Le Lune Viola di Umberto Palazzo e Giorgio Canali

“Ho scritto una canzone
che suonerò per te
per darti brividi
nei giorni senza fine
La suonerò per te
per farti compagnia
nei giorni sacri
che tu, Luna, mi dai”

Giorgio Canali (& Rossofuoco) canta la più bella canzone del Santo Niente, il gruppo di Umberto Palazzo, ed una delle più belle degli ultimi dieci anni d’Italia in musica. Tendenzialmente odio le cover, ma questa più che una cover è un capolavoro a sè stante, magistralmente urlata, accarezzata, sfiorata, con una ferocia poetica abbagliante.



“Appari luna viola

felino elettrico
sublime incendio
danzante nell’aria

Sospiro dietro tende
e oscurità di stanze
muta divinità
nell’ora panica”

Il testo della canzone è un motivo di interesse a parte, e vale davvero la pena fermare la musica magistrale degli strumenti ed evocare quella contenuta nelle stesse parole, un concentrato di immagini caoticamente sensuali, che evocano tripudi d’oscurità e romantici baccanali quotidiani, forse solo anelati, che si mischiano, nella versione originale del brano, al cantato trasognato di Umberto Palazzo, qui più che interprete della stessa, spettro disperatamente luminoso di se stesso, che s’agita in un sogno/incubo dolce di “Luna Viola”, momento “panico”, dove si canta un amore senza Dio, benedetto dal suo sacro fuoco e gelidamente ancorato al reale, all’uomo, alla necessità del dono e del sacrificio d’una canzone, per i giorni sacri che “tu, Luna, mi dai”.

“Appari Luna Viola
in una qualsiasi ora
che il mio spirito anela il tuo
selvaggio e angelico amore

Nell’ora torrida
essenzialmente sensuale
nel mite autunno
nella pioggia d’aprile

nei giorni gelidi
appari mia Luna Viola
che il mio spirito anela il tuo
selvaggio e angelico amore”

Qui, la versione originale del brano. Scegliete voi quella che più vi piace, se proprio è necessario. Io non riesco mai a fare a meno di sentirla una in fila all’altra, come in un dialogo tra due stati dell’Io, in cui Canali esalta i nervi più tesi alla bellezza evocata nel testo, e Palazzo riflette la volontà dei sensi più sottilmente dimessi alla volontà sovrana, quella del cuore, sotto la mia, personalissima, “Luna Viola”.

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