“Festival dell’Inedito” di Matteo Renzi, la letteratura a delinquere sbarca a Firenze

Premessa – Il panorama editoriale italiano è letteralmente infestato dal virus mortale dell’editoria a pagamento, che per gli addetti ai lavori è ormai codificato con la sigla EAP. Per i non addetti ai lavori, questa attività consiste nel chiedere un “contributo economico”, una “partecipazione”, un “patto tra editore e autore” ecc, in sostanza vincolare la pubblicazione editoriale del manoscritto inedito dell’autore al pagamento di una cifra esosa, che generalmente va dai 1000 ai 15.000 euro, dietro una pergamena di promesse e lodi sperticate all’autore esordiente che ci casca di turno.
Gli inglesi traducono la sigla EAP con un termine assai eloquente: “Vanity Press”. Questo termine spiega più di qualsiasi altra argomentazione possibile (vi basterà una breve ricerca su Google per scoprire ogni retroscena) quale sia il cardine su cui si regge questo nuovo filone della letteratura: la letteratura a delinquere.

Matteo Renzi è un giovane sindaco che non vive di sola politica. Dopo aver proposto la ricostruzione della facciata di San Lorenzo e la ripavimentazione di Piazza della Signoria (per informazioni, rivolgersi al suo neurologo di fiducia), ne ha pensato un’altra della sue: un Festival dell’Inedito a Firenze.
Il sito dell’evento, visibile online fino a pochi giorni fa, è ora nascosto dietro un pannello in cui vengono richiesti nome utente e password, già segno evidente del successo immediato dell’iniziativa.

Ma di che iniziativa si tratta? Copio e incollo selvaggiamente da Bookblister, che ringrazio e che se ne è occupato in modo approfondito e spiritoso (vi consiglio la lettura anche al link originale), perchè c’è si da piangere di fronte a certe iniziative, ma è bene farlo facendone emergere il lato comico e grottesco, connaturato al carattere di certi personaggi emergenti della politica italiana.

“Il Festival dell’Inedito. Sottotitolo: lo scouting dei nuovi stili e talenti letterari.
Scopo del gioco: raccattare il più alto numero di esordienti – sia di primo pelo sia afflitti da anni di rifiuti, purché obnubilati dal desiderio di successo – dal magma degli aspiranti scrittori, narratori, poeti, sceneggiatori, autori televisivi e teatrali, e pure autori di racconti per tablet e di tweet (già, già).
E chi seleziona? Il Comitato di Lettori, presieduto dallo scrittore Antonio Scurati e coordinato da Alberto Acciari, ideatore dell’evento. Figure chiamate Capitani coordineranno e supervisioneranno l’operato di Gruppi di Lettura a cui è affidato il primo esame delle opere.
C’è pure il Comitato dei Garanti – tra gli altri, ne fanno parte il sindaco di Firenze; Gaetano Blandini, Direttore Generale della SIAE (che è come chiamare Equitalia ad un festival sul diritto alla casa, ndr) – che, su segnalazione del Comitato dei Lettori assegneranno l’ambito premio: la Menzione d’Onore (vedi sotto).

Sezione “come partecipare”.
Registrati su questo sito attraverso la procedura di Login. Quota di preiscrizione 130 € : Per essere letti e ricevere una scheda di valutazione della tua opera.
Se sarai selezionato dal Comitato Lettori potrai iscriverti al Festival.
Sarebbe a dire?
Quota di iscrizione 400 € per:

  • avere un proprio spazio espositivo alla stazione Leopolda per i tre giorni dell’evento.
  • avere la preview della propria opera sul sito di Excalibooks
  • essere pubblicato, ed eventualmente venduto, online per un anno intero sul sito di excalibooks
  • partecipare al contest per avere un contratto di pubblicazione con una importante casa editrice italiana. Che qualche riga sotto diventa: Iscrizione di diritto al contest per aggiudicarsi la Menzione d’Onore da parte del Comitato dei Garanti e l’eventuale pubblicazione dell’opera da parte di una importante casa editrice italiana.

