Dallas Buyers Club (Jean-Marc Vallée, 2013)


Matthew McCounaghey è senz’altro l’attore del momento. Il suo leggendario cameo in The Wolf Of Wall Street meriterebbe un premio ancora non previsto dalle più importanti istituzioni cinematografiche, che per fortuna lo hanno almeno candidato in toto per il ruolo di attore protagonista in Dallas Buyers Club (in cui ricalca nei primi minuti del lungometraggio il cowboy 2.0 delineato in Killer Joe), il nuovo film del regista canadese Jean-Marc Vallée (già autore del delizioso racconto di formazione C.R.A.Z.Y.), che mette a dura prova un eclettismo oggi maturo. Tratto da una storia vera, narra dell’assurda vicenda che vide Ron Woodroof passare da una diagnosi di pochi mesi di vita dopo aver contratto l’HIV, alla creazione di un traffico parallelo di farmaci alternativi per la cura di una malattia che all’epoca dei fatti era imbolsita in un pantano di pregiudizi, fatalismo e l’opportunismo delle grandi case farmaceutiche. Se la tematica non è nuova, anzi è già oggetto di una sterminata filmografia sovente invero sconsideratamente pietista, quello che rende Dallas Buyers Club un vero gioiello è la capacità di evocare il potenziale metamorfico della più terribile delle malattie in una verosimile epica degli sconfitti.
Per tocco e vivacità ricorda il malconcio e liricissimo Drugstore Cowboy di Gus Van Sant, mentre la profondità di umori dell’odissea descritta è il grande dono che i  capolavori recano con sé: l’abbagliante bellezza degli sconfitti che non smettono di lottare e che infine riscattano sul Libro Mastro della vita la più poetica delle vittorie, l’unica in grado di elevare il genere umano senza per questo poterne cambiare il destino. Almeno mezzo punto in più per la colonna sonora (tra gli altri, un certo Shuggie Otis) e la sacra presenza di Marc Bolan e i T-Rex, che va ben oltre le musiche.

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7 risposte a Dallas Buyers Club (Jean-Marc Vallée, 2013)

  1. basblonde scrive:

    film davvero molto bello!buona prova d’attore per McCounaghey ed un grandioso Jared Leto!

  2. wwayne scrive:

    SPOILER WARNING
    A mio giudizio la scena più bella del film, quella che meglio fotografa l’ evoluzione del personaggio, é quella del supermercato, in cui Ron incontra un suo vecchio amico e, invece di annuire alle sue affermazioni omofobe, lo costringe a stringere la mano a Rayon.
    Bellissima anche la scena finale, in cui Ron riesce a stare in groppa al toro: é una sottile metafora per dire che é riuscito, se non a sconfiggere, quantomeno a domare la terribile malattia che l’ aveva colpito.

    • carusopascoski scrive:

      tutto verissimo, a me piace anche molto la scena in cui discute con Leto della foto di Marc Bolan, oppure quando se ne va incazzato dall’ospedale con il camice aperto dietro. Tanti bei momenti, film davvero intenso e ad altissimo tasso di poesia. Ed era alto il rischio di fare un film facile e furbo. Come ho scritto, mi ha ricordato Drugstore Cowboy, che se non ha visto ti consiglio.
      E benvenuto qui!

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