Panda Young – Reading @ Caffelatte, Firenze, 02/02/1987

Ciao amici, il 2 febbraio festeggio il mio 29° compleanno al Caffellatte a Firenze spegnendo candeline di poesiantani con MonoLogue aka Moon Ra aka Marie e le Rose ad accompagnare le mie letture, con paesaggi sonori per chitarre, tabla, effetti & hang , in un reading dedicato alla mia panda, leggendo scritti da tutti i miei libri:India, Franti, Ho parlato alle parole e altri scritti inediti. . Chi non viene è una fiat multipla.

ore 20.00 aperitivo al costo di 5 euro | ore 21 inizio lettura

Pagina Facebook dell’evento: http://www.facebook.com/events/941091109310480

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“INDIA – Complice il silenzio” a Verona – Museo Africano, 22/01/2016

ore 20.30 – 22/01/2016 – Museo Africano – Vicolo Pozzo 1, Verona

presentazione di

INDIA – Complice il silenzio (Italic Pequod, 2015)

di Luca Buonaguidi

a cura di Luigi Licci
reading di Luca Buonaguidi, con intermezzi fotografici e accompagnamento musicale
La libreria di Viaggio Gulliver che ha organizzato l’iniziativa presenta così il libro e la serata: “India e poesia è l’ affascinate tema ( e sfida!) del nostro prossimo incontro :ospiteremo infatti Luca Buonaguidi con il suo “India, complice il silenzio “ (Italic pequod) , diario in versi di un viaggio di 5 mesi in solitaria attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Si tratta di un incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia ( supportato da immagini dell’ autore e da una suggestiva colonna sonora) per una geografia sentimentale del subcontinente indiano, immergendoci in quella che Moravia definiva “l’ esperienza dell India”. Già dal sottotitolo – Complice il silenzio – traspare l’ unicità di questa raccolta di 28 poesie , ove l’ India, paese strabordante , prolisso e “rumoroso” viene narrato invece in modo discreto, sottile e quasi sfuggente : è l’India dell’anima….. Luca Buonaguidi (Pistoia, 1987) vive in un piccolo paese dell’Appennino tosco-emiliano. Ha già pubblicato volumi di poesia , cinema e critica musicale , collabora a varie riviste online e raccoglie le sue scritture sul blog www.carusopascoski.com.

INDIA – Complice il silenzio è la testimonianza di un’esperienza, come la chiamava Moravia, “l’esperienza dell’India”. Una geografia sentimentale del subcontinente indiano attraverso un diario di viaggio in versi, un viaggio di cinque mesi che Luca Buonaguidi ha compiuto da solo e via terra nel 2013 attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Una proposta di incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia, in cui i versi si offrono al servizio della geografia dell’India e dell’anima e viaggiano con l’autore, attraverso l’autore e il subcontinente indiano. Nicolas Bouvier ha scritto: “Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa”. Il sottotitolo – Complice il silenzio – allude a una voce poetica fievole, dimessa e impermanente come l’India che osserva, immersa nel fascino eterno di culture abitate dal primordiale, cui l’autore ha posto il suo verso a cassa di consonanza di senso e, appunto, silenzio: ora un silenzio affine a ciò che San Giovanni della Croce descrive come “distacco interno da tutte le cose”, ora un risveglio “da questo sogno di separatezza” cui alludono le Upani ṣad. Al culmine dell’esperienza dell’India Buonaguidi scrive: “Mi sento a casa/ e mi sento appena/ trovo pace in quest’assenza”. Un libro che è un invito indefinito a voi rivolto, perché queste poesie hanno voluto essere così: hanno preferito servire di più che essere più belle, hanno preferito essere strumento più che agente. All’interno dell’opera alcune fotografie del viaggio concorrono nel restituire “un’idea dell’India” insieme a citazioni di mistici e scrittori indiani e non sull’India e il tema del viaggio; chiude infine il volume una preziosa lettera di Giulia Niccolai sul libro e sull’esperienza dell’India e della poesia.

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“India – Complice il silenzio”, Luca Buonaguidi & “Flowers of Fragility”, Elias Nardi Group | Reading + Concerto, a cura di Cani Bastardi | 16/01, Colibri, Santa Croce sull’Arno

Presentazione di “India – Complice il silenzio”, Luca Buonaguidi + “Flowers of Fragility”, Elias Nardi Group. A cura di Cani Bastardi. A seguire reading di Luca Buonaguidi e musiche di Elias Nardi, Carlo La Manna e Savino Pantone.

INDIA – COMPLICE IL SILENZIO

INDIA – Complice il silenzio (Italic Pequod, 2015), terzo libro di Luca Buonaguidi, è un diario di viaggio in versi attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir, un viaggio di 5 mesi che l’autore ha compiuto in solitaria e vita terra e racchiuso dentro un libro-testimonianza, arricchito da nove fotografie itineranti, citazioni di mistici e poeti indiani o sull’India, e dalla postfazione di Giulia Niccolai, che insieme concorrono nel restituire “un’idea dell’India”. Una proposta di incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia, per una geografia sentimentale dell’India.

FLOWERS OF FRAGILITY

il mago dell’Oud Elias Nardi torna con il suo terzo album, “Flowers of Fragility” (Visage Music, 2015), un felice manifesto di connessioni strumentali tra jazz e Medioriente, arricchito dall’estro di un gruppo di stelle, composto da Daniele Di Bonaventura, Didier François, Nazanin Piri-Niri e Carlo La Manna. Stavolta Nardi prende spunto dalle sue visite nei cimiteri di guerra delle Fiandre Occidentali, in occasione dei cento anni dalla Grande Guerra, per rilanciare la propria visione di “cantastorie strumentale” e presentare un album dalla personalità forte, con uno sviluppo armonico più consistente, la ricerca della finezza classica e la sperimentazione.

