Abracadabra, la poesia come formula magica – con Martino Baldi, Luca Buonaguidi, Roberto Carifi, Azzurra D’Agostino, Francesca Matteoni, Giacomo Trinci – Pistoia, 24/09/2016

L’Associazione Culturale SassiScritti propone all’interno di ‘Infanzia e città 2016’ una passeggiata poetico-fiabesca all’interno del centro cittadino. L’idea si sviluppa a partire dalla richiesta di ATP di lavorare sulla fiaba, tema conduttore della rassegna per questa edizione. In questo modo è nata una passeggiata, prevista il 24 settembre, che coniuga fiaba, poesia e estetica del paesaggio minuto in un percorso che non è un evento ma una piccola ‘crociata dei bambini’ in cui le famiglie saranno al centro di un’avventura fatta di parole, sguardi, immaginazione. Il momento conclusivo del percorso si incrocia poi con quello di avvio del festival: la passeggiata infatti si concluderà all’inaugurazione della mostra “Fabianfiaba. Cento illustrazioni per fiabe di Fabian Negrin” – fulcro attorno al quale si sviluppano tutti gli appuntamenti della rassegna.

I poeti coinvolti sono i pistoiesi Martino Baldi, Luca Buonaguidi, Roberto Carifi, Francesca Matteoni e Giacomo Trinci, che rielaboreranno per noi cinque fiabe le cui illustrazioni sono presenti nella mostra che dà il tema e l’avvio al festival: Pelditopo, Dattero bel dattero, La Sfortuna, I vestiti nuovi dell’imperatore e Colapesce. Cinque favole diversissime tra loro, per origine, autore, scrittura, immaginario, che saranno congiunte dal filo rosso di poter aprire delle porte speciali dentro la città.
Visiteremo insieme infatti alcuni luoghi davvero speciali e suggestivi, che ci verranno aperti per scoprire il lato magico e nascosto che ciascuna città nasconde. Ci fermeremo allora al bellissimo Chiostro di via della Crocetta, visiteremo i sotterranei, faremo tappa al Chiostro di San Lorenzo e scopriremo tutte le meraviglie del Teatrino Anatomico.

Il ritrovo è fissato per le ore 16:00 del 24 settembre davanti al fregio robbiano in p.zza Giovanni XXIII; la prenotazione è obbligatoria alla mail sassiscritti@gmail.com mentre per informazioni si può chiamare Lucia 329 8887992

clicca sulla locandina, ad alta risoluzione, per leggere il programma di Infanzia e Città 2016

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Francesco Guccini a Spedaletto per UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’appennino – con Stefano Testa, Diana Toccafondi, Marco Coppi

22/08, ore 19
FRANCESCO GUCCINI
GIULIANO TOCCAFONDI
presentazione dei libri “Tra i Castagli dell’Appennino” di e con Francesco Guccini e “C’è stato un tempo che tutto era un giardino” di Giuliano Toccafondi, per imparare l’arte dell’incontro con la valle della Limentra ascoltando le parole di Guccini, che qui ha costituito l’epica di Amerigo e altre celebri canzoni, che ci racconterà. Con Diana Toccafondi e Luca Buonaguidi.

a seguire
STEFANO TESTA
MARCO COPPI
letture e musica seguendo l’itinerario delle esplorazioni del titolare di BAR DIAVOLO e musicista prog-folk Stefano Testa sull’Alto Reno col cane Tobia nei racconti magici di un innamorato di queste valli, interrogate sul senso del tempo e l’invisibile che decide di apparirci, col flauto di Marco Coppi ad ispirare nuove avventure

NB
durante la serata verranno serviti aperitivi e degustazioni dal chiostro sul lago del Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, dove sarà possibile cenare al termine degli eventi (suggerita la prenotazione).

DOVE
Spedaletto Pistoiese (PT)
Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, via di Spedaletto 1

COME E PERCHE’ ARRIVARE
Il ristorante lago Lo Specchio si trova facilmente seguendo le indicazioni per Spedaletto Pistoiese – un piccolo borgo medievale sito in una valle circondata da boschi e sulle sponde del torrente Limentra – quando una deviazione di poche centinaia di metri dalla strada statale Porrettana (suggerita dalla segnaletica stradale) vi condurrà da noi. Gli spettacoli si terranno al chiosco di fronte al lago ed esterno al ristorante, dove sarà possibile ordinare da bere e da mangiare per un aperitivo o una degustazione, oltre alla possibilità di proseguire la serata a cena (consigliata la prenotazione). In caso di pioggia gli spettacoli e le altre attività previste si sposteranno in un’ampia sala all’interno del locale senza subire altre variazioni.

IL FESTIVAL
L’iniziativa è l’ultima delle quattro giornate del festival UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino, un piccolo festival in quattro tappe sulla montagna pistoiese, un’occasione di incontro e ascolto tra artisti e appassionati dell’Appennino tosco-emiliano e delle parole e le musiche ad esso ispirate, lontane dalle luci della città distante. A cura di Luca Buonaguidi, Emanuele Vivarelli, Elena Marconi.

CONTATTI
prenotazioni: 0573 470054
info: lucabuonaguidi@hotmail
www.carusopascoski.com
www.facebook.com/LagoLoSpecchioSpedaletto

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TRA I CASTAGNI DELL’APPENNINO, Francesco Guccini

Un viaggio in treno fino a Pàvana, lungo la ferrovia Porrettana, per avvicinarsi nel modo più autentico allo spirito delle canzoni e dei luoghi di Francesco Guccini. Un libro per scoprire, attraverso la viva voce di Guccini, i ricordi più personali, insoliti e inaspettati attinti da una vita intera tra musica e poesia, tra i boschi dell’Appennino che Guccini ci invita da sempre, attraverso i suoi versi, a scoprire.
Tra i castagni dell’Appennino è, naturalmente, anche un viaggio nella memoria, che ripercorre l’evoluzione artistica ed esistenziale di una delle più grandi voci del panorama musicale italiano. Dai primissimi dischi ed esibizioni nelle osterie alle influenze letterarie che percorrono tutta la sua produzione, dagli anni delle contestazioni politiche ai piccoli vezzi privati che hanno accompagnato decenni di concerti, fino a diventare mitici rituali collettivi.
«Per me scrivere canzoni voleva dire raccontare la propria esistenza, le proprie vicende. Non convivo spesso con la malinconia. Non è una mia caratteristica, se non forse nel momento del ricordo, perché il ricordo a volte immalinconisce. Il fatto è che noi il futuro non lo conosciamo e il presente è fugace, quindi viviamo soprattutto nel passato, nel ricordo. Ma quando poi le racconto, queste cose, le vesto sempre di ironia.»
Da Dio è morto a La locomotiva, da Incontro a L’avvelenata: un viaggio attraverso quarant’anni di grandi canzoni in cui Francesco Guccini, insieme a Marco Aime, ripercorre i luoghi, i tempi e i personaggi del suo immaginario, rivivendo le storie e le passioni che lo hanno reso celebre.

