INDIA – Complice il silenzio | Roma, Napoli, Casal di Principe – 13,14,15/01/2017

presentazione, reading ed esposizione fotografica di
INDIA – Complice il silenzio (Italic Pequod, 2015)
di Luca Buonaguidi con postfazione di Giulia Niccolai

13/01, ore 18 – ROMA, Libreria L’Angolo dell’Avventura, via Lungotevere Testaccio 10. Con Alessandro Cisilin, a cura di Viaggi avventure nel mondoe Flavia Cotronei.

14/01, orario da stabilire – CASAL DI PRINCIPE (CE), Casa don Diana, via Urano 18. Con Salvatore Setola, a cura di Comitato don Peppe Diana.

15/01, ore 21 – NAPOLI, Perditempo, via San Pietro a Maiella 8. ConSalvatore Setola, a cura di Gianni Avella. Per tutta la serata djset mindblowing di Awella Mixtape.

“India – Complice il silenzio” è la testimonianza di un’esperienza,come la chiamava Moravia, “l’esperienza dell’India”, attraverso un diario di viaggio in versi, un viaggio di cinque mesi compiuto da solo e via terra nel 2013 in Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir, per una geografia sentimentale del subcontinente indiano. All’interno dell’opera alcune fotografie di viaggio concorrono nel restituire “un’idea dell’India”, chiude infine il volume una preziosa lettera di Giulia Niccolai sul libro e sull’esperienza dell’India e della poesia.

per la rassegna stampa (oltre 100 articoli tra interviste, recensioni e segnalazioni) – www.carusopascoski.com/libri

Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa” (Nicolas Bouvier)

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FRANTI MM – accendere un fuoco e poi sparire

FRANTI MM è il nome del collettivo artistico a 360 gradi, ad assetto variabile e formato nel 2016, nel solco dell’indipendenza politica e artistica di Franti (1982-1987) attraverso il contributo di compagne/i di viaggio creativamente liberi e uniti. Ci vediamo il 1-2-3 dicembre a Firenze, Agliana e Massa-Carrara… ma come ci siamo arrivati? Un lunghissimo comunicato per spiegarvi come e perché Franti è tornato per accendere un nuovo fuoco e poi sparire.

1 Dicembre ore 20:00
LaPolveriera SpazioComune, Via S.Reparata 12, Firenze
Franti MM (Stefano Giaccone/LucaBuonaguidi) + Lamiere

2 Dicembre ore 21.00
Caffetteria Il Moderno, Piazza Anna Magnani, 1, Agliana
Franti MM (Stefano Giaccone/Luca Buonaguidi) + Movimento per l’Emancipazione della Poesia

3 Dicembre ore 22
Bar Pepper, Viale Stazione 78 Massa
Franti MM (Giovanna Mais, Gianluca Della Torca, Stefano Giaccone e Luca Buonaguidi) + Mitici Gorgi

Inoltre, il 3 Dicembre verrà registrata una intervista a Contatto Radio – Popolare Network, Carrara
A cura di Maurizio Castagna e Samuel Fava

FRANTI MM: 2016: un nuovo fuoco.
Suono, Colore, Movimento, Lotta, Vita.

“Uno solo poteva ridere mentre Derossi diceva dei funerali del Re, e Franti rise” scrive Edmondo De Amicis in Cuore. Franti è il nome di un personaggio del libro: quello che rompe i vetri, fa uscire matto il maestro, ride quando il re d’italia muore.

Nel ’76 tre studenti a Torino mettono su un complesso. Lo chiamano Franti, bastardi loro, bastardo lui, suonano mettendo dentro tutto quello che incrociano, musiche, poesie, film, cartoni animati, cortei, gioia, rabbia, camionette della polizia, sassi volanti, lacrimogeni, gonne a fiori, capelli lunghi, Pavese, Dostoevskij e Che Guevara. Altri si uniscono, altri se ne vanno, ma sempre avanti a scrivere canzoni, incidere dischi, suonare dal vivo, non solo per portare avanti l’idea della libertà e dell’indipendenza, ma per vivere, vivere la musica, e vivere la vita, senza forzature e senza scadenze. Franti diventa una formazione variabile che sperimenta varie forme espressive senza nessuna concezione o reverenza verso qualunque stile o moda. Come dicono loro: “Noi siamo un gruppo musicale autonomamente definitosi, nella misura in cui reputiamo la cultura antagonista nei contenuti e, soprattutto, nelle forme uno specifico motore rivoluzionario del movimento. Pensare, discutere, suonare, scrivere, sperimentare cose che hanno sempre fatto parte del nostro modo di essere come collettivo di persone, in questi anni fuori da ogni business e logica di mercato.”

Se la musica di Franti è un giardino immaginario, il libro/DVD “FRANTI. Perché era lì – antistorie da una band non classificata” scritto e curato dal collettivo Cani Bastardi e date alle stampe da Nautilus Autoproduzioni, è la biografia immaginale di una band inclassificabile, sospinta dalle voci di poeti, esploratori, musicisti, delinquenti, centravanti, iconoclasti, anarchici, invisibili, perché Franti era lì e chiede di essere testimoniato attraverso quindici pietre/capitoli tra anarchia, montagne ribelli, l’India misteriosa, free-jazz, posti occupati, lunghi viaggi in macchina, sogni, suoni che scorrono tra le parole stampate, che rimbalzano sui due punti, si insinuano tra le virgolette.
Il dvd raccoglie tracce audio inedite e filmati prevalentemente di West Front Video (sigla per autoproduzioni video creata negli ’80 da Claudio Paletto & Mimmo Calopresti), concerti di Franti e varie formazioni successive e parallele (Kina, Ishi, Environs, Il Lungo Addio), piccoli film sperimentali su Franti, Franti a Torino, Rock contro il nucleare, i detenuti politici nel quinto braccio del carcere Le Nuove e altre visioni di quegli anni, con quello spirito.