Ore 17.30 Libreria Colibri.

Con

LUCA BUONAGUIDI – www.carusopascoski.com
ELIAS NARDI – www.eliasnardi.it

A cura di

CANI BASTARDI – www.canibastardi.it

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“Tutto quello che non fai fa parte di te” – Reading + Concerto di Luca Buonaguidi & Giovanni Peli – 09/01, La Citè – Firenze

“Accorgetevi,
non abbiate solo vent’anni”
da un verso di Mario Benedetti

Giovanni Peli è principalmente un cantautore, un poeta e un amico bresciano, per un giorno in visita e concerto a Firenze. Giovanni ha una intelligenza delicata e sorniona, pronta ad accendersi in un ritornello che ammalia, in una chiusura di versificazione che ti ferisce, insegnandoti sempre qualcosa della vita e dell’amore, dell’amore per l’amaro della vita. Lo accompagna Luca Buonaguidi, che sarebbe il sottoscritto e perdonatemi se non riesco a scrivere di me in terza persona, ma questo dice meglio di qualsiasi argomentazione futile e arbitraria cosa io scriva e leggerò domani sera, tra INDIA – Complice il silenzio e altre storie, a a La Citè in Borgo San Frediano 20r, Firenze. Una serata lastminute – tratto da una storia vera: stiamo ancora cercando la strumentazione – perché Giovanni è troppo bravo per lasciarlo transitare dalla Toscana senza cantare le sue canzoni, e io lo accompagno con letture sparse tra i miei libri e non-ancora-libri. Alle 19, puntuali stavolta e a differenza di tutti i miei altri reading.

GIOVANNI PELI – www.giovannipeli.it
LUCA BUONAGUIDI – www.carusopascoski.it

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Un giorno al River to River Florence Indian Film Festival

Il 2001 è un anno importante per il cinema dell’India, completamente sdoganato anche in Occidente rispetto a pregiudizi etnocentrici: Ashutosh Gowariker vince il Premio del Pubblico a Locarno con Lagaan e Monsoon Wedding di Mira Nair vince il Leone d’Oro a Venezia. E nello stesso anno a Firenze inizia l’avventura di “River to River” Florence Indian Film Festival, il primo festival nel mondo dedicato totalmente a film indiani e sull’India, ed è l’unico in Italia di questo genere. Negli anni ha guadagnato l’attenzione crescente di pubblico, addetti ai lavori e stampa attraverso la proiezione di classici, documentari e i film della nuova generazione di cineasti, guadagnando un prestigio tale da ospitare per l’edizione del 2012 l’eroe di Bollywood Amitabh Bachchan, e negli anni miriadi di registi e attori tra cui Irrfan Khan e Shabana Azmi fino all’edizione di quest’anno con Deepa Mehta.

L’8 dicembre inizia con una mattina di spunti sul viaggiare in India, con la proiezione degli Appunti per un film sull’India di Pier Paolo Pasolini, un documentario sentimentale che è l’appendice del suo libro L’odore dell’India, diario del viaggio in India con Elsa Morante e Alberto Moravia nel 1961. Si tratta di mezzora di riprese col fascino dell’amatore ma poeticamente calibrate tra le strade delle città, campagne e periferie con la cinepresa in spalla, riprendendo gente comune tra mito, realtà e bozze sociologiche dell’India che cambia. Ma tra tutti i Pasolini possibili, l’etnografo è senz’altro il meno lucido e preveggente – scrisse che la musica indiana e la musica occidentale non si sarebbero mai potute contaminare a vicenda, per esempio – bisogna quindi guardare al documentario di Pasolini come un poema per immagini senza cercarvi dentro un’idea dell’India, propria invece del complementare diario di Moravia o del documentario di Rossellini India: Matri Bhumi. Non ho avuto invece la fortuna di assistere all’incontro successivo dal titolo Viaggi e racconti intorno al pianeta India, di sicuro fascino grazie alla presenza di Giuseppe Cederna, attore e autore di un appassionato libro su un viaggio in India e Folco Terzani, oggi emancipato dal ruolo di “figlio di” e scrittore e documentarista intrepido e personale.

CONTINUA A LEGGERE QUI – http://www.cinefatti.it/un-giorno-al-river-to-river/

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TORINOBIS – India e Franti sotto la Mole il 17 e 18 dicembre

I miei due ultimi libri, India – complice il silenzio e Franti. Perché era lì – antistorie da una band non classificata scritto insieme a Cani Bastardi, tornano a Torino dopo il giro di letture, concerti e presentazioni tra fine ottobre e novembre. Due date in fila, entrambe nel centro di Torino: Franti da Amantes con un concerto unplugged di Lalli e Stefano Risso, India al Beena dentro la cornice di India In Out, il portale sull’India vista dall’Italia,a cui invito amici e curiosi piemontesi e non. Franti e l’India vanno di paripasso. Li ho scritti praticamente insieme, nel libro di Franti c’è tantissima India anche perché la foto del loro disco culto, Il Giardino Delle Quindici Pietre, è una foto scattata proprio a un treno indiano. Vi aspetto giovedì e venerdì, per chi non crede al caso.


FRANTI 17/12 @ AMANTES

Giovedì 17 dicembre Flanella XXL ospita la presentazione del libro dei Franti, gente con cui Paolone aka è cresciuto tra gli anni ’70 e gli ’80. il tomo con dvd si intitola “Perché era lì, Franti – antistorie di una band non classificata”, Edizioni Nautilus. Il menù della serata prevede la chiacchierata relativa con gli autori, Cani Bastardi; la proiezione di un video dedicato; letture con sottofondo musicale; live unplugged di Lalli, cantante dello storico gruppo torinese, e Stefano Risso; interventi di chi c’è. Tanta, tanta roba, insomma. Per chi è lì.

