Jean Baudrillard – C’è posto per il mondo e per il suo doppio?

«Con la modernità, in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza. E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi e delle immagini»
Jean Baudrillard

carusopascoski augura buon anno nuovo ai quasi 20.000 lettori del 2013 (secondo le deliranti statistiche di wordpress) con il seguente brano di Jean Baudrillard, filosofo francese tra i più acuti pensatori della contemporaneità, cui questo brano ne è piena testimonianza, offrendo al lettore la domanda più importante che l’uomo ha da porre a se stesso per uscire da questa crisi sistemica in cui affonda sempre di più ad ogni nuovo anno. Il brano che segue è tratto dal capitolo “Linee di frattura” del libro “Il patto di lucidità o l’intelligenza del male” (Raffaello Cortina Editore).

Linee di frattura, rovesciamenti, sdoppiamenti, dissociazione: c’è come una linea al di là della quale si staglia la catastrofe di ogni sistema in espansione e che, a forza di crescita esponenziale, passa al di là della sua stessa fine. Noi non siamo più in un sistema di crescita, ma di escrescenza e di saturazione, riassumentesi nel fatto che ce n’è troppo. C’è troppo di tutto, e il sistema si blocca per eccesso.

Ogni massa produce un effetto di massa critica – nell’accezione fisica di una certa grandezza (massa, temperatura, pressione) che produce un cambiamento radicale nelle proprietà di un corpo o nello svolgimento di un fenomeno. E’ così che ogni fenomeno può invertire il suo corso per semplice accelerazione o proliferazione. E’ così che una semplice variazione della massa globale del cosmo può far passare il nostro universo dall’espansione a una contrazione brutale.

Ogni velocità produce una massa equivalente se non superiore.

Ogni accelerazione produce un’inerzia uguale se non superiore.

Ogni mobilitazione produce un’immobilità uguale se non superiore.

Ogni differenziazione produce un’indifferenza uguale se non superiore.

Ogni trasparenza produce un’opacità uguale se non superiore.

Ogni informazione produce un’entropia o una disinformazione uguale se non superiore.

Ogni comunicazione produce un’incomunicabilità uguale se non superiore.

Ogni sapere, ogni certezza produce un’incertezza uguale se non superiore.

Ogni processo in crescita esponenziale genera un muro: il muro della velocità, il muro del calore, il muro dell’informazione, il muro della trasparenza, il muro del Virtuale. E questo muro è insuperabile.

L’energia dell’accelerazione si esaurisce a compensare l’inerzia risultante da tale accelerazione. Il surplus di informazione destinato a mitigare gli effetti perversi dell’informazione non fa che rafforzarla. Ogni forma esponenziale porta alla soglia critica in cui il processo inverte i suoi effetti.

Così, l’accumulazione del vero, dei segni del vero produce un effetto irresistibile di incertezza. Nulla di più dissuasivo dell’accumulazione delle prove. Nulla di più irreale dell’accumulazione dei fatti.

All’orizzonte dei segni del reale, è il simulacro a sorgere. Quando i segni del Bene si accumulano, è l’era del Male e della trasparenza del Male a cominciare. Così, il passaggio dal vero al falso (o piuttosto all’indecidibile), dal reale al simulacro, dal Bene al Male è come un effetto di massa critica, una logica non dialettica, una logica fatale dell’eccesso.

L’eccesso di salute genera i virus e la virulenza.

L’eccesso di sicurezza produce una minaccia nuova, quella del collasso immunitario.

L’eccesso di capitali genera la speculazione e il crac.

L’eccesso di informazione genera l’indecidibilità dei fatti e la confusione delle menti.

L’eccesso di ragione genera l’ingiustificabile.

L’eccesso di trasparenza genera il terrore.

Sprofondamento gravitazionale di ogni sistema, di ogni processo, di ogni corpo in movimento, la cui accelerazione crea di ritorno un’onda d’urto, una forza antagonista non soltanto pari ma superiore, che ne costituisce il limite assoluto, l’orizzonte negativo, al di là del quale si annulla da sé.

Troppo è troppo. Abbiamo superato senza accorgercene il muro del sociale, il muro del politico, il muro dell’informazione. Si potrebbe addirittura dire che abbiamo superato il muro del Virtuale, e che entriamo nell’eventualità critica di un collasso dei sistemi di informazione.

Forse la stessa intelligenza, nella sua estensione neuronale, costituisce, al pari della crescita demografica, una massa critica? Presto avremo tanti neuroni artificiali sulla Terra, nell’insieme delle nostre macchine “intelligenti”, quanti ne abbiamo nella somma dei nostri cervelli “naturali” (120 miliardi di neuroni ciascuno). Non corriamo il rischio, dopo l’annientamento della materia nera, che vada esaurita tutta la materia grigia, una volta che lo stock di Intelligenza Artificiale abbia superato il capitale simbolico della specie, con quest’ultima che cesserà di esistere quando il suo omologo artificiale, ben più efficiente, avrà visto la luce?