Oltre che una band, Franti è uno spirito eponimo della Torino anni ’80 che ha attraversato club, scantinati e cortei, che resiste nei decenni per quanto fosse di giorno in giorno sempre più intangibile, quasi volesse scomparire dietro questa raffica di insegne luminose e slogan ipertrofici, per esser così ritrovato oggi e decifrato come un corpo creduto perso, esplodendo di nuovo tutto il suo potenziale rivelatore di pratiche, esperienze e umori che hanno sempre rifiutato di pensare alla musica come a un bene di consumo, ma come a qualcosa di sonoramente libero. Da Franti e dal libro intorno a Franti nasce FRANTI MM, il nome del collettivo artistico a 360 gradi, ad assetto variabile e formato nel 2016, nel solco dell’indipendenza politica e artistica di Franti (1982-1987) attraverso il contributo di compagne/i di viaggio creativamente liberi e uniti. Tra lotta, suono e poesia, il collettivo si è formato anche attraverso la pubblicazione del libro e le successive serate di presentazione collettive. FRANTI MM arriva a Firenze in un piccolo tour di tre date tra Firenze, Agliana e Massa-Carrara per accendere un nuovo fuoco con le canzoni chitarra e voce di Stefano Giaccone e le letture di Luca Buonaguidi nelle date di Firenze e Agliana del 1 e 2 dicembre, e per poi cambiare forma l’attimo dopo aggiungendo lo spirito e il suono della voce di Giovanna Mais e il basso di Gianluca Della Torca, per poi sparire. Appunto, accendere un fuoco e poi sparire.
Ma lo spirito continua…

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“I came so far for beauty” – Omaggio a Leonard Cohen

“I came so far for beauty
I left so much behind.”

Le sue poesie lette furiosamente sui treni, notti intere a far fiorire il diluvio con le sue canzoni, amori nati e morti lungo l’eco delle sue strofe, quel concerto a Lucca di 4-5 anni fa che sembrava già un commiato e non lo era, ma consumai la sua morte quella sera guardandolo dare le spalle al palco alla fine del concerto e scendere la scaletta, un gesto semplice che a me farebbe tremare le gambe, si deve avere una certa confidenza con la fine pensai fra me e me, ma non lo dissi a nessuno ed ebbi paura come adesso di sentir mancare il senso che solo i poeti danno alla luce e al contrario della vita, che non è la morte, ma qualcosa che teniamo stretto in ognuno di noi e una volta al secolo un poeta tra i tanti giunge a nominare per farci sentire il popolo eletto di questo sentimento che ha bisogno della poesia per esser detto.

La mia foto preferita del Poeta e il poster che mi aspetta nell’ingresso di casa attimi dopo aver girato la chiave nella porta, come una benedizione. Fino ad oggi guardare un uomo come qualcosa che vive e da domani come qualcosa che è morto – “new skin for the old ceremony” – come cambia il sentimento questo piccolo oscuro dettaglio. E ancora più strana la vita e la morte del corpo umano, nessun arto continua a vivere anche dopo la morte eccetto il volto di un uomo in una bella foto.

E quel momento in cui Leonard Cohen canta e piange una delle sue canzoni più belle dal vivo, lo guardano milioni di persone alla tv e alla fine della canzone una lacrima si stacca dall’occhio e scivola sulla guancia in un piccolo riflesso più vero della vita, ci abbaglia e ci dice che il poeta è nudo, nudo con i suoi versi e le sue canzoni di fronte al mondo intero e al dio sconosciuto. Non trovo un coraggio più bello e necessario di questo.

Leonard Cohen, qui con il suo maestro Kyozan Joshu Roshi, era un frequentatore assiduo del monastero zen di Mount Baldy, Los Angeles, dove ha preso il nome di Jikan il silenzioso perché “avevo bisogno di rigore, poi è nata l’amicizia con Roshi che dura da quasi 40 anni. Roshi ha compiuto cent’ anni lo scorso primo aprile. Eravamo seduti di fronte a un bicchiere di vino rosso un paio di anni fa. Ha sollevato il bicchiere, mi ha dato un pugno sulla spalla e mi ha sussurrato: ‘Scusami se non muoio'”.

Leonard Cohen per lui scrisse tante poesie, tra cui questa intitolata, semplicemente, “Roshi”:

“Cosa dicesse esattamente
io non l’ho mai capito
ma ogni tanto
mi sorprendo
ad abbaiare col cane
o a curvarmi con gli iris
o a dare in altro modo
il mio piccolo aiuto”

L’ultima cosa tra le mille che si possono ricordare di Leonard Cohen la devo a Lorenzo Mei, amico e massimo appassionato del poeta. Tempo fa Lorenzo mi disse di non amare la poesia, in risposta gli scaricai nel bagagliaio una dozzina di libri di poeti che amo e che non ho più ripreso. Mi piace l’idea che stiano con lui in un giorno come questo, pronti all’uso per sublimare lo sconforto per la scomparsa di un altro poeta. E ora spazio al racconto di Lorenzo, che su Cohen dovrebbe scrivere un libro: “Nel 1970 Leonard Cohen suonò al festival di Aix-en Provence. Mentre andava verso il luogo dove si svolgeva il festival insieme alla band, si accorse che il traffico era completamente bloccato. La locanda in cui aveva dormito con i musicisti aveva una stalla con alcuni cavalli, così Cohen e gli altri, che venivano prevalentemente dal Texas e dal Tennessee, li presero in prestito. Sulla strada trovarono un “Texas Bar”, e la tentazione fu troppo forte: legarono i destrieri fuori dal locale e si fecero una bevuta, poi ripresero il cammino. Una volta arrivati a destinazione, perché non salire sul palco direttamente a cavallo? Naturalmente lo fecero. E’ quasi superfluo dire che quello di Cohen era bianco.

“Tra le migliaia
di coloro che sono conosciuti
o aspirano a farsi conoscere
come poeti,
forse uno o due
sono poeti autentici
gli altri sono finti,
gente che bazzica i sacri recinti
cercando di darla a bere.
Non c’è bisogno che vi dica
che io sono uno di quelli finti
e questa è la mia storia.”

Non è vero.

“Hineni, hineni
I’m ready, my lord

There’s a lover in the story
But the story’s still the same”

Era vero.

 

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Quando Dario Fo organizzò un colpo di stato

Per ricordare Dario Fo, un breve estratto del sottoscritto da FRANTI. Perché era lì – antistorie da una band non classificata con il suo atto che preferisco, sufficiente per essere ricordato come un genio irregolare nel paese dei conformisti.