Flanella (X)XL
ogni giovedì con Paolone aka Ferrari
AMANTES
via Principe Amedeo 38/a, Torino
aperitivo e dj set dalle ore 19.00
ospiti sul palco, chiacchiere, proiezioni e showcase ore 21
danze dalle ore 24

INDIA 18/12 @ BEENA

Il 18 dicembre un ricco programma sull’India sarà offerto al ristorante indiano Beena di Torino. Il programma include la presentazione della raccolta di poesie sull’India di Luca Buonaguidi, la possibilità per le donne di provare un vero Saree indiano con l’aiuto dello staff del ristorante, la presentazione di IndiaInOut e i racconti fotografici indiani di Guido Bollino, il tutto accompagnato dal delizioso cibo dell’apericena indiano del ristorante Beena! E per finire, tutti a ballare la musica di Bollywood in compagnia al deejay Aery, primo dj indiano ad aver introdotto in Italia la tendenza Bollywood Night

Quando? Il 18 dicembre alle 19:30
Dove? In via Lombroso 22, a Torino (zona San Salvario)
Quanto costa? 15 € (per la consumazione, il cibo e le presentazioni)
E per gli amici di IndiaInOut uno sconto del 20%!
Scrivi a info [ at ] indiainout.com per ricevere il buono sconto!

Ti sei perso la prima serata di presentazione di IndiaInOut ad ottobre? Non disperare, il 18 dicembre si terrà la seconda serata targata IndiaInOut/IndiaNaut al ristorante Beena di Torino.
La serata comincerà con IndiaInOut.
Il fondatore Francesco Santini presenterà IndiaInOut, la community italiana online sull’India che risponde in maniera semplice a tutte le domande sull’India grazie all’esperienza di italiani che hanno vissuto e/o studiato la realtà indiana.
A seguire, un cerchio di condivisione aperto al pubblico sulle motivazioni dell’interessamento verso l’India per ognuno.
Dopodiché Guido Bollino presenterà i suoi racconti fotografici sulla sua esperienza di un anno di vita in Gujarat: “Racconti ed immagini di un’India lontana dal turismo“.
Inoltre ci saranno altre novità:
– Possibilità per le donne di provare il vero Saree indiano, aiutate da una donna indiana.
– Luca Buonaguidi presenterà la sua raccolta di poesie sull’India “India – Complice il silenzio”. Il poeta ci parla dell’India e di se stesso, della poesia e del suo viaggio di cinque mesi nel subcontinente, con versi limpidi ed essenziali: una testimonianza spirituale della “sua esperienza dell’India”. Per avere un assaggio delle poesie di Luca Buonaguidi leggi: La Dea Bianca della Poesia
– Deejay Aery, specializzato in musica Bollywood e punjabi, e primo dj indiano ad aver introdotto in Italia la tendenza Bollywood Night nelle discoteche

Ecco il programma completo:

dalle ore 20 – Possibilità di provare un vero saree indiano in compagnia di una ra

ore 20:30 – Presentazione del progetto IndiaInOut ad opera di Francesco Santini, fondatore del progetto

ore 21 – Racconti fotografici di Guido Bollino

ore 21:30 – Poesie sull’India di Luca Buonaguidi

ore 22:30 – Tutti a ballare la musica di Bollywood in compagnia del deejay Aery

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Beasts of No Nation (Cary Fukunaga, 2015)

Beasts of No Nation è un film del 2015 scritto e diretto da Cary Fukunaga, regista della prima stagione di True Detective (la cui mancanza si è fatta sentire eccome in quella successiva) e basato sul romanzo omonimo di Uzodinma Iweala. Un film di guerra, o meglio il racconto di formazione alla guerra di un ragazzino rimasto improvvisamente orfano per effetto della guerra civile in un paese africano non meglio specificato. Il ragazzino è interpretato daAbraham Attah, superlativo nel mimare il trauma, la rottura psicologica prolungata che la guerra procura a un ragazzino che non avrebbe mai pensato di sparare un colpo in vita sua e lo deve fare invero per sopravvivere, nella speranza di ricongiungersi con la madre dopo aver assistito all’uccisione del padre, del fratello e dell’intero villaggio ed essere caduto preda di uno dei tanti signori della guerra locali, il Comandante (lo straordinario Idris Elba) e il suo esercito di bambini e ragazzi entro cui inizierà ad usare le armi, uccidere e voltare lo sguardo altrove.
Siamo davanti a un mix manieristico tra Apocalypse Now e Full Metal Jacket stavolta con l’infanzia tradita come oggetto di follia e un mondo osceno come accademia. È forse la voce fuori campo di Agu la premura di troppo di un film che ha avuto più cura per lo spettatore che per il protagonista: laddove gli eventi potrebbero infittirsi di realismo, destando l’orrore che regna in simili situazioni e costituendone esperienza vivida, la voce fuori campo ribatte una prevedibile parabola e così la guerra civile africana diviene un habitat praticabile per la coscienza sporca dello spettatore, anziché un caos primordiale che sfugge a qualsiasi tentativo di intelligibilità come nei capostipiti del genere.

CONTINUA A LEGGERE QUI – http://www.cinefatti.it/beasts-of-no-nation

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INDIA – Complice il silenzio @ Lettera22, Viareggio, 22/11/2015

“Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa” dice Nicolas Bouvier. Domenica 22 novembre alle 17.30 proverò a raccontare alla libreria Lettera22 a Viareggio il mio viaggio di 5 mesi, da solo, via terra tra Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmire e il libro che ne è nato, INDIA – Complice il silenzio. Siete tutti (re)invitati!

