UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino

UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino

è un piccolo festival in quattro tappe sulla montagna pistoiese, un’occasione di incontro e ascolto tra artisti e appassionati dell’Appennino tosco-emiliano e delle parole e le musiche ad esso ispirate, lontane dalle luci della città distante. L’ho organizzato nel paese dove sono inciampato tre anni fa e di cui mi sono innamorato, ci saranno Francesco Guccini, Azzurra D’agostino, Francesca Matteoni, Elias Nardi, Stefano Testa, Diana Toccafondi, Marco Coppi, Andrea Biagioli, Silvia Vettori, Luigi Riccioni e boschi, monti, torrenti, pietre, ombre, esseri, silenzi.

1-8-18-22 Agosto
Spedaletto Pistoiese (PT)
Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, via di Spedaletto 1

01/08 ore 18.30
LUCA BUONAGUIDI
ELIAS NARDI
un dialogo per musica e parole tra la Porrettana e l’Oriente attraverso i diari di viaggio di esplorazioni geografiche e artistiche, con il libro INDIA – Complice il silenzio e altri scritti appenninici di Luca Buonaguidi, il disco “Flowers of Fragility” e altre improvvisazioni per l’oud (liuto arabo) di Elias Nardi

08/08 ore 18.30
FRANCESCA MATTEONI
SYILVIA
letture per dare voci a torrenti e pietre e canzoni per fermare il tempo sopra queste valli generose a cura di due donne che sanno cantare, in poesia e in musica, tutto ciò che vive distante dalle luci della città.Francesca Matteoni esplorerà queste valli, fiumi e vite silenziose accanto alla chitarra e voce di Silvia Vettori

18/08 ore 18.30
AZZURRA D’AGOSTINO
ANDREA BIAGIOLI
lettura di “Canti di un luogo abbandonato”, un viaggio nel tempo attraverso l’incontro con i resti di delle case, pozzi, tetti, persone dimenticate su queste montagne, per riscoprire con Azzurra D’agostinol’importanza di essere piccoli, con un eco in musica delle sue parole e di queste valli a cura di Andrea Biagioli.

22/08
ore 18.30
FRANCESCO GUCCINI
GIULIANO TOCCAFONDI
presentazione dei libri “Tra i Castagli dell’Appennino” di e con Francesco Guccini e “C’è stato un tempo che tutto era un giardino” di Giuliano Toccafondi, per imparare l’arte dell’incontro con la valle della Limentra ascoltando le parole di Guccini, che qui ha costituito l’epica di Amerigo e altre celebri canzoni. Con Diana Toccafondi e Luca Buonaguidi
ore 19.30
STEFANO TESTA
MARCO COPPI
letture e musica seguendo l’itinerario delle esplorazioni del titolare di BAR DIAVOLO Stefano Testa sull’Alto Reno col cane Tobia nei racconti magici di un innamorato di queste valli, interrogate sul senso del tempo e l’invisibile che decide di apparirci, col flauto di Marco Coppi ad ispirare nuove avventure

Esposizione permanente
LUIGI RICCIONI – Fotografia d’Appennino
mostra fotografica di Luigi Riccioni che ritrae i protagonisti dell’Appennino: mufloni, farfalle, borghi abbandonati, cime innevate, ombre nel bosco segreto alla luce dell’alba

In copertina, un’opera di Ilaria Guarducci

a cura di Luca Buonaguidi, Emanuele Vivarelli, Elena Marconi

Il ristorante lago Lo Specchio si trova facilmente seguendo le indicazioni per Spedaletto Pistoiese – un piccolo borgo medievale sito in una valle circondata da boschi e sulle sponde del torrente Limentra – quando una deviazione di poche centinaia di metri dalla strada statale Porrettana (suggerita dalla segnaletica stradale) vi condurrà da noi. Gli spettacoli si terranno al chiosco di fronte al lago ed esterno al ristorante, dove sarà possibile ordinare da bere e da mangiare per un aperitivo o una degustazione, oltre alla possibilità di proseguire la serata a cena (suggerita la prenotazione). In caso di pioggia gli spettacoli e le altre attività previste si sposteranno in un’ampia sala all’interno del locale senza subire altre variazioni.

Contatti
prenotazioni: 0573 470054
info: lucabuonaguidi@hotmail
www.carusopascoski.com
www.facebook.com/LagoLoSpecchioSpedaletto

“Siamo rimasti qui da soli
dove sono finite le bestie
le ostie degli uomini le madonne
i bambini cugini i figli le donne?
E questi alberi che guardano
non crediate che siano in pace
è come un grido questo bosco
anche se tace.”
Azzurra D’Agostino

 

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Valentino Zeichen – Sono un poeta d’occasione

Dalla viva voce di Dario Bellezza

Zeichen ha da ridire su tutto,
anche sulla mia casa, proprio lui!
che vive in una baracca da abusivo,
e non possiede nientedimeno che
il suo squattrinato snobismo (…)
Intanto va a girare la salsa
nel cesso, dove cucina, sempre
in omaggio alle sue strampalate
teorie dell’eterno ritorno.
Mi sollecita a scrivere su di lui,
ma vista la sua condizione
andrebbe raccomandato a un poeta
del realismo socialista.
Qualcuno bussa alla porta del cesso
cucina, urge un bagno;
Zeichen è tirchio con i sanitari,
crede che siano tutti dei Duchamp;
per la ragazza apre un’altra baracca
dove c’è un vero bagno con vasca,
che nega a se stesso e ad altri.
Zeichen sarebbe anche un bravo poeta
ma è troppo pigro per applicarsi.

***

La poesia

Come un ricorrente duplicato di Big Bang
simula la nascita dell’universo
a sua differenza possibile figlia d’ignoti.
Ella ha madre sebbene svagata,
espulsa in un baleno dall’ispirata origine e
subito estranea all’istantanea matrice creativa.
La poesia: annodate interiora.
Si dipana nella prosaicità della lingua
e lascia scorgere allettanti Aleph
dall’inafferrabile momentaneità;
gli accostamenti accidentali
fra le lingua ancora brulicanti
l’apparentano agli invertebrati,
i nodi vengono al pettine dello stile e
il poeta deve alla sua perizia di fisiologo
il taglio dei versi.
Senza offendere le sinapsi semantiche
riconduce a capo i misurati segmenti
comparabili agli esagrammi
delle divinazioni Ching.
Ogni volta che la mimesi creativa ricomincia
si ripropone il dilemma: il mondo
deve supporsi creato in versi
come ventilano le scritture oppure
si tratta di opera in prosa evoluzionistica?
Nel dubbio aporistico
applichiamo alla creazione
l’analisi stilistica.

***

 

Scoppierà la guerra
e noi ci arruleremo
nei soldatini di piombo
sotto l’arco di trionfo;
sfileremo alla berlina
dietro l’ampia vetrina
d’una antica cartoleria.
Amore, pazienta che
metta a letto la poesia.

***

Se la linea
della tua vita
nella mano
ti pare breve,
allungala con la matita
e chissà? che l’innesto
non riesca.

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Sulla generica attribuzione di “populismo” a chi la pensa diversamente da noi

Molti opinionisti e commentatori, in buona e cattiva coscienza, si sono accaniti nei giorni successivi al referendum della Gran Bretagna su chi ha votato per lasciare l’Unione Europea.