C’E’ STATO UN TEMPO CHE TUTTO ERA UN GIARDINO, Giuliano Toccafondi

“Quel fiume è stato il mio maestro d’asilo, delle elementari e delle superiori”: così Giuliano Toccafondi scrive della Limentra nel libro che raccoglie i suoi racconti dedicati alla valle e ai boschi che ha amato per tutta la vita e di cui è stato la memoria storica. Preceduto da un’affettuosa prefazione dell’amico Francesco Guccini ed arricchito dai disegni dell’architetto e docente universitario Bill Homes, il volume raccoglie i testi, in parte pubblicati ed in parte inediti, che Giuliano Toccafondi ha scritto a partire dal 1993. Si tratta di una geografia interiore fatta di luoghi e di persone che, passando dalla grande alla “piccola” storia, ci restituisce un affresco della “vita che fu” nella Valle delle Limentre, tra Bologna, Prato e Pistoia.
Nato il 24 settembre 1926 a Monachino, una frazione del Comune di Sambuca Pistoiese nella valle della Limentra orientale, Giuliano Toccafondi è stato un profondo ed appassionato dell’Appennino sotto vari aspetti: attraverso le ricerche sul campo che lo portarono a ritrovare i “sassi scritti” della val di Limentra, Giuliano Toccafondi si è spento nella sua casa di Monachino (Sambuca Pistoiese) all’età di 86 anni il 10 agosto 2013, a raccontarcelo ci sarà la figlia Diana Toccafondi, che ha curato la presente edizione con competenza, dedizione e sensibilità

I RACCONTI DI STEFANO TESTA, CON LA MUSICA DI MARCO COPPI

Stefano Testa è autore di “Una vita, una balena bianca e altre cose”, un piccolo gioiello di prog italiano, pubblicato in appena mille copie, molto amato da alcuni estimatori. Nel 1989 l’uscita di un disco in collaborazione con il clarinettista jazz Tony Scott, dal titolo “Boogaboo” e poi la rinascita artistica nel 2012 con “Il silenzio del mondo”, preludio di un nuovo capitolo in musica, nell’anno corrente con “Andrea il traditore”, un poema prog-folk-esistenzialista basato sulla confessione di un reduce della coda finale del Novecento italiano.
Da qualche anno Stefano Testa è, oltre che titolare di BAR DIAVOLO (gruppo facebook molto popolare sull’Appennino), autore di racconti fatti di presenza boschive inattese che vanno e vengono e ti scavano dentro, forse solo sognate, viste soltanto o neppure dal cane Tobia che lo accompagna nelle sue esplorazioni d’Alto Reno nei boschi, negli incontri che accadono o che si immaginano: alla fine non c’è differenza per chi si impegna a viver bene la propria vita tanto le proprie fantasie sul mondo.

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UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino, stasera con Azzurra D’Agostino e Andrea Biagioli

UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino torna stasera, giovedì 18 agosto alle 19 con
AZZURRA D’AGOSTINO
ANDREA BIAGIOLI
lettura di “Canti di un luogo abbandonato”, un viaggio nel tempo attraverso l’incontro con i resti di delle case, pozzi, tetti, persone dimenticate su queste montagne, per riscoprire con Azzurra D’agostino l’importanza di essere piccoli, con un eco in musica delle sue parole e di queste valli a cura di Andrea Biagioli.

“UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino”
è un piccolo festival in quattro tappe sulla montagna pistoiese, un’occasione di incontro e ascolto tra artisti e appassionati dell’Appennino tosco-emiliano e delle parole e le musiche ad esso ispirate, lontane dalle luci della città distante.

Spedaletto Pistoiese (PT)
Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, via di Spedaletto 1

E ora un testo di Azzurra e una canzone degli Antiphone, duo di cui una metà è Andrea Biagioli, per invitarvi ancora.

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“Siamo rimasti qui da soli
dove sono finite le bestie
le ostie degli uomini le madonne
i bambini cugini i figli le donne?
E questi alberi che guardano
non crediate che siano in pace
è come un grido questo bosco
anche se tace.”

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Slobodan Milosevic è innocente. Chi era il boia?

Slobodan Milosevic è innocente. Questa la sentenza della Corte dell’Aja di 2 settimane fa, che i media italiani hanno nascosto dopo averlo etichettato “boia dei Balcani”, giustificando le bombe del Governo D’Alema e la taglia di 5 milioni di dollari che gli USA misero sulla testa di un presidente regolarmente eletto, morto nel 2006 in circostanze ambigue dopo aver finito la sua vita in una cella mentre Karadzic andava allo stadio a vedere l’Inter con un passaporto croato. Milosevic venne arrestato per corruzione come Al Capone, alla scadenza dell’ultimatum degli Stati Uniti per consegnarlo all’ONU come capro espiatorio con la minaccia di bloccare gli aiuti economici per ricostruire la Jugoslavia che la NATO aveva bombardato. Oggi il tribunale internazionale ci dice che Milosevic non è un boia, che fu tutta una farsa politica e mediatica. Come scrisse il premio Nobel Aleksandr Solgenitsyn: «è stata l’onorabile compagnia dei leader delle potenze occidentali a mettere in moto l’estenuante guerra civile». Come in Iraq, Egitto, Libia, Ucraina, Siria. Cambiano gli interpreti, non cambia il metodo né l’esito.

non è un fake, è il Dipartimento di Stato U.S.A.

non è un fake, era il Dipartimento di Stato U.S.A. del governo Clinton.

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UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino, stasera con Francesca Matteoni e S y i l v i a

UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino torna stasera, lunedì 8 agosto alle 19 sul lago di Spedaletto con
Francesca Matteoni
S y i l v i a (Silvia Vettori)
letture per dare voci a torrenti e pietre e canzoni per fermare il tempo sopra queste valli generose a cura di due donne che sanno cantare, in poesia e in musica, tutto ciò che vive distante dalle luci della città. Francesca Matteoni esplorerà queste valli, fiumi e vite silenziose accanto alla chitarra e voce di Silvia Vettori.

“UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino”
è un piccolo festival in quattro tappe sulla montagna pistoiese, un’occasione di incontro e ascolto tra artisti e appassionati dell’Appennino tosco-emiliano e delle parole e le musiche ad esso ispirate, lontane dalle luci della città distante.

Spedaletto Pistoiese (PT)
Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, via di Spedaletto 1

E ora un testo di Francesca e una canzone di Silvia per invitarvi ancora.

Franscesca Matteoni – /il fiume nella piana parla di se stesso/

Ho questa carne scomposta in molte vite.

Zoppico quasi fermo sull’ossame
che a strati rende forte la mia terra.
Torrenti e il suono delle rane
le ombre raggrinzite dei rottami
sul segreto d’erba, sasso, zolla vuote.
Dentro lamine di rame avanzo
mi soffio sul telaio degli attrezzi.