Fatemi capire. Io prima mi preiscrivo e spendo 130 euro più Iva (totale: 157,3 euro), poi se vengo selezionato (i criteri sono oscuri quanto l’organizzatore) vincerò la grandiosa possibilità di spendere ben 400 euro più iva (totale 484 euro).
Far vincere una spesa è, in effetti, una idea geniale per un organizzatore.
Quindi per la modica cifretta di 631,3 euro potrò:

  • Avere uno spazio espositivo di cui non ho ben capito che cavolo dovrei farmene, non so, mi metto a decantare le frasi migliori, cerco di accalappiare lettori, dico a tutti che sono uno scrittore strafighissimo?
  • Avere la preview della mia opera su un sito che non ho mai sentito nominare (con tutto il rispetto) e non ho idea di cosa sia questa preview. Un pdf, un’immagine di copertina con quarta e sinossi, una fotografia in cui sembro poco esordiente e molto talentuoso? Più avanti leggo che la presentazione sarà messa nella sezione dedicata ai nuovi talenti. Occhei, come sedere in zona cessi al ristorante.
  • Essere pubblicato ed eventualmente venduto. Che suona minaccioso, perché immagino i poveretti costretti alla pubblicazione ma esonerati dalla vendita.
  • Ma l’ultimo punto è a dir poco esilarante: potrò partecipare a una gara per avere un contratto di pubblicazione con una importante casa editrice italiana. Nella seconda versione (qualche riga sotto) nonostante ci siano parole come “menzione” e “onore” l’attenzione casca su “eventuale pubblicazione”. Quindi concorro per ricevere una pacca sulla spalla e, se mi va bene, una eventuale pubblicazione.

Ma i servizi del festival sono pressoché infiniti, come le idee degli organizzatori.
La mia opera sarà presente presso i reading point consultabili dal pubblico durante la manifestazione. Che siano consultabili mi piace, sì. Poi è previsto l’incontro diretto con gli Editori la “e” è maiuscola ma i nomi sono ancora top secret. È previsto pure l’incontro diretto con il pubblico e qui temo per la mia incolumità immaginando, data la situazione, che si tratti di una massa informe di esordienti come me, però più spietata.
E poi potrò usufruire di una presentazione critica a cura dell’autore in una delle salette dedicate della durata di mezz’ora. Il costo del servizio è di € 100 euro più Iva che vuol dire: pagare per essere presentato. Solo che quell’“a cura dell’autore” mi spaventa un po’: cioè, io pago per scrivere il mio elogio e qualche genio ci mette la faccia? Oppure pago per scrivere e pure per decantare il mio elogio? Spero almeno che qualcuno ci ficchi del pubblico, perché scrivere, decantare e ascoltare insieme è troppo pure per un autore di talento (incompreso).
Per quelli con ego sotto steroidi c’è la possibilità di declamazione di brani scelti dell’opera da parte di attori professionisti. Il costo del servizio è di 150 euro più Iva.
E per chiudere in gloria: Per tutte le opere non vincitrici di concorso (ma sì, tanto è uguale) la società Licosa offre il servizio di stampa della propria opera ad un prezzo speciale”

Ecco come funziona il “Festival dell’Inedito”, letteratura 2.0 targata Matteo Renzi all’immancabile Stazione Leopolda (location abituale dei “rottamatori”).
Questo Festival ha la doppia colpa non solo di affiancare, incoraggiandone la pratica, la logica della produzione industriale a quella dell’espressione artistica, ma di creare uno spazio in cui tali logiche vengono addirittura celebrate, mascherandole con iniziative di confronto e sostegno alla letteratura o quel che ne resta, illudendo migliaia di singole persone ed ancora peggio diffondendo l’illusione collettiva che l’espressione  artistica possa trovare una sua legittimità attraverso il denaro e non attraverso se stessa.
È il trionfo della lettaratura dei figli della tv, nonchè l’inaugurazione d’una sorta di reality senza telecamere per giovani scrittori esordienti, che senz’altro sarà il prossimo passo da muovere sullo scacchiere della demenze culturale del Sistema Italia. “Ok, il prezzo (per l’inedito) è giusto” sarebbe un sottotitolo più attinente alle vere finalità del Festival.