India – Complice il silenzio è la testimonianza di un’esperienza,come la chiamava Moravia, “l’esperienza dell’India”. Come ogni libro di poesia, ma qui più che nei miei volumi che lo hanno preceduto, questo libro è una testimonianza spirituale e così mi è caro introdurvelo brevemente. Quello che leggerete nelle pagine che seguono è un diario di viaggio in versi, un viaggio di cinque mesi che ho compiuto da solo e via terra nel 2013 attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Una proposta di incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia, in cui i versi si offrono al servizio della geografia dell’India e dell’anima e viaggiano con me, attraverso me e attraverso il subcontinente indiano. Nicolas Bouvier ha scritto: “Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa”. È così che questa esperienza ha profondamente rinnovato la mia persona e non secondariamente la mia poetica: il sottotitolo – Complice il silenzio – allude a una voce poetica fievole, dimessa e impermanente come l’India che osserva, immersa nel fascino eterno di culture abitate dal primordiale, cui ho posto il mio verso a cassa di consonanza di senso e, appunto, silenzio: ora un silenzio affine a ciò che San Giovanni della Croce descrive come “distacco interno da tutte le cose”, ora un risveglio “da questo sogno di separatezza” cui alludono le Upani ṣad. Al culmine della mia esperienza dell’India scrissi: “Mi sento a casa/ e mi sento appena/ trovo pace in quest’assenza”. Oggi spero invero che questa mia voce minore vi giunga, costituisca presenza, non di me stesso ma di un invito indefinito a voi rivolto, perché queste poesie hanno voluto essere così: hanno preferito servire di più che essere più belle, hanno preferito essere strumento più che agente. All’interno dell’opera alcune fotografie del viaggio concorrono nel restituire “un’idea dell’India”, chiude infine il volume una preziosa lettera di Giulia Niccolai sul libro e sull’esperienza dell’India e della poesia.

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STAY TUNED #9 | 5 dischi del 2015 da non perdere

Ritorna con la ottava puntata la mia minirubrica di lapidarie selezioni musicali dell’anno in corso: 3 righe x 5 dischi usciti nel 2015 + link a una canzone per disco, per dar spazio alla musica e non al catechismo del recensore di turno. Stavolta tocca a:  New Order, Julia Holter, Pugwash, Protomartyr, Sufjan Stevens. 

New Order – Music Complete

E chi se lo aspettava un ritorno su questi livelli. New-wave col computer o synth-pop contaminato dal sound di “Substance”, tra dinamiche moroderiane, incisivi affondi post-punk e omaggi ai Joy Division che furono. 1° disco senza Peter Hook in preda a retromanie imbarazzanti, Bernard Sumner leader incontrastato e tante collaborazioni d’oro (Iggy Pop, Chemical Brothers…).

 

Julia Holter – Have You In My Wilderness

Tra qualche decina d’anni potremo dire ai nipotini che eravamo giovani quando Julia Holter aggiornava il pop del XXI secolo tenendo unita la tradizione tra Scott Walker e Laurie Anderson, tendendo sempre a quella Nico che come un’ombra si aggira nei meandri eterei delle sue canzoni profonde, colte ed emozionanti. Praticamente, dovremmo dire: perfette. O gridare al miracolo.

 

Pugwash

Amo tutto ciò che ha dentro Ray Davies. E qui collabora, insieme ai leader di Xtc, Divine Comedy, Electric Light Orchestra, a un disco pop-rock micidiale, con non meno di 5-6 singoli killer e neppure un solo brano sacrificabile per la quota estetica finale. Ma ci sono anche i Monkees, i Beach Boys e tante altre influenze frullate insieme con personalità e gusto raro. Godetene.

Protomartyr – The Agent Intellect

Un tiro e un crooner della madonna. Ecco i migliori pregi del secondo disco dei Protomartyr, band di Detroit che sembra virare più verso gli Wire rispetto all’influenza dei Fall nel loro disco d’esordio. Capaci di brutali assalti post-punk, la band qui non eccede mai la misura e suona come un nervo teso pronto a esplodere, ma che preferisce mantenersi teso dal primo all’ultimo minuto.

Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

Scordatevi quello che voleva stupire tutti, fare un disco per ogni stato degli U.S.A., che ha reinventato il cantautorato indie, per poi divenirne il massimo esponente. Immaginatelo raccontarvi – chitarra e voce – il suo rapporto impossibile con una madre assente e malata e depositarvi grazia miracolosa come fu per la canzone per il serial killer John Wayne Gacy Jr. Per un intero disco.

 

* Articolo pubblicato su MeMeCult – http://www.memecult.it/stay-tuned-5-dischi-del-2015-da-non-perdere-7/

 

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HysM?Duo + Collective Nimel @No Cage, Prato, 15/11/2015

Domenica sera al No Cage di Praho riproponiamo i reading dei miei scritti (tra cui qualcosa da INDIA – Complice il silenzio) – con la musica del Collective Nimêl – che hanno sostituito il Lexotan oppure il Laevolac a seconda dei gusti. Stavolta lo facciamo per una buona causa, ossia aprire al concerto degli HysM?Duo. Prima del concerto buffet vegano, e se volete mangiare le sarsicce ci si vede dopo cena.