La natura del terreno che si flette
nel rotolio dei pesci, il caglio
dei rifiuti e dei metalli.

Voi del fiume vedete il tratto
di un essere incessante, ripetuto –
gli anni rimestati, indifferenti
nel solco primigenio.

Voi non chiedete all’acqua se ha dolore
perché lei sempre ricompone il corpo
inghiotte, si risana, non trattiene
un volto o un alfabeto troppo a lungo.
Ed è intessuta a fondo, si strizza
dalle erbacce come gocciolio di lume.

Mi scrollano i bagnanti dalle gambe
dove l’airone vola via dal nido
sospeso in brevi specchi nel pulviscolo
bevuto dalle labbra nelle mani.

E quando in superficie rivedete
un filo che su un altro si ricuce
tremate – l’acqua ha un braccio, un occhio cabo
sul vostro vasto viso vi diviene.

A rivoli, segmenti, fossi ombrosi
dentro le porte chiuse delle strade –
a cumuli strappati di fogliame
a lenza improvvisate di canale
a crani di ratti fracassati.
L’animale scannato, la carogna
dentro i teschi l’argilla che s’annera
io tutto, tutto prendo e spingo in basso
che mi s’impietri
in me poi rifluisca
e faccia pace con le terre umane.
Quanto a lungo nell’acqua sosterete?

È ferita lo spacco dove cresco
e sono molta luce unita al fango,
forza della pianta, riflesso,
passo del ritorno.

Da dove vengo io? Dove m’interro
tra i vostri corpi sento un grido
che non avete, ancora, dimenticato.
Da dove vengo, dove straripo
dove vi tengo
con l’ansia del bene.
Nelle vostre città di ponti e mura
e cielo vetroso che si affaccia
sul mio limo bollente nell’arsura
nel tanfo ricoperto sotto il sole
dagli animali rossi d’iniezione –
e lento, io sempre troppo lento
m’incrosto, mi libero, discendo.
Intaglio, avvengo, in superficie
risplendo. Spurgo del mondo.

 

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UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino

UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino

è un piccolo festival in quattro tappe sulla montagna pistoiese, un’occasione di incontro e ascolto tra artisti e appassionati dell’Appennino tosco-emiliano e delle parole e le musiche ad esso ispirate, lontane dalle luci della città distante. L’ho organizzato nel paese dove sono inciampato tre anni fa e di cui mi sono innamorato, ci saranno Francesco Guccini, Azzurra D’agostino, Francesca Matteoni, Elias Nardi, Stefano Testa, Diana Toccafondi, Marco Coppi, Andrea Biagioli, Silvia Vettori, Luigi Riccioni e boschi, monti, torrenti, pietre, ombre, esseri, silenzi.

1-8-18-22 Agosto
Spedaletto Pistoiese (PT)
Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, via di Spedaletto 1

01/08 ore 18.30
LUCA BUONAGUIDI
ELIAS NARDI
un dialogo per musica e parole tra la Porrettana e l’Oriente attraverso i diari di viaggio di esplorazioni geografiche e artistiche, con il libro INDIA – Complice il silenzio e altri scritti appenninici di Luca Buonaguidi, il disco “Flowers of Fragility” e altre improvvisazioni per l’oud (liuto arabo) di Elias Nardi

08/08 ore 18.30
FRANCESCA MATTEONI
SYILVIA
letture per dare voci a torrenti e pietre e canzoni per fermare il tempo sopra queste valli generose a cura di due donne che sanno cantare, in poesia e in musica, tutto ciò che vive distante dalle luci della città.Francesca Matteoni esplorerà queste valli, fiumi e vite silenziose accanto alla chitarra e voce di Silvia Vettori

18/08 ore 18.30
AZZURRA D’AGOSTINO
ANDREA BIAGIOLI
lettura di “Canti di un luogo abbandonato”, un viaggio nel tempo attraverso l’incontro con i resti di delle case, pozzi, tetti, persone dimenticate su queste montagne, per riscoprire con Azzurra D’agostinol’importanza di essere piccoli, con un eco in musica delle sue parole e di queste valli a cura di Andrea Biagioli.

22/08
ore 18.30
FRANCESCO GUCCINI
GIULIANO TOCCAFONDI
presentazione dei libri “Tra i Castagli dell’Appennino” di e con Francesco Guccini e “C’è stato un tempo che tutto era un giardino” di Giuliano Toccafondi, per imparare l’arte dell’incontro con la valle della Limentra ascoltando le parole di Guccini, che qui ha costituito l’epica di Amerigo e altre celebri canzoni. Con Diana Toccafondi e Luca Buonaguidi
ore 19.30
STEFANO TESTA
MARCO COPPI
letture e musica seguendo l’itinerario delle esplorazioni del titolare di BAR DIAVOLO Stefano Testa sull’Alto Reno col cane Tobia nei racconti magici di un innamorato di queste valli, interrogate sul senso del tempo e l’invisibile che decide di apparirci, col flauto di Marco Coppi ad ispirare nuove avventure

Esposizione permanente
LUIGI RICCIONI – Fotografia d’Appennino
mostra fotografica di Luigi Riccioni che ritrae i protagonisti dell’Appennino: mufloni, farfalle, borghi abbandonati, cime innevate, ombre nel bosco segreto alla luce dell’alba

In copertina, un’opera di Ilaria Guarducci

a cura di Luca Buonaguidi, Emanuele Vivarelli, Elena Marconi

Il ristorante lago Lo Specchio si trova facilmente seguendo le indicazioni per Spedaletto Pistoiese – un piccolo borgo medievale sito in una valle circondata da boschi e sulle sponde del torrente Limentra – quando una deviazione di poche centinaia di metri dalla strada statale Porrettana (suggerita dalla segnaletica stradale) vi condurrà da noi. Gli spettacoli si terranno al chiosco di fronte al lago ed esterno al ristorante, dove sarà possibile ordinare da bere e da mangiare per un aperitivo o una degustazione, oltre alla possibilità di proseguire la serata a cena (suggerita la prenotazione). In caso di pioggia gli spettacoli e le altre attività previste si sposteranno in un’ampia sala all’interno del locale senza subire altre variazioni.