– “Qual è stato il peso del populismo in questo risultato?”
– “Rifiuto questa terminologia. Populista oggi è chiunque abbia deciso di dare la parola al popolo, di rendergli il potere che gli appartiene, di ascoltare quel che dice quando gli si chiede in un referendum quel che pensa. Coloro che ricorrono alle parole populisti o populismi sono di solito dei populicidi, in altre parole degli assassini di popoli.”
Intervista a Michel Onfray, Corriere della Sera 26/06/2016

Il ricorso al termine “populismo” è ormai inopinato e casuale, un’accusa generica che si somma a chi più finemente invoca la revisione del suffragio universale (“Devono votare anche gli ignoranti?” il titolo di un editoriale del Washington Post che ha fatto il giro del mondo e che potete leggere qui) lamentando che non si può lasciare al popolo il diritto di decidere questioni complesse. Ma è stato davvero populismo quello espresso dagli inglesi?
Al momento gli inglesi non hanno ancora votato per un governo di estrema destra, hanno votato contro l’Europa delle banche, che è diverso e comprensibile, storicamente e culturalmente, sebbene sia un suicidio economico e sociale certo almeno nel breve termine. Ma lo avrebbero fatto anche in passato, anche in misura più massiccia, come le dichiarazioni di voto per fascia di età potrebbero indicare. Ciò nonostante, se domani si ripetesse il referendum vincerebbe il Remain perché alcuni in Gran Bretagna hanno giocato col voto di protesta e ora hanno capito le conseguenze (e come i proclami di un Farage diventino in un battito di ciglia carta straccia), ma altri hanno votato scientemente contro l’Europa delle banche, per fermare la globalizzazione e le cessioni di sovranità.
L’errore di scambiare il fronte del Leave per un fantomatico partito di destra inglese che va da Farage a Johnson è nei fatti una fantasia di persone realmente non informate dei fatti che si credono informate dei fatti (Farage, secondo i media inglesi, sarebbe contrario persino a entrare in un governo di coalizione per ottemperare al vuoto governativo lasciato dal suicidio politico di Cameron). Nei numeri non esiste in Inghilterra un simile partito, a maggior ragione adesso (paradossalmente) che un Farage ha già fatto e vinto la sua puntata più alta e può solo decrescere rispetto al suo sogno proibito di diventare il nuovo Mosley.

Il motivo per cui il Remain ha perso non è esclusivamente legato alla stupidità radicale di Cameron o al solo “becerismo” (quello che altri chiamano populismo, generalizzando su scala maggiore una minoranza xenofoba), ma perché gli inglesi e l’Europa sono sempre stati due cose diverse, solo strategicamente affini in funzione anti-tedesca da un secolo e più (e due guerre mondiali). La Gran Bretagna è sempre stata un’enclave dentro l’Unione Europea, e nei piani folli di Cameron il referendum avrebbe dovuto rafforzare le richieste di statuto speciale già concesse storicamente all’Inghilterra, oltre al suo personale governo. Ma non si stringe a sé il diverso – come avrebbe dovuto fare l’Europa – parlando una lingua insopportabile agli inglesi come l’avvicinamento alla Russia di Putin e altri temi inconciliabili con la visione geopolitica inglese – peculiarmente inglese! – ignorati da quei giovanissimi contro il brexit che coi soldi di papà hanno potuto diventare figli del mondo (e che Limes ribadisce qui). Il brexit è il sogno geopolitico di Schauble e di Putin – ancora una volta abile nel fare il suo gioco, restando in silenzio sul referendum conscio che ogni parola in merito avrebbe scosso l’inconscio russofobico degli inglesi – e questo è il motivo per cui a differenza del voto greco di un anno fa la Germania non ha fatto niente per impedire l’espressione democratica di un popolo sovrano, sperando nel colpo grosso. Non è un caso che 2013 il think thank Centre for Economic and Business Research prevedesse che il Regno Unito diventasse il nuovo leader in Europa nel 2030, superando proprio la Germania.
Ridurre l’ideologia di una pratica d’azione critica all’Europa delle banche al mero populismo dei Farage, Le Pen e Salvini non rispecchia la realtà complessa dei fatti storici in corso, così come l’ideologia moderata di chi propende per un cambiamento dall’interno che tutelasse l’unione (sebbene storicamente soprattutto le eversioni siano interne, e in questo noi italiani – dal PSI d’inizio secolo al PCI di fine – siamo maestri). Hegel sosteneva che “il reale è razionale” e quindi può essere analizzato, anziché scaricato come pulsione su quella fascia di popolazione responsabile di un fatto storico opposto a interessi e visione dell’altra.
Sono le pulsioni irriflesse a renderci beceri, non l’ideologia.
L’ideologia di entrambe le posizioni sul futuro dell’Europa parte da posizioni legittime che differiscono nel rapporto causa-effetto precedente al momento odierno ma non nel comune esito di un mondo ri-umanizzato, come fu l’Europa dell’immediato dopoguerra. L’amico Stefano Giaccone, che vive in terra d’Albione da anni ed è uno degli osservatori sul mondo preferiti del sottoscritto scrive: “Prevedo che prima delle prossime elezioni (in UK si vota con uninominale secca, UKIP potrebbe prendere milioni di voti e zero seggi), recessione, scioperi, omicidi e faranno un governo di coalizione che fermerà la procedura di uscita”. Se Trump non vincerà le elezioni e soprattutto se Juncker e Schauble lo permetteranno. Sono da leggere in questo senso le loro richieste di far uscire subito la Gran Bretagna dall’Europa, il treno politico della vita per chi vuole una Germania sempre più leader incontrastata grazie al contemporaneo indebolimento della Francia.

Tutto il mondo sta andando a destra (dall’Argentina all’India fino a noi) e il sintomo alla base resta questo neoliberismo folle, che rafforza le destre europee in particolare – qui più che altrove iniziano a mancare anche i benefici economici, oltre a quelli sociali – che hanno sempre partorito guerre mondiali. Fin tanto che le sinistre del mondo non prenderanno le distanze in modo irrevocabile dalla globalizzazione, il neoliberismo, il modernismo, non faranno che rafforzare l’estrema destra, lasciando ad essa il compito di farlo in modo becero -rendendo i popoli beceri – e i voti che in altri tempi sarebbero andati a moderati e sinistra.
Il mito dell’Europa unita a tutti i costi equivale al mito dell’Europa da sfasciare a tutti i costi. Ci vuole uno sforzo supplementare per superare l’idea pericolosa che i popoli non possano legittimarsi da parte di entrambi i populismi in causa. Per trovare un punto d’incontro, per renderci fratelli del mondo e per non consegnare la storia a becerismi come questo.

* grazie a Ignazio Gulotta e Carlo Bordone per aver generato l’occasione di un confronto civile su questi temi, da cui è nato questo post

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Brexit hangover

Milioni di inglesi firmano una petizione per indire un referendum che annulli il referendum. Per capire il futuro della Gran Bretagna lasciate stare la cultura, libri di Orwell e Huxley. A giudicare dalle mosse del day after (brexit), funziona meglio lo stereotipo degli inglesi ubriaconi.

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Brexit – I giovani hanno votato per restare e i vecchi per uscire dall’Europa, e quindi?

