Il Boss a Firenze, cartella clinica post concerto

A Firenze è volato tutto, tutto, tutto.
Una pioggia così bella io non l’avevo mai vista cadere.
Ti veniva da guardarla venir giù dal cielo e urlare con la gioia nel cuore vaffanculo al creatore, nel frattempo sceso sul prato per ballare ubriaco “Dancing In The Dark”.

L’inizo degli scrosci di pioggia più pesanti, a due terzi di concerto, è stato vissutto dalla folla come quando a una festa tra amici qualcuno comincia a schizzare birra e alcol ovunque. I pudici se ne vanno, chi era lì per divertirsi invece perde l’ultima barriera residua di inibizione.
“Sono mezzo da testa a piedi e godo come una bestia feroce che ha appena squartato la sua preda in uno stadio indiavolato, sotto una pioggia grezzissima e con una musica stellare” (questo ho scritto ierisera a caldo ad un amico) che a un certo punto da attore principale è diventata la colonna sonora di un delirio collettivo, mentre la Maratona si svuotava e il prato del Franchi si riempiva di persone, balli sfrenati e un senso del dionisiaco mai così accessibile a tutti, dall’anziano al bambino.
E che bello vedere Firenze che rimane freddina a “Born In The U.S.A.” (che poi sarebbe qualcosa di ben diverso dallo slogan che è diventato). Qui in Toscana l’America non attacca con gli slogan come altrove, ma con la sostanza. E di sostanza stasera ce n’è stata davvero tanta.
Altrove leggerete live report più tecnici e precisi e un puntiglioso elenco degli avvenimenti  e delle mosse del Boss minuto per minuto. Sono resoconti interessanti certo, ma bugiardi e scritti da giornalisti incartapecoriti per lettori abbottonati. Come se scrivere che Springsteen ha detto che ama la città in cui suona fosse un caso unico e emblematico del concerto.
State a sentire chi è stato nel disagio: è stata semplicemente una festa. Una delle feste più belle a cui sia mai stato invitato.

La scaletta (e niente Bobby Jean a questo giro, puttana Eva):

Badlands
No Surrender
We Take Care of Our Own
Wrecking Ball
Death to My Hometown
My City of Ruins
Spirit in the Night
Be True
Jack of All Trades
Trapped
Prove It All Night
Honky Tonk Woman/Darlington County
Burning Love
Working on the Highway
Shackled & Drawn
Waitin’ on a Sunny Day
Apollo Medley
The River
The Rising
Backstreets
Land of Hope and Dreams
Rocky Ground
Born in the U.S.A.
Born to Run
Hungry Heart
Seven Nights to Rock
Dancing in the Dark
Tenth Avenue Freeze-out
Twist and Shout
Who’ll Stop the Rain?

* Articolo pubblicato su “Mola Mola”, un collettivo di ricerca bio-musicale che si propone di approfondire aspetti bistrattati dalle altre webzine – http://www.molamola.it/index.php/component/content/article/7-live-report-a-interviste/291-il-boss-a-firenze-cartella-clinica-post-concerto.html

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