Contatti
prenotazioni: 0573 470054
info: lucabuonaguidi@hotmail
www.carusopascoski.com
www.facebook.com/LagoLoSpecchioSpedaletto

“Siamo rimasti qui da soli
dove sono finite le bestie
le ostie degli uomini le madonne
i bambini cugini i figli le donne?
E questi alberi che guardano
non crediate che siano in pace
è come un grido questo bosco
anche se tace.”
Azzurra D’Agostino

 

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Valentino Zeichen – Sono un poeta d’occasione

Dalla viva voce di Dario Bellezza

Zeichen ha da ridire su tutto,
anche sulla mia casa, proprio lui!
che vive in una baracca da abusivo,
e non possiede nientedimeno che
il suo squattrinato snobismo (…)
Intanto va a girare la salsa
nel cesso, dove cucina, sempre
in omaggio alle sue strampalate
teorie dell’eterno ritorno.
Mi sollecita a scrivere su di lui,
ma vista la sua condizione
andrebbe raccomandato a un poeta
del realismo socialista.
Qualcuno bussa alla porta del cesso
cucina, urge un bagno;
Zeichen è tirchio con i sanitari,
crede che siano tutti dei Duchamp;
per la ragazza apre un’altra baracca
dove c’è un vero bagno con vasca,
che nega a se stesso e ad altri.
Zeichen sarebbe anche un bravo poeta
ma è troppo pigro per applicarsi.

***

La poesia

Come un ricorrente duplicato di Big Bang
simula la nascita dell’universo
a sua differenza possibile figlia d’ignoti.
Ella ha madre sebbene svagata,
espulsa in un baleno dall’ispirata origine e
subito estranea all’istantanea matrice creativa.
La poesia: annodate interiora.
Si dipana nella prosaicità della lingua
e lascia scorgere allettanti Aleph
dall’inafferrabile momentaneità;
gli accostamenti accidentali
fra le lingua ancora brulicanti
l’apparentano agli invertebrati,
i nodi vengono al pettine dello stile e
il poeta deve alla sua perizia di fisiologo
il taglio dei versi.
Senza offendere le sinapsi semantiche
riconduce a capo i misurati segmenti
comparabili agli esagrammi
delle divinazioni Ching.
Ogni volta che la mimesi creativa ricomincia
si ripropone il dilemma: il mondo
deve supporsi creato in versi
come ventilano le scritture oppure
si tratta di opera in prosa evoluzionistica?
Nel dubbio aporistico
applichiamo alla creazione
l’analisi stilistica.

***

 

Scoppierà la guerra
e noi ci arruleremo
nei soldatini di piombo
sotto l’arco di trionfo;
sfileremo alla berlina
dietro l’ampia vetrina
d’una antica cartoleria.
Amore, pazienta che
metta a letto la poesia.

***

Se la linea
della tua vita
nella mano
ti pare breve,
allungala con la matita
e chissà? che l’innesto
non riesca.

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Sulla generica attribuzione di “populismo” a chi la pensa diversamente da noi

Molti opinionisti e commentatori, in buona e cattiva coscienza, si sono accaniti nei giorni successivi al referendum della Gran Bretagna su chi ha votato per lasciare l’Unione Europea.

– “Qual è stato il peso del populismo in questo risultato?”
– “Rifiuto questa terminologia. Populista oggi è chiunque abbia deciso di dare la parola al popolo, di rendergli il potere che gli appartiene, di ascoltare quel che dice quando gli si chiede in un referendum quel che pensa. Coloro che ricorrono alle parole populisti o populismi sono di solito dei populicidi, in altre parole degli assassini di popoli.”
Intervista a Michel Onfray, Corriere della Sera 26/06/2016

Il ricorso al termine “populismo” è ormai inopinato e casuale, un’accusa generica che si somma a chi più finemente invoca la revisione del suffragio universale (“Devono votare anche gli ignoranti?” il titolo di un editoriale del Washington Post che ha fatto il giro del mondo e che potete leggere qui) lamentando che non si può lasciare al popolo il diritto di decidere questioni complesse. Ma è stato davvero populismo quello espresso dagli inglesi?
Al momento gli inglesi non hanno ancora votato per un governo di estrema destra, hanno votato contro l’Europa delle banche, che è diverso e comprensibile, storicamente e culturalmente, sebbene sia un suicidio economico e sociale certo almeno nel breve termine. Ma lo avrebbero fatto anche in passato, anche in misura più massiccia, come le dichiarazioni di voto per fascia di età potrebbero indicare. Ciò nonostante, se domani si ripetesse il referendum vincerebbe il Remain perché alcuni in Gran Bretagna hanno giocato col voto di protesta e ora hanno capito le conseguenze (e come i proclami di un Farage diventino in un battito di ciglia carta straccia), ma altri hanno votato scientemente contro l’Europa delle banche, per fermare la globalizzazione e le cessioni di sovranità.
L’errore di scambiare il fronte del Leave per un fantomatico partito di destra inglese che va da Farage a Johnson è nei fatti una fantasia di persone realmente non informate dei fatti che si credono informate dei fatti (Farage, secondo i media inglesi, sarebbe contrario persino a entrare in un governo di coalizione per ottemperare al vuoto governativo lasciato dal suicidio politico di Cameron). Nei numeri non esiste in Inghilterra un simile partito, a maggior ragione adesso (paradossalmente) che un Farage ha già fatto e vinto la sua puntata più alta e può solo decrescere rispetto al suo sogno proibito di diventare il nuovo Mosley.

Il motivo per cui il Remain ha perso non è esclusivamente legato alla stupidità radicale di Cameron o al solo “becerismo” (quello che altri chiamano populismo, generalizzando su scala maggiore una minoranza xenofoba), ma perché gli inglesi e l’Europa sono sempre stati due cose diverse, solo strategicamente affini in funzione anti-tedesca da un secolo e più (e due guerre mondiali). La Gran Bretagna è sempre stata un’enclave dentro l’Unione Europea, e nei piani folli di Cameron il referendum avrebbe dovuto rafforzare le richieste di statuto speciale già concesse storicamente all’Inghilterra, oltre al suo personale governo. Ma non si stringe a sé il diverso – come avrebbe dovuto fare l’Europa – parlando una lingua insopportabile agli inglesi come l’avvicinamento alla Russia di Putin e altri temi inconciliabili con la visione geopolitica inglese – peculiarmente inglese! – ignorati da quei giovanissimi contro il brexit che coi soldi di papà hanno potuto diventare figli del mondo (e che Limes ribadisce qui). Il brexit è il sogno geopolitico di Schauble e di Putin – ancora una volta abile nel fare il suo gioco, restando in silenzio sul referendum conscio che ogni parola in merito avrebbe scosso l’inconscio russofobico degli inglesi – e questo è il motivo per cui a differenza del voto greco di un anno fa la Germania non ha fatto niente per impedire l’espressione democratica di un popolo sovrano, sperando nel colpo grosso. Non è un caso che 2013 il think thank Centre for Economic and Business Research prevedesse che il Regno Unito diventasse il nuovo leader in Europa nel 2030, superando proprio la Germania.
Ridurre l’ideologia di una pratica d’azione critica all’Europa delle banche al mero populismo dei Farage, Le Pen e Salvini non rispecchia la realtà complessa dei fatti storici in corso, così come l’ideologia moderata di chi propende per un cambiamento dall’interno che tutelasse l’unione (sebbene storicamente soprattutto le eversioni siano interne, e in questo noi italiani – dal PSI d’inizio secolo al PCI di fine – siamo maestri). Hegel sosteneva che “il reale è razionale” e quindi può essere analizzato, anziché scaricato come pulsione su quella fascia di popolazione responsabile di un fatto storico opposto a interessi e visione dell’altra.
Sono le pulsioni irriflesse a renderci beceri, non l’ideologia.
L’ideologia di entrambe le posizioni sul futuro dell’Europa parte da posizioni legittime che differiscono nel rapporto causa-effetto precedente al momento odierno ma non nel comune esito di un mondo ri-umanizzato, come fu l’Europa dell’immediato dopoguerra. L’amico Stefano Giaccone, che vive in terra d’Albione da anni ed è uno degli osservatori sul mondo preferiti del sottoscritto scrive: “Prevedo che prima delle prossime elezioni (in UK si vota con uninominale secca, UKIP potrebbe prendere milioni di voti e zero seggi), recessione, scioperi, omicidi e faranno un governo di coalizione che fermerà la procedura di uscita”. Se Trump non vincerà le elezioni e soprattutto se Juncker e Schauble lo permetteranno. Sono da leggere in questo senso le loro richieste di far uscire subito la Gran Bretagna dall’Europa, il treno politico della vita per chi vuole una Germania sempre più leader incontrastata grazie al contemporaneo indebolimento della Francia.

