Pat Garrett & Billy The Kid (Sam Peckinpah, 1973)

Film di Sam Peckinpah del 1973, è un  western statunitense basato sulla storia vera di Pat Garrett (James Coburn), ex barista promosso a sceriffo con l’incarico di dare la caccia al suo amico e bandito Billy “The Kid” (Kris Kristoffersen), con colonna sonora di Bob Dylan (anche attore), in particolare con “Knockin’ on Heaven’s Door”.

La fine del legame d’amicizia dei due, dovuta al nuovo incarico di Garrett, simbolizza la fine dell’era del Far West sul piano narrativo principale, che si innesta alla perfezione sullo sfondo della seconda metà dell’Ottocento. Garrett, l’uomo nuovo del West, divenuto ora tutore d’un ordine d’interessi nuovo – non più quello selvaggio e rude delle comunità rurali ma quello cinico e spietato del capitalismo – è contrapposto al bandito Billy, un assassino tuttavia non privo di gesti di grande umanità verso i più deboli, che rappresenta l’uomo del passato che gli speculatori dell’Est vogliono estinguere per sempre.

Ambientato nel maestoso mondo antico del Nord America, inghiottito da natura selvaggia e deserti immensi e regolato da codici d’onore, il film racconta il termine ultimo di un’era per l’avvento di quella nuova fatta di staccionate e dell’ampliamento delle grandi linee ferroviarie, con l’abbandono graduale delle locali economie di sussistenza e delle logiche comunitarie. E’ l’avvento della cosiddetta politica della “Nuova Frontiera Statunitense”, ossia dell’espansione verso Ovest e della modernizzazione di tali aree, guidata dalla Repubblica Federale e dalle corporazioni dell’Est, che avevano grande interesse nel “ripulire” certe zone franche attraverso l’arresto e l’uccisione di coloro che si opponevano tanto alla legge tanto al nuovo ordine che andava affermandosi.

In questo film, la violenza della natura e dell’uomo è lirica, pittorica e maestosa. Un alone epico pervade l’atmosfera tipicamente western, che mentre altrove è eccessivamente moralistica e “barocca”, qui è scarna ed essenziale, intrisa della nostalgia d’un mondo perduto e schiacciato dal mito del progresso dei tempi moderni, con le sue figure virili e malinconiche, che fossero carnefici o vittime, romanticamente immerse nel crepuscolo d’un’era.

“Pat Garrett & Billy the Kid”  è un manifesto audiovisivo d’un’era e dei tempi che cambiano, che consegna all’uomo il grande insegnamento di dubitare del “nuovo che avanza”, laddove si presenti prefigurando miracolosamente grandi miglioramenti e perdite nulle, oltre al fascino indiscutibile d’una epoca raramente narrata con la presente nostalgica sospensione di giudizio: chi fruirà dell’opera, potrà stabilire se ad oggi i banditi come “Billy The Kid” sono scomparsi oppure sono semplicemente altri, e forse di ben peggiori.
Peckinpah in tal proposito disse che «quando la gente impreca contro il mio modo di trattare la violenza, in pratica dice: “Non mostratemela, non voglio sapere, e prendetemi un’altra birra dal frigorifero…”. Credo che sia sbagliato, e pericoloso, rifiutare di riconoscere la natura animale dell’uomo», un credo che, terminata da poco l’era del buonismo New Deal dettata dal Codice Hays ed appena entrati in quella del ’68, non aiutò il “fascista” Peckinpah a farsi ben volere dall’ipocrita mondo di Hollywood.

La qualità più alta del cinema di “Bloody” Sam tutto ed in particolare di questa opera, è quella di togliere allo spettatore le classiche categorie di lettura: non esistono buoni nè cattivi. Il suo è un cinema che ama descrivere le zone grigie dell’America, fatto di antieroi, whiskey ed istinto di sopravvivenza. Quello che, in fin dei conti, è stato Peckinpah stesso.

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