, il suo personaggio non è un beat alla Neil Cassady né un borghese annoiato di Un mondo senza pietà, ma un rifiuto urbano rifiutato, loser indomito e tragicomico che va avanti per una inerzia solerte e beffarda. Come un randagio, vede il mondo dalla prospettiva del cane. È un film desolante, “pieno di compassione quanto di orrore, responsabile e anarchico” come il suo antieroe, un film anomalo dotato di un pessimismo cosmico e cronico, sgradevole e illuminante quanto un libro di Cioran. È per questo che il cult di Leigh è inclassificabile non meno di quanto il suo protagonista, Johnny, che scappa a Londra dalla ex ragazza dopo aver combinato guai a Manchester. Il film è la cronaca della sua avventura picaresca entro la periferia londinese in cui si lancia in cerca di sesso, cibo e un posto dove stare, un “romanzo di formazione” dove l’eroe non si forma affatto”.

CONTINUA A LEGGERE QUI – http://cinefatti.it/naked-mike-leigh-1993

Questa voce è stata pubblicata in Cinema. Contrassegna il permalink.

Rispondi