 

L’eco del golpe cileno di Pinochet fu enorme in tutto il mondo, soprattutto nell’Italia di quegli anni: un paese atterrito e convulso, in cui vennero sventati all’ultimo momento già un paio di colpi di stato (Piano Solo e Golpe Borghese) e con gli echi costanti e tragici della Dittatura dei Colonelli dalla vicina Grecia.
E’ in questa atmosfera che Dario Fo e Franca Rame andarono in scena quella sera del 27 ottobre del 1973, coinvolgendo i diecimila spettatori presenti al Palazzetto dello Sport di Torino, in uno straordinario e indimenticabile “coup de theatre” finale.

Il teatro di Dario Fo e le reazioni che scatenò testimoniano al meglio il clima di quegli anni in Italia: lo spettacolo Guerra di popolo in Cile volle essere insieme una denuncia delle stragi fasciste e insieme la testimonianza di come non siano possibili accordi “pacifici” con la Democrazia Cristiana. Quello stesso anno la sua compagna e sodale Franca Rame era stata sequestrata da un commando neofascista e violentata per ore, ci voleva un certo fegato per andare avanti, ma Fo alzò persino il livello della provocazione. La traslazione della storia dal Cile in Italia avvenne così, in scena, attraverso la simulazione di un colpo di Stato durante lo spettacolo.
Come già precedentemente indicato, si vivevano tempi oscuri e si temeva un colpo di Stato italiano, la polizia politica perquisiva tutti, inquisiva per un niente, era ovunque. Da qui il colpo di genio di Fo: con tutta la compagnia, finsero, all’insaputa di tutti, un intervento repressivo, di tipo “cileno”, da parte della polizia. un gruppo di poliziotti (invero attori della compagnia teatrale) entrarono improvvisamente nel teatro durante la rappresentazione bloccando le porte, lanciando fumogeni e cercando un magistrato comunista. Nessuno tra il pubblico era al corrente del colpo di teatro inscenato, in pochi attimi si creò un caos inenarrabile che se non fosse stato per la spiegazione chiarificatrice di Fo sarebbe potuto degenerare. Tutti ebbero così fatto esperienza di cos’è un colpo di Stato, quando capita proprio a te, proprio nel tuo paese, proprio nel bel mezzo della tua vita pacifica.

 

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Abracadabra, la poesia come formula magica – con Martino Baldi, Luca Buonaguidi, Roberto Carifi, Azzurra D’Agostino, Francesca Matteoni, Giacomo Trinci – Pistoia, 24/09/2016

L’Associazione Culturale SassiScritti propone all’interno di ‘Infanzia e città 2016’ una passeggiata poetico-fiabesca all’interno del centro cittadino. L’idea si sviluppa a partire dalla richiesta di ATP di lavorare sulla fiaba, tema conduttore della rassegna per questa edizione. In questo modo è nata una passeggiata, prevista il 24 settembre, che coniuga fiaba, poesia e estetica del paesaggio minuto in un percorso che non è un evento ma una piccola ‘crociata dei bambini’ in cui le famiglie saranno al centro di un’avventura fatta di parole, sguardi, immaginazione. Il momento conclusivo del percorso si incrocia poi con quello di avvio del festival: la passeggiata infatti si concluderà all’inaugurazione della mostra “Fabianfiaba. Cento illustrazioni per fiabe di Fabian Negrin” – fulcro attorno al quale si sviluppano tutti gli appuntamenti della rassegna.

I poeti coinvolti sono i pistoiesi Martino Baldi, Luca Buonaguidi, Roberto Carifi, Francesca Matteoni e Giacomo Trinci, che rielaboreranno per noi cinque fiabe le cui illustrazioni sono presenti nella mostra che dà il tema e l’avvio al festival: Pelditopo, Dattero bel dattero, La Sfortuna, I vestiti nuovi dell’imperatore e Colapesce. Cinque favole diversissime tra loro, per origine, autore, scrittura, immaginario, che saranno congiunte dal filo rosso di poter aprire delle porte speciali dentro la città.
Visiteremo insieme infatti alcuni luoghi davvero speciali e suggestivi, che ci verranno aperti per scoprire il lato magico e nascosto che ciascuna città nasconde. Ci fermeremo allora al bellissimo Chiostro di via della Crocetta, visiteremo i sotterranei, faremo tappa al Chiostro di San Lorenzo e scopriremo tutte le meraviglie del Teatrino Anatomico.

Il ritrovo è fissato per le ore 16:00 del 24 settembre davanti al fregio robbiano in p.zza Giovanni XXIII; la prenotazione è obbligatoria alla mail sassiscritti@gmail.com mentre per informazioni si può chiamare Lucia 329 8887992

clicca sulla locandina, ad alta risoluzione, per leggere il programma di Infanzia e Città 2016

clicca sulla locandina, ad alta risoluzione, per leggere il programma di Infanzia e Città 2016

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Francesco Guccini a Spedaletto per UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’appennino – con Stefano Testa, Diana Toccafondi, Marco Coppi

22/08, ore 19
FRANCESCO GUCCINI
GIULIANO TOCCAFONDI
presentazione dei libri “Tra i Castagli dell’Appennino” di e con Francesco Guccini e “C’è stato un tempo che tutto era un giardino” di Giuliano Toccafondi, per imparare l’arte dell’incontro con la valle della Limentra ascoltando le parole di Guccini, che qui ha costituito l’epica di Amerigo e altre celebri canzoni, che ci racconterà. Con Diana Toccafondi e Luca Buonaguidi.

a seguire
STEFANO TESTA
MARCO COPPI
letture e musica seguendo l’itinerario delle esplorazioni del titolare di BAR DIAVOLO e musicista prog-folk Stefano Testa sull’Alto Reno col cane Tobia nei racconti magici di un innamorato di queste valli, interrogate sul senso del tempo e l’invisibile che decide di apparirci, col flauto di Marco Coppi ad ispirare nuove avventure

NB
durante la serata verranno serviti aperitivi e degustazioni dal chiostro sul lago del Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, dove sarà possibile cenare al termine degli eventi (suggerita la prenotazione).

DOVE
Spedaletto Pistoiese (PT)
Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, via di Spedaletto 1

COME E PERCHE’ ARRIVARE
Il ristorante lago Lo Specchio si trova facilmente seguendo le indicazioni per Spedaletto Pistoiese – un piccolo borgo medievale sito in una valle circondata da boschi e sulle sponde del torrente Limentra – quando una deviazione di poche centinaia di metri dalla strada statale Porrettana (suggerita dalla segnaletica stradale) vi condurrà da noi. Gli spettacoli si terranno al chiosco di fronte al lago ed esterno al ristorante, dove sarà possibile ordinare da bere e da mangiare per un aperitivo o una degustazione, oltre alla possibilità di proseguire la serata a cena (consigliata la prenotazione). In caso di pioggia gli spettacoli e le altre attività previste si sposteranno in un’ampia sala all’interno del locale senza subire altre variazioni.