PROGRAMMA :

Dalle ore 20.00 BUFFET VEGAN*
(Menu’ in fondo alla pagina)

A seguire,dalle ore 22.00 ESATTE :

COLLETTIVO NIMEL (Collettivo d’improvvisazione e contaminazione)
https://www.facebook.com/CollectiveNimel/?fref=ts

HysM?DUO (Avant-rock-RIO project from Taranto/Perugia)
https://www.facebook.com/hysmduo/?ref=ts&fref=ts

Buffet + bevuta a scelta Euro 12
Buffet + concerto Euro 15
Solo concerto contributo Euro 5

Prenotazioni : circolonocage@gmail.com
Pagina Facebook – Associazione No Cage : https://www.facebook.com/Circolonocage
Ingresso riservato ai soci Acsi

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Live from the Bataclan

“Alzo gli scudi, preparo le armi, organizzo la resistenza nel solo modo che conosco. Leggendo.”
(Stefano Solventi)

È insopportabile. Tutto. Massacri vecchi e nuovi, con in comune sempre e soltanto innocenti nell’atto di vivere la loro vita. “Vivere era impossibile”, scrive Don De Lillo in Underworld. Non sarà questo blog ad aggiungere una sola parola in più sui fatti di ieri, a Parigi. Una tragedia immane, che mi colpisce doppiamente perché ierisera, se fossi stato parigino e mi sarebbe piaciuto molto, sarei forse andato anch’io al Bataclan a sentire gli Eagles Of Death Metal. E a chissà quanti altri concerti. E allora non mi resta che alzare gli scudi, preparare le armi, organizzare la resistenza nel solo modo che conosco: con la musica. Oggi, la musica dei migliori concerti del Bataclan, che ho raccolto qui per tutti quelli che non possono fare a meno della musica, soprattutto in giornate come questa.

 

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Club To Club – Torino, 6&7/11/2015

È il mio primo Club to Club. Il quindicesimo, e sono insieme ad altre 6999 persone sorridenti e appassionate. 7000 persone venute al Lingotto, Torino, negli sterminati ex padiglioni Fiat rimessi a nuovo per un festival cui non si fa piena giustizia a dire, sbrigativamente, elettronico e punto: semmai, una proposta di show tra avanguardia e pop entro la cornice dell’arte elettronica, che unisce la componente visiva a quella musicale. Sulla scia dei grandi programmi degli ultimi anni, anche l’edizione 2015 non è stata da meno, guadagnandosi il sold out anticipato grazie soprattutto all’esclusiva italiana di Thom Yorke, una scelta che a molti è parsa dettata da ragioni di marketing prima che prettamente musicali. Ma con le eccezioni soggettive che ognuno può opporre alla scelta di un nome anziché un altro, è impresa impossibile negare che il Club to Club sia oggi tra i migliori festival italiani e internazionali, proponendo (e riproponendo) i più eminenti artisti della scena elettronica contemporanea e perseguendo la ricerca e il lancio dei migliori emergenti in una location assai consona e con un’eccellente organizzazione.
Il mio Club to Club inizia con il concerto dei Battles, una delle migliori live band del pianeta, all’ultima tappa del loro tour e freschi del nuovo disco, da cui estraggono il brano d’apertura Dot.com per un tripudio di geometrie math-rock, dinamiche progressive e contaminazioni elettroniche. Proseguono con Ice Cream, e il minimo comune denominatore del loro show è l’energia pazzesca con cui esaltano ogni pezzo nella sua dimensione live, grazie soprattutto a John Stainer come sempre al centro del palco e cuore pulsante dei Battles. Neanche un pedalino fuori uso è servito a rompere il clima di idillio creatosi tra pubblico e la band, che come al solito miscela con precisione selvaggia chitarra, basso, keyboards, loop station e ogni altro tipo di effettistica – “Dopo il concerto ci vediamo tutti nella mia camera d’albergo, è la numero 665. Proprio quella di fronte alla 666” dice Ian Willams prima di erompere in The Yabba. Serve dire altro? Naturalmente l’anthem postmoderno Atlas, che ha fatto muovere i primi salti della serata tra il pubblico ed è l’apice della loro estetica con quel climax ripetitivo e deflagrante. E s’inizia con la certezza che quello dei Battles sarà alla fine uno dei migliori live del Club to Club 2015.

CONTINUA A LEGGERE QUI – http://www.impattosonoro.it/2015/11/12/reportage/club-to-club

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Io, io, io… e gli altri (Alessandro Blasetti, 1966)

Testamento spirituale e terz’ultimo film di Alessandro Blasetti, Io, io, io… e gli altri vanta la recitazione, e talvolta piccoli partecipazioni, della crema dei protagonisti e dei caratteristi del cinema italiano di quegli anni: Marcello Mastroianni, Gina Lollobrigida, De Sica, Nino Manfredi (nella clip), Walter Chiari, Silvana Mangano, Elisa Cegani, Caterina Boratto,Vittorio Caprioli, Franca Valeri, Sylva Koscina, Paolo Panelli, Salvo Randone…
La trama, per quel che è possibile delineare in un film così poco programmatico: un noto scrittore- giornalista italiano (Sandro, interpretato da un lunatico Walter Chiari) è alle prese con una nuova inchiesta da cui si aspetta molto e che eppure diffida a approfondire per la contiguità con il vizio sotto esame, un’inchiesta sull’egoismo. Inizialmente il film è un vivace e atipico docufiction, basato su un montaggio schizogeno (che forma i personaggi per scissione e distanziamento dalla trama che li comprende), presentandoceli in rassegna: sono bizzarri, generosi, appiccicosi, superbi che coi loro atti opposti testimoniano un’unica tensione: l’attaccamento feroce alla vita, e di fatti inizialmente i personaggi altro non sono che emblemi atti a confortare la sua posizione molto critica sull’egoismo.
Succede tutto nel corso di tre giorni di lavoro, in cui l’accusa muta in confessione, in cui tre diverse tipologie filmiche si avvicendano e le circostanze sono l’eco costante di rimorsi e rimpianti, bei ricordi andati e mai del tutto approdati come avremmo voluto. Blasetti sembra dirci, parafrasando una celebre frase di Gaber su Berlusconi: “non temo l’egoismo in sé, temo l’egoismo in me”. E aveva ragione, tanto che nel film sono rintracciabili quegli elementi tipici di certo renzismo contemporaneo, quel tipo di uomo che cerca l’Utile anche nell’Altro.

