“Diari di Viaggio” – Reading a cura di Vai A Quel Paese – Go Face Yourself + Luca Buonaguidi @ Puzzle Art Expo, Firenze, 23/07/14

Ciao, sono lieto di annunciare un nuovo reading delle mie poesie/prose/supercazzole per gli amici del Collettivo ThreeFaces, che si sono inventati un gran bel blog di viaggi e miraggi dal titolo perentorio Vai A Quel Paese – Go Face Yourselfe poi hanno rovinato mesi e mesi di brillante lavoro invitandomi a una delle loro serata di letture e fuochi d’artificio. Per il 23 luglio ore 19:00 le previsioni meteo danno “Chance of a Thunderstorm”, mi sembra dunque la serata perfetta per accompagnare alle letture del mio ultimo libro pubblicato Ho parlato alle parole quache poesia “indiana” in imminente uscita e in anteprima intergalattica (fatta eccezione per mia mamma). Ci vediamo il 23, di seguito tutte le informazioni per raggiungerci e il comunicato ufficiale. Mai soli!


Il Collettivo ThreeFaces, in occasione del 3° Puzzle Art Expo, è lieto di invitarvi alle mercoledì 23 luglio al Puzzle Firenze (Via Tavanti 19, a Campo di Marte pe’ intendessi) per un reading letteral-musicale a partire dalle 19:00.
Il collettivo di scrittura creativa presenterà il progetto relativo al blog Vai A Quel Paese – Go Face Yourself, e gli autori leggeranno alcuni racconti incentrati sul tema del viaggio, su accompagnamento musicale di chitarra. Interverrà, in qualità di ospite, Luca Buonaguidi: giovane autore montecatinese con alle spalle 2 pubblicazioni di testi di poesia
Non mancate!

Contatti

VAI A QUEL PAESE – GO FACE YOURSELF - http://threefacespublish.wix.com/vaiaquelpaese

EVENTO FACEBOOK - http://www.facebook.com/events/537195033074993/537238829737280/?comment_id=537241113070385&ref=notif&notif_t=event_mall_comment

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Juan Gelman – Nobiltà

La poesia è pallida e nobile.
Non cambia niente, non incurva colline, non
da un solo frutto rosso, non
fa il rumore di chi strappa
un pezzo di pane per offrire
un pezzo di pane.
Si rannicchia in un angolo e
non si lamenta.
Vive in tutto ciò che si innalza
all’aria e dal nascere.
Non chiede nemmeno una visita.
Le basta quel che non è successo.

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YATO – Firenze: Città Aperta in un Mondo Corrotto

Bonsoir, vi presento un cortometraggio musicale ambientato e dedicato a Firenze. e realizzato da un amico, Stefano Mazzei in arte YATO, che lo racconta così: “Il video nasce da un’idea semplice, intima. Un affetto ad un luogo, ad un angolo di città che ha coinvolto e coinvolge al dichiararlo altri luoghi, altri spazi privati, intimi, propri nella mente e nel cuore, nei pensieri, nelle fantasie e nei ricordi”. Io ve lo racconto così: oltre al sottoscritto ci sono tanti amici “fiorentini”, c’è Firenze e quel che ci andava di restituirle, qui leggo una poesia su Firenze (tratta da Ho parlato alle parole) dall’Erta Canina, una strada d’Oltrarno (o Diladdarno) lontano dalle scie autistiche di turisti che è uno degli angoli più affascinanti che abbia mai attraversato in vita mia. Oggi con Firenze vivo un rapporto di amore-odio laddove una volta (per i 6 anni in cui c’ho vissuto) c’era solo un’infatuazione perenne. Non credo sia il posto dove voglio vivere il resto dei miei giorni; invece, sono certo che sia un posto in cui vorrò sempre tornare. Perché? Nel brano che qui leggo, c’è una risposta possibile, la mia.

Rabbia-nebbia-seta
infuria troppa sera.
Firenze, sola,
quanti occhi hai?
D’inverno io ti bevo
calda, col tuo sole nel suolo
che oscuro, troppi passi.

Resta la bianchezza d’un lampione,
il riflesso di moti opposti,
le tue insegne spente
scivolando per troppo nuoto
ed è troppo il tutto
che mi sfiora e non dice,
attraversa.

A seguire il cortometraggio e le musiche di YATO, infine il comunicato stampa.

I Pensieri di 10 giovani raccontati in un cortometraggio ambientato nelle “vie segrete” di Firenze. Parlare di “Città Aperta in un Mondo Corrotto” non è semplice poiché non ci troviamo davanti solo ad un cortometraggio, ma anche ad un vero e proprio documentario che racconta senza alcuna sceneggiatura i pensieri di 10 giovani che vivono nella città di Firenze. Ognuno di loro racconta pensieri o ricordi intimamente legati ad un posto preciso del capoluogo toscano, che assume un ruolo catartico pur non essendo mai citato con le parole, ma affermando la sua presenza con i suoi paesaggi. Un modo gentile per ritagliarsi uno spazio intimo e ritrovare se stessi anche a dispetto del mondo che ci circonda: un mondo con poco lavoro, con dinamiche sociali difficili e corrotto. Tutto il cortometraggio è accompagnato dalle musiche originali composte dal regista: Stefano Mazzei, in arte Yato.

