E fermo, siedo, resto

Se la direzione che ignoro
vaglierà la mia debolezza
intaglierò nubi dal conato di luna
che precede ogni aurora.

Così lungamente attendo
che il dolente autunno
si scopra ancora ridente
con un pugno di equatori in mano.

Ma ora mi fermo, siedo, resto.

Alta t’invoco.
Ecco, sei sbocciata
e mordo il fiore che ti sfuma in viso,
sfiorisco ancora seme.

Ti scrivo lettere di indaco, papiro e zinco
mentre osservo il germoglio
in cui la foce saluta la sorgente
e ci accarezza nell’ombra.

Toccami! E guardami fermo, che siedo, che resto.

Quando arrivi te è quando inizio io
a bere sera e restituire onda.
Ecco che in quiete infine vengo
ecco che fermo muto in vento.

E per quanto ti ho vista
e per quanto ti ho sentita
tu sei una giornata di riposo
dove ci si spoglia e si ascolta musica.

E fermo, siedo, resto.
Tu canta dentro al mio silenzio.

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Una risposta a E fermo, siedo, resto

  1. Girolamo ha detto:

    Veramente bellissima

    Mi piace

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