CONTINUA A LEGGERE QUI – http://www.cinefatti.it/io-io-io-e-gli-altri/

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L’India, Franti e l’Appennino – L’intervista censurata di 5AVI

5AVI è una testata giornalistica con base e occhio rivolto alla Toscana e a tutti gli “operatori” dell’arte e della cultura locale, che stimo e di cui ho ribloggato qui alcuni articoli di Michele Baldini, una delle teste più brillanti che conosca. Settimane fa una redattrice mi propone un’intervista su INDIA – Complice il silenzio, FRANTI. Perché era lì – Antistorie da una band non classificata e le cose di cui scrivo e vivo. Purtroppo è stata pesantemente riscritta, attribuendomi talvolta pensieri in cui non mi riconosco, cancellando del tutto una domanda-risposta che avevo sabotato per puro gioco e così via. Per esempio, non è vero che un mio sfizio è mangiare le ciabatte De Fonseca. Giorni fa ho proposto di rimediare agli errori alla redattrice nel riportare il mio pensiero, altrimenti pazienza, se loro erano contenti così io mi sarei accontentato. Ne è nata per loro una questione di stato, manco stessimo parlando di un’intervista a Pier Vittorio Tondelli per l’Espresso, in cui bastava ascoltarsi un po’ di più ma per ascoltarsi bisogna essere in due, e loro hanno preferito cancellare l’intervista, che puntualmente ripubblico qui con le mie risposte perché mi va che le leggiate, perché ci ho perso del tempo per dar forma al mio pensiero e perché penso che sia la dimostrazione che ne vale la pena di leggere 5AVI, a dispetto di questo equivoco di poco conto.

Così giovane e già così esperto in vari settori, dalla musica alle scienze sociali. Sembri una persona interessata a cogliere il mondo in tutte le sue sfumature. Cosa ti porta a viaggiare tanto e a fare esperienze diverse?

Sono solo un appassionato acerbo e per giunta autodidatta. Sono curioso e irrequieto entro serena e robusta costituzione, ho la fortuna di avere persone intorno a me che hanno accettato i miei colpi di testa e questo mi facilita nel dare libero sfogo a istinti più o meno premeditati di espressione, ascolto e ricerca. “Il viaggio non solo allarga la mente: le dà forma”, diceva Chatwin. Si può viaggiare dentro una stanza o intorno al mondo, e da qui viene il senso di tutto quello che cerco.

Dopo gli studi hai deciso di “abbandonare” la città e trasferirti in un posto immerso nei boschi – che in molti potrebbero ritenere lontano dalla “civiltà” – come Spedaletto, in provincia di Pistoia. Cosa c’è dietro questa tua decisione? Hai provato repulsione per la vita frenetica del mondo moderno? O è stata più forte la voglia di mettersi alla prova e tentare di vivere a “km 0”? Da quanto vivi lì? Te ne sei pentito o pensi sia stata una decisione saggia?

Premetto che sono venuto qui per caso: decisi in India di venire qui e quando tornai in Italia mi trovai nella condizione di fare i conti con questa bizzarria. Dopo due anni bellissimi quassù ancora non ho capito bene cosa mi è scattato dentro per fare una scelta simile, forse volevo vivere in un posto in cui prolungare le sensazioni legate al viaggio, all’India. Ma non ho una risposta e all’epoca avevo una domanda, ho ascoltato per l’ennesima volta l’istinto e sono venuto fin qui, dove ci sono poche persone, c’è tanto silenzio ed è tutto verde intorno. Ti senti parte di qualcosa di grande, della natura immanente, che resta. Al contempo ti senti piccolo, qualcosa di trascurabile, senza cui tutto andrebbe avanti come prima e questa per me è una sensazione che genera profondo benessere. Qui non puoi truffare circa te stesso, tutto amplifica come stai al mondo, è come se ogni pensiero e azione fosse calato dentro un altro tempo, un tempo lento.

Tra le tue pubblicazioni spicca un libro di poesie e un altro, che racconta il tuo viaggio in India. Due modi di raccontare le proprie emozioni molto diversi. Ce n’è uno che ti si addice di più?

Sono stati complementari e consequenziali nel processo che mi porta ad essere e scrivere quello che sono oggi. Ho parlato alle parole è un dialogo irriflesso con quel fantasma che ci cammina accanto, la cronaca generosa di un avvicinamento al silenzio, un ritorno dalla parola alla pagina bianca. India – Complice il silenzio per ovvi motivi cronologici e di esperienza, è il frutto e al contempo il seme delle mie opere pregresse e di qualcosa di improvviso che è accaduto nella mia vita e l’ha segnata, come questo viaggio d’un semestre, in solitaria e via terra tra Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Ne è nato un libricino strano e inclassificabile: una proposta di incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia, una geografia sentimentale dell’India e la cronaca di un’esperienza interiore di transito e assenza.

Un ricordo dell’India che ti ha segnato in modo particolare.