Tutto il mondo sta andando a destra (dall’Argentina all’India fino a noi) e il sintomo alla base resta questo neoliberismo folle, che rafforza le destre europee in particolare – qui più che altrove iniziano a mancare anche i benefici economici, oltre a quelli sociali – che hanno sempre partorito guerre mondiali. Fin tanto che le sinistre del mondo non prenderanno le distanze in modo irrevocabile dalla globalizzazione, il neoliberismo, il modernismo, non faranno che rafforzare l’estrema destra, lasciando ad essa il compito di farlo in modo becero -rendendo i popoli beceri – e i voti che in altri tempi sarebbero andati a moderati e sinistra.
Il mito dell’Europa unita a tutti i costi equivale al mito dell’Europa da sfasciare a tutti i costi. Ci vuole uno sforzo supplementare per superare l’idea pericolosa che i popoli non possano legittimarsi da parte di entrambi i populismi in causa. Per trovare un punto d’incontro, per renderci fratelli del mondo e per non consegnare la storia a becerismi come questo.

* grazie a Ignazio Gulotta e Carlo Bordone per aver generato l’occasione di un confronto civile su questi temi, da cui è nato questo post

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Brexit hangover

Milioni di inglesi firmano una petizione per indire un referendum che annulli il referendum. Per capire il futuro della Gran Bretagna lasciate stare la cultura, libri di Orwell e Huxley. A giudicare dalle mosse del day after (brexit), funziona meglio lo stereotipo degli inglesi ubriaconi.

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Brexit – I giovani hanno votato per restare e i vecchi per uscire dall’Europa, e quindi?

Nei commenti odierni all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea vige una premessa indimostrabile rilanciata sui social network: questa generazione di ventenni non solo avrebbe un’idea dell’Europa diversa da quella di chi non ha ventanni – il che è dimostrato dalle analisi del voto che stanno emergendo – ma avrebbe un’idea migliore delle altre fasce di popolazione che hanno votato al referendum, nonostante abbia perso di misura nella consultazione popolare. Questa dinamica è facilmente collegabile al vizio prospettico di far parte della sottocategoria di turno che ci si appresta a commentaree e non rendersene conto. Qualcosa che ha a che fare con l’infantilismo, più che con l’essere giovani, nel sentire le proprie idee come migliori, il che è umano, ma non oggettivo.
Il giudizio di valore implicito che presume il voto della generazione “entrante” più congruo di quella “uscente” è facilmente attaccabile: Hitler venne votato in massa dai giovani dell’epoca, dopo una crisi economica simile a quella odierna. Ciò nonostante oggi vi siano diversi studi comprovati sul conservatorismo della terza età, per attribuire un giudizio di valore negativo alla scelta di uscire dall’Europa dei non-più-ventenni è necessario qualcosa di più di un facile idealismo da tastiera: come accordare al progressismo europeista una valenza positiva (quando è ormai evidente il contrario, consultando qualsiasi parametro di una nazione facente parte dell’Unione esclusa la Germania)? Come accordare a questa generazione un qualche tipo di interesse a riscattare la propria quotidianità, ed averne una visione lungimirante?
Non basta dire che questa generazione ha subito la precarietà, gli insulti, le manganellate. Il passaggio logico che trasforma la precarietà subita in opinioni lungimiranti è tutto da dimostrare.
La contrapposizione tra generazioni c’è sempre stata, è nella natura della storia e non è una novità toccata a questa che anzi, ha avuto insulti e manganellate ma non ancora bombe, colpi di stato, carcerazione di massa (nel 1980 l’Italia era seconda solo all’URSS per detenuti politici, per esempio). Questa presunta generazione è invece la prima a lamentarsi della contrapposizione naturale con i padri senza riuscire ad affrontarla. Se questo referendum ha dato voce alla generazione “uscente” e perché quella “entrante” è ancora in fase tardiva di pubertà politica e non ha voce neppure quando gli spetterebbe democraticamente.
Dichiararsi per l’ennesima volta vittime del sistema quando si ha appena fallito una evidente possibilità di far valere le proprie opinioni non ci porterà da nessuna parte. Non riconoscere una prospettiva critica, all’interno di un qualsiasi movimento (figuriamoci una generazione) è un chiaro sintomo dell’incapacità di farsi movimento propositivo, ma solo passivo.
L’unica possibilità di raggruppare i ventenni di oggi in una generazione è attraverso i sintomi, anziché nelle risorse espresse. La passività è il sintomo principale dei ventenni di oggi all’interno di una sindrome ben più vasta che si chiama neoliberismo, modernismo e tutte le altre afflizioni dell’Europa contemporanea. E questa Unione Europea è una sindrome, una prospettiva finanziaria del neoliberismo più patologico.
Chiamarsi fuori da questa generazione che non vuole farsi azione è il primo passo per cambiarla e cambiare l’Europa. “O sei parte del problema o della soluzione”, cantava Claudio Rocchi negli anni Settanta che amiamo e da cui siamo distanti anni luce, nonostante si tratti soltanto di cinquanta anni fa.

* grazie a Francesco Terzago, che mi ha dato modo di elaborare queste riflessioni a caldo attraverso un confronto civile

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Stefano Giaccone – Franti, Kina e altri disastri

Ritorna in Italia Stefano Giaccone per due date a Firenze e Reggio Emilia, con la musica di FRANTI, KINA E ALTRI DISASTRI.