IL FESTIVAL
L’iniziativa è l’ultima delle quattro giornate del festival UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino, un piccolo festival in quattro tappe sulla montagna pistoiese, un’occasione di incontro e ascolto tra artisti e appassionati dell’Appennino tosco-emiliano e delle parole e le musiche ad esso ispirate, lontane dalle luci della città distante. A cura di Luca Buonaguidi, Emanuele Vivarelli, Elena Marconi.

CONTATTI
prenotazioni: 0573 470054
info: lucabuonaguidi@hotmail
www.carusopascoski.com
www.facebook.com/LagoLoSpecchioSpedaletto

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TRA I CASTAGNI DELL’APPENNINO, Francesco Guccini

Un viaggio in treno fino a Pàvana, lungo la ferrovia Porrettana, per avvicinarsi nel modo più autentico allo spirito delle canzoni e dei luoghi di Francesco Guccini. Un libro per scoprire, attraverso la viva voce di Guccini, i ricordi più personali, insoliti e inaspettati attinti da una vita intera tra musica e poesia, tra i boschi dell’Appennino che Guccini ci invita da sempre, attraverso i suoi versi, a scoprire.
Tra i castagni dell’Appennino è, naturalmente, anche un viaggio nella memoria, che ripercorre l’evoluzione artistica ed esistenziale di una delle più grandi voci del panorama musicale italiano. Dai primissimi dischi ed esibizioni nelle osterie alle influenze letterarie che percorrono tutta la sua produzione, dagli anni delle contestazioni politiche ai piccoli vezzi privati che hanno accompagnato decenni di concerti, fino a diventare mitici rituali collettivi.
«Per me scrivere canzoni voleva dire raccontare la propria esistenza, le proprie vicende. Non convivo spesso con la malinconia. Non è una mia caratteristica, se non forse nel momento del ricordo, perché il ricordo a volte immalinconisce. Il fatto è che noi il futuro non lo conosciamo e il presente è fugace, quindi viviamo soprattutto nel passato, nel ricordo. Ma quando poi le racconto, queste cose, le vesto sempre di ironia.»
Da Dio è morto a La locomotiva, da Incontro a L’avvelenata: un viaggio attraverso quarant’anni di grandi canzoni in cui Francesco Guccini, insieme a Marco Aime, ripercorre i luoghi, i tempi e i personaggi del suo immaginario, rivivendo le storie e le passioni che lo hanno reso celebre.

C’E’ STATO UN TEMPO CHE TUTTO ERA UN GIARDINO, Giuliano Toccafondi

“Quel fiume è stato il mio maestro d’asilo, delle elementari e delle superiori”: così Giuliano Toccafondi scrive della Limentra nel libro che raccoglie i suoi racconti dedicati alla valle e ai boschi che ha amato per tutta la vita e di cui è stato la memoria storica. Preceduto da un’affettuosa prefazione dell’amico Francesco Guccini ed arricchito dai disegni dell’architetto e docente universitario Bill Homes, il volume raccoglie i testi, in parte pubblicati ed in parte inediti, che Giuliano Toccafondi ha scritto a partire dal 1993. Si tratta di una geografia interiore fatta di luoghi e di persone che, passando dalla grande alla “piccola” storia, ci restituisce un affresco della “vita che fu” nella Valle delle Limentre, tra Bologna, Prato e Pistoia.
Nato il 24 settembre 1926 a Monachino, una frazione del Comune di Sambuca Pistoiese nella valle della Limentra orientale, Giuliano Toccafondi è stato un profondo ed appassionato dell’Appennino sotto vari aspetti: attraverso le ricerche sul campo che lo portarono a ritrovare i “sassi scritti” della val di Limentra, Giuliano Toccafondi si è spento nella sua casa di Monachino (Sambuca Pistoiese) all’età di 86 anni il 10 agosto 2013, a raccontarcelo ci sarà la figlia Diana Toccafondi, che ha curato la presente edizione con competenza, dedizione e sensibilità

I RACCONTI DI STEFANO TESTA, CON LA MUSICA DI MARCO COPPI

Stefano Testa è autore di “Una vita, una balena bianca e altre cose”, un piccolo gioiello di prog italiano, pubblicato in appena mille copie, molto amato da alcuni estimatori. Nel 1989 l’uscita di un disco in collaborazione con il clarinettista jazz Tony Scott, dal titolo “Boogaboo” e poi la rinascita artistica nel 2012 con “Il silenzio del mondo”, preludio di un nuovo capitolo in musica, nell’anno corrente con “Andrea il traditore”, un poema prog-folk-esistenzialista basato sulla confessione di un reduce della coda finale del Novecento italiano.
Da qualche anno Stefano Testa è, oltre che titolare di BAR DIAVOLO (gruppo facebook molto popolare sull’Appennino), autore di racconti fatti di presenza boschive inattese che vanno e vengono e ti scavano dentro, forse solo sognate, viste soltanto o neppure dal cane Tobia che lo accompagna nelle sue esplorazioni d’Alto Reno nei boschi, negli incontri che accadono o che si immaginano: alla fine non c’è differenza per chi si impegna a viver bene la propria vita tanto le proprie fantasie sul mondo.

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UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino, stasera con Azzurra D’Agostino e Andrea Biagioli

UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino torna stasera, giovedì 18 agosto alle 19 con
AZZURRA D’AGOSTINO
ANDREA BIAGIOLI
lettura di “Canti di un luogo abbandonato”, un viaggio nel tempo attraverso l’incontro con i resti di delle case, pozzi, tetti, persone dimenticate su queste montagne, per riscoprire con Azzurra D’agostino l’importanza di essere piccoli, con un eco in musica delle sue parole e di queste valli a cura di Andrea Biagioli.

“UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino”
è un piccolo festival in quattro tappe sulla montagna pistoiese, un’occasione di incontro e ascolto tra artisti e appassionati dell’Appennino tosco-emiliano e delle parole e le musiche ad esso ispirate, lontane dalle luci della città distante.

