Mario Mastropaolo – Il conformismo degli automi

Un bellissimo articolo intorno alla responsabilità sociale dello psicologo ed incentrato sulla necessità di critica, od almeno di una nuova e proficua riflessione sui presunti valori diffusi e promossi dall’accademia e dalle scuole psicologiche.
Contro il culto della “normopatia” e la psicologia intesa come scienza del comportamento e strumento di controllo e potere. E ancora, contro la collusione tra il sapere psicologico, l’ossessione per la tecnica e la ricerca fine a se stessa. Cercando di ricordarci che “psicologia” deriva dal greco, e significa discorso sull’anima, prima di ogni altra cosa.
L’autore è Mario Mastropaolo, psicoterapeuta e docente di Psicologia generale all’Università Federico II di Napoli, comparso sul “Barrito del Mammut”, periodico del Centro territoriale a Scampia, di Maggio 2010, anno II numero 7. L’articolo è presente anche al seguente link: http://www.mammutnapoli.org/articoli-educazione-e-politica/402-il-conformismo-degli-automi-psicologia-e-responsabilita-sociale-di-mario-mastropaolo

“Il concetto di responsabilità sociale, malgrado l’apparente chiarezza e l’indiscussa, condivisa adesione, è in realtà tremendamente scivoloso e nasconde insidie nei cui confronti stiamo, di nuovo, abbassando la guardia. In tutto ciò, credo che il sapere psicologico abbia responsabilità specifiche tutt’altro che secondarie e che proverò a disarticolare in tre ordini di questioni.

1. La prima ha a che vedere con la psicologia accademica e l’attivismo sospetto verso la formazione universitaria della professione psicologica nella quale molte scuole, ispirate a visioni di insieme confuse e reazionarie, per non dire necrofile, attualmente esercitano il loro potere.

Per quanto riguarda la psicologia accademica, il modello di personalità ipotizzato come ideale è quello del “bravo ragazzo” (secondo gli stadi elaborati da Kohlberg) che naturalmente rappresenta la massima adesione al conformismo vigente, alleato della più retriva immagine di un uomo controllato da regole, completamente eterodiretto. Si tratta di quella patologia sociale che viene ripetutamente descritta da Fromm come normopatia. Patologia della normalità. Il livello di cui parla Kohlberg è fondamentalmente lo stesso che viene utilizzato per l’arruolamento nell’esercito e nei corpi speciali, ad esempio i marines. Il valore sotteso è dunque l’obbedienza.

Nonostante le pretese liberali, la formazione universitaria esprime in termini congrui questa necessità di creare uomini in divisa, tutti uguali, proponendo una situazione indifferenziata nella quale non è più possibile individuare né valori né scopi della ricerca. In questa confusione intanto si insinuano tecniche presentate come neutre ma che sono, invece, l’espressione autoritaria di una visione dell’uomo fortemente negativa.

L’esperienza personale come commissario negli esami di stato mi ha confermato questa impostazione. I candidati, infatti, riportavano acriticamente un numero imprecisato di nozioni disarticolate. Questa posizione apparentemente confusa in realtà mira a dare alla conoscenza psicologica una connotazione di conformità nel tentativo di creare una professione di uomini in divisa, tutti uguali. Se esistono tante psicologie, in relazione all’immagine dell’uomo, dovrebbero esistere tanti psicologi differenziati, per ognuno dei quali dovrebbe variare il concetto di responsabilità sociale.

Credo di aver già sufficientemente chiarito che prima di parlare di una responsabilità sociale bisognerebbe chiarire a quale immagine dell’uomo, questa idea di responsabilità si collega. Se l’esempio viene dall’università, lo spettacolo è quanto mai deludente perché i teorici accademici sembrano più ansiosi di realizzare narcisismo e potere intesi come controllo per trasmettere di nuovo il valore dell’obbedienza. Il livello di approssimazione, di superficialità e di disprezzo tipico degli incolti, ad esempio stigmatizza l’esistenza di una psicologia ingenua che è stata quasi del tutto eliminata dalle facoltà di psicologia, ansiose di appartenere ai poli delle scienze naturali. La responsabilità sociale dello psicologo è anche quella di andare oltre gli specialismi sviluppando una visione più complessa del reale attraverso una conoscenza più estesa. Scrive Freud nel suo testo L’Analisi terminabile ed interminabile rispetto alla questione della formazione di uno psicoanalista quanto segue: “d’altro lato l’insegnamento analitico dovrebbe comprendere anche materie estranee al medico e che questi non ha alcuna occasione di incontrare nell’esercizio della sua attività: storia della civiltà, mitologia, psicologia delle religioni, letteratura. Senza un buon orientamento in questi campi lo psicoanalista si trova smarrito di fronte a gran parte del suo materiale. Viceversa molto di quanto si insegna nelle facoltà mediche, gli è del tutto inutile”.

2. Esistono rappresentazioni dello spirito del tempo nella fiction letteraria e artistica, che sono fonti particolarmente ricche di quella conoscenza intuitiva che è alla base di ogni cambiamento. Queste rappresentazioni sono non solo l’essenza stessa del presente, ma anche la sua immagine proiettata nel futuro.

In questo senso film come Arancia meccanica di Kubrick o L’uovo del serpente di Bergman, hanno saputo mostrarci, in maniera cristallina e perturbante, come i concetti di intelligenza, ricerca, sviluppo ecc., veri mostri intoccabili nell’ambito della cultura occidentale, non hanno alcun significato se non sono visti in relazione agli scopi. Non basta dire che la ricerca, una volta salvata una presunta eticità, si possa considerare al servizio dell’evoluzione umana.