Uno sguardo, un incontro rapido con il passante, la macchina da presa a cui raccontare le emozioni scaturite dal proprio angolo di città; i protagonisti del documentario mostrano i loro pensieri con estrema naturalezza e senza artifici. Nessuno di loro sta interpretando una parte, ma ha deciso semplicemente di raccontare qualcosa in libertà. “Un luogo, un angolo nella città… uno di quei posti dove una persona si ferma, attratta per concedersi un po’ di “se”, un po’ di spazio personale nel tram tram quotidiano. Il posto privilegiato per le proprie emozioni, i propri ricordi e le fantasie che ci coinvolgono da vicino, ogni giorno. Ci fermiamo e sostiamo in un luogo, dentro la città e con essa tutta intorno.” Questo primo cortometraggio musicale è la presentazione di un progetto che integra musica elettronica, alternative e dance a stili di testo maggiormente cantautorale, con attenzione alla vita di tutti i giorni di noi giovani adulti.

YATO
www.facebook.com/yato.music
www.youtube.com/yatoofficialchannel

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Mac De Marco – Salad Days

Ok, non saremo forse ai livelli del precedente “II” o forse si, anche oltre: comunque ragazzi, che disco. Riecco lo svitato e geniale Mac De Marco più maturo, versatile e consapevole dei propri mezzi, alle prese con una evoluzione interessante nell’atto di compiersi.
Il prossimo disco ci dirà chi è davvero, intanto godiamone senza limiti.

* Articolo pubblicato su i.OVO – http://www.iovo.it/2014/06/mac-de-marco-salad-days

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20 anni di KonSequenz, evviva KonSequenz!

Oggi spendo più che volentieri due parole su KonSequenz, factory culturale diretta da Girolamo De Simone, autore di una infinita serie di musiche, articoli, libri e iniziative di qualità e del cui sterminato curriculum trovate una sintesi su wikipedia e delle musiche su YouTube. Konsequenz, più volte premiata dal Ministero per i Beni Culturali come periodico di elevato valore culturale, è una rivista di studi sulla musica, le arti e la società contemporanea su cui Girolamo, oggi un amico e un mentore, accanto a firme come quelle che potrete leggere oltre, ha fatto esordire un allora ventiduenne senza alcuna referenza che risponde al sottoscritto (sul n.3 e il n.4 della IV serie) dopo che questo gli scrisse una prolissa lettera di ringraziamenti ossessivi per la pubblicazione del capolavoro di Luciano Cilio, Dell’Universo Assente, che mi ha cambiato la vita. Oggi di anni ne ho ventisette e le referenze sono sempre quello che sono, ma è soprattutto grazie a Girolamo che presi coraggio nel portar fuori dal cassetto le tante e diverse cose che avevo precedentemente scritto, e non ho dubbio alcuno nel pensare di non essere stato l’unico che ha aiutato ad uscire dal guscio, con tenerezza e attenzione. Fu lui, per esempio, a prendersi l’onere di introdurmi con una splendida prefazione per il mio libro d’esordio I giorni del vino e le rose (leggila qui: http://www.fermenti-editrice.it/nuovi_fermenti_poesia_a_d.php#buonaguidi01), a invitarmi ai primi reading (in luoghi come il Conservatorio di S.Pietro a Majella e il Teatro San Carluccio a Napoli), a coinvolgermi in progetti di cui non avevo mai dubitato prima di avere inclinazione. Insomma, in una frase, è stato lui il primo artista, che ai miei occhi era ed è un gigante, a darmi del tu e a farselo dare, oltre a infondermi un coraggio estetico che mai avrei pensato di richiedere a me stesso. In questo Girolamo mi è maestro: di umanità, passione estetica ed etica e ricerca, e per questo vi invito ad avvicinarlo, ascolarlo, leggerlo, a partire da questo straordinario anniversario che merita attenzione e riscontri. Nell’anno corrente KonSequenz compie dunque venti anni di sperimentazioni, ricerca e studi, e l’instancabile Girolamo ha ideato una serie di iniziative di indubbio spessore di cui io stesso vi aggiornerò su queste pagine, il consiglio è di seguire KonSequenz sulla sua pagina FB per iniziare, sempre aggiornata, precisa e ricca di contenuti…di seguito, intanto, un lungo documento di riepilogo sulla intensa attività di KonSequenz in questi 20 anni di cultura e musica e amore per la cultura e la musica, perché, come mi insegnò proprio Girolamo, la musica serve a “stendere ghirlande di senso tra uomini che non sopportano l’oblio di altri uomini”, e io non saprò mai dire di meglio. Intanto, leggetevi tutti i numeri arretrati disponibili sul sito online della factory, c’è un oceano di passioni, e non di nozioni, che vi aspetta.

Nuove frontiere musicali a Napoli dagli anni Ottanta alla contemporaneità

di Girolamo De Simone

La validità delle tesi è nella loro efficacia; vale a dire che le teorie estetiche andrebbero sempre convalidate dalle prassi1. Seguendo questa traccia, nella consapevolezza che il futuro non possa prescindere dalla memoria di quanto già acquisito, in questo breve lavoro verranno proposte (indicizzate) alcune vicende contemporanee e di frontiera, con riguardo alla presenza autorale a Napoli (compositori ed interpreti provenienti dal panorama nazionale e internazionale), con accento sulle iniziative concertistiche/musicali, editoriali, discografiche, e sugli esiti di una disseminazione che talvolta ha comportato una emigrazione ‘interna’ od ‘esterna’ – più o meno volontaria – dei musicisti partenopei e campani.