Nei commenti odierni all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea vige una premessa indimostrabile rilanciata sui social network: questa generazione di ventenni non solo avrebbe un’idea dell’Europa diversa da quella di chi non ha ventanni – il che è dimostrato dalle analisi del voto che stanno emergendo – ma avrebbe un’idea migliore delle altre fasce di popolazione che hanno votato al referendum, nonostante abbia perso di misura nella consultazione popolare. Questa dinamica è facilmente collegabile al vizio prospettico di far parte della sottocategoria di turno che ci si appresta a commentaree e non rendersene conto. Qualcosa che ha a che fare con l’infantilismo, più che con l’essere giovani, nel sentire le proprie idee come migliori, il che è umano, ma non oggettivo.
Il giudizio di valore implicito che presume il voto della generazione “entrante” più congruo di quella “uscente” è facilmente attaccabile: Hitler venne votato in massa dai giovani dell’epoca, dopo una crisi economica simile a quella odierna. Ciò nonostante oggi vi siano diversi studi comprovati sul conservatorismo della terza età, per attribuire un giudizio di valore negativo alla scelta di uscire dall’Europa dei non-più-ventenni è necessario qualcosa di più di un facile idealismo da tastiera: come accordare al progressismo europeista una valenza positiva (quando è ormai evidente il contrario, consultando qualsiasi parametro di una nazione facente parte dell’Unione esclusa la Germania)? Come accordare a questa generazione un qualche tipo di interesse a riscattare la propria quotidianità, ed averne una visione lungimirante?
Non basta dire che questa generazione ha subito la precarietà, gli insulti, le manganellate. Il passaggio logico che trasforma la precarietà subita in opinioni lungimiranti è tutto da dimostrare.
La contrapposizione tra generazioni c’è sempre stata, è nella natura della storia e non è una novità toccata a questa che anzi, ha avuto insulti e manganellate ma non ancora bombe, colpi di stato, carcerazione di massa (nel 1980 l’Italia era seconda solo all’URSS per detenuti politici, per esempio). Questa presunta generazione è invece la prima a lamentarsi della contrapposizione naturale con i padri senza riuscire ad affrontarla. Se questo referendum ha dato voce alla generazione “uscente” e perché quella “entrante” è ancora in fase tardiva di pubertà politica e non ha voce neppure quando gli spetterebbe democraticamente.
Dichiararsi per l’ennesima volta vittime del sistema quando si ha appena fallito una evidente possibilità di far valere le proprie opinioni non ci porterà da nessuna parte. Non riconoscere una prospettiva critica, all’interno di un qualsiasi movimento (figuriamoci una generazione) è un chiaro sintomo dell’incapacità di farsi movimento propositivo, ma solo passivo.
L’unica possibilità di raggruppare i ventenni di oggi in una generazione è attraverso i sintomi, anziché nelle risorse espresse. La passività è il sintomo principale dei ventenni di oggi all’interno di una sindrome ben più vasta che si chiama neoliberismo, modernismo e tutte le altre afflizioni dell’Europa contemporanea. E questa Unione Europea è una sindrome, una prospettiva finanziaria del neoliberismo più patologico.
Chiamarsi fuori da questa generazione che non vuole farsi azione è il primo passo per cambiarla e cambiare l’Europa. “O sei parte del problema o della soluzione”, cantava Claudio Rocchi negli anni Settanta che amiamo e da cui siamo distanti anni luce, nonostante si tratti soltanto di cinquanta anni fa.

* grazie a Francesco Terzago, che mi ha dato modo di elaborare queste riflessioni a caldo attraverso un confronto civile

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Stefano Giaccone – Franti, Kina e altri disastri

Ritorna in Italia Stefano Giaccone per due date a Firenze e Reggio Emilia, con la musica di FRANTI, KINA E ALTRI DISASTRI.

Un concerto chitarra e voce, con letture di Luca Buonaguidi – il sottoscritto – tratte dal libro “FRANTI. Perché era lì – antistorie da una band non classificata” (Nautilus Autoproduzioni) a cura di Cani Bastardi, la proiezione di video tratti dal dvd allegato al libro (Claudio Paletto, Mimmo Calopresti, West Front Video…) e la partecipazione straordinaria, per la data fiorentina, di Miro Sassolini con una sorpresa dedicata alla new wave anni Ottanta.

Infine Stefano sarà anche a Torino, il 16 giugno alle 18 si terrà uno spettacolo musicale ispirato ai diari di Guido Seborga “Occhio Folle Occhio Lucido” presso La Gang Del Pensiero con Gianluca Della Torca e Giovanna Mais. Saranno presenti le madrine dello spettacolo Laura H e Grazia N. Video reportage di Claudio Paletto.

Torino, 16-06, ore 18
La Gang Del Pensiero, Cso Telesio 99
Stefano Giaccone – “Occhio Folle Occhio Lucido”, spettacolo ispirato a Guido Seborga con Gianluca Della Torca, Giovanna Mais, Claudio Paletto…

Firenze, 17-06, ore 21
Spazio Glicine, Via San Gallo 2r
Stefano Giaccone – “Franti, Kina e altri disastri”, concerto, letture e video con Luca Buonaguidi e la partecipazione straordinaria di Miro Sassolini

Reggio Emilia, 18-06, dalle ore 20
Sala Trava, Via Ugo Bassi 9
Stefano Giaccone – “Franti, Kina e altri disastri”, concerto, letture e video con Luca Buonaguidi all’interno di un giorno di iniziative della Compagnia Pietribiasi Tedeschi

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Claudio Paletto – Pendant Brumaire (un concerto degli Algiers)

Mescolate Nick Cave a Nina Simone, il gospel al post-punk poi aggiungete frasi campionate di Malcom X, una voce nera che più nera non si può, suoni distorti, testi radicali, mixerate il tutto ed otterrete un ufo di nome Algiers, la colonna sonora delle rivolte di Fergusson.
Se li avete già sentiti sapete quello che dico, se ancora non li conoscete buttate un occhio al loro video/manifesto e soprattutto andate sul loro sito, pieno di tante altre (?) cose, e capirete perché mi è presa voglia di vederli, dal vivo, in concerto.


Per me ha sempre funzionato così: gruppi, musicisti, cantautori mi piacciono per la musica che fanno, ovvio, ma anche, a volte soprattutto, per come la fanno, per attitudini, contenuti e modi di comunicare che riconosco immediatamente vicini.
E’ una pratica questa, metà di pancia e metà di testa, dalle parti del cuore probabilmente, che, riconosco, in cinquant’anni, mi ha dato qualche cocente delusione, ma, in definitiva, ha contribuito a salvarmi la vita .
Ciò detto, visto che il personale giro del mondo in ottanta date di Franklin James Fisher e compagni non prevede tappe in Italia, mi ritrovo, con l’amata complice Maddalena, detta Madda, a decidere, conti alla mano, dove andare a strappare questi tre punti in trasferta: Londra, Berlino, Monaco, Amburgo, Bruxelles, Glasgow, Manchester, Brighton, Parigi, Reims, Lione…, concerto gratuito a Lione, … Lione.

Alt(r)e velocità:
n°2 biglietti TGV Torino-Lione, andata 16 nov / ritorno 18 nov, totale 180 euro, durata viaggio 3h e 45m
n°2 bigliettiFlixbus Torino-Lione, andata 16 nov / ritorno 18 nov,
totale 36 euro, durata viaggio 4h e 25m (compresa sosta autogrill di 30m)
Domanda: voi cosa scegliereste ? ……. Anche noi.

Non c’è ragione al mondo per devastare una valle e le finanze pubbliche con una “grande opera” che tra 30 anni per la stessa tratta e non si sa a quale prezzo ci farebbe guadagnare un’ora di tempo. E poi che ci andrebbe a fare tutta sta gente a Lione? Mica ci suonano sempre gli Algiers! A sarà dura.

Venerdì sera. Ultima puntata di “How to get aways with murder”, bella. Scolleghiamo il computer dalla tv proprio mentre irrompono le prime “dirette” da Parigi. Cinque minuti cinque per capire che la faccenda è davvero pesa poi ci attacchiamo ai cellulari, abbiamo amiche e amici da quelle parti, proprio in quel quartiere. Li sentiamo, stanno bene, ad alcuni, paradossalmente, diamo noi notizia di cosa sta succedendo. Per Madda è una sorta di dejà vù, lei che l’11 settembre del 2001 l’ha passato a piangere al telefono in attesa che il fidanzato newyorkese dall’altra parte dell’oceano le rispondesse. Mi addormento tardi, con due certezze neanche tanto originali : la prima è che se questo massacro fosse successo in un’altra parte di mondo la notizia non avrebbe nemmeno avuto i titoli di testa nei tg del giorno dopo e la seconda che non è proprio il momento migliore per andare ad un concerto in Francia.

