La morte di Tabucchi, l’immortalità di Pereira

“Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte”.

Un grazie sincero a chi ha fatto conoscere Pessoa all’Italia e al sottoscritto (Oltre a Rilke,e i suoi Quaderni di Malte Laurids Brigge che nella prefazione a Il libro dell’inquietudine Tabucchi accomuna al testo del portoghese) senza tante smancerie da funerale sul web. Antonio Tabucchi è uomo da salutare in silenzio. E il Sostiene Pereira è un libro che ogni italiano può leggere in un pomeriggio per lo stile asciutto e scorrevole e che potrebbe cambiare volto all’Italia, se solo gli italiani prendessero l’esempio dello schivo dott. Pereira. Io lo lessi di luglio, ero al mare, fuori c’era un gran sole eppure io decisi di passare un pomeriggio immaginandomi solo e seduto ad un tavolino di Lisbona, scrutando la piazza raccolto in un acuto silenzio, come Pereira.
Il dott. Pereira, giornalista per un piccolo giornale di Lisbona, passa da un’esistenza invisibile in pieno regime salazarista a far emergere dalla propria “confederazione dell’anima” quella dell’uomo libero pronto a combattere per la libertà e la giustizia, la stessa libertà e giustizia a cui Tabucchi ha consacrato la propria attività di scrittore ed intellettuale, per la quale ha pagato con l’esclusione dai pelosi salotti d’Italia  e che oggi si è conclusa, ma che, attraverso Pereira, si è scolpita nella coscienza più genuina dei tempi correnti. Una coscienza che, come l’anima rivoluzionaria di Pereira, aspetta di emergere nella confederazione dei corsi e ricorsi storici, sopravvivendo al proprio autore.
Che ironia amara e beffarda scrivere un necrologio d’un autore attraverso un necrologista creato dall’autore stesso, quel Monteiro Rossi che cambierà la vita a Pereira. Forse, Tabucchi aveva scritto anche di questo prima che accadesse, oggi.
Senz’altro adesso Pessoa sarà meno solo, lassù.

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