Il governo degli struzzi tecnici

Conferenza stampa di fine anno di Mario Monti, i giornalisti si alzano e parlano, alcuni addirittura osano fare domande. Stefano Feltri, de “Il Fatto Quotidiano”, interroga il primo ministro riguardo alle mancate promesse del governo su trasparenza (il premier rilancerà sui tempi) e poi su patrimoni e privilegi della casta rimasti invariati, in particolare lo scandalo del giorno precedente, riguardo al milione e mezzo di euro per comunicazione istituzionale e spese di rappresentanza di Gabriella Alemanno, sorella del Sindaco di Roma, nonchè direttore dell’Agenzia del territorio, alla quale è arrivata passando per i Monopoli, per nomina del governo Berlusconi.

Non serve citare l’esempio inglese, con le note dimissioni di ministri per esigui addebiti ai contribuenti, In Inghilterra un principio è, pur occasionalmente, un principio (od almeno il mero decoro delle istituzioni non è del tutto compromesso) e se in via ufficiale esso viene violato da un membro della classe politica,  questo viene rimosso dall’incarico.
In Italia, questa moralità non appartiene alla sfera istuzionale. Le spese intollerabili di Gabriella Alemanno, che riceve uno stipendio di trecentomila euro, avvengono nonostante il rigore richiesto alla società civile, che si è vista imporre  la quinta manovra finanziaria d’un 2011 apocalittico.

Nel rivolgere la domanda sopracitata, Stefano Feltri l’ha argomentata riprendendo un mantra di Monti, la credibilità dell’Italia, e chiedendo al premier se questa possa ritenersi indebolita da scandali continui, e se, per questo caso, un investitore estero possa esser incoraggiato nell’investire sul sistema Italia quando un amministratore della stessa con lauto onorario addebita ai contribuenti 3000 euro in uova di struzzo decorate. Una domanda più che legittima, data la “sorprendente” risalita dello spread ed il curioso comportamento istituzionale tenuto.
Ecco la risposta del tecnico n.1 d’Italia: “Sulle uova di struzzo si porrà la mia attenzione: è il concetto di uova di struzzo che mi preoccupa, perché la politica dello struzzo non mi piace”.
In sala, grandi risate.

Il Governo dei sacrifici e delle risate composte, bocconiane, che per rispondere dei suoi sprechi e delle conseguenze di questi si esibisce in una ingessata battuta di notevole eleganza dialettica che sorvola argomentazioni di qualsiasi genere, una strategia atta a ricoprire di dignità e autorevolezza un’arroganza da camorrista, per il menefreghismo espresso e tradotto in una vaga, vaghissima promessa, sinonimo di ulteriore sordità alle istanze residue della cittadinanza, così sobillata alla rivolta, nonostante i costanti e omelici appelli alla coesione sociale, mai tradotti in fatti.

Questa voce è stata pubblicata in La finestra sul cortile. Contrassegna il permalink.

Rispondi