Sabato mattina. Mercato rionale di S.Giulia, nel cuore di Vanchiglia. Un anziano piemontese si ferma davanti a un banco vicino a quello dove compro le verdure e si rivolge così al giovane marocchino che lo gestisce: <Visto cosa hanno combinato i tuoi amici a Parigi?> e si allontana. In contemporanea succedono tre cose:
uno – il ragazzo, impietrito, riesce solo a rispondere: <Non sono miei amici>
due – un cliente che ha assistito alla scena insegue il vecchio, gli urla di vergognarsi, lo copre di insulti.
tre – Madda si gira a guardarmi, mi conosce e già teme mi metta nei guai
Intanto Giuseppe, l’ambulante calabrese da cui mi servo da sempre, scuote la testa e mi indica un immigrato ancora più giovane e ancora più triste: <Lui l’ho preso ad aiutarmi al sabato anche se non ne ho così bisogno…sai è arrivato su quel barcone, quello con tutti quei morti>

Domenica. 48 ore di “speciali tv” hanno lasciato il segno. Sento al telefono mia madre, 87 anni appena compiuti. E’ più preoccupata di quando, nel ’79, andai a Bologna per il tanto atteso/temutoconcerto di Patti Smith, che peraltro in quell’occasione deluse la platea più combattiva perdendosi in lunghe chiacchiere su Papa Luciani. “Preferirei che non andassi” azzarda, e qui mi tocca, per l’ennesima volta, ricordarle che è da quando ho dieci anni che lei preferirebbe, sempre, che non andassi da qualunque parte, a far qualunque cosa.
I media cominciano a diffondere altre liste oltre a quelle dei morti: tour annullato per gli Eagles of Death Metal, (e ci mancherebbe) U2, Foo Fighters, Coldplay, Prince, tour annullati o sospesi (lutto, ragioni di sicurezza, “dopo quello che successo non ha più senso continuare”, “non sono più felice”) Madonna, tour confermato (“fermarsi vuol dire fare esattamente quello che vogliono”) Hermès, festa d’inaugurazione della nuova boutique del lusso a Torino, confermata (“con questo momento di gioia nella tragedia non ci arrendiamo al terrorismo”) Bob Dylan: prossime date confermate (con richiesta di sicurezza armata in sala) Papa Francesco, prossimo Giubileo: confermato (“si farà”)
Contattiamo direttamente gli Algiers: < voi che fate? >
La risposta arriva immediata e ruba le parole a B.Brecht :
<“nei momenti tristi, canteremo ancora”… vi aspettiamo! >
Ninkasi, Gerland. Si chiama così, Ninkasi come ninkasi e Gerland come la zona nella periferia sud di Lione in cui si trova, il locale, un fabbricato industriale già sede di una ditta di trasporti, dove si tiene il concerto. Emergiamo dalla penultima fermata di un metrò prima del capolinea, due passi sotto il giallo di lampioni che tagliano le sera e siamo dentro. Entrando mi sorprendo a valutare inconsciamente possibili vie di fuga. Già, ma fuga da chi, da cosa ? Meglio concentrarsi sulla birra, sul piccolo palco a ridosso del pubblico, a tiro di sudore proprio come piace a me, sui componenti della band che arrivano alla spicciolata con le chitarre a spalla, aiutano i tecnici a montare, si mischiano al pubblico per ascoltare ed applaudire il gruppo di spalla. Poi tocca a loro. Com’è stato il concerto ? Valeva la pena e non dico di più, d’altronde mica faccio il critico musicale. Io, al massimo, faccio sopralluoghi per storie che prima o poi racconterò. Corriamo sotto la pioggia verso l’ultimo metro, “nei momenti tristi canteremo ancora”.

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Linton Kwesi Johnson – Giù profondamente dove la collera cresce

Gli assassini di Kigali
devono essere operatori sanitari
i macellai di Butare
devono essere operatori sanitari
i selvaggi di Chatila
devono essere operatori sanitari
le bestie in Bosnia
devono essere operatori sanitari

Pra-pram-pram

Giù dentro il nuovo ordine mondiale
come una vecchia garza sporca
sulla faccia festosa dell’umanità
il vecchi ordine svela e rivela
la vecchia cicatrice che si riapre e dà nuovo male
la ferita primitiva stavolta non guarirà
e nell’antico scorrer di sangue
i tiranni tribali intingono il rancore

Gli assassini di Kigali
devono essere operatori sanitari
i macellai di Butare
devono essere operatori sanitari
i selvaggi di Chatila
devono essere operatori sanitari
le bestie in Bosnia
devono essere operatori sanitari

Pra-pram-pram

Giù nel nuovo ordine mondiale
ed è lo stesso vecchio Caino, un’abile sindrome
ancora più antica della caduta di Roma
ma nel nuovo ordine mondiale un’atrocità
è il linguaggio nuovo di zecca della barbarie
normalizzare
i massacri
razionalizzare
i pogrom
sanitizzare
il genocidio
e l’antico peccato tribale
ora lo chiamano pulizia etnica
già

Gli assassini di Kigali
devono essere operatori sanitari
i macellai di Butare
devono essere operatori sanitari
i selvaggi di Chatila
devono essere operatori sanitari
le bestie in Bosnia
devono essere operatori sanitari

Pra-pram-pram
Giù nel nuovo ordine mondiale

[http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=891]


Profonda nella profondità dell’angoscia
E dove la ricerca deve tuffarsi, ardere. già dove…
Il suono è l’eco del ventre della terra
Giù profondamente dove la collera cresce
Violentemente
La voce dev’essere ardente, come il lampo
Illuminando il cielo come la luna
Scorrendo negli angoli scuri
Mostrando il nemico e le sue mosse volgari
Forte come il tuono, calda
Il cammino non può essere che di sangue
La canzone del fango rappreso nel sangue
Morente
Si aggrappa alla vita
Pur morendo, vivendo il dolore
La fine non può essere che dolce
Definitiva

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“FRANTI. Perché era lì – antistorie da una band non classificata” a Inchiostri Ribelli, 1-5 giugno, Firenze

Nella cinque giorni di arti, ribelli e tatuaggi a Firenze di INCHIOSTRI RIBELLI, uno dei pochi momenti di vera controcultura nella Firenze che ha scambiato la cultura per i grandi eventi, ci sarà spazio anche per il libro “FRANTI. Perché era lì – antistorie da una band non classificata” che ho curato e scritto con Cani Bastardi, nell’ultima giornata del 5 giugno alle ore 15, quando parleremo leggeremo proietteremo il libro/dvd.
Tutte le giornate saranno caratterizzate da performance artistiche, musicali, presentazioni, letture, interventi ed esposizioni. Saranno presenti, per tutta la durata del festival, banchini di autoproduzioni artistiche sia in mostra che in vendita. Ciò che non mancherà sicuramente saranno il CIBO e il BERE, che saranno il principale motore di auto-finanziamento del Festival, visto che tutte le giornate saranno ad INGRESSO GRATUITO ad eccezione della serata di apertura.
Come ogni anno il ricavato del festival sarà benefit, stavolta per gli 86 imputati nel processone-farsa al Movimento Fiorentino: perché anni fa è stato iniziato un disegno, e noi non siamo persone che lasciano le cose a mezzo.”
A seguire il comunicato degli organizzatori e il programma giornaliero.
Enjoy!


“Negli anni delle grandi opere e delle grandi menzogne, dei muri alzati e dei muri imbiancati, un’idea diversa di vita e socialità non cede, ma anzi preme più forte per emergere, facendosi spazio attraverso Immagini, Suoni, Parole e qualsiasi altro mezzo espressivo.
Da qui, queste pulsioni possono prendere vita e trasformarsi in Movimento e motore di cambiamento radicale.
Inchiostri Ribelli nel corso degli anni ha intrecciato quelle culture di strada, di piazza e di periferia che con le loro riflessioni e i loro inchiostri danno colore alla nostra quotidianità, fatta di condivisione, autogestione e solidarietà. Una socialità diversa, che collide con la paura del nuovo e del diverso fomentata per innalzare barriere e anestetizzare menti, per dividere le persone e i loro problemi, i loro bisogni, i loro sogni.
Un’idea altra di vita e collettività non cede, impermeabile alla retorica del degrado e del decoro, ‘dispositivi’ creati ad hoc per giustificare la trasformazione delle città in esclusivi parchi giochi per turisti facoltosi.
Il nostro immaginario è ricco e vogliamo dargli corpo e voce, perché alimenti pensieri critici e visioni del mondo differenti, e aiuti chi in questi anni si è assunto la responsabilità e l’impegno di cercare di realizzarli.”

