Beginners (Mike Mills, 2010)

Ho amato questo film per tutta la sua durata. E alla Universal non capiscono niente di sentimenti, se nascondono un film che sa raccontarli così bene facendo uscire il film in Italia direttamente in Dvd, per limitare i danni dello scarso incasso ai botteghini riscosso dall’altra parte dell’Oceano. Opera di Mike Mills, del 2011 e con ampi riferimenti autobiografici, ci racconta della fatica di dover ripartire da capo nella propria vita e della “risacca della risata”, come ha scritto Majakovskij, ossia del momento esatto in cui la risata, giunta sulle labbra come un’onda a disegnare per brevi istanti la felicità, si ritira in una ombra di malinconia subitanea ma anche di tratto, come tirata indietro da chi tiene i fili del mare, come, appunto, una risacca della felicità ottenuta per piccoli fragilissimi istanti.

La storia abbraccia due generazioni ed è composta da storie e sottostorie che si innescano l’una sull’altra, completandosi. E’ infatti, prima che una storia d’amore, non convenzionale una storia sull’importanza del rimosso e più in generale della vita delle emozioni lungo l’arco d’una vita. Ma è anche una storia su un legame padre-figlio bello quanto difficile, e per una volta facilitato (e non ostacolato, come un curioso mantra cinematografico vuole) dalla capacità di comprensione di quest’ultimo. Si rappresenta un esempio su milliardi di esseri umani che popolano la terra su come vivere la propria vita, ma anche su come lasciarla, ed infatti il film flirta costantemente con l’idea della morte, l’unica costante a ben vedere d’una pellicola piena di mille sfaccettature.
Si alternano, come in un puzzle dai ritmi narrativi non serrati ma circolari, momenti di stasi, di espressione dei personaggi, di fine ed impercettibile traino al cuore della vicenda, intrattendo senza una singola scena di intrattenimento fine a se stesso lo spettatore.

A raccontarci tutto è Oliver Fields (Ewan McGregor), trentottenne col “cuore in inverno” che lavora (e sfoga artisticamente designando su piccoli cartoncini minimali disegni sulla “Storia della Tristezza”) come graphic designer. Oliver è figlio di Hal, interpretato magistralmente da un Christopher Plummer straordinariamente umano e capace di farci apprezzare ogni smorfia, ogni vizio, ogni errore del suo personaggio, personaggio che dopo la morte della moglie e madre della famiglia, confessa al figlio la propria omosessualità, nascosta serenamente per anni per amore della vita di famiglia, del lavoro e delle abitudini (qui intese nel senso migliore del termine) da omosessuale inserito in un contesto storico che, come ci viene spiegato nel film con coloriti e schizoidi flashback documentaristici, non permetteva altra scelta sino a pochi anni prima del 2003 anno in cui avviene la narrazione delle alterne vicende di Oliver. Hal vive gioisamente la sua “nuova condizione”, aiutato da un partner ben più giovane ma sinceramente innamorato e da un figlio che accetta tutto, per amore e forse anche per incapacità di arginare l’energia vitale da ventenne d’un padre intorno ai settantacinque anni capace di svegliare il figlio di notte dopo una serata in un locale gay per chiedergli come si chiamasse quella bellissima musica ballata poc’anzi, la house music.
Ma Hal è anche un padre gravemente malato, che dopo vari mesi di cure in clinica viene lasciato andare a casa con una vita a termine dovuta a un cancro in uno stato avanzato, e che, tra un party e la passione per la vita, lotta tra la vita e la morte. Ed Hal, in particolare, è il cuore del film, il perno d’amore che muove l’invisibile agli occhi e che unisce in una sottile linea sgargiante di vita quasi metà secolo di storia d’una famiglia.

I compagni di viaggio sono molti, tutti importanti e caratteristici, dotati taluni d’una profondità, altri d’un vincolo narrativo indispensabile. Niente è di troppo in questo film: c’è, prima di tutto, Arthur, il Jack Russel nonchè cane parlante (con tanto di sottotitoli!) che passa di padre in figlio e che è un confidente molto cinico e disincantato, ma anche molto geloso del proprio padrone, che ama stare con gli esseri umani più che “relazionarsi con i membri della stessa specie”. C’è il compagno di Hal, dolcemente poligamo, che ben si coniuga con la sincerità di fondo de “La mia vita a Garden State”, insieme al già citato protagonista che potrebbe essere un ottimo partner per Amélie Poulain, con un padre che pur giocando sugli estremi opposti, ricorda per l’amore del “giocare alla vita” il leggendario Royal Tenenbaum di Wes Anderson. E poi, la dolcezza sconfinata di Melanie Laurent, che dopo il grande successo di “Bastardi senza gloria” conferma il suo fascino crepuscolare in un ruolo che più le si addice, di ragazza timidamente in bocca alla vita, gioiosamente fragile. Ed ancora richiami a “Stranger Than Fiction” per le tecniche di narrazione a mosaico che singhiozza ricordi ed emozioni, l’atmosfera talvolta incanta come in”L’Arte del Sogno”.

Ho molto criticato “Midnight in Paris”. “Beginners”, a proposito di mezzanotti , è una mezzanotte che spezza l’inverno sentimentale contemporaneo, senza alcun sogno o promessa vana, ma con il dono semplice, e per questo meno commerciale, dell’onestà. “Beginners” è dotato d’una profonda umiltà di sguardo al mondo e alle cose avendo anche il coraggio di raccontare quest’ultime con una attitudine genuina ed innovativa, ed è un film che, per tali meriti, traccia un nuovo solco nella maestria di raccontare la “banalità dell’amore” e dei sentimenti, senza mai scadere nel superfluo, nel già detto, nel recupero stilistico fine al bottaghino.
Questo, per chi lo desidera, è ancora vero cinema, e per giunta, con una colonna sonora molto “francese”, e pazienza se non è ambientato a Parigi,. Per Parigi vi consiglio di andare a comprare i biglietti per un aereo, e non per una proiezione al cinema.

Allora, più che un trailer che poco potrebbe far trasparire della poesia implicita nel film, beccatevi il languido e yanntierseniano tema musicale, e correte, si, ma a vedere questo film ed aprire il vostro cuore ad un storia quotidiana narrata con rara eleganza, di tratto e soprattutto di cuore. E se dovete andare ad una festa ma non siete dell’umore giusto, andateci, annoiatevi ed isolatevi, correte a casa e premete il tasto Play. La vostra tristezza, così amplificata , troverà un eco in quest’ora e quaranta, e forse troverà un nuovo slancio. In fondo questa, più di ogni altra, è la vera essenza del Cinema: rilanciare i sentimenti dell’essere umano.

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Una risposta a Beginners (Mike Mills, 2010)

  1. victormusetti scrive:

    Felice che ti sia piaciuto così tanto, veramente un grande film. Sincero e profondo come pochi ultimamente.

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