Il contesto
Più volte, in sedi diverse ed eterogenee, ho raccontato quanto avvenuto a Napoli a partire dal 19732. Non pare tuttavia inopportuno richiamare sinteticamente quel panorama e ripetere la cronologia di quelle che sono apparse come le proposte più significative 3:

-1981: “Avanguardia e Ricerca a Napoli negli anni Settanta”, a cura di Luciano Cilio, Villa Pignatelli.
-1981: “Suite per un Castello”, a cura di Pasquale Scialò e Aldo Sisillo, Castello di San Martino, Estate a Napoli.
-1982: “Incontri Nazionali della Nuova Musica”, a cura di Luciano Cilio, Villa Pignatelli.
-1984: “Il Suono e la Parola, Annotazioni e ascolto sulla/della Nuova Musica”, a cura di Girolamo De Simone, Convegno alla libreria Dehoniana di Via Depretis.
-1985: “Concerti Inaugurali della Ferenc Liszt”, a cura di Girolamo De Simone,  Santa Chiara.
-1985: “Events”: Merce Cunningham, John Cage, David Tudor, Takeisha Kosugi, a cura di Trade Mark – Experience in art, consulenza artistica Paolo De Martino, Teatro San Ferdinando.
-1988: “Settembre a Napoli”, a cura di Gabriele Montagano, concerti di Bob Ashley, Peter Gordon, etc.
-1989: “VI colloquio di informatica musicale”, a cura del Gruppo ACEL, Villa Pignatelli.
-1990: VII Festival di Musica Contemporanea all’Institut Francais de Naples, a cura di Franco Pezzullo e del Centro di cultura musicale (poi realizzato a Ischia fino alla scomparsa di Pezzullo).
-1990: “Concerti” al Teatro Denza, a cura dell’Associazione Musica Insieme (a conclusione dei corsi annuali di Franco Donatoni).
-1990/1994: “Fino alla Nuova Musica”, incontri musicali a Galassia Gutenberg, Teatri della Mostra d’Oltremare, a cura di Girolamo De Simone.
-1992: “Musical Network”, a cura di Massimo Fargnoli e Giancarlo Sica, Rai.
-1994: “La parola e la musica”, ciclo di incontri-concerto, Festa della Musica, Maschio Angioino.
-1997/2003: “Eclettica – Musica Millemondi”, direzione artistica di Girolamo De Simone, Teatro Galleria Toledo / Villa Pignatelli (sette stagioni, alla quale va aggiunta una propaggine estiva intitolata “Doppio Sogno Musica”. Le rassegne raccolsero complessivamente centinaia di compositori ospiti e di prime esecuzioni assolute o napoletane).
-1994/2007: “Eventi Konsequenz”, a cura di Girolamo De Simone, Mostra d’Oltremare / sede delle Edizioni Scientifiche Italiane / Teatro Sancarluccio / San Lorenzo Maggiore, PAN, Palazzo delle arti di Napoli e numerose altre location.

La nascita di «Konsequenz» si colloca tra le iniziative rizomatiche che suppliscono all’assenza di programmazione di accademie e istituzioni ufficiali. Alla fine del ‘93, difatti, si consolida un progetto editoriale nato da convergenze e diversioni tra intellettuali, musicisti, critici e giornalisti. Nel maggio di quell’anno, dopo il successo editoriale di un pamphlet4, e quello delle iniziative musicali tenute nella sede delle Edizioni Scientifiche Italiane di Via Chiatamone, nasce una nuova testata scientifica in grado di offrire ampi spazi critici alla riflessione estetica sulle nuove musiche. Il primo numero di «Konsequenz» appare nel gennaio del 1994. Si tratta di un volume privo di immagini, dal design graffiante ed elegante. Il nome è preso in prestito da Adorno5, non certo per tessere l’ennesimo elogio al pensiero del francofortese ma per aleggiare la nozione di ‘echeggiamento’, di sviluppo del ‘conseguente’ di una frase. Per i musicisti che fondano la rivista la parola ha un significato aggiuntivo più forte, quasi letterale. Indica la ‘coerenza’, di un percorso non sempre facile, spesso non allineato (i fuori-margine di Franco Rella o Deleuze/Guattari…), talvolta eversivo. ‘Eversione’ culturale significherà per i musicisti di «Konsequenz» uscire dal sistema, trivellare superfici, ma anche riscoprire memorie sommerse, erodere territori, favorire scorrimenti carsici.
Subito dopo la fondazione il primo passo è quello di raccogliere adesione dal mondo della sperimentazione nazionale e partenopea. Si riesce fin dal primo numero a coinvolgere un trio tutto fiorentino: due pianisti-compositori, Giancarlo Cardini, Daniele Lombardi, ed un pianista-musicologo come Riccardo Risaliti, che oggi insegna al Mozarteum. Un contributo essenziale per la fabrica di un prodotto omogeneo è offerto dall’esperienza e competenza di Francesco Bellofatto e Alfredo D’Agnese, giornalisti di calibro e di grande esperienza di redazione. Altri intellettuali, critici o musicisti che nel tempo pubblicheranno per la testata saranno Giampiero Bigazzi, Gabriele Bonomo, Michele Bovi, Gennaro Carillo, Paolo Castaldi, Enrico Correggia, Enrico Cocco, Renzo Cresti, Francesco D’Episcopo, Agostino Di Scipio, Roberto Doati, Mario Gamba, Angelo Gilardino, Vincenzo Liguori, Giuseppe Limone, Guy Livingston, Sergio Ragni, Lello Savonardo, Giulio de Martino, Manlio Sgalambro, Tommaso Tozzi, Federico Vacalebre, Luigi Verdi. Importanti fiancheggiatori di grande prestigio, purtroppo oggi scomparsi, saranno Miriam Donadoni Omodeo, Pietro Grossi, Luciano Chailly. La testata pubblicherà inediti di Luc Ferrari (appunti di viaggio sulla sua produzione elettronica), Giuseppe Chiari (voce italiana di Fluxus e compagno d’avventura fino alla sua scomparsa, nel maggio del 2007), Iain Chambers (immagini e miti metropolitani della cultura di massa); lavori di Albert Mayr (aspetti del tempo sociale nella musica e nelle arti sperimentali), Marco Boccitto (con un saggio su Zappa e una preziosa lettura sociopolitica della musica africana), Walter Veltroni, Dino Villatico6.