Una due giorni assurda in cui incastri complicatissimi mi vedevano partire da Calcutta nel periodo del caldo infernale – 47-48° con picchi di umidità asfissianti – e un giorno e mezzo dopo dover salire su un piccolo aereo per il Bhutan, vennero ulteriormente complicati da alcune mie scelte a cascata deliberatamente suicide. Nel mezzo è successo di tutto – ho tirato un pugno a un ufficiale in servizio per difendere una giapponese da un principio di violenza, ho sventato una truffa della polizia a mio carico, mi sono svegliato col corpo ricoperto di scarafaggi sul treno più fetido di mesi e mesi di treni fetidi, ho vissuto un’esperienza se non mistica direi almeno religiosa, un militare indiano mi ha trattato come un fratello nel momento del bisogno, ho mentito reiteratamente sulla mia età all’ufficio immigrazione per ottenere un forte sconto sul visto, mi sono ritrovato da solo di notte in un piazzale circondato da un branco di randagi minacciosi e un pacchetto di biscotti regalatomi da uno sconosciuto mi ha probabilmente salvato la vita – e alla fine sono arrivato rocambolescamente all’aeroporto senza il biglietto che avevo acquistato settimane prima, ho raccontato la storia dei miei ultimi due giorni all’imbarco e mi hanno lasciato salire comunque sull’aereo. Avevo appena vissuto le ore più eccitanti, grottesche e complicate della mia vita e mi ero divertito come un matto. Quando l’aereo è partito eravamo solo tre passeggeri a bordo, stavo andando in uno di quei posti dove avevo sempre sognato di andare e dal finestrino si vedeva tutta la catena himalaiana in cui avrei passate il mese e mezzo a venire, concludendo così il mio viaggio nell’India classica; nei quattro mesi passati la mia vita era diventata un gioco, avevo imparato a non darle peso, a considerarla come qualcosa di cui alla fine si dovrà fare a meno. E così via. Ero immerso in pensieri simili con gioia mista a languore quando a un certo punto il pilota ci avvertì che alla nostra sinistra potevamo ammirare la terza montagna più alta del mondo dal finestrino. L’ho guardata, era incredibile e circondata da altre montagne ugualmente o quasi altissime e assolute. Sono esploso in una risata fragorosa, che ha sabotato ogni filtro imposto dalla coscienza: una risata che era emozione pura.

A breve uscirà anche una pubblicazione sullo storico gruppo punk dei “Franti”. Cosa ci racconti di questo tuo lavoro? Come hai conosciuto il gruppo e che cosa ti resta dalla collaborazione con il collettivo castelfranchese “Cani bastardi” che ti ha supportato nella stesura?

È la biografia immaginale di Franti, alla moda della band omonima ed eponimo di un decennio, di una città e di uno spirito – gli Ottanta, Torino e appunto Franti (il cattivo del libro Cuore d De Amicis, poi ripreso in chiave opposta da Eco, Bene, Manganelli…). Ne è nato un libro bizzarro e bizzoso, che racchiude scritti di ogni tipo su tutto ciò che, a nostra personalissimo sentire, è Franti oggi; dentro ci sono quattrocento pagine di vera libertà, un dvd con filmati e tracce audio inedite. Oltre trenta persone hanno creato questo libro a partire da un’idea, una passione. È stata l’avventura di un manipolo di bastardi di provincia e non – Cani Bastardi e Nautilus Autoproduzioni – che hanno dimostrato che oltre e dentro l’ignavia della società totemica di oggi c’è vita e fame di vita. Un’ avventura spericolata e a partire da questa siamo diventati amici, passando attraverso difficoltà insuperabili e esaltazioni primordiali.

Hai altri progetti al momento? A cosa stai lavorando? C’è un obiettivo che stai cercando di raggiungere?

Ne ho molti, ormai mi dico che nel tempo libero dalla scrittura lavoro, e l’obiettivo è portarli a termine.

Se ti dovessi descrivere in una parola, quale sceglieresti?

Antani.

Vuoi lasciarci con una tua poesia, a cui ti senti legato e che per è significativa?

“Sono felice.

Potrei aggiungere altri dettagli
ma la felicità sta nel toglierli.”

(da India – Complice il silenzio)

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TORINOMAGODO – Tour piemontese di presentazioni/reading/concerti di “India” e “Franti”

All’attenzione di amici, lettori e randagi piemontesi

Tra una settimana sarò a Torino, a presentare in quattro date due libri a cui ho dedicato milioni di anni-luce-antani e che ora sono finalmente nati: “INDIA – Complice il silenzio”, il mio diario di viaggio in versi tra Sri Lanka-India-Bhutan-Nepal-Tibet-Kashmir insieme alla musica di Davide Tosches, e “Franti. Perché era lì – Antistorie da una band non classificata”, biografia immaginale scritta con Cani Bastardi di qualcosa di più di una delle più influenti band italiane degli anni ’80, con un concerto di chi ne ha fatto oltre. Allego tre locandine su quattro e calendario improvvisato, l’introduzione integrale del mio libro indiano e poi quella scritta da Stefano Giaccone del nostro libro su Franti; il sorriso all’idea di (ri)vedervi lo potete benissimo immaginare e ve lo ribadirò di persona. Spero tanto di vedervi per ri-conoscersi.