— MERCOLEDI’ 1 GIUGNO —

//// SERATA DI APERTURA @ CSA NEXT EMERSON \\\\

–> h.20 Cena
–> h.21 Presentazione del libro “Lui e L’orso” con l’autore Salvatore Cellerami
–> h.22 Presentazione del libro “Comix Riot” con l’autrice Gaia Cocchi (http://insideart.eu/2014/04/20/la-politica-del-graphic-novel/)
–> h.23 SERATA HIP HOP con:
– Funkbräu (Torino) (https://funkbrau.bandcamp.com/)
– Overkill Army (Savona)
– Effementi Poison Squad (Genova)
– Ninjaz Numa Crew (Firenze)
– Closing Dj set by NUMA CREW (Firenze)

Chiusura h.2:30

__________________________

— GIOVEDI’ 2 GIUGNO —

//// GIORNATA IN PIAZZA TASSO / Occupazione ViadelLeone \\\\

–> dalle h.12: Pranzo in piazza e birrette pomeridiane
–> Live Painting su supporti… “particolari”
–> Torneo di Basket 3vs3
–> Torneo di Calcetto
–> Dj set: Disco Rebel Foundation

__________________________

— VENERDI’ 3 GIUGNO —

//// GIORNATA @ LaPolveriera SpazioComune \\\\

–> dalle h.15 e per tutta la giornata:
– JAM SESSION a 360°: musica / reading / open mic (porta il tuo strumento, o un testo da leggere, o quello che ti senti) con Segugi Infernali del Purgatorio, Lamiere, GrippoMisto – Acoustic Paranza
– Live painting
– Banchini di riviste e pubblicazioni indipendenti
–> h.15 Machine Funk, Jam-Laboratorio di musica elettronica
–> h.16 Presentazione del libro “diSegni Ribelli” con l’autrice Milena Prestia
–> h.17 Chiacchierata su “La forza del segno”, un approfondimento sulle nuove forme di street art, a cura dell’Archivio 68 (http://www.centroelsamorante.it/archivio68/)
–> h.19 Aperitivo/cena
–> h.20 Spettacolo di Othavio, “Reading dal latobesodelafazenda” (http://www.rockit.it/fazenzalatobeso/biografia)
–> Musica per tutta la serata!

__________________________

— SABATO 4 GIUGNO —

//// TATTOO & COMIX in Occupazione via Toselli 2 \\\\

–> dalle h.14 TATOO CONVENTION & COMIX EXPO!
–> LIve sketching
–> h.15 Concerto cosplay di Nana
–> h.16 Presentazione del fumetto “La piattaforma 21” con l’autore Mattia Pagliarulo
–> h.17 Jam Hip Hop pomeridiana a cura di MO FIRE Movement con Local Artists
– Limitro(FI)
– Coen (presenta “Wild Love”) & Sputo from Urban Moove Click
– DowB x It’s the A from Mo’Fire
+ Open Mic (se volete fare un pezzo scriveteci/venite!)
–> h.19 Asta delle opere realizzate nel corso delle giornate
–> h.20 Aperitivo/cena
–> h.21 Ancora Hip Hop con Mo’fire Movement
–> h.23: Breakbeat, Dubstep, Drum’n’Bass con INNERCITY JUNGLE

_________________________

— DOMENICA 5 GIUGNO —

//// GIORNATA FINALE in VIA TOSELLI 2 \\\\

–> dalle h.14 TATTOO CONVENTION & COMIX EXPO!
–> h.15 Presentazione del libro “Franti. Perché era lì – antistorie da una band non classificata” con gli autori del collettivo Cani Bastardi (http://www.distorsioni.net/canali/libri/franti-perche-era-li-antistorie-da-una-band-non-classificata)
–> h.16 Giornata punk/hc/metal all’interno di inchiostri ribelli
– Loia blackpunk
– Carlos Dunga Thrash Soccer Punx
– Il Sentore del Malignio Emilio il meglio punk
– Speed Kills Heavy Metal
– Dragnet -Grind- Grindcore
– Bombardo Thrash Metal
– Chora Post hc
– Zarr post hc (Bologna)

–> h.17.30 Presentazione del libro “Il potere sovversivo della carta” con l’autrice Sara Pavan
–> Asta Finale
–> Chiusura del Festival!
_________________________

*TUTTI I GIORNI: mostre, autoproduzioni, arte random, bella gente.*

Esposizioni del Movimento per l’Emancipazione della Poesia
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Musica bella

Ciao, sono la rubrica del blog che si occupa di musica bella cinque dischi alla volta, che per questo si chiama musica bella e nessun altro titolo pretenzioso. Tutto il resto è catechismo musicale, che talvolta troverete ad introdurre le canzoni perché c’è un prete in ognuno di noi. Buon ascolto!

Gli anni dieci sono, ad oggi, il decennio della rinascita della psichedelia e del krautrock. Mano a mano che il mondo si fa sempre più insopportabile, il bisogno di musica con cui estraniarsi dalla realtà aumenta. Tra i migliori del sottogenere, c’è questo disco-gioiello dei Pinkunoizu, uno dei miei dischi preferiti del 2013 di cui The Quietus dice: “exists somewhere between La Dusseldorf and Harmonia before leaving the ground, escaping the Earth’s gravity and sailing off into far more cosmic, Hawkwind meets Tangerine Dream-like territories”. Cazzo se c’hanno preso.


“Sette Piccole Cose” è al contempo uno dei miei dischi italiani preferiti e probabilmente anche un disco di cui non avete mai sentito parlare. Mi dispiace molto che lo conoscano in pochi perché è magico, e mi è stato passato come un segreto tra iniziati in questo paese ingiusto verso i grandi. Dentro ci sono Luciano Cilio, Nick Drake, Terje Rypdal, Penguin Cafe Orchestra…e altri universi assenti che ci guidino lungo la notte. Valerio Daniele intanto continua incurante a comporre musica bellissima, si prenda ad esempio il singolo tratto dal suo nuovo disco “Sine Corde”.


“Love & Mercy”, il film dell’anno scorso sulla vita di Brian Wilson è uno dei migliori biopic a tema musicale in giro. E oltre che un film su Brian Wilson e i Beach Boys, è un film sulla nascita di “Pet Sounds” e la distruzione di “Smile”, sulle dinamiche dentro e intorno a una band, sul legame tra arte e follia, su come uno psicologo possa letteralmente rovinarti la vita e una donna possa poi salvartela e tante altre cose insieme, tutte trattate in modo egregio. E sulla colonna sonora non penso ci sia bisogno di dire niente.


Matthew Mondanile lascia i Real Estate. Quella chitarra luminosa e malinconica al contempo resta un ricordo musicale raro degli anni ’10 e questo pezzo un paradiso a portata di disco di una delle band contemporanee preferite del sottoscritto.


Mort Garson è uno dei pionieri della musica elettronica per Moog. Ma io lo amo sopratutto per essere quel genio folle e visionario che componeva – “warm earth music for plants and the people who love them” – musica per aiutare la crescita delle piante e raccontarne la vita interiore, che al netto di improbabili fantasticherie è musica bella e piena di suoni interessanti.