C’è posto sulla Terra per una quantità di specie artificiali pari a quella delle specie naturali, per una quantità di sostanza di sintesi pari a quella della materia organica, morta o viva, per una quantità di Intelligenza Artificiale pari a quella dell’intelligenza naturale?

C’è posto per il mondo e per il suo doppio?

Finché eravamo in una specie di infinitudine e di trascendenza, spaziale, geografica e mentale, l’universalità poteva funzionare come idea dinamica – giacché la totalità è bella e desiderabile solo in sogno. Oggi abbiamo il rovescio assoluto della dialettica dell’universale, lo stadio della globalizzazione di un universo finito, eccessivo, senza trascendenza.

Troppo è troppo.

Le anime belle dicono: “L’eccesso di cultura non abolirà mai il desiderio di cultura”. “La profusione di sesso non abolirà mai il desiderio”. E così via per la comunicazione, l’informazione, la democrazia, i diritti dell’uomo. Le anime belle non possono pensare che ce ne sia troppa (eppure l’obesità, che è un troppo di corpo, dovrebbe farle riflettere). Tutto questo è falso – nulla si sottrae alla legge della deflazione brutale per eccesso, per sovrapproduzione, soprattutto non il desiderio, che si innesterebbe semmai sulla mancanza! E’ la stessa legge che vige sui mercati, e lo stesso crack insidia qualsiasi forma di escrescenza, sessuale, culturale o economica che sia.

Informazione, comunicazione, produzione, spettacolo: e se ci fosse un’accumulazione esplosiva di tutto questo? Possiamo presumere infinita la capacità umana di adattamento al peggio, essa si verifica nella maggior parte dei casi, può addirittura produrre un godimento inverso – ma forse non si verificherà indefinitamente?

L’eccesso di sociale ci espelle dal sociale.

L’eccesso di politico ci espelle dal politico.

L’eccesso di realtà ci espelle dalla realtà.

Un solo essere in più e tutto è sovrappopolato.

Un solo elemento in più ed è tutto il sistema a passare nell’eccedente, o nell’esclusione.

Una sola mucca pazza ed è tutta la mandria a dover essere abbattuta. E’ la dittatura dell’affluenza, dell’eccedente, della massa critica a rovesciare le compatibilità e ad aprire su questa deriva esponenziale.

In ogni caso, per il furbo genietto patafisico, tutto è già di troppo, il mondo stesso è di troppo. Il mondo, divenuto integrale, assorbe tutto nella sua pienezza e, con ciò, si espelle da solo. Esso reca testimonianza, nella sua stessa totalità, insieme ingenua e ridicola, come Ubu, di un comportamento irrazionale.

Per questo, a partire da una certa densità critica (per esempio, quella del traffico negli ingorghi), il comportamento razionale non paga più. Procedere a caso verso la propria meta è efficace quanto un percorso calcolato (come accade a Napoli, dove il disordine assoluto dà gli stessi risultati dell’ordine assoluto). A volte, addirittura, il comportamento irrazionale può essere superiore all’altro: sul lago di Costanza avvolto nella nebbia, due battelli hanno meno probabilità di scontrarsi se i piloti sono ubriachi fradici che se cercano di tenere la situazione sotto controllo.

Da tutto questo possiamo trarre alcune conclusioni sul benefico effetto del Male, come sull’effetto diabolico del Bene. Nella nostra situazione attuale, in cui siamo dappertutto ai limiti, se non al di là di questa densità critica, la saggezza consisterebbe nel generalizzare i comportamenti irrazionali. Per intolleranza al sistema stesso. Perché, paradossalmente, mentre da ogni parte la tolleranza è elevata a valore supremo, nessuno si pone il problema dell’intolleranza al sistema stesso e ai suoi effetti, dell’intolleranza al Bene e all’eccesso del Bene.

La tolleranza, questa coesistenza pacifica di tutte le culture, di tutte le religioni, dei costumi e delle idee, è più o meno l’equivalente di quella forma degradata dell’energia che è il calore (senza contare il fatto che essa assume eventualmente, secondo la sua stessa logica “umanitaria”, forme di ingerenza perfettamente intolleranti).

In un mondo spietatamente votato a questo principio, ben presto il solo evento sarà dato dall’irruzione dell’intolleranza – dal ritorno automatico di tutte le forme di razzismo, di integralismo e di esclusione, in reazione a questa convivialità incondizionata. E con ciò il Male ironicamente riaffiora.

Tuttavia, può sembrare che dal Male sorgano valori positivi, ma, anche in questo caso, è il Male a operare in tale rovesciamento ironico – e in questa infrazione alla logica abbiamo ancora una violenza fatta alla ragione. E’ così che Jarry traeva conseguenze fauste dall’esponenzialità del sesso, ne Il Supermaschio: una volta superata una certa soglia critica, si può fare l’amore all’infinito…
Ma siamo in piena Patafisica!

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