Joë Bousquet – Il silenzio impossibile

Non conosco più il senso della parola poesia: è che non credo più in me stesso. Non ritrovo più in me l’uomo dei sensi, colui che faceva da contrappeso alla figura sociale e visibile, e questa sparizione inghiotte cartelli collocati di fronte a domini riservati.

Nei nostri esami di coscienza appare l’anima, ma per visitarci appena; tra tutte le nostre forze è quella che tratteniamo, ignorando le prove che così richiamiamo su di noi e di cui sarà frutto la sua sosta. Affrontiamo le nostre prove per unirci all’anima, di cui non siamo che la speranza, e per non pesarle più di un ricordo.

Il linguaggio non è una vana sequenza di parole, è l’atmosfera stessa dell’anima, un’alba che s’illumina, non certo del sole, ma di ciò che la terra dischiude in noi, sul fianco oscuro dello sguardo.

L’uomo non è, ma nasce.
La sua esistenza è l’analogia interiore dei suoi istanti più alti; egli non è questa assonanza ma colui che la guarda. E’ spirito, e la sua vita è il segno di questo spirito.
l’Io non è che l’intuizione di una compiutezza in cui ci è impedito di perderci, come nell’immaginazione universale.
Come morire? Assorbito ciascuno dalla propria notte viva.

Non conosciamo l’avvenire, non ne riceviamo il colpo: ce lo nascondiamo, ma ci culliamo con lui, entriamo da sonnambuli in questa vita smisurata.
Quale grandezza, di cui non siamo che l’eco, ci rende quel che siamo?

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