Indro Montanelli – Cronache del diluvio [anzi no, vergognati Caruso!]


“Fra le tante storie del diluvio che ho raccattato in un rapido sopralluogo a Firenze, forse questa dispiacerà ai lettori che abituati a piangere, quando piangono, con tutti e due gli occhi, la troveranno poco meno che sacrilega. E un po’ lo è. Ma è anche la più fiorentina di tutte, la “più rappresentativa” degli umori di una popolazione che invece piange con un occhio solo e, colpita dalla tragedia, entra in polemica con essa e non ha pace finche non l’ha precipitata dal suo aulico piedestallo, spogliata dei suoi solenni paludamenti e ridotta a grottesco. La scena che sto per descrivervi è appunto un tipico grottesco fiorentino, un ghigno alla catastrofe, alla distruzione, alla paura e financo alla morte, perche ha per protagonista un cadavere. La riferisco pari pari come me I ‘ha raccontata l’amico d’infanzia – e un po’ mezzo parente – che l’ha vissuta.
Tutto per me cominciò verso le sei del mattino, con un urlo: Acqua!… Acqua!”

(…)

Per leggere il bellissimo racconto in questione rivolgetevi a RCS che ha gentilmente intimato a carusopascoski la rimozione del brano per una presunta violazione del copyright. Sicuramente hanno ragione loro visto che io mi sono sempre interessato al copyleft più che al copyright, benché la vicenda mi appaia comunque discutibile, per usare un eufemismo. Il brano infatti risulta ad essi tratto da La mia eredità sono io edito da Rizzoli, libro che secondo loro avrei dovuto citare benché io l’abbia ripreso da Campi Bisenzio Notizie Blog e letto su un altro libro, piuttosto vecchiotto, comprato a due euro a una bancarella dell’usato a Firenze di cui non ricordo e dunque non posso citare il nome, sperando di non venire processato dalla Corte Marziale per questo. Siccome non ho voglia di beghe e sono per l’amore, la pace e la pasta al pomodoro, l’ho tolto in fretta e furia acconsentendo al diktat di RCS ancor prima di chiedere di mantenere il brano inserendone la fonte da loro indicata (che non corrisponde poi alla mia, vacci a capire qualcosa), richiesta prevedibilmente caduta nel vuoto benché sperassi ingenuamente in un qualche interesse nel promuovere la cultura anche attraverso modalità non previste per contratto d’edizione. Se la priorità è venderla fatti loro, col dispiacere di aver forse sottratto al lettore un brano splendido e al gigante Montanelli un nuovo e magari giovane ammiratore.
Per ora potete leggere il brano qui, ma proprio qui fino a quando anch’esso non verrà fatto rimuovere o sul Corriere della Sera del 22 novembre 1966 o sul libro da cui l’avrei impunemente sottratto – Vergognati Caruso, stasera a letto senza cena! – mentre io colgo l’occasione di ricordare ai lettori il regime di copyleft assoluto che vincola i brani a mia firma su questo blog e la bellezza di questo racconto fiorentino di un insolito Montanelli che a questo punto dovrete leggere altrove, scrocconi che non siete altro.

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