Un concerto chitarra e voce, con letture di Luca Buonaguidi – il sottoscritto – tratte dal libro “FRANTI. Perché era lì – antistorie da una band non classificata” (Nautilus Autoproduzioni) a cura di Cani Bastardi, la proiezione di video tratti dal dvd allegato al libro (Claudio Paletto, Mimmo Calopresti, West Front Video…) e la partecipazione straordinaria, per la data fiorentina, di Miro Sassolini con una sorpresa dedicata alla new wave anni Ottanta.

Infine Stefano sarà anche a Torino, il 16 giugno alle 18 si terrà uno spettacolo musicale ispirato ai diari di Guido Seborga “Occhio Folle Occhio Lucido” presso La Gang Del Pensiero con Gianluca Della Torca e Giovanna Mais. Saranno presenti le madrine dello spettacolo Laura H e Grazia N. Video reportage di Claudio Paletto.

Torino, 16-06, ore 18
La Gang Del Pensiero, Cso Telesio 99
Stefano Giaccone – “Occhio Folle Occhio Lucido”, spettacolo ispirato a Guido Seborga con Gianluca Della Torca, Giovanna Mais, Claudio Paletto…

Firenze, 17-06, ore 21
Spazio Glicine, Via San Gallo 2r
Stefano Giaccone – “Franti, Kina e altri disastri”, concerto, letture e video con Luca Buonaguidi e la partecipazione straordinaria di Miro Sassolini

Reggio Emilia, 18-06, dalle ore 20
Sala Trava, Via Ugo Bassi 9
Stefano Giaccone – “Franti, Kina e altri disastri”, concerto, letture e video con Luca Buonaguidi all’interno di un giorno di iniziative della Compagnia Pietribiasi Tedeschi

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Claudio Paletto – Pendant Brumaire (un concerto degli Algiers)

Mescolate Nick Cave a Nina Simone, il gospel al post-punk poi aggiungete frasi campionate di Malcom X, una voce nera che più nera non si può, suoni distorti, testi radicali, mixerate il tutto ed otterrete un ufo di nome Algiers, la colonna sonora delle rivolte di Fergusson.
Se li avete già sentiti sapete quello che dico, se ancora non li conoscete buttate un occhio al loro video/manifesto e soprattutto andate sul loro sito, pieno di tante altre (?) cose, e capirete perché mi è presa voglia di vederli, dal vivo, in concerto.


Per me ha sempre funzionato così: gruppi, musicisti, cantautori mi piacciono per la musica che fanno, ovvio, ma anche, a volte soprattutto, per come la fanno, per attitudini, contenuti e modi di comunicare che riconosco immediatamente vicini.
E’ una pratica questa, metà di pancia e metà di testa, dalle parti del cuore probabilmente, che, riconosco, in cinquant’anni, mi ha dato qualche cocente delusione, ma, in definitiva, ha contribuito a salvarmi la vita .
Ciò detto, visto che il personale giro del mondo in ottanta date di Franklin James Fisher e compagni non prevede tappe in Italia, mi ritrovo, con l’amata complice Maddalena, detta Madda, a decidere, conti alla mano, dove andare a strappare questi tre punti in trasferta: Londra, Berlino, Monaco, Amburgo, Bruxelles, Glasgow, Manchester, Brighton, Parigi, Reims, Lione…, concerto gratuito a Lione, … Lione.

Alt(r)e velocità:
n°2 biglietti TGV Torino-Lione, andata 16 nov / ritorno 18 nov, totale 180 euro, durata viaggio 3h e 45m
n°2 bigliettiFlixbus Torino-Lione, andata 16 nov / ritorno 18 nov,
totale 36 euro, durata viaggio 4h e 25m (compresa sosta autogrill di 30m)
Domanda: voi cosa scegliereste ? ……. Anche noi.

Non c’è ragione al mondo per devastare una valle e le finanze pubbliche con una “grande opera” che tra 30 anni per la stessa tratta e non si sa a quale prezzo ci farebbe guadagnare un’ora di tempo. E poi che ci andrebbe a fare tutta sta gente a Lione? Mica ci suonano sempre gli Algiers! A sarà dura.

Venerdì sera. Ultima puntata di “How to get aways with murder”, bella. Scolleghiamo il computer dalla tv proprio mentre irrompono le prime “dirette” da Parigi. Cinque minuti cinque per capire che la faccenda è davvero pesa poi ci attacchiamo ai cellulari, abbiamo amiche e amici da quelle parti, proprio in quel quartiere. Li sentiamo, stanno bene, ad alcuni, paradossalmente, diamo noi notizia di cosa sta succedendo. Per Madda è una sorta di dejà vù, lei che l’11 settembre del 2001 l’ha passato a piangere al telefono in attesa che il fidanzato newyorkese dall’altra parte dell’oceano le rispondesse. Mi addormento tardi, con due certezze neanche tanto originali : la prima è che se questo massacro fosse successo in un’altra parte di mondo la notizia non avrebbe nemmeno avuto i titoli di testa nei tg del giorno dopo e la seconda che non è proprio il momento migliore per andare ad un concerto in Francia.

Sabato mattina. Mercato rionale di S.Giulia, nel cuore di Vanchiglia. Un anziano piemontese si ferma davanti a un banco vicino a quello dove compro le verdure e si rivolge così al giovane marocchino che lo gestisce: <Visto cosa hanno combinato i tuoi amici a Parigi?> e si allontana. In contemporanea succedono tre cose:
uno – il ragazzo, impietrito, riesce solo a rispondere: <Non sono miei amici>
due – un cliente che ha assistito alla scena insegue il vecchio, gli urla di vergognarsi, lo copre di insulti.
tre – Madda si gira a guardarmi, mi conosce e già teme mi metta nei guai
Intanto Giuseppe, l’ambulante calabrese da cui mi servo da sempre, scuote la testa e mi indica un immigrato ancora più giovane e ancora più triste: <Lui l’ho preso ad aiutarmi al sabato anche se non ne ho così bisogno…sai è arrivato su quel barcone, quello con tutti quei morti>