L’apporto teorico
Delineare nomi, occasioni e confini, però, non può bastare per spiegare le ragioni dell’unicità di «Konsequenz». Essa è legata all’emergere di nuove esigenze creative ed alla nascita di un modo completamente nuovo di immaginare e comporre, tale da spingerci ad immaginare ‘conseguenti’ forme di estetica (quelle cosiddette ‘del plagio’, su cui terremo uno Speciale TG2 Dossier) con specifici e individuati percorsi compositivi (le cosiddette “musiche replicanti”). Nei primi numeri della rivista verranno richiamate le prospettive ‘progressive’ in grado di spiegare e di legittimare l’incredibile successo (anche commerciale) di alcuni compositori. Tematiche che avevano sollecitato, fin dall’Ottantotto7, una indagine sulle ragioni socio-estetiche utili a superare i più seri impasse adorniani (tra industria culturale ed opera, Kultur e Zivilisation, produzione colta e jazz, etc…)8.
Nuovi compositori riuscivano in quegli anni a rinnovare l’interfaccia col pubblico, ad utilizzare l’industria ‘culturale’ (magari passando attraverso la fase dell’autoproduzione) e, nonostante tutto ciò, ad essere decisamente figli del loro tempo. Oggi è pensiero sufficientemente condiviso che sia stata l’esperienza del napoletano Luciano Cilio a sancire l’inizio della cosiddetta border music (o musica di frontiera), con ragioni e radici rintracciabili nelle interferenze tra classica e pop del genere progressive, e non negli sperimentalismi deteriori che pur affascinarono in quegli anni gli spiriti più originali. A partire dal 1977 (data di uscita dei Dialoghi del presente di Cilio, edito dalla EMI) le immagini e i linguaggi usati, le tecniche sofisticate, l’assimilazione delle altre culture, straordinariamente non ostacolarono la fruizione musicale, ma la favorirono. La presenza e la ricerca tecnica e tecnologica, portate dagli autori del cosiddetto periodo sperimentale ad esiti soffocanti per la creatività, fortunatamente non riuscirono a monopolizzare le opere dei ‘progressivi’, cominciando a risultare come semplici veicoli di un senso possibile. Così un primo gruppo di compositori ed esecutori riscopre il gusto del significato, che come scrive Neiwiller (e meno felicemente Nancy) è il legame teso tra le cose. Appare subito chiaro, però, che la semplice veicolarità di senso non sembra in grado di consegnare a queste nuove opere musicali più di una ‘qualificazione’ molto generica; l’intuizione fondante del nostro percorso fu quindi che un vero significato, la percorribilità come senso, non potesse che risiedere nella rivalutazione dell’altro, dell’indistinta unità o pluralità di fruitori, e della generalità delle altre musiche possibili a darsi.
Tutto ciò, apparentemente molto complicato, finì col rivalutare il plurale delle musiche possibili nel segno del crogiolo o del crossover (e già una conquista sembrò la semplice possibilità di questa consapevolezza in un momento di forte scontro teorico tra nuove frontiere e gli ‘ismi’ di scuole dominanti) e naturalmente incrinare l’egemonia di quel primato tutto occidentale definito dai teorici della seconda scuola di Vienna (e da Darmstadt) come sviluppo lineare della tradizione eurocentrica9. Nel primo numero di «Konsequenz» (1994) si spiegano dettagliatamente le ragioni per le quali occorre evitare di fare delle teorie adorniane, dopo averle assorbite e storicizzate, una Weltanschauung10.
Alla diffusione di queste tesi sulle pagine di un quotidiano a diffusione nazionale11 e su alcune riviste specializzate, non mancò una levata di scudi a favore dell’ideologia neo-viennese, reazione che non sfociò purtroppo in un dibattito serio, un confronto serrato tra idee, ma in una battaglia sul campo che condusse al successo delle musiche di frontiera e alla subitanea conversione al ‘nuovo’ dei più algidi e retrivi compositori della vecchia scuola. Anche in questo caso, le prassi finirono col sopravanzare le teorie,
Il procedimento ‘negativo’ (acquisito da Adorno per confutare Adorno), non è stato che il primo passo di questo percorso. Nuove visioni prospettiche sono via via emerse ai margini della cultura ufficiale, e la testata non ha mancato di segnalarle. Tali intuizioni sono state divulgate sia attraverso «Konsequenz» (col gergo scientifico) che sul quotidiano «il manifesto» (col gergo giornalistico e divulgativo). Panoramiche sul fenomeno dell’home-self-maker (che produce musica ‘domestica’ sul suo personal), del jnglemaker (che fabbrica spot di pochi secondi), dell’autore di colonne sonore, del compositore-assemblatore-cibernauta (che ispira e fonda l’estetica del plagio, con innumerevoli importantissime conseguenze socioeconomiche e giuridiche), dei gruppi di popular, di quelli che guardano al villaggio globale. La testata ha poi pubblicato nel 1996 un volume monografico su L’Altra avanguardia. Piccola storia della musica contemporanea a Napoli, unico tentativo, finora, di dar conto e registrare criticamente quanto avvenuto sia in sedi istituzionali che alternative (autori come Cage, Chiari, Cardini, Correggia, Scelsi, etc. etc.).
La nascita di supporti tecnologici o massmediali che diventano nuove opere, forme d’arte, oggetti estetici; l’invenzione del cd-rom (cd-plus, dvd, superaudio, etc.), dei minuscoli lettori mp3 (campeggia l’ipod, in grado di cambiare le abitudini di consumo musicale), dello streaming audio su internet; la nascita di nuovi fenomeni e forme: lo spot, il cd-demo; opere/collage, opere/Idra (si pensi a Zorn), opere/trash che anticipano lo scenario del futuro (il futuro è ora), brani che ricevevono legittimazione estetica nel raggiungimento di uno scopo: tutte acquisizioni oggi comuni, ma teorizzate in quegli anni, con ricadute pratiche incredibili, in grado di sanare la frattura con il pubblico generata dalla vecchia musica contemporanea.
Così il significato dell’estetica si allarga e supera/ingloba i riferimenti tradizionali (l’impegno politico, il bello, l’utilità sociale…). Una dimensione comunitaria, profondamente metafisica, viene rilanciata ed avvalorata. Il brivido, il piacere estetico, è quello che ‘rinvia all’altro’. Senso e qualità sono in questo allontanamento non numerico, ma di complessità12.