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Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, via di Spedaletto 1

E ora un testo di Azzurra e una canzone degli Antiphone, duo di cui una metà è Andrea Biagioli, per invitarvi ancora.

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“Siamo rimasti qui da soli
dove sono finite le bestie
le ostie degli uomini le madonne
i bambini cugini i figli le donne?
E questi alberi che guardano
non crediate che siano in pace
è come un grido questo bosco
anche se tace.”

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Slobodan Milosevic è innocente. Chi era il boia?

Slobodan Milosevic è innocente. Questa la sentenza della Corte dell’Aja di 2 settimane fa, che i media italiani hanno nascosto dopo averlo etichettato “boia dei Balcani”, giustificando le bombe del Governo D’Alema e la taglia di 5 milioni di dollari che gli USA misero sulla testa di un presidente regolarmente eletto, morto nel 2006 in circostanze ambigue dopo aver finito la sua vita in una cella mentre Karadzic andava allo stadio a vedere l’Inter con un passaporto croato. Milosevic venne arrestato per corruzione come Al Capone, alla scadenza dell’ultimatum degli Stati Uniti per consegnarlo all’ONU come capro espiatorio con la minaccia di bloccare gli aiuti economici per ricostruire la Jugoslavia che la NATO aveva bombardato. Oggi il tribunale internazionale ci dice che Milosevic non è un boia, che fu tutta una farsa politica e mediatica. Come scrisse il premio Nobel Aleksandr Solgenitsyn: «è stata l’onorabile compagnia dei leader delle potenze occidentali a mettere in moto l’estenuante guerra civile». Come in Iraq, Egitto, Libia, Ucraina, Siria. Cambiano gli interpreti, non cambia il metodo né l’esito.

non è un fake, è il Dipartimento di Stato U.S.A.

non è un fake, era il Dipartimento di Stato U.S.A. del governo Clinton.

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UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino, stasera con Francesca Matteoni e S y i l v i a

UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino torna stasera, lunedì 8 agosto alle 19 sul lago di Spedaletto con
Francesca Matteoni
S y i l v i a (Silvia Vettori)
letture per dare voci a torrenti e pietre e canzoni per fermare il tempo sopra queste valli generose a cura di due donne che sanno cantare, in poesia e in musica, tutto ciò che vive distante dalle luci della città. Francesca Matteoni esplorerà queste valli, fiumi e vite silenziose accanto alla chitarra e voce di Silvia Vettori.

“UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino”
è un piccolo festival in quattro tappe sulla montagna pistoiese, un’occasione di incontro e ascolto tra artisti e appassionati dell’Appennino tosco-emiliano e delle parole e le musiche ad esso ispirate, lontane dalle luci della città distante.

Spedaletto Pistoiese (PT)
Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, via di Spedaletto 1

E ora un testo di Francesca e una canzone di Silvia per invitarvi ancora.

Franscesca Matteoni – /il fiume nella piana parla di se stesso/

Ho questa carne scomposta in molte vite.

Zoppico quasi fermo sull’ossame
che a strati rende forte la mia terra.
Torrenti e il suono delle rane
le ombre raggrinzite dei rottami
sul segreto d’erba, sasso, zolla vuote.
Dentro lamine di rame avanzo
mi soffio sul telaio degli attrezzi.

La natura del terreno che si flette
nel rotolio dei pesci, il caglio
dei rifiuti e dei metalli.

Voi del fiume vedete il tratto
di un essere incessante, ripetuto –
gli anni rimestati, indifferenti
nel solco primigenio.

Voi non chiedete all’acqua se ha dolore
perché lei sempre ricompone il corpo
inghiotte, si risana, non trattiene
un volto o un alfabeto troppo a lungo.
Ed è intessuta a fondo, si strizza
dalle erbacce come gocciolio di lume.

Mi scrollano i bagnanti dalle gambe
dove l’airone vola via dal nido
sospeso in brevi specchi nel pulviscolo
bevuto dalle labbra nelle mani.

E quando in superficie rivedete
un filo che su un altro si ricuce
tremate – l’acqua ha un braccio, un occhio cabo
sul vostro vasto viso vi diviene.

A rivoli, segmenti, fossi ombrosi
dentro le porte chiuse delle strade –
a cumuli strappati di fogliame
a lenza improvvisate di canale
a crani di ratti fracassati.
L’animale scannato, la carogna
dentro i teschi l’argilla che s’annera
io tutto, tutto prendo e spingo in basso
che mi s’impietri
in me poi rifluisca
e faccia pace con le terre umane.
Quanto a lungo nell’acqua sosterete?

È ferita lo spacco dove cresco
e sono molta luce unita al fango,
forza della pianta, riflesso,
passo del ritorno.

Da dove vengo io? Dove m’interro
tra i vostri corpi sento un grido
che non avete, ancora, dimenticato.
Da dove vengo, dove straripo
dove vi tengo
con l’ansia del bene.
Nelle vostre città di ponti e mura
e cielo vetroso che si affaccia
sul mio limo bollente nell’arsura
nel tanfo ricoperto sotto il sole
dagli animali rossi d’iniezione –
e lento, io sempre troppo lento
m’incrosto, mi libero, discendo.
Intaglio, avvengo, in superficie
risplendo. Spurgo del mondo.

 

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UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino

UN TEMPO LENTO – racconti e musica d’Appennino

è un piccolo festival in quattro tappe sulla montagna pistoiese, un’occasione di incontro e ascolto tra artisti e appassionati dell’Appennino tosco-emiliano e delle parole e le musiche ad esso ispirate, lontane dalle luci della città distante. L’ho organizzato nel paese dove sono inciampato tre anni fa e di cui mi sono innamorato, ci saranno Francesco Guccini, Azzurra D’agostino, Francesca Matteoni, Elias Nardi, Stefano Testa, Diana Toccafondi, Marco Coppi, Andrea Biagioli, Silvia Vettori, Luigi Riccioni e boschi, monti, torrenti, pietre, ombre, esseri, silenzi.