Segnalo una bella iniziativa, però forse fin troppo educata, a cura di un gruppo di persone  più o meno note legate ad iniziative culturali di vario tipo (stavolta vere e genuine). S’intitola “A Firenze meglio un festival di letteratura vera”. Io ritengo che il “meglio” sia insufficiente. Si tratta di una lettera aperta ai promotori del Festival in cui si chiede ai promotori pubblici e privati un incontro pubblico per dare spiegazioni di tale iniziativa. Anche i contenuti sono manchevoli di una ferma intransigenza: come pretendere di parlare di cultura con coloro i quali vedono il mondo come un infinito codice a barre? Quale linguaggio comune è possibile quando si dialoga con un megafono inceppato sull’estenuante retorica dei giovani? Dove pensare di trovare mediazione con coloro che pretendono di ricostruire facciate del 1500 progettate da Michelangelo?

L’inganno è tratto, la consapevolezza manchevole, la fermezza insufficiente. L’unico tavolo possibile per certi signori è quello di un asilo nido, dove poter tornare a far i capricci tra di loro e non sulla testa dei cittadini, con stomachevoli operazioni “culturali” e riprovevoli strappi al buon senso di vergognarsi dell’infima bassezza per cui tutto è merce, anche i sogni di decine di migliaia di ingenui esordienti pronti a cadere nella trappola di un sindaco e di una pubblica amministrazione e non più solo dei soliti noti dell’editoria.
Una volta la politica promuoveva valori, pur discutibili. Oggi promuove furti legalizzati e li celebra con un bel festival. Ciò che fa più male è che tutto questo accada a Firenze, una volta promotrice di epocali movimenti artistici ed oggi, al massimo, teatro dei cerebrali movimenti d’intestino di chi la amministra, rivolti a ciò che resta della cultura d’un paese che, quando tocca il fondo, invece di rialzarsi comincia a scavare.

Aggiornamento 03/04/2012 – Scopro che Matteo Renzi presenta il suo nuovo libro alla Pergola “Stil novo. La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter” (non servono commenti) il 4 di Aprile alle 21 e propongo di andare, alzare la manina e leggere la letterina che ho citato sopra invece di farcisi belli, passare dai discorsi all’azione più educata e naturale possibile, dato che si parla di libri (è una forzatura chiamare quelli di Renzi libri, lo ammetto), che si tratterebbe di un incontro pubblico e non di una audizione per applauditori da tutta Firenze e così via. Lo propongo sui commenti alla lettera, varie centinaia, con occasione dunque di visibilità pari a una formichina in uno gabbia per elefanti.
Contatto uno dei primi firmatari, Francesca Matteoni, su Facebook, inoltrandole la proposta, cercando una sponda ad una iniziativa talmente semplice e alla portata di mano di tutti coloro che ieri si sono dichiarati disgustati per il Festival che mi illudo di trovare  appoggio immediato.
Mi viene risposto dalla diretta interessata che oggi è già uscito un articolo su Repubblica (Brrr, che paura! Articolo che pare poi del tutto acritico leggendo i commenti sul blog della lettera), che ci vuole buon senso (stare in fila indiana e roba del genere, credo), che a dire le cose in faccia non cambia niente (meglio parlare alle spalle?), che i firmatari sono persone impegnate mica solo con la lettera (i cosiddetti “Rivoluzionari part-time”, citando il mio coinquilino Federico) e le solite farneticazioni (per come le ho percepite io, naturalmente) in buona fede (le risposte ci sono state anche se non sempre nel merito delle domande, c’è stata per esempio anche una indispensabile disquisizione sull’intelligenza dei maiali, da me invocati per identificare i promotori del Festival) tipiche di persone votate alla vita della mente e non all’esercizio pratico della stessa nella quotidianeità che esula da librerie e salotti letterali. Che esula dalle seghe mentali, se mi passate il volgarismo, dato che siamo a Firenze e ogni tanto c’è bisogno di dare pane al pane.
Pongo una domanda: “cosa l’avete chiesto a fare un incontro pubblico al Sindaco ed alla pubblica amministrazione se poi quando vi si presenta l’occasione di un incontro pubblico reale lo evitate? Per licenza poetica?”
Risposta, come le altre corretta e stavolta pienamente nel merito della questione: “Una domanda – ma tu credi che uscire sui giornali, andare in televisione, etc. serva a poco?” e qui mi arrendo, perchè ho ottenuto tutte le risposte che ho chiesto a Francesca anche se sto male, soffro letteralmente, per gli argomenti che mi sono stati forniti.
“Intellettuali di oggi, idioti di domani” è la prima risposta che mi viene in mente e di colpo capisco perchè oggi Firenze si ritrova con un Festival del genere in seno, che con ogni probabilità, se questa è tutta la fermezza di chi vi si oppone, figlierà altre serpi negli anni a venire, con tante nuove letterine che svolezzaranno a vuoto per la città.
A tutti, a Francesca stessa, l’augurio che l’iniziativa vada comunque in porto, questo aggiornamento ha in sè la speranza di rivelarsi una stronzata pazzesca di fronte alla realtà dei fatti di un Renzi che soccombe con gli altri promotori e che cancella il Festival davanti alla letterina degli scrittori e dei poeti. È solo che mi è difficile immaginare di attraversare l’oceano che ci separa dagli amministratori locali con una zattera di parole.