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Miro Sassolini e “L’Attesa del Canto” – Un brano inedito con Gianni Maroccolo, Paolo Tarsi e Monica Matticoli per lanciare il nuovo disco

mirosassolini1

“Allontanarsi, sentirsi vivo”
Miro Sassolini, Pack

Tre album coi Diaframma per entrare nella storia della new wave italiana. Poi altrettanti passi indietro per “destrutturarsi e reinventarsi” con coraggio. Ernesto De Pascale lo definì  “semplicemente un creativo”. Oggi Miro Sassolini è un artista completo e un uomo che sa raccontarsi con semplicità e sincerità. Fondatore con Monica Matticoli e Cristiano Santini del Progetto S.M.S., è autore di un’opera di frontiera come Da qui a domani, 2012, che suggella trent’anni di ricerca, di incontri e di sperimentazioni. Questo, oltre il riassunto sintentico della carriera musicale di Miro Sassolini, era l’incipit della mia intervista-reportage a Miro Sassolini di quattro anni fa a uno dei miei personali miti della New Wave, che da questa intervista in poi è diventato anche un amico con cui ho avuto la fortuna di collaborare in qualche occasione, in particolare un’intervista aperta al pubblico nel suo speciale concerto Miro Sassolini 50/30 – Dalla New Wave a Domani e la partecipazione di Miro a un volume che stavo mettendo insieme dal titolo FRANTI. Perché era lì – antistorie da una band non classificata, , intorno a quella che per chi scrive è una delle più grandi band italiane, con gli scritti dei Cani Bastardi.
Oggi Miro Sassolini torna con un nuovo disco, che si farà grazie al crowdfunding e l’aiuto dei fan e dei curiosi. Un disco di cui potete leggere tanto qua sotto, con una chicca: un brano inedito, non un estratto del disco, ma un vero e proprio regalo.
Come recita il comunicato stampa, “L’attesa del canto” risale al 2014, quando Miro chiese a Gianni Maroccolo di mettere “due linee di basso” su un brano costituito da una melodia intrecciata a un tappeto di voci che ne formavano l’ossatura musicale: l’idea era quella di utilizzare lo strumento-voce per “cercare” intorno all’origine del suono della parola mediante stratificazioni vocali, aggiungendo in un secondo momento gli strumenti musicali. “L’attesa del canto” non è il singolo dell’album “Del mare la distanza” ma un’operazione unica, a sé stante con Miro Sassolini alla voce, Gianni Maroccolo al basso, Paolo Tarsi alle tastiere, i missaggi di Cristiano Santini e un testo di Monica Matticoli.

Buon ascolto e lettura, per chi volesse contribuire alla realizzazione del disco, ecco il link: http://www.musicraiser.com/it/projects/5854-del-mare-la-distanza-nuovo-disco-per-la-voce-della-new-wave-italiana

Miro Sassolini, una delle voci più amate della new wave italiana, melodista e sperimentatore vocale, torna con un nuovo e prestigioso progetto insieme all’eclettico Cristiano Santini, già produttore di Da qui a domani. Al disco collaborerà anche Gianni Maroccolo, straordinario bassista della scena fiorentina degli anni ’80, produttore, musicista innovativo e d’avanguardia. Maroccolo affiancherà Santini nella produzione artistica e nella cura della parte musicale del progetto.
Nell’album, il cui concept è stato ideato dalla poetessa Monica Matticoli e che si chiamerà Del mare la distanza, si parlerà del mare, del dolore, dell’amore. La forma-canzone tradizionale, già destrutturata dalla ricerca vocale di Sassolini e dall’anarchia compositiva di Matticoli nel disco del 2012, sarà esposta alla creatività e all’esperienza di Maroccolo e Santini, già insieme ai tempi del Consorzio Produttori Indipendenti.
L’album sarà prodotto da Cristiano Santini presso il Morphing Studio di Bologna in collaborazione con Contempo Records, storica etichetta fiorentina: per davvero, dalla new wave a domani.

Del mare la distanza, una lettera di Miro Sassolini

Cari amici e care amiche raisers,

c’è un tempo in cui desideriamo tornare da dove siamo partiti perché possiamo, e vogliamo, portare con noi ciò che siamo diventati.

Per realizzare il mio nuovo disco ho messo insieme collaboratori speciali, persone unite dalla condivisione di una parte imprescindibile di presente e dalla condivisione di una parte significativa di passato in cui, e sento di poterlo dire con umiltà e consapevolezza, abbiamo contribuito a scrivere pagine memorabili della musica italiana. Ci unisce il fuoco della sperimentazione e la ricerca, instancabile, in spazi talvolta poco convenzionali ma sempre animati dal coraggio e dalla determinazione.

Per celebrare la gioia che mi dà la presenza di Cristiano, Gianni e Monica nel mio nuovo disco ho pensato, insieme a Cristiano, a un’edizione Deluxe da collezione.

Del mare la distanza sarà un vinile di sei brani con contenuti esclusivi; un piccolo gioiello che vorremmo assomigliasse alle linee melodiche che scriverò innanzitutto per voi e che plasmeranno la poesia di Monica sulle musiche di Gianni e Cristiano per essere ricompattate dalla maestria di Santini, artigiano del suono.

L’edizione Deluxe, con tiratura limitata di 500 copie, conterrà una bonus track esclusiva e una fotografia 18X12 esclusiva del progetto, che non verrà commercializzata, con dedica personalizzata. L’edizione Deluxe conterrà inoltre un esclusivo booklet fotografico 30X30, che pure non verrà commercializzato, con dodici opere di Angelo Gambetta, autore dei superbi scatti in bianco e nero del booklet di Da qui a domani, il mio primo disco solista col Progetto S.M.S.

Per ricompensarvi del vostro affetto, che sarà determinante per la produzione di questo lavoro, e per ringraziarvi dell’impegno che ci metterete, ne siamo certi, nell’aiutarci a diffondere e a promuovere la nostra inziativa, abbiamo deciso di scrivere i nomi di ciascuno e di ciascuna di voi nel booklet rendendolo così ancora più unico, a incancellabile testimonianza della nostra amicizia.

Del mare la distanza sarà realizzato fra agosto e ottobre 2016 così da poter essere consegnato agli amici e alle amiche raisers che parteciperanno alla sottoscrizione fra la fine del 2016 e l’inizio del 2017.

Se il disco verrà commercializzato uscirà esclusivamente in vinile e download digitale. Le eventuali copie destinate alla vendita mediante i canali tradizionali saranno un’edizione standard priva dei contenuti extra (bonus track, fotografia e booklet fotografico), che resteranno un’esclusiva della Deluxe edition e di voi raisers che, inoltre, avrete avuto l’opportunità di avere ascoltare in anteprima il nostro lavoro.

Del mare la distanza verrà presentato all’OFF di Modena nei primi mesi del 2017. Il concerto sarà aperto a tutti ma voi, cari amici e care amiche raisers, avrete la possibilità di chiacchierare con noi in un incontro organizzato in esclusiva per questa campagna di crowdfunding.

Il lavoro che abbiamo in mente, e che vi chiedo di aiutarci a produrre, è un’opera innovativa, capace di stare dentro alla storia trasformando il passato con l’esperienza del presente, per guardare a domani. Con l’idea di realizzare, insieme, un pezzo di futuro.

Grazie.

Miro

 

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INDIA – complice il silenzio @ Bologna in Lettere | 21/05/2015

INDIA – Complice il silenzio è stato invitato a partecipare a Bologna in lettere, il festival della letteratura contemporanea che si tiene a Bologna da quattro anni. E ha naturalmente accettato con un tuffo di testa. Non ci sono scogli, ma tanti altri bravi scrittori italiani. Io ci sarò il 21 maggio alle 18, cioè domani e siete tutti invitati. E vi suggerisco di andarci anche oggi per un’altra bella carrellata di cose belle.

VENERDI’ 20 MAGGIO ore 19.30
COSTARENA VIA AZZO GARDINO 48
Cura e conduzione Alessandro Brusa

“MADE IN BO” – Prima parte
Centrale di transito
Ceci n’est pas une anthologie (Perrone editore)

Sono stati invitati Alberto Bertoni, Alessandro Brusa, Maria Luisa Vezzali, Martina Campi, Rodolfo Cernilogar, Serena Di Biase, Francesca Del Moro, Valerio Grutt, Eva Laudace, Loredana Magazzeni, Lorenzo Mari, Ivonne Mussoni, Gabriele Xella, Paolo Valesio, Giuseppe Nibali, Valentina Pinza, Francesca Serragnoli, Roberta Sireno, Giancarlo Sissa, Sarah Tardino, Veronica Tinnirello
*
“MADE IN BO” – Seconda parte
Fuori Formato
Reading con Vincenzo Bagnoli, Vittoriano Masciullo, Daniele Barbieri, Sergio Rotino

***
SABATO 21 MAGGIO ore 13.00
EX FORNO – MAMBO BAR VIA DON MINZONI 14
Cura e conduzione Enea Roversi, Francesca Del Moro

“Imprinting – Autori alla carta”