1-8-18-22 Agosto
Spedaletto Pistoiese (PT)
Ristorante Lago Lo Specchio Spedaletto, via di Spedaletto 1

01/08 ore 18.30
LUCA BUONAGUIDI
ELIAS NARDI
un dialogo per musica e parole tra la Porrettana e l’Oriente attraverso i diari di viaggio di esplorazioni geografiche e artistiche, con il libro INDIA – Complice il silenzio e altri scritti appenninici di Luca Buonaguidi, il disco “Flowers of Fragility” e altre improvvisazioni per l’oud (liuto arabo) di Elias Nardi

08/08 ore 18.30
FRANCESCA MATTEONI
SYILVIA
letture per dare voci a torrenti e pietre e canzoni per fermare il tempo sopra queste valli generose a cura di due donne che sanno cantare, in poesia e in musica, tutto ciò che vive distante dalle luci della città.Francesca Matteoni esplorerà queste valli, fiumi e vite silenziose accanto alla chitarra e voce di Silvia Vettori

18/08 ore 18.30
AZZURRA D’AGOSTINO
ANDREA BIAGIOLI
lettura di “Canti di un luogo abbandonato”, un viaggio nel tempo attraverso l’incontro con i resti di delle case, pozzi, tetti, persone dimenticate su queste montagne, per riscoprire con Azzurra D’agostinol’importanza di essere piccoli, con un eco in musica delle sue parole e di queste valli a cura di Andrea Biagioli.

22/08
ore 18.30
FRANCESCO GUCCINI
GIULIANO TOCCAFONDI
presentazione dei libri “Tra i Castagli dell’Appennino” di e con Francesco Guccini e “C’è stato un tempo che tutto era un giardino” di Giuliano Toccafondi, per imparare l’arte dell’incontro con la valle della Limentra ascoltando le parole di Guccini, che qui ha costituito l’epica di Amerigo e altre celebri canzoni. Con Diana Toccafondi e Luca Buonaguidi
ore 19.30
STEFANO TESTA
MARCO COPPI
letture e musica seguendo l’itinerario delle esplorazioni del titolare di BAR DIAVOLO Stefano Testa sull’Alto Reno col cane Tobia nei racconti magici di un innamorato di queste valli, interrogate sul senso del tempo e l’invisibile che decide di apparirci, col flauto di Marco Coppi ad ispirare nuove avventure

Esposizione permanente
LUIGI RICCIONI – Fotografia d’Appennino
mostra fotografica di Luigi Riccioni che ritrae i protagonisti dell’Appennino: mufloni, farfalle, borghi abbandonati, cime innevate, ombre nel bosco segreto alla luce dell’alba

In copertina, un’opera di Ilaria Guarducci

a cura di Luca Buonaguidi, Emanuele Vivarelli, Elena Marconi

Il ristorante lago Lo Specchio si trova facilmente seguendo le indicazioni per Spedaletto Pistoiese – un piccolo borgo medievale sito in una valle circondata da boschi e sulle sponde del torrente Limentra – quando una deviazione di poche centinaia di metri dalla strada statale Porrettana (suggerita dalla segnaletica stradale) vi condurrà da noi. Gli spettacoli si terranno al chiosco di fronte al lago ed esterno al ristorante, dove sarà possibile ordinare da bere e da mangiare per un aperitivo o una degustazione, oltre alla possibilità di proseguire la serata a cena (suggerita la prenotazione). In caso di pioggia gli spettacoli e le altre attività previste si sposteranno in un’ampia sala all’interno del locale senza subire altre variazioni.

Contatti
prenotazioni: 0573 470054
info: lucabuonaguidi@hotmail
www.carusopascoski.com
www.facebook.com/LagoLoSpecchioSpedaletto

“Siamo rimasti qui da soli
dove sono finite le bestie
le ostie degli uomini le madonne
i bambini cugini i figli le donne?
E questi alberi che guardano
non crediate che siano in pace
è come un grido questo bosco
anche se tace.”
Azzurra D’Agostino

 

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Valentino Zeichen – Sono un poeta d’occasione

Dalla viva voce di Dario Bellezza

Zeichen ha da ridire su tutto,
anche sulla mia casa, proprio lui!
che vive in una baracca da abusivo,
e non possiede nientedimeno che
il suo squattrinato snobismo (…)
Intanto va a girare la salsa
nel cesso, dove cucina, sempre
in omaggio alle sue strampalate
teorie dell’eterno ritorno.
Mi sollecita a scrivere su di lui,
ma vista la sua condizione
andrebbe raccomandato a un poeta
del realismo socialista.
Qualcuno bussa alla porta del cesso
cucina, urge un bagno;
Zeichen è tirchio con i sanitari,
crede che siano tutti dei Duchamp;
per la ragazza apre un’altra baracca
dove c’è un vero bagno con vasca,
che nega a se stesso e ad altri.
Zeichen sarebbe anche un bravo poeta
ma è troppo pigro per applicarsi.

***

La poesia

Come un ricorrente duplicato di Big Bang
simula la nascita dell’universo
a sua differenza possibile figlia d’ignoti.
Ella ha madre sebbene svagata,
espulsa in un baleno dall’ispirata origine e
subito estranea all’istantanea matrice creativa.
La poesia: annodate interiora.
Si dipana nella prosaicità della lingua
e lascia scorgere allettanti Aleph
dall’inafferrabile momentaneità;
gli accostamenti accidentali
fra le lingua ancora brulicanti
l’apparentano agli invertebrati,
i nodi vengono al pettine dello stile e
il poeta deve alla sua perizia di fisiologo
il taglio dei versi.
Senza offendere le sinapsi semantiche
riconduce a capo i misurati segmenti
comparabili agli esagrammi
delle divinazioni Ching.
Ogni volta che la mimesi creativa ricomincia
si ripropone il dilemma: il mondo
deve supporsi creato in versi
come ventilano le scritture oppure
si tratta di opera in prosa evoluzionistica?
Nel dubbio aporistico
applichiamo alla creazione
l’analisi stilistica.

***

 

Scoppierà la guerra
e noi ci arruleremo
nei soldatini di piombo
sotto l’arco di trionfo;
sfileremo alla berlina
dietro l’ampia vetrina
d’una antica cartoleria.
Amore, pazienta che
metta a letto la poesia.

***

Se la linea
della tua vita
nella mano
ti pare breve,
allungala con la matita
e chissà? che l’innesto
non riesca.

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Sulla generica attribuzione di “populismo” a chi la pensa diversamente da noi

Molti opinionisti e commentatori, in buona e cattiva coscienza, si sono accaniti nei giorni successivi al referendum della Gran Bretagna su chi ha votato per lasciare l’Unione Europea.

