Lemonheads – Half The Time

“Una delle migliori ballate folkrock di sempre” scrive Scaruffi (o chi per lui) con tutte le ragioni del mondo.  Le commedie americane sui college che escono al ritmo delle pallottole sparate agli afghani sono frutto di quel capolavoro della comicità che è Animal House, precursore d’un genere che non ha prodotto che puttanate commerciali eccetto rare eccezioni (segnalo lo sconosciuto, in Italia, “Superbad” di Greg Mottola) e delle ballate folkrock dolciamare dei Lemonheads, Rem e compagnia, poi scopiazzate a cazzo di cane da gruppi di ragazzini che sono sopravvissuti in chiaro eccesso rispetto alle dinamiche della selezione naturale solo per la scoperta degli antibiotici. De Andrè cantava che dal letame nascono i fiori. Sicuramente il suo opposto trova conferma nel caso di cui sopra.
Restiamo così in attesa del tour europeo dei Lemonheads per presentare il best of doppio con quarantasette brani d’una band e d’un autore che sono stati pur dispersivi, ma hanno saputo cambiare, cantare e suonare seguendo l’umore e non le mode. Come canta Dando nel suo brano solista The Same Thing: “Non riuscivo a credere quanto lontano stessi correndo, ma segretamente sono contento di averlo fatto”. Se rinasco voglio essere Evan Dando, altro che questo o quell’eroe, poeta, dio.

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