Camilla Vallejo e il sonno dell’indignazione

Camila Vallejo è la ventitreenne leader del movimento degli studenti cileni che da cinque mesi combatte il governo di Sebastián Piñera, definito da lei stessa  il “Berlusconi cileno”. La Vallejo è ormai nota a tutto il mondo come uno dei leader internazionali della generazione di emarginati che da mesi, come i media ci hanno raccontato con estrema (e di comodo) variabilità di giudizio, accendono focolai di protesta contro i governi e il sistema economico.

Talvolta le rivolte hanno preso la forma di qualcosa di molto vicino ad una reale Rivoluzione (Tunisia), talvolta ne hanno preso il fiocco per conto di terzi (Libia), talvolta sono state violente ed improvvise (Londra), talvolta hanno individuato un luogo simbolico ed un nemico chiaro e univoco (New York), talvolta si sono organizzate in un contesto di movimento politico, che ne dicano gli indignati (Spagna) con la loro pretesa di apoliticità, uno slogan meschino per una gioventù stordita,  e altrove sono state intransigenti e concrete (Grecia). E, talvolta, all’interno dei movimenti, si è costituita senza forzature o strappi una leadership naturale con esiti assai positivi, e qui si torna al caso del Cile.

Esaminando dopo mesi di proteste, slogan, rivoluzioni e tende, possiamo fare alcune analisi. Più le proteste sono state violente, determinate e organizzate, più si riscontrano successi di fatto nell’ottenimento dei cambiamenti richiesti (o indebolimento di quelli non richiesti). Dove le manifestazioni di dissenso sono state improvvisate, educate, elitarie, non hanno raccolto un bel niente (o una beffa plateale, come il punto informazioni concesso dai governanti a Barcellona in cambio dello sgombero di marca, è proprio il caso di dirlo, indignados).
Sono possibili numerose ulteriori analisi, ma una domanda sie erge tra molte con una certa urgenza, circa la differenza tra due movimenti accomunati da problematiche diverse ma con i medesimi scopi a breve termine (al lungo termine, talvolta, non si pensa neppure), il movimento cileno e quello italiano, qui menzionato come movimento per esclusiva necessità di sintesi (è ben lontano dall’esserlo): è possibile che dove l’indignazione assuma un volto, una voce, in definitiva, un leader, sia assai più concreta di dove invece essa è, o si presenta aperta e partecipativa, in definitiva, democratica?

Citerò due passi di Ernst Jünger dal suo “Trattato del Ribelle”.
Il primo è anche una risposta a chi ha elogiato insieme ai media i manifestanti che, durante la protesta più importante per un popolo, quella per cacciare il tiranno del 15 ottobre (ci sono volute poi le banche), non hanno trovato di meglio da fare che il lavoro del poliziotto ausiliario, ostacolando, quando non consegnando, teppisti che si dovrebbe avere il coraggio di chiamare compagni di disperazione, allo stesso Stato che si contesta: “Qui vediamo l’individuo fare la parte del poliziotto di se medesimo e contribuire al proprio annientamento. Egli non è più, come nel mondo liberale, un’entità individuale: lo Stato lo ha smembrato in due parti, l’imputato e il suo accusatore”. Lo Stato ha ingabbiato l’individuo in una disputa vuota sul sè che lo svuota d’ogni istanza d’azione concreta e plausibile. Ci ha scissi per come scisso è lo Stato italiano dal suo popolo di riferimento. Il vuoto è grande, e per riempirlo servono simboli pregnanti, oltre a un dito che lo indichi chiaramente. Quel dito, è la leadership che si forma in ogni contesto sociale, con equilibri più o meno costruttivi, e secondo processi più o meno espliciti.
La seconda è la provocazione più fine del filosofo tedesco: “In ciò consiste una delle nostre grandi speranze: che fra tanti milioni di esseri umani possa farsi avanti un uomo perfetto”. Il leader. E tale augurio è davvero strano in una democrazia, poichè contemporaneo e visibile ad ogni angolo della scena politica o apolitica d’Italia. Un referendum con ampi dubbi di sabotaggio per fare la Repubblica, e quando essa dorme un sonno nero e profondo, invochiamo nuove personalità dominanti attraverso movimenti di carattere assai opposto. Questo è il paradosso teorico che sfocia nella assoluta sterilità dell’azione di protesta mossa sul suolo italiano.
Possiamo chiederci ancora: siamo davvero pronti per una società realmente democratica? E ancor prima, siamo sicuri di voler lottare esattamente per questo? In fondo, per l’italiano medio, democrazia corrisponde a delega, non a responsabilità.

Camilla Vallejo, è una ventitreenne decisamente responsabile rispetto alla media della mia generazione. Ha poi un talento naturale per la politica, oltre a una passione e contenuti sinceri e validi, che le hanno permesso di mettere in fila una serie di imponenti manifestazioni che hanno fatto traballare un governo solidissimo solo all’inizio della protesta, ed ora fragile e nudo, e permesso di convacare  il Primo Ministro per un confronto pubblico, qualcosa che in Italia neppure i giornalisti sono riusciti a fare. Questi successi le sono costate la scorta per le minacce d’un Alto Funzionante del Ministro della Cultura cileno, che ha indirizzato a Camilla un pensiero che fu di Pinochet, in un paese che non ha ancora smesso di contare i morti e i danni della dittatura: “si ammazza la cagna e ci si sbarazza della figliata”, dimostrando almeno di aver intuito la pochezza del movimento senza una leadership salda e illuminata.

In Italia ci ammazzano il futuro, ma la figliata dorme un sonno profondo. Basta che facciano piano e che non rischino di svegliarla. E anche se si svegliasse brucamente, bastano un paio di gocce di sonnifero Mariomonti od equivalenti per farla tornare a dormire come prima, col sorriso sulla crisi.
Come diceva Flaiano, “”La situazione politica in Italia è grave ma non seria”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in La finestra sul cortile. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...