Quali sono i valori che esprimono le scuole psicologiche, e i concetti di benessere e malattia e quindi le cure elaborate per affrontare il disagio psichico? In altri termini quale risposta danno alla domanda che cos’è un uomo? Un inconscio da esplorare, uno strumento da usare negli esperimenti non necessariamente violenti, un insieme di neuroni e riflessi? Io la penso diversamente perché sono orgoglioso di essere uno psicologo ingenuo e di appartenere ad una scuola umanistica ed esistenziale che considera l’esistenza di un valore che trascende la vita stessa. Il valore del concetto di autorealizzazione è alla base di qualunque benessere in una prospettiva di fiducia nei confronti della natura dell’uomo. Per uno psicologo umanista la responsabilità sociale è creare e promuovere una libertà di espressione che è alla base di qualunque realizzazione umana.

Il film di Kubrick, Arancia meccanica nel quale il regista riporta l’episodio del ministro degli interni il quale, per eliminare l’insicurezza da tutti quelli che vogliono sentirsi “garantiti e protetti”, ha pensato bene di rivolgersi agli specialisti “del comportamento” per eliminare l’aggressività dagli esseri umani nega qualunque libertà di scelta, il libero arbitrio, volontà, libertà in vista di una società ordinata, il sogno di qualunque totalitarismo. Con questo tipo di confusione, quale valore può avere il discorso ufficiale dell’integrazione razziale? È evidente che c’è un discorso di facciata ed un altro più realistico che lo nega.

Quale visione dell’uomo è questa? È semplice, esiste un’autorità irrazionale che giudica il “bene” come unica possibilità di creare un uomo “giusto”, eliminando il libero arbitrio. La denuncia ancora più angosciosa, perché immanente, viene poi dalla rappresentazione di Bergman che nel film L’uovo del serpente parla della teoria nascosta dallo scientismo medico che fu alla base delle sperimentazioni dei medici nazisti.

3. La terza elaborazione riguarda la descrizione della responsabilità sociale dei medici nazisti, veri depositari di una conoscenza psicologica volta alla distruzione e alla morte come ampiamente descritto da Hannah Arendt nel suo scritto Le origini del totalitarismo. Per loro la ricerca trascendeva l’uomo perché volta al bene comune, quello di eliminare le differenze.

Il conformismo degli automi, privati della individualità, è il vero pericolo della degenerazione dei sistemi democratici. La responsabilità di uno psicologo dal mio punto di vista è necessario divenga un impegno a impedire che questo possa accadere per non dimenticare che l’uomo nuovo che tanto somiglia ad un robot rappresenta il desiderio nascosto di necrofilia, l’amore per l’inanimato che sembra percorrere gli esseri umani.

Nel 1980 organizzai un convegno su O. Rank all’istituto Studi filosofici nel quale invitai il Professor Lifton ed ebbi con lui uno scambio di grande interesse. L’autore spiega nel testo I medici nazisti la responsabilità sociale di una psicologia della medicina ufficiale volta ad eliminare le differenze. Confermò la degenerazione probabile dei sistemi democratici e parlò apertamente del desiderio necrofilo. In questo caso quale sarebbe la responsabilità sociale? Quella che abbiamo già ampiamente descritto e cioè creare automi, macchine, annullare la volontà, il concetto di libertà e quindi stabilire che queste aspirazioni sono la patologia. La psicoterapia si configura quindi come necessità di eliminare tutto quello che in un determinato momento storico è considerato malato o pericoloso.

Questi psicologi “socialmente responsabili”, dunque, dovrebbero curare gli esseri umani partendo dall’idea che sono sbagliati e quindi devono essere rifatti. Ritengo che nessun accordo può essere possibile se prima le scuole psicologiche non hanno chiaramente espresso i postulati ai quali fanno riferimento, cioè una visione complessiva più congrua e più chiara, dopo aver provato a spiegare cosa è per loro un uomo. Nessuna alleanza nella confusione perché un completo caos è proprio il terreno di sviluppo dell’autoritarismo volto a eliminare ogni punto di vista critico. In un saggio del 1940 dal titolo La psicologia del quislingismo, Jones descriveva il desiderio di andare d’accordo a tutti i costi cioè una lenta resa incondizionata che spalancava le porte al Führer.

Noi riteniamo che l’apprendimento di una psicoterapia non può essere una trasmissione di tecniche che escludono coloro che le realizzano. La responsabilità sociale assume valore solo in un quadro d’insieme, cioè in una visione globale del mondo e dell’uomo, un lavoro di formazione richiede un lungo percorso di ricerca individuale che ha lo scopo di sviluppare l’espansione della coscienza, la capacità di adattamento, la formazione di una concezione soggettiva del mondo e dell’uomo. Una responsabilità sociale postula l’esistenza dell’essere.

Il sapere psicologico non può colludere con gli specialismi, i tecnicismi e la ricerca fine a se stessa e la convinzione autoritaria che il cambiamento non esiste se proviene da un uomo, ma solo da un condizionamento esterno. Scrive Hannah Arendt: “perché distruggere l’individualità è distruggere la spontaneità, la capacità dell’uomo di dare inizio con i propri mezzi a qualcosa di nuovo che non si può spiegare con la reazione all’ambiente e agli avvenimenti. Allora non rimangono altro che sinistre marionette con volti umani, che si comportano tutte come il cane dell’esperimento di Pavlov, che reagiscono tutte con perfetta regolarità anche quando vanno incontro alla propria morte. Il cane di Pavlov, l’esemplare umano ridotto alle reazioni più elementari, eliminabile o sostituibile in qualsiasi momento con altri fasci di reazioni che si comportano in modo identico, è il cittadino modello di uno stato totalitario, un cittadino che, fuori dai campi di concentramento, può essere prodotto solo imperfettamente””

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