Max Fuschetto – Popular Games

Max Fuschetto è un giovane compositore e polistrumentista legato ad un forte sodalizio con la factory KonSequenz, che insieme ad Hanagoori Music, ha prodotto questo disco d’artigianato sonoro che spazia “dal minimal al jazz, dal tradizionale al contemporaneo” e presenta “canzoni ad organico variabile” con archi, fiati, elettronica, pianoforte, voci che “visitano” le musiche ed oltre. Voci, si, che cantano in Arbëreshë, la lingua della comunità italo-albanese, nei segmenti “Valle Valle” e “Portami con te”, perchè in questo capitolo d'”alleggerimento postmoderno” il coraggio di innovare non manca. Avanguardia, finalmente con coscienza storica notevole, come dimostrano le influenze numerose di musica popolare moderna e non come quelle di Arvo Part, Debussy e l’omaggiato Bill Evans di “Billy’s Mood”, il brano che chiude il disco, un elogio appassionato e languido, pervaso di musicante grazia.

Contaminato da un certo misticismo, che nella prima traccia “A sud delle nuvole” riporta alla memoria la musica d’ascesi di Stephan Micus, l’opera cerca costantemente un dialogo con l’ascoltatore riservandosi anche una veste più colloquiale e gioiosa, come per “Yee moon ye lo reprise” che ha il dono di richiamare le atmosfere a la Penguin Cafè Orchestra, in un tema che si ripete sviluppandosi e poi sfibrandosi delicatamente, ritornando al piano di Girolamo De Simone che l’aveva preceduta in “Ye moon ye lo”, anticipando i musicanti corsi e ricorsi insiti nel disco, in una raffinata estasi contemplativa.

I brani si sovrappongono l’uno sull’altro, in un unico lieve magma sonoro. “Fase Rem” è un feto ricostituente, sospeso sui binari del pre-conscio artistico a cui Fuschetto attinge, una suggestiva immersione in un altrove che abita vicino all’uomo, eppur su monti separati, in una irriducibile distanza di cui la seguente composizione si fa silente inno e che prosegue lirica nel niveo slancio sull’orlo del crepuscolo di “Bianco su nero”.
“Portami con te” è una carezza che ci conduce lontani, un’elegante danza che vira poi nell’incanto suggerito da “Canzone del Nord”, diario in note d’un approdo estremo sulla terra (compiuto dall’autore, a Capo Nord) e dell’anima, profumato ritorno alle radici che ramifica in germogli di spirito.
Ritornano poi le atmosfere di “Fase Rem” in “Harsh Voices”, dando così l’impressione che il nucleo centrale del disco sia avvolto in una nuvola di sogno, per concludersi nell’omaggio trasognato di “Bill’s Mood”, ai santi navigatori che hanno preceduto l’autore nella ricerca dell’arcipelago della musica pura.

“Popular Games” è il coraggioso volo di un equilibrista alle prese con una quieta estasi rinnovatrice. E, forse, l’accostamento proposto nel titolo non è un caso: un senso di collettività e tradizione all’interno di una nostalgica questione privata, accenno intimo in un disco che ha la tensione del Tutto, la pretesa d’un proprio linguaggio e che, soprattutto, è situato “tra l’autunno e la magia; un momento fluido che rinuncia al picco, al grido, alla gran scena, per insegnarmi, ancora una volta, ad ascoltare”.

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2 risposte a Max Fuschetto – Popular Games

  1. Antonio D´´Agostino ha detto:

    bravo,Luca!

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  2. girolamo ha detto:

    Trivellando rinvieni

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