Sergej Esenin – Mosca delle bettole

Si, ormai è deciso.
Ho lasciato per sempre i campi della mia infanzia,
e più non sentirò i pioppi
scuotere le ali del loro fogliame.

Si sgretola il casolare lontano,
il cane è morto da tempo, di vecchiaia.
Crepare nei vicoli di Mosca,
ecco il mio destino.

Eppure l’amo questa città vegetale, in legno d’olmo;
che mi importa se è decrepita, stanca.
La sognante Asia d’oro
s’addormenta sulle sue cupole.

E la notte, a piena luna,
brilla di incredibili luci.
Allora, a testa bassa, me ne vado lungo i vicoli,
verso un cafè-chantant.

Che rumore in questa lugubre taverna.
Per ore ed ore, sino all’alba,
recito i miei versi alle puttane
mi ubriaco con i teppisti.

E il cuore mi batte sempre più forte,
e parlo, parlo senza sapere ciò che dico.
Come tutti voi anch’io sono al termine della mia
strada, anch’io sono un uomo finito.

Si sgretola il casolare lontano,
il cane è morto da tempo, di vecchiaia.
Crepare nei vicoli di Mosca,
ecco il mio destino.

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