Pranzo letterario con Angelo Rossi, Davide Ferrari,Clery Celeste, Chiara Cantagalli, Ksenja Laginja, Simona De Salvo
Elio Talon, Eugenia Galli

***
SABATO 21 MAGGIO ore 18.00
CORTILE CAFE’ VIA NAZARIO SAURO 24
Cura e conduzione Enea Roversi

“Bande à part”

Reading con Luigi Cannillo, Ugo Rapezzi, Roberto Batisti
Rossella Renzi, Raffaele Ferrario,Vittorio Tovoli, Enza Armiento
Angela Grasso, Luca Buonaguidi, Emilia Barbato

***
SABATO 21 MAGGIO ore 21.00
ATELIERSI VIA S. VITALE 69

Cura e conduzione Jacopo Ninni

“Riscrizioni di mondo”
Performance di
Andrea Inglese, Gianluca Codeghini

Arte-fatti contemporanei

Alessandro Amaducci
“Post Rebis / In the Cave / I Am Your Database”

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Chassol – Fabbrica Europa, Firenze, 07/05/2016

Per la XXII edizione di Fabbrica Europa a Firenze si è deciso di portare tra gli altri tre musicisti tra i migliori rappresentanti della world music contemporanea: Bombino, Vieux Farka Touré e Chassol. Se i primi due nomi sono abbastanza noti al pubblico della musica alternativa in Italia, Bombino per l’interminabile serie di concerti fatti in Italia negli ultimi due anni e il musicista malese perché figlio d’autore di Alì Farka Touré, il nome di Chassol poteva apparire più come una scommessa della kermesse.
Eppure Cristophe Chassol è uno dei più originali compositori contemporanei, con uno stile eclettico tra Stravinsky, Morricone, Steve Reich, Miles Davis, Stevie Wonder, Ravi Shankar, il tropicalismo. Perché Chassol è sì francese, ma musicalmente un figlio del mondo del XXI secolo, e la sua musica non ha confini. Se “Indiamore” era un album e un film omaggio all’India dell’anima con riprese video e campionamenti tra le strade e la gente di Varanasi e Calcutta, – un diario di viaggio multimediale tra musicofilia ed etnografia – “Big Sun” andato in scena alla Stazione Leopolda è la medesima operazione arricchita e ancora più a fuoco (soprattutto sul piano delle riprese video) ma stavolta dedicata alla sua terra d’origine, la Martinica nelle Antille francesi.
Accompagnato come sempre dal batterista Lawrence Clais, il concerto è stato un tutt’uno con lo scorrere delle riprese di viaggio sullo sfondo, espressione di quella armonizzazione delle tracce vocali e sonore raccolte empaticamente in viaggio con uno spirito alla Alan Lomax, che è il segno distintivo della ricerca musicale e forse umana di Chassol.

CONTINUA A LEGGERE QUI – http://www.impattosonoro.it/2016/05/13/reportage/chassol

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Alberto Dubito – Sono un cantanoie (e se muoio giovane, spero sia dal ridere)

“È essere all’inizio ma avere vent’anni
essere alla fine ma avere vent’anni”

Alberto Dubito era un poeta-rapper (Disturbati dalla CUiete) morto solo a 21 anni, nel 2012. Nelle sue parole c’è tutta l’urgenza della prossimità dell’abisso, urgenza che si fa azione poetica senza contrazione lenta del pensiero. Nessun poeta contemporaneo ha saputo dire meglio l’inquietudine bastarda di chi ha/aveva vent’anni all’inizio del XXI secolo e non era un boy-scout, con quei suoi versi-cazzotti-cazzate sospesi tra l’atmosfera di un concerto punk hardcore e l’attitudine assoluta al rap. Alberto mi fa pensare a Franti, e come Franti ha agito ed è sparito. Ma come cantano i Negazione, lo spirito continua… Sul suo sito internet www.albertodubito.it potete leggere, ascoltare e vedere tutte le sue opere, gratuitamente, che sono state raccolte da Agenzia X, editore da urlo che si occupa di controcultura. Vi invito a farlo, se vi piace chi accende un fuoco e poi sparisce.

 


Corrosi ci siamo corrosi

Non credo tu voglia sentire c’è da dire
che per capire ci sarebbe tanto da dire

Battevo il ritmo
per i vicoli strabici
con i condizionatori
nelle orge di palazzoni

Sintetici, le emozioni
sono segnali elettrici
trasmessi dal metallo
delle città. ripetiamoci

Battevo il ritmo
per i vicoli strabici
con i condizionatori
nelle orge di palazzoni

Sintetici, le emozioni
sono segnali elettrici
trasmessi dal metallo
delle città. andiamoci

Il vento sudato che annuncia l’arrivo della metro
a roma, nel coma delle tue ciglia misurate al metro
nell’arancio vetro dei lampioni al bordo
dell’arancio tetro delle mille città teatro

L’annuncio della metro
a roma nel coma
delle tua ciglia chilometriche
nelle città teatro metalliche

Azzeriamo i pezzi di queste metropoli
azzeriamo i pezzi di queste metropoli
spacchiamo i pezzi di queste metropoli
spacchiamo i pezzi di questo monopoli

Prendimi per mano (stringimi la mano)
bruciamo bene noi
bruciamo in fretta ehi
chiedimi come mi chiamo, poi

Prendimi per mano andiamo per le vie
a piedi scalzi leggendo tra le ferrovie
gli avvisi dei nostri sorrisi divisi
nei mesi di crisi se vieni non mi avvisi

Corrosi ci siamo corrosi
corsi ci siamo rincorsi
corrosi ci siamo corrosi
ricordi ci siamo rincorsi

Prendimi per mano andiamo a bestemmiare
fuori dalle chiese paleocristiane
neoclassiche bizantine barocche gotiche
riscriviamo le nostre bibbie eretiche

Corrosi ci siamo corrosi
corsi ci siamo rincorsi
corrosi ci siamo corrosi
ricordi ci siamo rincorsi

Pestiamo a morte i sampietrini delle piazze
giocando a carte con la sorte fuori dalle stanze
con le sirene costanti di sbirri e ambulanze
prendimi per mano bruciamo le distanze

Corrosi ci siamo corrosi
corsi ci siamo rincorsi
ci siamo corrosi i ricordi
ricordi ci siamo rincorsi

***

Mah

Fuori dal bar in centro si concentrava
un melting pot di cultura americana importata
un signore sulla cinquantina conciato da imprenditore
chiacchierava di punk-pop con un raver sotto acido

I film di serie B ormai mi sembrano riprese
di vita quotidiana, reality, 1984.
l’imprenditore torna a casa e sodomizza
la moglie poi l’ammazza e si suicida

Passando in bici stamattina l’ho visto
nelle locandine fuori dalle edicole pentagonali
non che mi sia stupito
c’è da chiedersi perché?

***

Cara frustrazione

Cara frustrazione
mentre non trovo casa e marcisco in periferia
a qualche chilometro dalla capitale
le vie esplodono tra cariche e questori
tra scudi e manganelli flessibili

Io invece resto bloccato
nei gironi delle corriere piene di precari e lebbrosi
contemporanei, e mi perdo
tutto

Cara frustrazione,
nei miei giorni neri, che ritorni come
lunedì, come l’inverno, come
tutte le metro che perdo

E sono scappato qua Giusto per non marcire
in qualche facoltà,
finito tra le infinite liste di affitti&afflitti,
a perdere gli affetti…

***

14 dicembre, romaBrucia

Il sole abbaglia e il cielo è azzurro sereno sopra piazza venezia

Che dopo il lancio dei lacrimogeni sono sempre
tutti molto commossi,
poi commozioni cerebrali e pensavo fosse una triste
guerra civile tra cani…
tra nebbie di fumogeni e urli sfrangiati, caschi contro caschi.
frustrAzione quando la polizia carica e
ho la batteria scarica per non sapere dove sei

Il sole resiste e il cielo è azzurro serio sopra via del corso

Spremendoci malox e limone negl’occhi
fuochi d’artificio sulle camionette.
la Sfiducia artificiale, un paese che Sfiora
il fondo.
sullo Sfondo diverse nuvole di fumo nero
camionette e macchine civili in fiamme ma