Le prassi: programmazioni, eventi
Le evenienze appena descritte hanno condotto a delle operazioni pionieristiche di programmazione a lungo respiro, le sole (per tipologia) registrate a Napoli negli ultimi anni per durata e numero di interventi; nell’arco di un decennio sono state sperimentate forme prima impensabili di esposizione al pubblico, in grado di rivoluzionare la tradizionale formula del concerto tradizionale. Gli eventi sono stati realizzati in molteplici strutture ricettive (ospitate a vario titolo o frutto di collaborazioni), ed hanno raccolto migliaia di recensioni su periodici specializzati e quotidiani. I luoghi sono stati la Mostra d’Oltremare (le prime cinque edizioni di Galassia Gutenberg), la Galleria Toledo, il Teatro Sancarluccio, numerose chiese (San Angelo a Nilo, Santa Chiara, San Lorenzo Maggiore, etc.)13. Tra queste, una rassegna storica è stata certamente “Eclettica – Musica Millemondi”. La ‘enne’ in corsivo riportata nella prima edizione indicava i mille ‘modi’ della musica contemporanea. Dando per appreso e assimilato il cammino dello sperimentalismo si intendeva valorizzare la contiguità tra generi artistici differenti e la declinazione delle musiche contemporanee all’insegna della mescolanza, della contaminazione, del melting-pot. Nel 1997, per la prima volta in una programmazione tanto lunga e articolata, venivano affiancati nomi di rilievo nazionale ad interpreti e compositori partenopei. Non è facile rintracciare prima del ’97, nella storia culturale e musicale napoletana, qualcosa di analogo, con l’eccezione degli inerventi di programmazione di Luciano Cilio (con i quali implicitamente dialogavamo). “Musica Millemondi” riesce per la prima volta a dare visibilità ad eventi ‘rimossi’ dalla memoria storica cittadina, ad offrire una sponda alle ‘memorie inconciliate’, senza per questo togliere spazio alla più avanzata musica di frontiera (ed alla storia della colta sperimentale): premevano alcune urgenze, vere e proprie ‘emergenze’. Esse sono ormai note: i concerti dedicati a Luciano Cilio, Eugenio Fels, Francesco D’Errico e a molti altri eccellenti musicisti colmano gravi lacune delle programmazioni ufficiali. Di pari passo ospitiamo Ludovico Einaudi (molto prima della sua affermazione internazionale), Cecilia Chailly, Arturo Stalteri, Max Fuschetto. Dal mondo delle avanguardie convergono Giuseppe Chiari, Marco Fumo, Bruno Canino, Luca Mosca, Nicola Cisternino, Giancarlo Schiaffini, Enrico Correggia ed il suo ensemble Antidogma, Enrico Cocco, Riccardo Piacentini, Riccardo Vaglini, l’ensemble SpazioMusica, Elio Martusciello e molti, molti altri musicisti che hanno proposto e propongono per noi prime esecuzioni assolute o prime esecuzioni napoletane (cfr. nota in calce). Una importante costola delle programmazioni viene intitolata “Memorie elettriche”, e presenta rimasterizzazioni digitali dei pionieri dell’elettronica e dell’elettroacustica italiana (molto prima che venissero riscoperti e pubblicati da una etichetta milanese come da noi auspicato): Pietro Grossi, Enore Zaffiri, Teresa Rampazzi.