Domenica. 48 ore di “speciali tv” hanno lasciato il segno. Sento al telefono mia madre, 87 anni appena compiuti. E’ più preoccupata di quando, nel ’79, andai a Bologna per il tanto atteso/temutoconcerto di Patti Smith, che peraltro in quell’occasione deluse la platea più combattiva perdendosi in lunghe chiacchiere su Papa Luciani. “Preferirei che non andassi” azzarda, e qui mi tocca, per l’ennesima volta, ricordarle che è da quando ho dieci anni che lei preferirebbe, sempre, che non andassi da qualunque parte, a far qualunque cosa.
I media cominciano a diffondere altre liste oltre a quelle dei morti: tour annullato per gli Eagles of Death Metal, (e ci mancherebbe) U2, Foo Fighters, Coldplay, Prince, tour annullati o sospesi (lutto, ragioni di sicurezza, “dopo quello che successo non ha più senso continuare”, “non sono più felice”) Madonna, tour confermato (“fermarsi vuol dire fare esattamente quello che vogliono”) Hermès, festa d’inaugurazione della nuova boutique del lusso a Torino, confermata (“con questo momento di gioia nella tragedia non ci arrendiamo al terrorismo”) Bob Dylan: prossime date confermate (con richiesta di sicurezza armata in sala) Papa Francesco, prossimo Giubileo: confermato (“si farà”)
Contattiamo direttamente gli Algiers: < voi che fate? >
La risposta arriva immediata e ruba le parole a B.Brecht :
<“nei momenti tristi, canteremo ancora”… vi aspettiamo! >
Ninkasi, Gerland. Si chiama così, Ninkasi come ninkasi e Gerland come la zona nella periferia sud di Lione in cui si trova, il locale, un fabbricato industriale già sede di una ditta di trasporti, dove si tiene il concerto. Emergiamo dalla penultima fermata di un metrò prima del capolinea, due passi sotto il giallo di lampioni che tagliano le sera e siamo dentro. Entrando mi sorprendo a valutare inconsciamente possibili vie di fuga. Già, ma fuga da chi, da cosa ? Meglio concentrarsi sulla birra, sul piccolo palco a ridosso del pubblico, a tiro di sudore proprio come piace a me, sui componenti della band che arrivano alla spicciolata con le chitarre a spalla, aiutano i tecnici a montare, si mischiano al pubblico per ascoltare ed applaudire il gruppo di spalla. Poi tocca a loro. Com’è stato il concerto ? Valeva la pena e non dico di più, d’altronde mica faccio il critico musicale. Io, al massimo, faccio sopralluoghi per storie che prima o poi racconterò. Corriamo sotto la pioggia verso l’ultimo metro, “nei momenti tristi canteremo ancora”.

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Linton Kwesi Johnson – Giù profondamente dove la collera cresce

Gli assassini di Kigali
devono essere operatori sanitari
i macellai di Butare
devono essere operatori sanitari
i selvaggi di Chatila
devono essere operatori sanitari
le bestie in Bosnia
devono essere operatori sanitari

Pra-pram-pram

Giù dentro il nuovo ordine mondiale
come una vecchia garza sporca
sulla faccia festosa dell’umanità
il vecchi ordine svela e rivela
la vecchia cicatrice che si riapre e dà nuovo male
la ferita primitiva stavolta non guarirà
e nell’antico scorrer di sangue
i tiranni tribali intingono il rancore

Gli assassini di Kigali
devono essere operatori sanitari
i macellai di Butare
devono essere operatori sanitari
i selvaggi di Chatila
devono essere operatori sanitari
le bestie in Bosnia
devono essere operatori sanitari

Pra-pram-pram

Giù nel nuovo ordine mondiale
ed è lo stesso vecchio Caino, un’abile sindrome
ancora più antica della caduta di Roma
ma nel nuovo ordine mondiale un’atrocità
è il linguaggio nuovo di zecca della barbarie
normalizzare
i massacri
razionalizzare
i pogrom
sanitizzare
il genocidio
e l’antico peccato tribale
ora lo chiamano pulizia etnica
già

Gli assassini di Kigali
devono essere operatori sanitari
i macellai di Butare
devono essere operatori sanitari
i selvaggi di Chatila
devono essere operatori sanitari
le bestie in Bosnia
devono essere operatori sanitari

Pra-pram-pram
Giù nel nuovo ordine mondiale

[http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=891]


Profonda nella profondità dell’angoscia
E dove la ricerca deve tuffarsi, ardere. già dove…
Il suono è l’eco del ventre della terra
Giù profondamente dove la collera cresce
Violentemente
La voce dev’essere ardente, come il lampo
Illuminando il cielo come la luna
Scorrendo negli angoli scuri
Mostrando il nemico e le sue mosse volgari
Forte come il tuono, calda
Il cammino non può essere che di sangue
La canzone del fango rappreso nel sangue
Morente
Si aggrappa alla vita
Pur morendo, vivendo il dolore
La fine non può essere che dolce
Definitiva

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“FRANTI. Perché era lì – antistorie da una band non classificata” a Inchiostri Ribelli, 1-5 giugno, Firenze

Nella cinque giorni di arti, ribelli e tatuaggi a Firenze di INCHIOSTRI RIBELLI, uno dei pochi momenti di vera controcultura nella Firenze che ha scambiato la cultura per i grandi eventi, ci sarà spazio anche per il libro “FRANTI. Perché era lì – antistorie da una band non classificata” che ho curato e scritto con Cani Bastardi, nell’ultima giornata del 5 giugno alle ore 15, quando parleremo leggeremo proietteremo il libro/dvd.
Tutte le giornate saranno caratterizzate da performance artistiche, musicali, presentazioni, letture, interventi ed esposizioni. Saranno presenti, per tutta la durata del festival, banchini di autoproduzioni artistiche sia in mostra che in vendita. Ciò che non mancherà sicuramente saranno il CIBO e il BERE, che saranno il principale motore di auto-finanziamento del Festival, visto che tutte le giornate saranno ad INGRESSO GRATUITO ad eccezione della serata di apertura.
Come ogni anno il ricavato del festival sarà benefit, stavolta per gli 86 imputati nel processone-farsa al Movimento Fiorentino: perché anni fa è stato iniziato un disegno, e noi non siamo persone che lasciano le cose a mezzo.”
A seguire il comunicato degli organizzatori e il programma giornaliero.
Enjoy!


“Negli anni delle grandi opere e delle grandi menzogne, dei muri alzati e dei muri imbiancati, un’idea diversa di vita e socialità non cede, ma anzi preme più forte per emergere, facendosi spazio attraverso Immagini, Suoni, Parole e qualsiasi altro mezzo espressivo.
Da qui, queste pulsioni possono prendere vita e trasformarsi in Movimento e motore di cambiamento radicale.
Inchiostri Ribelli nel corso degli anni ha intrecciato quelle culture di strada, di piazza e di periferia che con le loro riflessioni e i loro inchiostri danno colore alla nostra quotidianità, fatta di condivisione, autogestione e solidarietà. Una socialità diversa, che collide con la paura del nuovo e del diverso fomentata per innalzare barriere e anestetizzare menti, per dividere le persone e i loro problemi, i loro bisogni, i loro sogni.
Un’idea altra di vita e collettività non cede, impermeabile alla retorica del degrado e del decoro, ‘dispositivi’ creati ad hoc per giustificare la trasformazione delle città in esclusivi parchi giochi per turisti facoltosi.
Il nostro immaginario è ricco e vogliamo dargli corpo e voce, perché alimenti pensieri critici e visioni del mondo differenti, e aiuti chi in questi anni si è assunto la responsabilità e l’impegno di cercare di realizzarli.”

