Il mio diario spiegato a Lucio Dalla

“E la luna è una palla e il cielo un biliardo”

Avevo tante buone scuse per ascoltare tutto il giorno le tue canzoni, “Lucio Dalla è morto,” questa non ci voleva proprio. “Attenti al lupo” è la prima canzone di cui mi innamorai sinceramente nella Opel Kadett grigio scuro del babbo, in musicassetta. La Kadett era una station wagon spigolosa, senza margini addolciti per mero design ma solo per funzionalità, era una macchina molto paterna…Intanto dico “Bo Bi Be”…

E quel “Baghidubde!!!” che mi faceva saltare sul divano, rimbalzando sulla pancia del babbo o le gambe della mamma, prima di film di cui non vedevo mai la fine vuoi per il sonno, vuoi per l’orario. Era un’altra televisione, nonchè l’unica che abbia mai guardato davvero.
Lucio Dalla alla televisione, per quanto mi riguarda, era decisamente troppo affezionato, ma è uno dei pochi che non ha perso, nella televisione, la propensione alla canzone. Quando il talento è raro, le armi comuni del nemico non bastano, passano attraverso senza neutralizzare la capacità di raccontare in modo “altro” la vita e la morte.

Almeno ti eri preparato da tempo, nonostante poi basti un attimo, perchè la morte la sapevi cantare, ti eri esercitato con quella degli altri:

“Ho capito che Dio mi aveva dato
il potere di far tornare indietro il mondo
rimbalzando nella curva insieme a me”

E con questi versi io non ce la faccio e son lucciconi ogni volta, perchè quando si canta con questa grazia la morte degli altri significa che si è stati anche per il tempo di una sola visione sul balcone del non conoscibile e dell’invisibile agli occhi. Vien voglia di morire splendidamente, eroicamente, simbolicamente, con questa canzone. La morte cambia segno, è un avvento dell’Assoluto, non una strage di perchè.

“Vorrei fermarmi sul naso dei vecchi
mentre leggono i giornali
(…)
Da dove viene ogni tanto questo strano dolore?
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
dov’è che si prende, dov’è che si dà”

Che bello, per una volta, veder omaggi ovunque. tributi che sono soprattutto esercizi di  nostra futura buona morte con la morte degli altri. In pochi riescono, in vita, ad esser “nazional popolari”, in ogni caso di pubblicissimo dominio, senza perdere la tenerezza degli esordi e il talento per la musica, e non per l’intrattenimento. Un altro esempio? “Le Rondini”, poesia magistrale e musica spaccacuore. Ho sempre amato le canzoni con sovraincise le armonia degli animali come nel finale di “Ask Me No Questions” di Bridget St. John, o dei bambini, anche se tragiche come per esempio in “Kids” di Lou Reed o “Suffer Little Children” degli Smiths. Premete Play e sentite tutti come il canto degli uccelli si innesti sull’armonia di Lucio Dalla, per pochi minuti sembra possibile il sogno di un linguaggio comune ed universale per ogni essere vivente della terra.

“O muori tu o muoio io”

E poi questa frase sull’amore, con l’ambizione di spiegarlo tutto, rispondendo all’esigenza di capirlo, capire come si prende e come si dà, che è poi una delle tue canzoni più notturne ed è l’ultima pagine di diario che spiego a te, Lucio, anche se certo, ce ne sarebbero state molte altre, ma oggi tutti ti tirano un po’ per la giacchetta, io voglio cercar di esser garbato come tu lo eri nelle tue canzoni. Ero sull’A1 e stavo andando a un seminario sulla poesia a Bologna, roba per sognatori come te, e nella compilation fatta appositamente per il viaggio dopo “Non mi rompete” del Banco del Mutuo Soccorso c’eri tu, perchè in quei giorni mi sentivo un po’ così, notturno e malinconico, e quella esclamazione “O muori tu o muoio io” mi sembrava avesse fissato meglio di qualsiasi altra frase nei secoli la sensazione di caduta libera che si ha quando il cuore si rompe, il lamento estremo dei nervi sospesi, dopo cui o c’è il buio o la lenta risalita.

Ed ora non so più cosa dire, mi mancano le parole proprio a me che ne metto sempre troppe. Dicevamo della poesia di Lucio Dalla, perchè se la poesia è sparita dalle librarie è anche colpa di cantautori come lui, che sapevano scriverla insieme alle note.
Solo con questa, ti ci saresti potuto pagare il biglietto per vivere. Un biglietto andata e ritorno.
Com’è profondo il mare, ciao giovane vecchio, mi sei sempre sembrato uno un poì’ fuori dal tempo, proprio perchè ne eri così immerso da saperne cantare ogni paura e salto del cuore.

“Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti
Degli inotipisti
Siamo i gatti neri
Siamo i pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com’è profondo il mare

Babbo, che eri un gran cacciatore
Di quaglie e di faggiani
Caccia via queste mosche
Che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare
Com’è profondo il mare

E’ inutile
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com’è profondo il mare

Con la forza di un ricatto
L’uomo diventò qualcuno
Resuscitò anche i morti
Spalancò prigioni
Bloccò sei treni
Con relativi vagoni
Innalzò per un attimo il povero
Ad un ruolo difficile da mantenere
Poi lo lasciò cadere
A piangere e a urlare
Solo in mezzo al mare
Com’è profondo il mare

Poi da solo l’urlo
Diventò un tamburo
E il povero come un lampo
Nel cielo sicuro
Cominciò una guerra
Per conquistare
Quello scherzo di terra
Che il suo grande cuore
Doveva coltivare
Com’è profondo il mare

Ma la terra
Gli fu portata via
Compresa quella rimasta addosso
Fu scaraventato
In un palazzo,in un fosso
Non ricordo bene
Poi una storia di catene
Bastonate
E chirurgia sperimentale
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Intanto un mistico
Forse un’aviatore
Inventò la commozione
E rimise d’accordo tutti
I belli con i brutti
Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare
Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare
Com’è profondo il mare

Frattanto i pesci
Dai quali discendiamo tutti
Assistettero curiosi
Al dramma collettivo
Di questo mondo
Che a loro indubbiamente
Doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare
Nel loro grande mare
Com’è profondo il mare
Nel loro grande mare
Com’è profondo il mare

E’ chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E’ muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com’è profondo il mare

Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare”

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2 risposte a Il mio diario spiegato a Lucio Dalla

  1. christian scrive:

    …Porco bono!
    Non amo ripetermi ma , è sempre un piacere immenso leggerti.
    Sei le parole che non riesco a dire.
    Il mio più sentito rispetto.
    C.

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