– “Qual è stato il peso del populismo in questo risultato?”
– “Rifiuto questa terminologia. Populista oggi è chiunque abbia deciso di dare la parola al popolo, di rendergli il potere che gli appartiene, di ascoltare quel che dice quando gli si chiede in un referendum quel che pensa. Coloro che ricorrono alle parole populisti o populismi sono di solito dei populicidi, in altre parole degli assassini di popoli.”
Intervista a Michel Onfray, Corriere della Sera 26/06/2016

Il ricorso al termine “populismo” è ormai inopinato e casuale, un’accusa generica che si somma a chi più finemente invoca la revisione del suffragio universale (“Devono votare anche gli ignoranti?” il titolo di un editoriale del Washington Post che ha fatto il giro del mondo e che potete leggere qui) lamentando che non si può lasciare al popolo il diritto di decidere questioni complesse. Ma è stato davvero populismo quello espresso dagli inglesi?
Al momento gli inglesi non hanno ancora votato per un governo di estrema destra, hanno votato contro l’Europa delle banche, che è diverso e comprensibile, storicamente e culturalmente, sebbene sia un suicidio economico e sociale certo almeno nel breve termine. Ma lo avrebbero fatto anche in passato, anche in misura più massiccia, come le dichiarazioni di voto per fascia di età potrebbero indicare. Ciò nonostante, se domani si ripetesse il referendum vincerebbe il Remain perché alcuni in Gran Bretagna hanno giocato col voto di protesta e ora hanno capito le conseguenze (e come i proclami di un Farage diventino in un battito di ciglia carta straccia), ma altri hanno votato scientemente contro l’Europa delle banche, per fermare la globalizzazione e le cessioni di sovranità.
L’errore di scambiare il fronte del Leave per un fantomatico partito di destra inglese che va da Farage a Johnson è nei fatti una fantasia di persone realmente non informate dei fatti che si credono informate dei fatti (Farage, secondo i media inglesi, sarebbe contrario persino a entrare in un governo di coalizione per ottemperare al vuoto governativo lasciato dal suicidio politico di Cameron). Nei numeri non esiste in Inghilterra un simile partito, a maggior ragione adesso (paradossalmente) che un Farage ha già fatto e vinto la sua puntata più alta e può solo decrescere rispetto al suo sogno proibito di diventare il nuovo Mosley.

Il motivo per cui il Remain ha perso non è esclusivamente legato alla stupidità radicale di Cameron o al solo “becerismo” (quello che altri chiamano populismo, generalizzando su scala maggiore una minoranza xenofoba), ma perché gli inglesi e l’Europa sono sempre stati due cose diverse, solo strategicamente affini in funzione anti-tedesca da un secolo e più (e due guerre mondiali). La Gran Bretagna è sempre stata un’enclave dentro l’Unione Europea, e nei piani folli di Cameron il referendum avrebbe dovuto rafforzare le richieste di statuto speciale già concesse storicamente all’Inghilterra, oltre al suo personale governo. Ma non si stringe a sé il diverso – come avrebbe dovuto fare l’Europa – parlando una lingua insopportabile agli inglesi come l’avvicinamento alla Russia di Putin e altri temi inconciliabili con la visione geopolitica inglese – peculiarmente inglese! – ignorati da quei giovanissimi contro il brexit che coi soldi di papà hanno potuto diventare figli del mondo (e che Limes ribadisce qui). Il brexit è il sogno geopolitico di Schauble e di Putin – ancora una volta abile nel fare il suo gioco, restando in silenzio sul referendum conscio che ogni parola in merito avrebbe scosso l’inconscio russofobico degli inglesi – e questo è il motivo per cui a differenza del voto greco di un anno fa la Germania non ha fatto niente per impedire l’espressione democratica di un popolo sovrano, sperando nel colpo grosso. Non è un caso che 2013 il think thank Centre for Economic and Business Research prevedesse che il Regno Unito diventasse il nuovo leader in Europa nel 2030, superando proprio la Germania.
Ridurre l’ideologia di una pratica d’azione critica all’Europa delle banche al mero populismo dei Farage, Le Pen e Salvini non rispecchia la realtà complessa dei fatti storici in corso, così come l’ideologia moderata di chi propende per un cambiamento dall’interno che tutelasse l’unione (sebbene storicamente soprattutto le eversioni siano interne, e in questo noi italiani – dal PSI d’inizio secolo al PCI di fine – siamo maestri). Hegel sosteneva che “il reale è razionale” e quindi può essere analizzato, anziché scaricato come pulsione su quella fascia di popolazione responsabile di un fatto storico opposto a interessi e visione dell’altra.
Sono le pulsioni irriflesse a renderci beceri, non l’ideologia.
L’ideologia di entrambe le posizioni sul futuro dell’Europa parte da posizioni legittime che differiscono nel rapporto causa-effetto precedente al momento odierno ma non nel comune esito di un mondo ri-umanizzato, come fu l’Europa dell’immediato dopoguerra. L’amico Stefano Giaccone, che vive in terra d’Albione da anni ed è uno degli osservatori sul mondo preferiti del sottoscritto scrive: “Prevedo che prima delle prossime elezioni (in UK si vota con uninominale secca, UKIP potrebbe prendere milioni di voti e zero seggi), recessione, scioperi, omicidi e faranno un governo di coalizione che fermerà la procedura di uscita”. Se Trump non vincerà le elezioni e soprattutto se Juncker e Schauble lo permetteranno. Sono da leggere in questo senso le loro richieste di far uscire subito la Gran Bretagna dall’Europa, il treno politico della vita per chi vuole una Germania sempre più leader incontrastata grazie al contemporaneo indebolimento della Francia.

Tutto il mondo sta andando a destra (dall’Argentina all’India fino a noi) e il sintomo alla base resta questo neoliberismo folle, che rafforza le destre europee in particolare – qui più che altrove iniziano a mancare anche i benefici economici, oltre a quelli sociali – che hanno sempre partorito guerre mondiali. Fin tanto che le sinistre del mondo non prenderanno le distanze in modo irrevocabile dalla globalizzazione, il neoliberismo, il modernismo, non faranno che rafforzare l’estrema destra, lasciando ad essa il compito di farlo in modo becero -rendendo i popoli beceri – e i voti che in altri tempi sarebbero andati a moderati e sinistra.
Il mito dell’Europa unita a tutti i costi equivale al mito dell’Europa da sfasciare a tutti i costi. Ci vuole uno sforzo supplementare per superare l’idea pericolosa che i popoli non possano legittimarsi da parte di entrambi i populismi in causa. Per trovare un punto d’incontro, per renderci fratelli del mondo e per non consegnare la storia a becerismi come questo.

