Le presentazioni dei libri di poesia

Premessa: è la poesia più lunga che ho mai scritto, che infatti più che una poesia è uno scherzo, un divertimento, un omaggio a quella gran rottura di coglioni che spesso sono le presentazioni dei libri di poesia, comprese le mie.

Le presentazioni dei libri di poesia
sono spesso all’imbrunire
in piccole e belle librerie di provincia.
In sala la fidanzata, talvolta la sorella
se la distanza e l’acredine
non sono troppo o sono del tutto edulcorate.
Perché i poeti sono scorbutici o gentili
due reciproche esperienze di lealtà
alla bellezza universale:
o c’è o non c’è, con le dovute conseguenze.
Di solito ci sono alcune sedie vuote
e le luci sono spesso molto forti
perché il poeta è molto oscuro
agli altri e soprattutto a se stesso.

Le presentazioni dei libri di poesia
cominciano un quarto d’ora in ritardo
per gentile concessione all’ego del poeta
che attende Dio in sala
e si accontenta del lontano parente
cui fa persino fatica acquistare una copia
perché è risaputo, con la cultura non si mangia:
mai visto un libro di poesia nel frigo di un amico.
Se il poeta è giovane attacca il critico
se il poeta è vecchio attacca il critico
se il poeta è critico attacca un collega
(e non la finisce più di comparare l’opera
con poeti maggiori se il poeta è minore
con poeti minori se il poeta è maggiore).

Alle presentazioni dei libri di poesia
Dio ce ne scampi se qualcuno parla a voce bassa
benché la poesia si componga di questa
ma il poeta oggi parla a voce alta,
talvolta con l’ausilio di un microfono
anche se un colpo di tosse col silenziatore
è già un eco tremendo nell’atmosfera elegiaca,
legge goffamente una poesia breve
rappresentativa del volume in questione,
s’inceppa poi nel disappunto del padre
che lo voleva avvocato di sicura invettiva
ma generando il momento più sincero
non di rado compreso dal pubblico
che gli perdonerebbe persino un’estorsione.

Alle presentazioni dei libri di poesia
il poeta legge tante poesie in fila, spiegandole
o confidando nell’intelligenza poetica, genetica dell’uditore.
il poeta omette le dediche, ammette le dediche.
Il maestro o è in sala o ignora il credito dell’allievo
e se ne sta su uno scoglio in Cornovaglia
a meditare sulla ricorrenza esatta di ogni onda bianca.
Spesso il maestro è bell’e morto e il critico se ne dispiace molto,
lo elogia come il prete con l’anziano generico al funerale.
Qualcuno, scrupoloso, analizza ogni non detto
che genera sospetto: sarà il libro buono?
Chi si rompe già i coglioni pensa invece
che l’importante è che lo sia il vino, dopo.

Le presentazioni dei libri di poesia
durano sempre molto, c’è chi dice troppo:
impossibile però contestare, come a messa,
al massimo si esce dalla sala fingendo telefonate urgenti
e accendendo sigarette fumate controvoglia.
Spesso si rientra in fretta e furia
presi da un solenne onorevole senso di colpa:
non siamo forse all’altezza del poeta?
Oppure: è il poeta a non essere all’altezza della poesia?
Ma la grazia della poesia è di farci dimenticare
l’importanza di ruoli e gerarchie, lo dice Brecht, mi pare;
per questo le presentazioni le diremo buone
se il poeta si dimostra umano, scherza, gioca e ironizza
e cattive se il poeta si dimena, la mena senza posa.

Le presentazioni dei libri di poesia
si avviano alla conclusione con gli intervenienti
che ringraziano il pubblico, che applaude intorpidito.
Se il poeta è contento è però preoccupazione di tutti,
è cosa nota infatti che il poeta sia incline al dolore
specialmente alla fine del mese,
per questo invita con un espediente, timidamente
all’acquisto di una copia e si schernisce
se qualcuno lo avvicina, gli dice – complimenti!
e resta lì a fissarlo in attesa di solerte interazione verbale.
La reazione alla richiesta di una dedica speciale
è invero consumato teatro, ogni poeta si vergogna
ma alla fine è grato di salire sul piedistallo
conscio di vederlo, se va bene, una volta l’anno.

Le presentazioni dei libri di poesia
finiscono con quello che saluta, quello che resta,
quello che ti offre una sigaretta o una bevuta;
spesso il poeta si ubriaca, perché è incline agli eccessi.
Ciò è assai disdicevole per la madre, già rincasata
con un figlio poeta da spiegare l’indomani ai vicini
che si vorrebbe mettere a guinzaglio, come un cane.

Le presentazioni dei libri di poesia
finiscono per sfinimento, al 15° round
con la giura truccata e compiacente
e nessuna copertura televisiva dell’evento,
sono una serie di ganci destri e sinistri a vuoto,
col vuoto che risponde colpo su colpo
e disegna un sorriso di ferite sui volti degli astanti.

Le presentazioni dei libri di poesia
sono tante, sono ovunque e sempre diverse
ciò che è identico ogni volta
è che hanno partecipato tutti tranne la poesia
a casa con una febbre da cavallo azzurro,
che somatizza il corpo assente
che la rappresenta così malamente.

Le presentazioni dei libri di poesia
alla fine: lasciano una tristezza addosso
che solo la poesia può riempire.

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