Le primarie del PD stanno uccidendo il mare

Il cartellone delle primarie PD e i due scarabocchi che mi è venuto da farci sopra come un bambino imberbe (compra subito a 6000 euro per finanziare le spese processuali del blogger bandito carusopascoski contro i grandi gruppi editoriali italiani)

Premessa: se l’Italia fosse un treno vorrei scendere, non salire.

Ci risono le primarie del PD.
Boiacheppalle è il pensiero più felice che mi viene in mente.
Cheppalle vedere tutte queste persone scaldarsi per Civati, un incrocio tra Veltroni e Vendola (con meno cultura del primo e meno carisma del secondo) e una spruzzata di Fabio Fazio, il cui salotto non a caso è stato reclamato invano da egli come se fosse l’El Dorado della cultura popolare italiana (e lo è ed è questa la tragedia), che fa sentire tanto intelligenti i suoi elettori non essendo migliore di essi, con quell’ironia piccolo borghese insopportabile perché rivolta contro i propri stessi vizi mostrando per posa presa di averne però coscienza, che amano il politicamente scorretto in modo politicamente corretto, confortati dalla sicura sconfitta con percentuali bulgare per sprofondare in una nuova fase di piacevole decadenza potendo dire inutilmente, se non per essi stessi, “Te l’avevo detto!” e richiamare gli ignoranti (che sono sempre gli altri per come lo dicono, ma non sono abbastanza onesti da esplicitarlo) all’importanza storica delle minoranze attive, del ciclo dell’azoto, mentre guarderanno ogni volta con malinconia Civati rispedito nelle retrovie partitiche dove resterà a vita pensando a quello che non poteva essere ed infatti non è stato.
Rende tutto ancora più amaro la foto di Renzi in posa con Mandela, che in quel momento avrà avuto una nostalgia canaglia del lungo isolamento in carcere; si, Renzi, quello che nella sua città dirige gli sgomberi contro gli africani (ne ho scritto qui), che posa insieme a quello che ha lottato una vita per essi (il che ci rivela anche l’importanza politica degli ultimi anni passati a stringere mani agli estranei di Mandela). Ma i miei interlocutori restano quelli di Civati, perché con quelli di Renzi è come parlare a un berlusconiano: è comico, ma non è divertente.
Ma arriva finalmente la lieta novella: non so niente di Cuperlo e ne sono tremendamente felice, colgo così i primi benefici del mio distacco intenzionale dalle news dell’ultimo anno circa la politica italiana da cui ho ricavato un sacco di tempo in più per cose ben più importanti e vicine alla mia vita di tutti i giorni, benché esse restino imprescindibili per troppi amici, cui consiglio di leggere meno quotidiani online e più libri di carta, persino la fanzine dei Testimoni di Geova. Per onestà intellettuale però devo ammettere che dall’osservazione della sua espressione facciale se ne ricavi una qual certa impressione somatica, la benedizione di D’Alema invece mi conferisce alcune sensazioni prettamente cerebrali come la ricerca d’una bestemmia che sia il più possibile elaborata a livello fonico-verbale.

Ma come si fa ad andare ancora a votare per le primarie del PD?

Come fate a preferire mettere una inutile X al godervi una giornata al mare? “State uccidendo il mare”, cantava infatti Lucio Dalla con i suoi soliti 30 anni di anticipo su tutto quello che riguardo l’uomo e l’Italia. Ecco, un omicidio efferato è più vicino alla mia compresione dell’utilità delle primarie del PD.
E poi, avete mai visto uno come Dalla o un qualche altro grande uomo candidarsi a governare l’Italia? La risposta è no. Il più grande per chi scrive fu Enrico Berlinguer, l’unico conscio di essere un uomo piccolo, che poi è un modo antico e oggi incomprensibile di essere grandi, l’unico che poteva credere in buonafede, uomo-troppo uomo com’era, che governare l’Italia fosse possibile.
Ma la storia ci racconta che l’unico modo per governarla è con l’azione, come hanno capito benissimo e in ordine di tempo, il fascismo, i legislatori occulti della Prima Repubblica, i clan mafiosi, la magistratura, anche se il fantasma di due guerre inumane ci ha reso incapaci di non trasformare ogni violenza in crudeltà (vedi confronto tra la profonda dignità del colpo di pistola di Gaetano Bresci con il bestial abisso della folla di Piazzale Loreto verso dei cadaveri putrefatti) e col fantasma dell’infamia per la stagione delle BR si è arrivati all’opposto abisso di andare in piazza solo dopo aver concordato la manifestazione con la questura tanto da far diventare ogni sciopero una farsa in cui ognuno sa quello che deve fare affinché non succeda niente e si perfeziona in inanità sociale di rivendicazione in rivendicazione, ma viva Nelson Mandela quando muore, ignari che prima di vederlo seduto con camicie floreali circondato da gente ricca e famosa fosse stato uomo pronto a tutto per cambiare il suo paese, persino alla lotta armata (no, non finì in carcere per le belle frasi o le camicie, anche se alcune facevano veramente schifo).
Ma di futuri Mandela in Italia neanche l’ombra.
E allora, perché governare l’Italia col meno peggio, come avviene da 30 anni e con esiti noti a tutti? Per sentirvi dire che tra un anno ci sarà ripresa economica sapendo che vi stanno mentendo? Ma il problema è la busta paga o c’è dell’altro? Se il problema è la busta paga c’è la mafia col bilancio saldamente in attivo che paga bene, ma se non siete disposti a lavorare per chiunque vuol dire che c’è qualcos’altro che per voi conta più della busta paga. Cosa? La “coscienza”? E avete la coscienza apposto dopo aver messo una X per un candidato a caso, tutto risolto e poi “andare camminare lavorare”? No, ma vogliamo almeno un governo per andare avanti! Per andare dove? Verso questa Europa oscena? Verso questo mondialismo atroce?
Io potrei andare avanti a lungo invece con questo monologo, ma mi fermo qui.
Uno degli ultimi che riuscì a governare l’Italia pur con esiti infami disse che fare ciò “non è impossibile, è inutile”.