— MERCOLEDI’ 1 GIUGNO —

//// SERATA DI APERTURA @ CSA NEXT EMERSON \\\\

–> h.20 Cena
–> h.21 Presentazione del libro “Lui e L’orso” con l’autore Salvatore Cellerami
–> h.22 Presentazione del libro “Comix Riot” con l’autrice Gaia Cocchi (http://insideart.eu/2014/04/20/la-politica-del-graphic-novel/)
–> h.23 SERATA HIP HOP con:
– Funkbräu (Torino) (https://funkbrau.bandcamp.com/)
– Overkill Army (Savona)
– Effementi Poison Squad (Genova)
– Ninjaz Numa Crew (Firenze)
– Closing Dj set by NUMA CREW (Firenze)

Chiusura h.2:30

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— GIOVEDI’ 2 GIUGNO —

//// GIORNATA IN PIAZZA TASSO / Occupazione ViadelLeone \\\\

–> dalle h.12: Pranzo in piazza e birrette pomeridiane
–> Live Painting su supporti… “particolari”
–> Torneo di Basket 3vs3
–> Torneo di Calcetto
–> Dj set: Disco Rebel Foundation

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— VENERDI’ 3 GIUGNO —

//// GIORNATA @ LaPolveriera SpazioComune \\\\

–> dalle h.15 e per tutta la giornata:
– JAM SESSION a 360°: musica / reading / open mic (porta il tuo strumento, o un testo da leggere, o quello che ti senti) con Segugi Infernali del Purgatorio, Lamiere, GrippoMisto – Acoustic Paranza
– Live painting
– Banchini di riviste e pubblicazioni indipendenti
–> h.15 Machine Funk, Jam-Laboratorio di musica elettronica
–> h.16 Presentazione del libro “diSegni Ribelli” con l’autrice Milena Prestia
–> h.17 Chiacchierata su “La forza del segno”, un approfondimento sulle nuove forme di street art, a cura dell’Archivio 68 (http://www.centroelsamorante.it/archivio68/)
–> h.19 Aperitivo/cena
–> h.20 Spettacolo di Othavio, “Reading dal latobesodelafazenda” (http://www.rockit.it/fazenzalatobeso/biografia)
–> Musica per tutta la serata!

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— SABATO 4 GIUGNO —

//// TATTOO & COMIX in Occupazione via Toselli 2 \\\\

–> dalle h.14 TATOO CONVENTION & COMIX EXPO!
–> LIve sketching
–> h.15 Concerto cosplay di Nana
–> h.16 Presentazione del fumetto “La piattaforma 21” con l’autore Mattia Pagliarulo
–> h.17 Jam Hip Hop pomeridiana a cura di MO FIRE Movement con Local Artists
– Limitro(FI)
– Coen (presenta “Wild Love”) & Sputo from Urban Moove Click
– DowB x It’s the A from Mo’Fire
+ Open Mic (se volete fare un pezzo scriveteci/venite!)
–> h.19 Asta delle opere realizzate nel corso delle giornate
–> h.20 Aperitivo/cena
–> h.21 Ancora Hip Hop con Mo’fire Movement
–> h.23: Breakbeat, Dubstep, Drum’n’Bass con INNERCITY JUNGLE

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— DOMENICA 5 GIUGNO —

//// GIORNATA FINALE in VIA TOSELLI 2 \\\\

–> dalle h.14 TATTOO CONVENTION & COMIX EXPO!
–> h.15 Presentazione del libro “Franti. Perché era lì – antistorie da una band non classificata” con gli autori del collettivo Cani Bastardi (http://www.distorsioni.net/canali/libri/franti-perche-era-li-antistorie-da-una-band-non-classificata)
–> h.16 Giornata punk/hc/metal all’interno di inchiostri ribelli
– Loia blackpunk
– Carlos Dunga Thrash Soccer Punx
– Il Sentore del Malignio Emilio il meglio punk
– Speed Kills Heavy Metal
– Dragnet -Grind- Grindcore
– Bombardo Thrash Metal
– Chora Post hc
– Zarr post hc (Bologna)

–> h.17.30 Presentazione del libro “Il potere sovversivo della carta” con l’autrice Sara Pavan
–> Asta Finale
–> Chiusura del Festival!
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*TUTTI I GIORNI: mostre, autoproduzioni, arte random, bella gente.*

Esposizioni del Movimento per l’Emancipazione della Poesia
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Musica bella

Ciao, sono la rubrica del blog che si occupa di musica bella cinque dischi alla volta, che per questo si chiama musica bella e nessun altro titolo pretenzioso. Tutto il resto è catechismo musicale, che talvolta troverete ad introdurre le canzoni perché c’è un prete in ognuno di noi. Buon ascolto!

Gli anni dieci sono, ad oggi, il decennio della rinascita della psichedelia e del krautrock. Mano a mano che il mondo si fa sempre più insopportabile, il bisogno di musica con cui estraniarsi dalla realtà aumenta. Tra i migliori del sottogenere, c’è questo disco-gioiello dei Pinkunoizu, uno dei miei dischi preferiti del 2013 di cui The Quietus dice: “exists somewhere between La Dusseldorf and Harmonia before leaving the ground, escaping the Earth’s gravity and sailing off into far more cosmic, Hawkwind meets Tangerine Dream-like territories”. Cazzo se c’hanno preso.


“Sette Piccole Cose” è al contempo uno dei miei dischi italiani preferiti e probabilmente anche un disco di cui non avete mai sentito parlare. Mi dispiace molto che lo conoscano in pochi perché è magico, e mi è stato passato come un segreto tra iniziati in questo paese ingiusto verso i grandi. Dentro ci sono Luciano Cilio, Nick Drake, Terje Rypdal, Penguin Cafe Orchestra…e altri universi assenti che ci guidino lungo la notte. Valerio Daniele intanto continua incurante a comporre musica bellissima, si prenda ad esempio il singolo tratto dal suo nuovo disco “Sine Corde”.


“Love & Mercy”, il film dell’anno scorso sulla vita di Brian Wilson è uno dei migliori biopic a tema musicale in giro. E oltre che un film su Brian Wilson e i Beach Boys, è un film sulla nascita di “Pet Sounds” e la distruzione di “Smile”, sulle dinamiche dentro e intorno a una band, sul legame tra arte e follia, su come uno psicologo possa letteralmente rovinarti la vita e una donna possa poi salvartela e tante altre cose insieme, tutte trattate in modo egregio. E sulla colonna sonora non penso ci sia bisogno di dire niente.


Matthew Mondanile lascia i Real Estate. Quella chitarra luminosa e malinconica al contempo resta un ricordo musicale raro degli anni ’10 e questo pezzo un paradiso a portata di disco di una delle band contemporanee preferite del sottoscritto.


Mort Garson è uno dei pionieri della musica elettronica per Moog. Ma io lo amo sopratutto per essere quel genio folle e visionario che componeva – “warm earth music for plants and the people who love them” – musica per aiutare la crescita delle piante e raccontarne la vita interiore, che al netto di improbabili fantasticherie è musica bella e piena di suoni interessanti.

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