Nuovi e vecchi razzismi per nuovi e vecchi totalitarismi

Ascoltate il video sottostante. E’ davvero un bel discorso, impeccabile e che, a differenzea del politichese dei grandi gruppi editoriali, chiama le cose con il loro nome: “politici latitanti” sulle politiche antirazziste, per esempio.
Peccato che colui che ha inserito il video su YouTube, non sfugge a un razzismo sottile ma assai più profondo, che non tutti notano e che è ancora più pericoloso, perchè annidato anche in coloro che rifiutano con fermezza di agire i propri pregiudizi, più o meno evidenti a se stessi. Il razzismo per cui l’uomo bianco della mattanza di ieri ha un nome e un cognome, e l’uomo nero che fa un discorso migliore di qualsiasi politicante nostrano, è, al massimo, “un senegalese”.
Si tratta certo di una tendenza sfuggente, per questo pericolosa, a considerare lo straniero da una posizione d’una qualche superiorità, ideologica, culturale, materiale, che sia. Basti pensare, per esempio, all’abitudine di dare del tu ai venditori ambulanti d’età  anche rispettabile e di colore, rispetto al lei alla pur giovane impiegata delle poste.
Perchè questa differenza? Chiederselo, è l’inizio d’un percorso che giunge all’uguaglianza, tutto il resto, al massimo ,è tollerenza. Questi due concetti, a volte inspiegabilmente usati in modo intercambiabile da cronisti e persone comuni, sono infatti assai diversi: se io tollero qualcuno, non saremo mai uguali. Lui sarà sempre mio (possesso, e non offerta) ospite (e non fratello), e ad un ospite, si tollera assai meno che a un fratello.

Solo se si è uguali e fratelli allora è possibile costituire vere reti di solidarietà in opposizione a retaggi  nefasti di barbarie col vizio di ripetersi nei secoli. Martin Niemöller, pastore protestante tedesco che dedico parte della sua vita a combattere il nazismo, scrisse una celebre poesia “sul pericolo dell’apatia di fronte ai primi passi dei regimi totalitari”, regimi culturali che in questi giorni tornano a destare terrore anche grazie al lassismo interessato di decenni della nostra classe politica nei confronti di essi:

“Prima vennero per i comunisti
e io non alzai la voce
perché non ero un comunista.
Poi vennero per i socialdemocratici
e io non alzai la voce
perché non ero un socialdemocratico.
Poi vennero per i sindacalisti
e io non alzai la voce
perché non ero un sindacalista.
Poi vennero per gli ebrei
e io non alzai la voce
perché non ero un ebreo.
Poi vennero per me
e allora non era rimasto nessuno
ad alzare la voce per me”

Ecco l’intervista al “senegalese”, Pape Diaw, il portavoce della comunità senegalese di Firenze, a proposito della strage di Firenze di ieri, 13 Dicembre 2011.

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2 risposte a Nuovi e vecchi razzismi per nuovi e vecchi totalitarismi

  1. Proffe ha detto:

    …”Basti pensare, per esempio, all’abitudine di dare del tu ai venditori ambulanti d’età anche rispettabile e di colore, rispetto al lei alla pur giovane impiegata delle poste.”…
    Citando queste due 2 righe invito te e tutti i frequentatori di questo blog ad ascoltare una bellissima canzone di Luigi Tenco, tanto bella quanto vera. Si intitola “Cara maestra”. Ciao.

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  2. carusopascoski ha detto:

    Grazie del consiglio Proffe, colmiamo subito il gap con Tenco: http://www.youtube.com/watch?v=QXcLyttTKRk&feature=fvwrel

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