Cobra Verde (Werner Herzog, 1987)

Nella società che rifiuta l’estasi ed abbraccia la ragione, non c’è spazio per la Poesia. Ma dove essa entra, è luminosa come poche altre cose e parla il linguaggio dei sogni, i sogni che “smuovono le montagne”, come dirà Claudia Cardinale in “Fitzcarraldo”. In questa ipotetica trilogia di Herzog, della quale il terzo vertice è “Aguirre furore di Dio”, si canta proprio questo: uomini che si lanciano coi propri sogni contro l’alfabeto razionale del mondo, creando un nuovo linguaggio umano e universale, che non tende alla natura delle cose per dominarla, ma per contemplarla e diventarne parte. Ed è tutto più facile quando l’attore protagonista è Klaus Kinski, ossia l’attore più scellerato e viscerale della storia del cinema, che incarna alla perfezione la folle armonia/disarmonia degli uomini, quelli “uomini sono come degli abissi, ti gira la testa se provi a guardarci dentro”, quell’abisso accompagnato dalle musiche dei Popol Vuh, splendidi compagni di viaggio di questa possibile trilogia del Sogno Assoluto.

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