Nicanor Parra – Vizi del mondo moderno

I delinquenti moderni
sono autorizzati a incontrarsi giornalmente in parchi e giardini,
Equipaggiati di potenti binocoli e orologi da tasca.
Irrompono nei chioschi protetti dalla morte
E piazzano i laboratori fra i roseti in fiore.
Da lì controllano i fotografi e gli accattoni
che vanno a zonzo nelle vicinanze
Tentando di far erigere un tempietto della miseria
E, se la fortuna li assiste, riescono a beccare qualche malinconico lustrascarpe.
La polizia fugge terrorizzata da questi mostri
Verso il centro-città dove divampano gli incendi dell’assicurazione di fine-anno
E un prode teppista incappucciato rapina due suore di carità.
Vizi del mondo moderno:
L’automobile e il cinema,
La segregazione razziale,
Lo sterminio dei pellirosse,
Le drittate dei crassi banchieri,
La catastrofe degli anziani,
Traffico clandestino di schiavismo bianco diretto da sodomiti internazionali,
L’autoincensarsi e la voracità,
Le pompe funebri,
gli amici personali di Sua Eccellenza,
L’esaltazione del folklore a categoria dello spirito,
L’abuso di droghe e filosofia,
Il deterioramento dei baciati dalla sorte,
L’autoerotismo e la crudeltà sessuale,
L’esaltazione dei sogni e dell’inconscio a spese del senso comune,
La fede esagerata nei sieri e nei vaccini,
La deificazione del fallo,
La politica internazionale delle gambe aperte spalleggiata dalla stampa reazionaria,
La brama di potere e quella di profitto,
La corsa all’oro,
La danza fatale dei dollari,
Speculazione e aborti,
Distruzione degli idoli,
Eccessivo sviluppo di dialettica e psicopedagogia,
Danza, fumo, scommesse,
Macchie di sangue che talora si trovano sulle lenzuola dei novelli sposi,
La pazzia del mare,
Agorafobia e claustrofobia,
La disintegrazione dell’atomo,
Lo humour sanguinoso della teoria relativistica,
La voglia delirante di tornare nell’utero,
Il culto dell’esotico,
Gli incidenti aerei,
Cremazioni, purghe di massa, sequestro dei passaporti
(Senza ragione
Salvo che dare vertigini),
L’interpretazione dei sogni,
E il diffondersi della radiomania.

Come abbiamo testé dimostrato,
Quello moderno è un mondo di fiori artificiali
Cresciuti sotto campane vitree come la morte,
E’ un mondo di stelle del cinema,
Boxeur sanguonolenti che lottano alla luce della luna,
Di uomini-usignolo che controllano l’economia di tutte le nazioni
Tramite meccanismi semplici da spiegare;
Generalmente vestono di nero come rondini autunnali
E si cibano di erbe e radici selvatiche,
Frattanto i saggi, mangiucchiati dai topi,
Marciscono nei sotterranei delle cattedrali,
E ogni animo nobile è implacabilmente perseguitato dalla polizia.

Il mondo moderno è una immensa latrina:
I ristoranti di lusso rigurgitano di cadaveri edibili
E uccelli che volano pericolosamente bassi.
E non è tutto: gli ospedali sono pieni di impostori,
Per tacere gli eredi dello spirito che colonizzano lo sfondo di tutti i recenti casi chirurgici.

Gli industriali moderni a volte soffrono gli effetti dell’atmosfera contaminata,
E le loro macchine da cucire sono colte da un’orribile malattia del sonno
che via via le trasforma come in angeli.
Negano l’esistenza del mondo materiale
Vantandosi in quanto poveri figli della tomba. E del resto il mondo è sempre stato lo stesso.

Come la bellezza, la verità non si crea non va persa
E la poesia è sia nel reale sia un semplice miraggio dello spirito.
Ammetterò che un terremoto concepito con cura
In pochi secondi può por fine a una città ricca di tradizione
Alberi, cavalli, troni, musica.
Ma cosa può importare tutto questo
Se, mentre la più grande ballerina del mondo
Muore negletta e povera in un villaggio nel sud della Francia,
La primavera restituisce all’uomo alcuni fiori scomparsi.

Cerchiamo di essere felici è quel che dico, succhiando la misera costola umana.
Estraiamone un liquido corroborante,
Ciascuno in base alla sua personale inclinazione.
Teniamoci forte a questa divina carcassa!
Trafelati e tremanti,
Succhiamo queste labbra da impazzire,
Il nostro dado è gettato.
Inaliamo questo distruttivo e snervante profumo
E viviamo la vita degli eletti ancora un altro giorno.
L’uomo cava dalle proprie ascelle la cera che gli serve per plasmarsi gli idoli,
E dal sesso femminile paglia e fango con cui costrursi templi.

Per tutto questo
Allevo un pidocchio sulla mia cravatta
E sorrido agli imbecilli che se ne vanno dagli alberi.

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