Scommetto non hai mai pensato di pestare un handicappato (Appunti sul caso Dall’Osso)

Avrei riso anch’io del deputato che perde il filo del discorso, in certe condizioni anche sapendo della sua disabilità. Per esempio se fosse un amico con cui ho confidenza, come mi è capitato più di una volta. Perchè un conto è mancare di rispetto e un conto è ridere spontaneamente con l’altro e dell’altro. Queste persone non rinunciano alla vita, e neanche all’ironia che aiuta a viverla al meglio. Leggo commenti indignati e non che non ne capisca le ragioni, perchè prima di lavorare coi disabili anch’io pensavo che mi sarei dovuto controllare in qualche modo. Quanto mi sbagliavo. Chi difende con l’istinto e a parole i disabili potrebbe anche essere interessato a sapere che non c’è motivo di negar loro ironia, risate e scherzi (come qualsiasi interazione e sentimento umano) nella loro interezza, come piacciono a tutti. La vera mancanza di rispetto verso una persona disabile è negare a prescindere interazioni, comportamenti e sentimenti “normali”; questa condizione fa sentire queste persone drammaticamente diverse più di ogni altra causa anche congenita. Una risata di cattivo gusto diverte o indigna “loro” quanto “noi”. Ma anche non avendo magari mai avuto una esperienza con queste situazioni, non eravate poi tutti impazziti per “Quasi Amici” appena un anno fa? Eppure quel film è una lezione di tenerissima leggerezza, non di pallosissimo pietismo. E ci sono anche i disabili che sulla disabilità ci marciano, ma soprattutto i “normali”, rigorosamente a discorsi, perchè poi piuttosto di lavorare coi disabili si sparerebbero. Per esempio ricordo ancora bandi pagati profumatamente per studenti universitari, quindi anche per coloro coinvolti in professioni di aiuto, con l’opzione di fare lavori di segreteria o di fare il tutor per studenti disabili. Dieci posti per sezione. La prima sezione con cento richieste, la seconda con tre. Qui si che viene il sangue amaro.
E ora la lectio magistralis sul tema a cura di Freak Antoni.

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