Esiti
Come spesso accade, il successo editoriale e la penetrazione teorica di «Konsequenz» e delle sue iniziative concertistiche attraverso molteplici ‘azioni’ nei teatri cittadini e gli ‘eventi’ disseminati qua e là, sono stati apprezzati e valutati consentendoci una straordinaria penetrazione. Il dato riguarda sia le vendite della testata che l’incidenza e la pervasività dei concerti della factory sul territorio nazionale, cosa che sottintende la risposta delle forze musicali più attive -meno distratte – del panorama musicale italiano. Mi pare opportuno, in questa sede, ribadire il dato (talvolta già denunciato) della minore ricezione meridionale, senza voler fare qui la cronistoria del nostro (maggior) successo nelle grandi città del Nord. La realtà partenopea tende a valutare localisticamente solo i dati istituzionali e a trascurare le avanguardie, ancorché di successo. Essa ignora, finge di non vedere, si pone con l’arroganza e l’autoreferenzialità tipiche delle realtà provinciali, ma poi ‘usa’ e clona le nuove idee contraffacendone le più autentiche intuizioni e proponendone copie sbiadite: vale a dire copie prive di memoria. Per questo una penetrazione più efficace è avvenuta al di fuori di Napoli: la nostra azione ha prodotto ricadute a Roma, Firenze, Milano14, Boston, New York. Basta dare un’occhiata alle recensioni pubblicate sui siti web di «Konsequenz» per valutarne la portata, con produzioni che vengono ‘adottate’ da Jim O’Rourke e collezionano recensioni in tutto il mondo, ma che a Napoli non fanno notizia, nel segno della peggiore autodistruttività meridionale. Benché «Konsequenz» si presenti come un progetto-azione di diretta emanazione dell’Associazione Ferenc Liszt, già Ente di rilievo regionale (fino alla nuova normativa che li ha sciaguratamente soppressi, determinando uno scialbo e generico ‘albo’, nel quale ovviamente la Liszt figura già in prima battuta), e nonostante il tentativo di coinvolgimento dei critici musicali delle principali testate cittadine, dei compositori, degli operatori delle maggiori associazioni regionali (fanno fede i sommari della testata ed i dischi prodotti), una sospetta indifferenza è sembrata prevalere, secondo il triste costume meridiano. Tale diffidenza ha impedito ai principali operatori, teorici, compositori di consorziarsi utilizzando come veicolo l’unica struttura che avesse ‘aperto le porte’ a tutte le voci presenti nella città, e di stringersi attorno al progetto, facendolo proprio e sostenendolo nel lungo periodo. Ciò stranamente non è accaduto con i compositori ed i critici operanti nel resto d’Italia, che invece hanno sempre offerto apporti continuativi, come può riscontrarsi dai nostri sommari.
Tuttavia «Konsequenz» ha dato voce e leggibilità nazionale alle istanze locali, sostenendo e talvolta riuscendo anche ad indirizzare le scelte di quegli stessi compositori, critici ed operatori che con tanto – forse simulato – entusiasmo avevano partecipato alle nostre iniziative di presentazione. Anche le istituzioni locali non hanno, dal canto loro, offerto sponde né culturali né economiche né logistiche (in modo ufficiale e nelle opportune sedi giornalistiche o associative), nonostante «Konsequenz» continuasse a collezionare Premi ministeriali di eccellenza scientifica (l’ultimo nel 2002), e riconoscimenti internazionali per le sue progettazioni. Nella cosiddetta ‘provincia dell’impero’ ha forse dato fastidio, creato imbarazzo, il fatto che musicisti non legati ad alcuna scuola, di formazione e indirizzi variegati, senza sponsorizzazioni politiche, privi dell’appoggio di qualsiasi lobby economica, riuscissero a consolidare un progetto estetico ed operativo con tali ricadute.
«Konsequenz» è oggi anche piccola etichetta discografica, e ciò appare tanto più importante in quanto non c’è emergente meridionale che non abbia fatto i conti con la cronica assenza di strutture della nostra terra (sale d’incisione attrezzate, case discografiche, rete distributiva). «Konsequenz» produce compact disc e si avvale di forme varie di distribuzione: in allegato con la testata (Liguori Editore); i soli dischi sono veicolati dalla romana “Silenzio distribuzione” e dalla napoletana “Demos”. Abbiamo due siti proprietari in continua espansione (www.konsequenz.it; http://www.girolamodesimone.com). Il primo è ormai un vero portale compilato in due lingue, ed ha collezionato decine di riconoscimenti; il secondo una creatura nata dalla necessità di “metterci la faccia”, come si suol dire. Il nostro impegno di musicisti e compositori appare dunque giocato in prima persona e si tramuta in prassi consolidate.

Il futuro
Più volte si è detto che Napoli è un microcosmo che si nutre della sindrome dell’atollo. Tante monadi agiscono e operano nella città seguendo la moda dell’esterofilia, e le istituzioni non si preoccupano affatto di valutare o valorizzare i talenti locali. Notava Ermanno Rea15, riferendosi al decennio tra gli anni Quaranta e Cinquanta: «furono un torrente i talenti che se ne andarono. Resta un mistero il contributo pagato da Napoli allo sviluppo di Milano e del resto d’Italia in termini di intelligenze esportate». E Luciano Cilio diceva nell’Ottantadue, poco prima di morire: «Napoli è una città da troppo tempo pericolosamente abbandonata dalle sue forze migliori. Persone che l’assenza totale di strutture, stimoli, istituzioni e l’arroganza dei loro stessi colleghi hanno costretto ad una vera e propria emigrazione forzata. Decine di nomi fortunatamente ampiamente riconosciuti altrove, veri e propri emigranti colpevoli di aver pensato e prodotto cose giuste e interessanti»16.
Molte di queste lamentele sono ancora attualissime. Anch’io pochi anni fa segnalavo su «Suono Sud», la rivista dell’Istituto Nazionale per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno (Ismez), che «Napoli, al di là della retorica, vive probabilmente una ennesima falsa primavera». Credo si possa dire oggi che la primavera è finita da un pezzo e per il futuro intravedo solo un triste e plumbeo inverno. Cosa resta? Naturalmente la musica dei singoli, l’emergenza (nel doppio significato di ‘nascita’ e di ‘stato di eccezionalità permanente’) dei molteplici talenti individuali. Fortunatamente essi vengono riconosciuti al di fuori della città.