Prime reazioni dei promotori – Prime esternazioni comunali da Roberto R. Corsi. Dal pezzo di Fulvio Paloscia sull’odierna Repubblica-Firenze: L’assessore Cristina Giachi difende l’iniziativa: “Il festival fornisce un servizio di scouting di cui sono garanti la presenza di Antonio Scurati e di editori come Rizzoli e Mondadori. E i servizi si pagano”. Speriamo si paghino anche le cattive amministrazioni.

Aggiornamento 04/04/2012 – La letterina dei poeti e soprattutto una sorprendente sollevazione popolare sul web sta cambiando rapidamente lo scenario. Come si legge ancora dall’egregio BookBlister, la voce della squallida iniziativa in esame si è rapidamente diffusa. Come riporta uno dei commenti, a firma “jacoponinni” all’articolo di cui sopra: “aggiornamenti da Firenze: la Siae si defila, Mondadori e Rai vista la mala parata e il totale dissenso da parte del mondo degli scrittori (ma pensavano che si era tutti scemi?) dichiarano che se non si toglie la quota non se ne fa nulla e anche Scurati sembra via via scomparire. Non esultiamo, perchè l’obiettivo non è la demolizione di un evento ma il capire quanto questa giunta ci tenga veramente alla cultura. Domani alle 14 un gruppo di firmatari si incontrano con l’assessore”.
Resta da capire cosa ci sia da dirsi con certi personaggi e la certezza che se una protesta che evidenzia l’aspetto di lucro d’una iniziativa che di culturale non ha che il fiocco va in porto così facilmente, tale iniziativa aveva un tasso culturale ancora più basso di quanto immaginato dai suoi più feroci oppositori: non più zero assoluto, si va sotto zero.
Un passo indietro così clamoroso, immediato, senza opporre neppure un argomento (leggi: bugia), senza neanche provare a far valere la propria ipocrisia rende visibili anche ai più miopi l’unico scopo dei promotori di questa triste vicenda: il vile denaro.

Aggiornamento 05/04/2012 – Il Comune ha annunciato di aver ritirato il patrocinio all’iniziativa in seguito alle rinunce di Rizzoli, Siae, Radio 3, Mondadori ed altri “media partner” (leggi: la banda).
Bravi a tutti coloro che si sono esposti per contrastare in vario modo il Festival e senza troppe distinzioni poetiche: quella a mia firma di cui sopra, al primo aggiornamento, mantiene il suo contenuto di critica ad una noto atteggiamento salottista che è un dato di fatto ma la cui denuncia all’interno di questo dibattito non è evidentemente affatto  necessaria con una amministrazione che rivela una carenza d’onestà intellettuale tale da sfilarsi in silenzio e per ultima, dopo aver difeso la natura di lucro del Festival in quanto servizio per gli autori per bocca dell’assessore Cristina Giachi. Come al solito, a fare cassa ci hanno provato fino all’ultimo.
L’ultimo fortino della cultura resiste ai grugniti della banda, ora in ritirata dopo la colossale figura di merda (niente sofismi, almeno stavolta) raccolta. Il primo colpo verso la demolizione del Festival  è andato senz’altro a segno, non resta che vegliare su un’amministrazione che in tutto questo ha dimostrato senz’altro qualcosa: è maggiore la tentazione di far cassa con operazioni culturali indecenti della paura di perdere la faccia con le medesime.