  • Vineria Mirò, Cavagnolo (TO), 29/10 | Reading di “India” con musica di Davide Tosches
  • El Paso, Torino, 30/10 | Presentazione di “Franti” con concerto di The Book People, tra cui Lalli e Stefano Giaccone
  • Officina 500, Torino, 31/10 | Presentazione di “Franti”, proiezione del dvd allegato al libro “Untrue” a cura di Claudio Paletto e ancora concerto, cui stavolta si aggiungeranno gli Airportmen
  • Libreria Diari Di Viaggio, Torino, 5/11 | Presentazione di “India”, ne parlo insieme alla libraia Vanessa e ai lettori

INDIA – Complice il silenzio (Italic Pequod, 2015)

di Luca Buonaguidi

postfazione di Giulia Niccolai

India – Complice il silenzio è la testimonianza di un’esperienza,come la chiamava Moravia, “l’esperienza dell’India”. Come ogni libro di poesia, ma qui più che nei miei volumi che lo hanno preceduto, questo libro è una testimonianza spirituale e così mi è caro introdurvelo brevemente. Quello che leggerete nelle pagine che seguono è un diario di viaggio in versi, un viaggio di cinque mesi che ho compiuto da solo e via terra nel 2013 attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Una proposta di incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia, in cui i versi si offrono al servizio della geografia dell’India e dell’anima e viaggiano con me, attraverso me e attraverso il subcontinente indiano. Nicolas Bouvier ha scritto: “Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa”. È così che questa esperienza ha profondamente rinnovato la mia persona e non secondariamente la mia poetica: il sottotitolo – Complice il silenzio – allude a una voce poetica fievole, dimessa e impermanente come l’India che osserva, immersa nel fascino eterno di culture abitate dal primordiale, cui ho posto il mio verso a cassa di consonanza di senso e, appunto, silenzio: ora un silenzio affine a ciò che San Giovanni della Croce descrive come “distacco interno da tutte le cose”, ora un risveglio “da questo sogno di separatezza” cui alludono le Upani ṣad. Al culmine della mia esperienza dell’India scrissi: “Mi sento a casa/ e mi sento appena/ trovo pace in quest’assenza”. Oggi spero invero che questa mia voce minore vi giunga, costituisca presenza, non di me stesso ma di un invito indefinito a voi rivolto, perché queste poesie hanno voluto essere così: hanno preferito servire di più che essere più belle, hanno preferito essere strumento più che agente. All’interno dell’opera alcune fotografie del viaggio concorrono nel restituire “un’idea dell’India”, chiude infine il volume una preziosa lettera di Giulia Niccolai sul libro e sull’esperienza dell’India e della poesia.

FRANTI – PERCHE’ ERA Lì. Antistorie di una band non classificata (Nautilus Autoproduzioni, 2015)

a cura degli autori CANI BASTARDI

Franti è il nome di un gruppo musicale attivo a Torino e in Italia nella prima metà degli anni 80.

Alla sua dissoluzione/rinascita/scomparsa/matamorfosi (1986) i componenti hanno continuato a suonare, alcuni fino ai nostri giorni, alcuni collaborando tra di loro.

Franti è stato un gruppo di artisti ma anche no. Un gruppo di estremisti poetico/sonoro ma anche no. Un gruppo Punx ma anche no. Un meteora? No, questo proprio no. Dall’interno del vorticante Movimento 77, migliaia e migliaia di vite, passioni, sogni, battaglie, sconfitte e silenzi hanno preso forma di canzone, la composizione collettiva di una generazione. Ve ne sono state molte di queste creazioni collettive e, artisticamente parlando, forse migliori e sicuramente più rinomate di Franti. Ma Franti è stato sempre un NON CLASSIFICATO, come il personaggio deamicisiano dal quale prende il nome e come recita il sottotitolo di questo libro/DVD, “Perché era lì”.

Libro/DVD in uscita in questi giorni, curato dal blog con base Toscana “Cani Bastardi” e pubblicato/edito/partorito insieme a Nautilus (Torino, ancora).

Franti è un nome piuttosto conosciuto, tra gli amanti di Rock/Punk/ControCultura Italiana. Va detto però che il numero di persone che ancora oggi condivide questa passione, questa comunanza poetica/musicale/politica con Franti è piccolissimo, una minuscola frazione. Franti ha venduto pochi LP, pochi CD, fatto pochi concerti, poca visibilità sulle riviste patinate.
Franti è stata una emozione profonda incastonata nei feroci anni 80 (feroci quando i 90, 00, 10: si chiama “Capitalismo vs. Libertà”, baby), espressione libera della propria generazione e di quelle successive. Di una parte minimale certamente, ma sonoramente la più vitale, la più irriducibile. Lalli, la voce cantante di Franti, spesso dal palco amava ripetere “Il fiato che scorre in queste canzoni è il vostro fiato”, senza fare differenze tra chi metteva bacchette e chitarre là sopra il palco e chi metteva cuore, orecchie e la sua vita tutt’intera là sotto.

“Perché era lì” non è un libro “sui” Franti: piuttosto un libro “da” Franti, alla moda di Franti. L’alpinista e esploratore George Mallory alla domanda “Perché Lei vuole scalare l’Everest?” pare abbia risposto al giornalista:“Perché è lì!”. Franti sta scendendo a valle da 30 anni, insieme a moltissimi fratelli e sorelle che in questo libro cantano e respirano, anche se non ci sono i loro nomi in quelle pagine o in quelle immagini. Franti rinasce ogni volta che interrompi la farsa, ogni volta che costruisci uno spazio di libertà.

Ecco, oltre a invitarvi a leggere e guardare “Perchè era lì” vorrei concludere con una domanda sulla MUSICA: “Voi difendete una società in cui la grande maggioranza vive in condizioni animalesche, una società in cui i lavoratori muoiono di stenti e di fame, in cui i bambini periscono a migliaia ed a milioni per mancanza di cure, in cui le donne si prostituiscono per fame, in cui l’ignoranza ottenebra le menti, in cui anche chi è istruito deve vendere il suo ingegno e mentire per mangiare, in cui nessuno è sicuro del domani – ed osate parlare di libertà e d’individualità?” (Errico Malatesta)

Il libro/DVD “Perché era lì, FRANTI, antistorie da una Band non classificata” si può richiedere a

http://www.ecn.org/nautilus

http://www.diestlibri.it

o nelle peggiori librerie del Mondo

Stefano Giaccone

 

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