* grazie a Ignazio Gulotta e Carlo Bordone per aver generato l’occasione di un confronto civile su questi temi, da cui è nato questo post

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Brexit hangover

Milioni di inglesi firmano una petizione per indire un referendum che annulli il referendum. Per capire il futuro della Gran Bretagna lasciate stare la cultura, libri di Orwell e Huxley. A giudicare dalle mosse del day after (brexit), funziona meglio lo stereotipo degli inglesi ubriaconi.

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Brexit – I giovani hanno votato per restare e i vecchi per uscire dall’Europa, e quindi?

Nei commenti odierni all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea vige una premessa indimostrabile rilanciata sui social network: questa generazione di ventenni non solo avrebbe un’idea dell’Europa diversa da quella di chi non ha ventanni – il che è dimostrato dalle analisi del voto che stanno emergendo – ma avrebbe un’idea migliore delle altre fasce di popolazione che hanno votato al referendum, nonostante abbia perso di misura nella consultazione popolare. Questa dinamica è facilmente collegabile al vizio prospettico di far parte della sottocategoria di turno che ci si appresta a commentaree e non rendersene conto. Qualcosa che ha a che fare con l’infantilismo, più che con l’essere giovani, nel sentire le proprie idee come migliori, il che è umano, ma non oggettivo.
Il giudizio di valore implicito che presume il voto della generazione “entrante” più congruo di quella “uscente” è facilmente attaccabile: Hitler venne votato in massa dai giovani dell’epoca, dopo una crisi economica simile a quella odierna. Ciò nonostante oggi vi siano diversi studi comprovati sul conservatorismo della terza età, per attribuire un giudizio di valore negativo alla scelta di uscire dall’Europa dei non-più-ventenni è necessario qualcosa di più di un facile idealismo da tastiera: come accordare al progressismo europeista una valenza positiva (quando è ormai evidente il contrario, consultando qualsiasi parametro di una nazione facente parte dell’Unione esclusa la Germania)? Come accordare a questa generazione un qualche tipo di interesse a riscattare la propria quotidianità, ed averne una visione lungimirante?
Non basta dire che questa generazione ha subito la precarietà, gli insulti, le manganellate. Il passaggio logico che trasforma la precarietà subita in opinioni lungimiranti è tutto da dimostrare.
La contrapposizione tra generazioni c’è sempre stata, è nella natura della storia e non è una novità toccata a questa che anzi, ha avuto insulti e manganellate ma non ancora bombe, colpi di stato, carcerazione di massa (nel 1980 l’Italia era seconda solo all’URSS per detenuti politici, per esempio). Questa presunta generazione è invece la prima a lamentarsi della contrapposizione naturale con i padri senza riuscire ad affrontarla. Se questo referendum ha dato voce alla generazione “uscente” e perché quella “entrante” è ancora in fase tardiva di pubertà politica e non ha voce neppure quando gli spetterebbe democraticamente.
Dichiararsi per l’ennesima volta vittime del sistema quando si ha appena fallito una evidente possibilità di far valere le proprie opinioni non ci porterà da nessuna parte. Non riconoscere una prospettiva critica, all’interno di un qualsiasi movimento (figuriamoci una generazione) è un chiaro sintomo dell’incapacità di farsi movimento propositivo, ma solo passivo.
L’unica possibilità di raggruppare i ventenni di oggi in una generazione è attraverso i sintomi, anziché nelle risorse espresse. La passività è il sintomo principale dei ventenni di oggi all’interno di una sindrome ben più vasta che si chiama neoliberismo, modernismo e tutte le altre afflizioni dell’Europa contemporanea. E questa Unione Europea è una sindrome, una prospettiva finanziaria del neoliberismo più patologico.
Chiamarsi fuori da questa generazione che non vuole farsi azione è il primo passo per cambiarla e cambiare l’Europa. “O sei parte del problema o della soluzione”, cantava Claudio Rocchi negli anni Settanta che amiamo e da cui siamo distanti anni luce, nonostante si tratti soltanto di cinquanta anni fa.

* grazie a Francesco Terzago, che mi ha dato modo di elaborare queste riflessioni a caldo attraverso un confronto civile

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Stefano Giaccone – Franti, Kina e altri disastri

Ritorna in Italia Stefano Giaccone per due date a Firenze e Reggio Emilia, con la musica di FRANTI, KINA E ALTRI DISASTRI.

Un concerto chitarra e voce, con letture di Luca Buonaguidi – il sottoscritto – tratte dal libro “FRANTI. Perché era lì – antistorie da una band non classificata” (Nautilus Autoproduzioni) a cura di Cani Bastardi, la proiezione di video tratti dal dvd allegato al libro (Claudio Paletto, Mimmo Calopresti, West Front Video…) e la partecipazione straordinaria, per la data fiorentina, di Miro Sassolini con una sorpresa dedicata alla new wave anni Ottanta.

Infine Stefano sarà anche a Torino, il 16 giugno alle 18 si terrà uno spettacolo musicale ispirato ai diari di Guido Seborga “Occhio Folle Occhio Lucido” presso La Gang Del Pensiero con Gianluca Della Torca e Giovanna Mais. Saranno presenti le madrine dello spettacolo Laura H e Grazia N. Video reportage di Claudio Paletto.

Torino, 16-06, ore 18
La Gang Del Pensiero, Cso Telesio 99
Stefano Giaccone – “Occhio Folle Occhio Lucido”, spettacolo ispirato a Guido Seborga con Gianluca Della Torca, Giovanna Mais, Claudio Paletto…

Firenze, 17-06, ore 21
Spazio Glicine, Via San Gallo 2r
Stefano Giaccone – “Franti, Kina e altri disastri”, concerto, letture e video con Luca Buonaguidi e la partecipazione straordinaria di Miro Sassolini

Reggio Emilia, 18-06, dalle ore 20
Sala Trava, Via Ugo Bassi 9
Stefano Giaccone – “Franti, Kina e altri disastri”, concerto, letture e video con Luca Buonaguidi all’interno di un giorno di iniziative della Compagnia Pietribiasi Tedeschi

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