E allora, perchè governare l’Italia?
(potrebbe essere uno slogan situazionista)

PS: Abbasso la realtà.
Ecco l’unico ectoplasma politico che vorrei votare se non potessi.
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4 risposte a Le primarie del PD stanno uccidendo il mare

  1. Giulia ha detto:

    Non sono totalmente d’accordo. Condivido su Abbate (grazie, anzi, per aver segnalato questa perla che mi era sfuggita). Memorabili i colloqui da frequentatori del bar Sport con Panatta e Piroso (diolabbiaingloria). E sono d’accordo sul fatto che anche la filosofia del vota il meno peggio sia frustrante. Così come la certezza che il “lupetto” Matteo guiderà il maggior partito di sinistra. Tirare in ballo Berlinguer è, al contempo, un colpo basso. E la teoria fanno-tutti-schifo, ugualmente demagoga. Sono stanca del disfattismo almeno quanto lo sono del concetto del vota-il-meno-peggio. Però sono arrivata a convincermi che sempre meglio fare che non-fare. Meglio un gesto che l’immobilismo ad oltranza. Perché poi non ci si lamenti di quello che ti ritrovi dopo. Io domani voterò, magari non il nuovo Berlinguer, ma un personaggio che condivide molti dei miei valori. E poi, magari, andrò anche al mare.

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  2. carusopascoski ha detto:

    Ciò che tu chiami disfattismo è per me una semplice analisi di quanto e come sia cambiato il modo di candidarsi a delle democratiche elezioni in Italia. In particolare, per una strana fatalità la morte di Berlinguer, che io cito non per colpi bassi, ma anzi per elevare un attimo la qualità media dei soggetti in esame, quasi coincide all’inizio dell’era della politica come show, della propaganda massificata e altre cose che tu sai bene, che è poi l’era contemporanea, entro cui non esistono soggetti politici autentici, ma, al massimo, interpreti del clima politico guidati da efficaci strategie di marketing. E quella di Civati è non meno palese di quella di Renzi, benchè i contenuti siano appena migliori, ma col vantaggio, a differenza di Renzi, di non averne dimostrato l’inapplicabilità sul suolo italiano attraverso la dimensione partitica, per cui nessuno può criticarlo nei fatti, semplicemente perchè i fatti non sussistono. La funzione di Civati è quella di trattenere voti in uscita dal PD così come fu quella di Marino anni fa (persona però almeno di tutt’altro spessore professionale) ed essendo egli ben attento ai rapporti con gli altri candidati con cui per quello che dice di avere in mente dovrebbe invece scannarsi, sospetto ampiamente della presunta buonafede che porta in dote con quell’aria costruita di imperfetto ma desiderabilissimo italiano. Come Marino, prenderà pochissimo e finirà con altri incarichi, ma il partito si ricorderà per sempre il suo contribuito a far vincere le prossime elezioni al PD e lo ripagherà con una poltrona in eterno.

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  3. Giulia ha detto:

    L’analisi politica e del ruolo di Civati, in particolare (sia riguardo allo scontato riscontro elettorale, sia in merito al suo inserimento nella lista dei candidati, nella logica dell’accontentiamo il numero possibile di sostenitori), è ineccepibile. Così come è incontestabile che siamo nell’era del marketing. Che sopperisce ad una totale mancanza di idee o di figure veramente meritevoli. Il che mi scatena un atroce dubbio: ma se davvero nascesse un altro Berlinguer, gli italiani sarebbero capaci di riconoscerlo?

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    • carusopascoski ha detto:

      La tua domanda meriterebbe una migliore risposta di quella, a pancia, che ti sto per dare: NO. E se me la prendo con i Civatiani è perchè sono i più simili a me e per il mio punto di vista sbagliano e molto ad accontentarsi di così poco. Dovrebbero volere di più, ma di più c’è? Non nell’arena politica attuale, da qui il mio disimpegno recente che credò si protrarrà fino al 2100, e qui si, sono disfattista.

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