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La seconda volta (Mimmo Calopresti, 1995)

La seconda volta di Mimmo Calopresti è la storia dell’incontro tra un sopravvissuto a un’esecuzione e la terrorista che gli sparò in testa; liberamente ispirata al libro autobiografico Colpo alla nuca. Memorie di una vittima del terrorismo di Sergio Lenci, noto architetto italiano, che racconta il suo incontro con Giulia Borelli, militante di Prima Linea, si avvale della migliore interpretazione di un Nanni Moretti ritroso, vitreo e ostinato nell’indagare le cause di un’azione a cui non sarebbe dovuto sopravvivere. Con lui Valeria Bruni Tedeschi, a sua volta eccezionale nell’impersonare un esito infausto della storia personale e collettiva cui ha votato una esistenza, ma non disposta a cedere la propria interpretazione dei fatti alle circostanze che li hanno indirizzati. La seconda volta è un film che unisce tatto e intensità, racconta apoliticamente la storia di due vite segnate dalla politica, non insegue facili miraggi riconciliativi né lacerazioni ulteriori.

CONTINUA A LEGGERE QUI – http://cinefatti.it/la-seconda-volta/

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William Stratton – Gray Lodge Wisdom

Un omaggio personale al meglio del fingerpicking. Grazie a Dio, alla Madonna e a Nick Drake per questo disco delicatissimo (“Now we rise/We’re everywhere” cantava Nick 40 anni fa) che si apre con afflato alla Neil Young e si chiude alla Bert Jansch, passando per John Fahey e ospitando Tiny Ruins, altro gran disco folk 2014.

* Articolo pubblicato su i.OVO – http://www.iovo.it/2014/06/william-stratton-gray-lodge-wisdom/

 

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Pierluigi Lenzi – Profondamente ammiro

Profondamente ammiro chi allunga la strada
ma arriva comunque alla meta
e reputa più importante
dell’atterraggio il decollo.
Chi rifiuta contentini che non accontentano
ed è goloso di vita
e ne mangia fino a esserne sazio.
Chi ha talento vero
e stoffa da vendere
anche se è nudo,
chi ha la forza di ridere
e il coraggio di piangere
chi ha la testa per aria
e i piedi per terra,
chi cade e si rialza.
Ma soprattutto chi cade si rialza
e cade nuovamente.

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Al tramonto del più lungo giorno – “Poesia tra gli ulivi” 100 dopo i Canti Orfici. Omaggio a Dino Campana

Continuano le letture in giro del mio nuovo libro di poesie Ho parlato alle parole (Oèdipus 2014). Sabato occasione particolarmente cara, per tante ragioni: saremo immersi nel verde di un luogo, Fognano, particolarmente pregnante nella breve biografia del sottoscritto, per un reading omaggio a Dino Campana, immerso tra 600 ulivi aggrappati sul Monte Canneto; l’invito mi giunge attraverso persone care, in modo improvviso; infine, per la prima volta conoscerò tutta una serie di poeti di cui da tempo conosco i nomi, che in alcuni casi ho studiato (come per Daniele Barbieri, autore de Il linguaggio della poesia, che consiglio agli appassionati)  e che da anni si riuniscono attraverso il GRUPPO 77, “un gruppo letterario indipendente e aperto, che diffonde la poesia e riunisce chi la ama, di stanza a Bologna”. Al termine del comunicato stampa dell’evento, con tutte le informazioni sui contenuti e le modalità di fruizione della serata, potete godervi il video integrale dell’edizione dell’anno scorso. Per chi ci sarà, a sabato!

AL TRAMONTO DEL PIÙ LUNGO GIORNO

Poesia tra gli ulivi
100 dopo i Canti orfici. Omaggio a Dino Campana
Autori in versi a Monte Canneto (II edizione)

La Pace di Monte Canneto, Fognano di Brisighella (RA), 21 giugno 2014, dal tramonto in poi

“Poesia tra gli ulivi” è stato un eccezionale evento che lo scorso agosto ha portato i versi di alcuni autori contemporanei sulle pendici di Monte Canneto, davanti a un pubblico incantato dal preciso connubio tra natura e arte poetica.

E anche quest’anno ne”La pace di Monte Canneto” – a Fognano di Brisighella- si ritrovano poetesse e poeti del Gruppo 77 di Bologna ad allestire un reading tra i 600 ulivi aggrappati alle pendici del monte delle colline tosco romagnole.

Una splendida occasione per ricreare comunità attorno alla parola poetica, per fare spazio dentro di noi ed accogliere tutta la vita ulteriore che è contenuta nella poesia, per lasciarsi trasportare nel linguaggio dei poeti capaci di fare vivere in altri luoghi e in altri cuori la loro personale prospettiva.