Il sole arranca e il cielo si tinge di grigio sopra piazza del popolo

Ho sentito 84 tuoni di bombe carta in totale.
l’arrivo dei blocchi, quando la strada viene imbracciata
pali delle vie e sampietrini e ondate di panico Fisico
tra la folla.
una strategia già troppo militare, infiltrati. infiltrati.
le camionette invadono la piazza e sparano
lacrimogeni sul popolo della piazza. pazzia.
il tempo di urlare e vederli correre nella nostra direzione
il tempo di buttare il tabacco col fumo
e correre via con gli occhi che esplodono

Vedo In alto, col volto coperto, le mani a p38.
flash di un vecchio incubo italiano

La luna è calma dietro i tetti tra un cielo noncurante sopra san
lorenzo

Ora che siamo lontani ti parlo di quanto sia futile.
e mi accorgo che è una guerra tra cani
ma già decisa, già vista e voluta. siamo Volubili.
c’hanno fottuto come sempre. sul giornale web
un finanziere pestato tiene il ferro in mano
un incappucciato lo sorregge.
c’hanno fottuto come sempre

La notte si fa gelida e metabolizziamo questi bocconi freddi.
avvinghiati

***

C’è stato un colpo di stato (d’animo)

Coglie l’occhio rapido, rapito dallo scorrere e l’occorrere
delle ricorrenze vuote come buste della spesa piene di scontrini
come il resto della cassiera messo sul banco mentre porgo la mano

Scrivo poesie bruttemmerde e posso dir quel che mi pare
che sto nudo e fotto solo fatto come un cane
che mi sveno col bicchiere pieno che mi fate e faccio schifo
che odio il cielo e che niente di quel che scrivo è tutto vero
è tutto vero, è tutto vero, è tutto vero come scrivere che è
tutto vero per ridere

Arriverò sotto casa tua in mutande, in pieno dicembre, in bici
interdetto arriverò anche in intercity se ti trasferisci

E il cielo è sempre più grigio caro rino
un altro giro di parole, un altro blues
un altro giro di gin, capovolgo il cielo col mare
e pioverà a dirotto per anni, noi che per amare
abbiamo smesso di dirlo.
e abbiamo giornate più amare. e altri giri di parole
e calli d’amanti, calli d’amianto
e colli dove stenderci a guardare questa via lattea ipertrafficata
o a farci travolgere dai tramonti tra i tralicci.
o a farci riavvolgere. x4
così detta tra noi,
in fondo che ci fotte del dopo e del poi, del
ne Dubito

Travolti dai tramonti tra i tralicci
e detta tra di noi
ti luccicano gli occhi riflessi nelle stagnole mica nei diamanti
così detta tra noi,
in fondo che ci fotte del dopo e del poi

***

Sono un cantanoie

Svuoto i cassetti e
piego i miei scritti come origami
non sono mai stato bravo a fare le valigie
vedo codici a barre pure nelle strisce pedonali a
milano tra strade grigie palazzi del colore delle strade
e il cielo del colore dei palazzi Tutti uguali, magari
diventeremo sterili portando nelle tasche i cellulari
vivo veloce abbracciato a una musica consolatrice
rientro tardi e metto abiti con riflessioni in carta
dimenticate dentro la lavatrice
ricorda: l’acqua non perdona facilmente
l’inchiostro svanisce
per la pioggia o per errori analoghi
ho perso anche di peggio
ipotesi che non leggerò mai sul mio leggio
per consolarmi appoggio l’orecchio sull’asfalto e ascolto
il rombo dei forse e della metro nei tunnel
come vuoti d’aria dentro le arterie
non ho soluzioni per un mondo ideale
punto a tentare di correggerne le traiettorie
ma ’sto giro non prendermi troppo sul serio
io sono solo un cantanoie

Non ho calma e le cuffie a palla
un passante mi ferma non sento ma è facile intuire quel che dice
gli porgo d’accendere

***

Su genitori e generazioni

E poi Dovevamo nascere prima.
o dopo. così per cagare il cazzo fino in fondo.
siamo cresciuti a cavallo tra ’sti due cazzo di secoli.
abbiamo imparato a contare e sbagliare in lire.
abbiamo pagato in euro il primo pacchetto di sigarette.
abbiamo seguito il tumore espandersi in streaming.
chi ha quindici anni adesso è cresciuto con la parola Crisi.
noi, che siamo partiti dritti come treni, sui binari degli anni
mille, ora siamo un po’ disorientati.
tipo dei minotauri

È essere all’inizio ma avere vent’anni.
essere alla fine ma avere vent’anni

***

Sembra che

Sembra che, questa generazione, abbia paura di rimanere, sola,
a pensare.
C’è sempre bisogno di un supporto.
Esce di casa, sbadiglia, mette su la musica in cuffia, entra
nell’esterno.
Rimanere soli con se stessi a fissarsi negli occhi può essere deludente,
o forse solo troppo pesante per gli standard quotidiani.
Si guarda attorno… in mezzo a un plastico stretto, su un cemento
freddo, con un sorriso malinconico, e delle occhiaie consapevoli.
Cammina dando ritmo ai pensieri, consapevole che vive, consapevole
che non c’è tempo da perdere, che una strada non ce
l’hai e se te la crei, è sudore.
Il disco si era inceppato, il suono si ripete fino a diventare fastidioso
oltre la sopportazione umana. Come i giorni, come le
stagioni, come me, come te. Che leggi e vivi ogni giorno e ogni
giorno ti illudi sia diverso.
Da che?
No… giocati il gioco che vuoi, le conquiste che ti servono per
sopravvivere. Ma abbiamo tutti una bomba a orologeria sopra
alla testa.
Prosegue sulla strada tracciata dal ritmo dei suoi pensieri,
incantati come il disco nel suo lettore, da orecchio a orecchio.

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Musica bella

Ciao, sono la nuova rubrica del blog che si occuperà di musica bella cinque dischi alla volta, che per questo si chiama musica bella e nessun altro titolo pretenzioso. Tutto il resto è catechismo musicale, che talvolta troverete ad introdurre le canzoni perché c’è un prete in ognuno di noi. Buon ascolto!

Cos’è un singolo killer? E’ una canzone estratto da un disco che ha tutto – ritmo, melodia, testo, immediatezza e quella magia inspiegabile se non attraverso parole diverse per ognuno – per diventare un classico istantaneo. E ora un esempio dall’ultimo disco strepitoso di quella nuova leggenda soul che è Charles Bradley, un uomo arrivato alla gloria debuttando a 63 anni dopo decenni di calvario tra i marciapiedi di New York, lavori assurdi (come l’imitatore di James Brown…) e un infarto. Per farcelo venire a noi, l’infarto, ma di quelli belli da morire dentro una canzone o ballando tutto il senso delle sue parole, come “I try to find a certain style/To keep my soul from runnin’ wild”.

Una delle più belle canzoni italiane del 2016 è di Verdiana Raw, oggi come lo sarà anche a dicembre. Una voce al crocevia tra Marissa Nadler, Tori Amos e Diamanda Galas. Rock lirico e colto, denso di suggestioni e con la fascinazione del buio. Premere play per restare abbacinati.

Tra DJ Shadow, gli Animal Collective e la musica New Age, questo fricchettone infatutato dell’hip-hop sommando le innumerevoli influenze della sua musica ha tirato fuori un disco di folk elettronico in cui perdersi come fosse antani.

Ciao, siamo i Parquet Courts e dopo due dischi e due EP della madonna abbiamo deciso di dire forte e chiaro col nostro terzo disco che siamo La Band del nuovo rock alternativo americano.

Qualche giorno fa se ne è andato Leandro Braccini, il bassista dei Diaframma di “Tre volte lacrime” e soprattutto “Boxe”, che è uno dei miei dischi italiani preferiti, perché è strano, storto e umano-troppo umano con quel portento di Miro Sassolini alla voce.

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