Aggiornamento 06/04/2012 – Il Festival è stato ufficialmente sospeso con una lettera di blablabla firmata dagli organizzatori. Dal Corriere Fiorentino si legge che ieri ci dovrebbe esser stato un incontro privato (ne era stato richiesto uno pubblico) tra i firmatari della lettera e il Comune, previo annullamento dell’incontro pubblico del 17 aprile. Anche il secondo colpo verso la demolizione del Festival è andato in porto. Ora ci vuole il terzo, ultimo e decisivo. Ancora un bravo collettivo a chi anche solo ha perso due minuti per firmare un appello o leggere un articolo da un blog e condividerlo su un social network.
Non è invece completamente condivisibile le modalità di gestione con cui è stata svolta la protesta dai firmatari, pubblicamente rilanciata e poi gestita privatamente o senza quello slancio pubblico e senza la minima partecipazione che sembrava dovesse avere la protesta. L’importante è che la soluzione resti l’annullamento del Festival senza  alcun compromesso di sorta e che quindi almeno sull’obbiettivo finale resti una condivisione implicita.
Per ora non si può dar atto ai pochi che hanno gestito concretamente le fasi seguenti alla denuncia di aver agito male. Anzi, l’uno-due è stato micidiale anche grazie all’abissale pochezza dell’avversario e ad un campo di battaglia infestato di compagni pronti a dar man forte (le centinaia di altri firmatari). Sarebbe proprio per questi ultimi bello, opportuno e semplice, nell’era del web 2.0, condividere anche le fasi seguenti ad un appello pubblico firmato da centinaia di persone. Dispiace che si preferisca una propria foto in colonna all’articolo di turno o che non si faccia abbastanza per evitarla dando priorità alla pluralità delle azioni  collettive di protesta e degli attori sociali coinvolti.
La speranza è che il prossimo aggiornamento possa essere l’ultimo.

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8 risposte a “Festival dell’Inedito” di Matteo Renzi, la letteratura a delinquere sbarca a Firenze

  1. chiappanuvoli ha detto:

    Un quadro poco incoraggiante, certa, ma almeno perfetta ricostruzione di quanto è accaduto e sta accadendo. Presto novità su Repubblica.

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  2. truccone ha detto:

    matteo renzi: il seno, la serpe, e la serpe in seno. E menomale si sono accontentati di un quattrocentino, che manitù se li stranculi.

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  6. Franco ha detto:

    Come si può commentare quanto già da altri evidenziato, si può solo aggiungere che è veramente amareggiante e altrettanto antipatico, scrivere riflessioni talmente scontate quanto palesemente reali. Nella maggior parte degli attuali ambigui politici non esiste il senso della giustizia e quindi conseguentemente, l’incompetenza spesso frutto, causa ed espressione di certe spavalde corruzioni mette a nudo l’ignoranza di questi volgarissimi profittatori, i quali, della carriera politica ne hanno fatta la fucina di lauti e illegali guadagni. Non credo ci sia molto da aggiungere F.to Davide Di Franco

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    • carusopascoski ha detto:

      Completamente d’accordo sull’aggiunta. E’ antipatico scrivere, segnalare, denunciare certi atti, è antipatico tradurre il proprio sdegno silente in argomentazioni comprensibili, è antipatico allacciare contatti con le persone su un fronte di sdegno comune, senza spazio per la bellezza e l’armonia residue. Ma è bello constatare che se il web viene usato per l’approfondimento e non per l’intrattenimento porta a risultati concreti, come in questo caso.

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