“Restare Umani” un anno dopo, omaggio a Vittorio Arrigoni

– In questi anni ha affrontato momenti difficilissimi, prigionia e sequestri di persona: si è mai sentito scoraggiato o ha mai pensato di interromper la sua “missione”? Cosa la spinge a continuare?
– Avendo fatto della mia vita una missione, laica e  civile, dimettermi dalla missione significherebbe dare le dimissioni dalla vita. Un suicidio. Ci sono esistenza più spendibili di altre, e la mia è una di queste. Tutto sta nel spenderle per qualcosa d’impagabile, come la lotta per la giustizia, la libertà.

Vittorio Arrigoni, qui l’intervista completa


“Stay Human” è uno dei messaggi più belli che potevano essere pensati. Esprime l’unico auspicio che non esclude nessuno dal suo esito, ma che coinvolge tutti nella sua realizzazione.
A me piace ricordare chi ha cercato di lasciare il mondo migliore di come lo ha trovato. Purtroppo a far così si diventa più spesso martiri che eroi. Più che premere mi piace per ricordare un italiano, consiglio di prendervi 40 minuti per ascoltare un sognatore, anche se magari lo avete già fatto un anno fa, perchè le parole a volte si dimenticano mentre le bombe continuano a cadere, la guerra continua a distruggere, la vita continua a morire senza un perchè accettabile.

Queste mie mani segnate da bruciature di sigarette,
poco ingegnose per un’epoca di sovrapproduzione modaiola,
buone solo per disegnare castelli nell’aria di iperbole utopiste,
mani troppo abili a versarsi quell’ultimo bicchiere di troppo,
preferiscono comunque appartenere a chi sa offrire,
piuttosto che ferire.

Vittorio Arrigoni dal Diario del Libano, 05/09/2007 .

Restare umani è un po’ più facile per tutti osservando attentamente l’esempio di Vittorio. In questo, senz’altro, ha lasciato il mondo migliore di come l’ha trovato.
Federico García Lorca ha scritto: “ho chiuso la mia finestra perché non voglio udire il pianto, ma dietro i grigi muri altro non s’ode che il pianto”.
Vittorio Arrigoni in un’altra intervista citava queste parole per esprimere ciò che spinge i suoi passi in scenari di guerra, distruzione e sofferenza: “il poeta spagnolo García Lorca diceva che il pianto che sentiva fuori dalle finestre non lo faceva dormire, ma non bastava chiudere le finestre per dimenticarlo, perché sapeva che il pianto continuava oltre il vetro. È il rumore di queste lacrime che non posso smettere di sentire, che mi spinge a continuare i miei viaggi”.

“Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare: Vittorio Arrigoni, un vincitore”. Questo, invece, è l’epitaffio che Vittorio desiderava per la sua tomba, e che potete ascoltare dalla sua voce attraverso l’intervista a cura di Al Jazeera.

“Stay Human”


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