Questi gli autori presenti: Pierluigi Lenzi, Angela Grasso, Alessandro Dall’Olio, Stefano Severi, Silvia Secco, Enea Roversi, Daniele Barbieri, Rodolfo Cernilogar, Claudia Zironi, Roberta Lipparini, Francesco Alberani.

Quest’anno i poeti dell’attivissimo Gruppo 77 (condotto da Alessandro Dall’Olio) cominceranno al calare del sole con un omaggio al conterraneo Dino Campana, proprio nel centenario della pubblicazione dei “Canti orfici”, leggendo brani da “Il più lungo giorno” esattamente durante il più lungo giorno dell’anno, il solstizio d’estate che con la sua festa della luce dà il benvenuto alla lunga stagione calda.

All’interno de La Pace di Monte Canneto si potrà anche visitare l’esposizione delle bellissime cartoline artistiche di Enea Roversi, assaggiare l’olio e bere un buon bicchiere di Ronco del Suffragio, Collezione 2012, il vino della vigna di Sangiovese salvata dalla Compagnia dei Messi Male.

Non è necessario l’invito

(Gli ulivi centenari de La Pace di Monte Canneto sono raggiungibili dopo una breve camminata dal parcheggio di piazza Garibaldi. È sconsigliato l’uso dell’automobile).

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Buttati Bernardo! (Francis Ford Coppola, 1966)

“Secondino: Puoi uscire.
Bernardo: Perché?
Secondino: Non sei più in custodia, è stata pagata la cauzione.
Bernardo: Sono rimasto sotto custodia dei miei genitori per quasi venti anni di fila e non mi hanno inculcato altro che timori, delusioni e complessi di colpa. D’ora in avanti io resterò sotto la mia custodia, non voglio uscire!
Secondino: L’ha pagata una bella ragazza.
Bernardo: Allora esco.”

Buttati Bernardo!, altrimenti detto You’re A Big Boy Now in una rara felice e originale traduzione italiana del titolo originale, è il terzo film di Francis Ford Coppola basato sul romanzo di David Benedictus e presentato come tesi per il master dell’allora 27enne regista alla UCLA, in anni in cui ebbe come compagno di corso un certo James “Jim” Douglas Morrison.
Lungometraggio che traspone un irrivente romanzo di formazione, è una pellicola grottesca e che, pur a corrente alternata, mostra tutto il talento visivo di quello che diventerà di lì a breve uno dei più grandi registi della storia del cinema. Ma Buttati Bernardo! non è solo una curiosità nella storiografia di Coppola, ma un ottimo film sull’importanza di una controeduzione, una pedagogia visiva della rivolta all’autorità genitoriale che ricorda da vicino quella del più celebre Il laureato, di cui a ben vedere questo film è una sorta di fratellino minore, minore per l’età del protagonista e per le ambizioni della regia. Con musiche composte per l’occasione dai Lovin’ Spoonful, eccentrica rock band 60′s cui leader era John Sebastian, la cui casa erano i club del Greenwich Village e autori poi di diversi classici hippy (Summer In The CityDo You Believe In MagicDaydream), e con attori che estremizzano ogni umore e poi destinati a ruoli minori eccezion fatta per Geraldine Page (La dolce ala della giovinezza, InteriorsButtati Bernardo! è una fiaba moderna sull’avere vent’anni che merita di esser vista perché divertente, intelligente e felicemente ingenua.

CONTINUA A LEGGERE QUI – http://cinefatti.it/buttati-bernardo

 

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Gennaro Carotenuto – Il tentativo demagogico di denigrare il Mondiale brasiliano

A tutti coloro che si trovano a discutere dell’opportunità di guardare il Mondiale o non guardarlo sulla base della demagogia affidata ai blog che in mezzo a ufo, scie chimiche e notizie al cui confronto LERCIO sembra l’house organ della NASA, trovano il tempo di occuparsi di Sud America solo ed esclusivamente attraverso foto e notizie senza fonte e copiaincollate a caso dal web, solo ed esclusivamente per la durata dei Mondiali di calcio (e non un giorno di più), il trend del momento che ogni appassionato di contestatazioni improvvisate su social network non può lasciarsi scappare come fu per l’Europeo di due anni fa per i cani in Ucraina, che passato il trend potevano anche diventare lattine di citrosodina. Io guarderò il mondiale di calcio e il motivo è perché mi piace il gioco del calcio, non voglio farmi sfuggire l’unica occasione che ho, da interista, di poter tifare apertamente quel giocatore assurdo che risponde al nome di Andrea Pirlo e perché il calcio è quello sport che si gioca 11 contro 11 ma alla fine vince l’Italia (anche con Paletta in campo). Poi, affido a Gennaro Carotenuto, che riprendo dal blog Latino Americana – http://www.giannimina-latinoamerica.it/2446-tentativo-demagogico-denigrare-argomenti-discutibili-mondiale-calcio-brasiliano – spiegazioni ulteriori che vi rivolgerei con peggiori argomentazioni e nessuna competenza in materia. L’invito, come sempre, è di informarvi e non condividere acriticamente qualsiasi contenuto accattivante che trovate online.
PS: infine perché iniziare con l’infortunio del fisioterapista dell’Inghilterra ci ricorda che si, il calcio ormai vivrà su un mondo a parte, ma che è sempre materia di storie bellissime, ora commoventi ora grottesche.

Provate pure a dire adesso che guardare il calcio non vi strappa neanche una risata.

Il fisioterapista dell’Inghilterra che si rompe la caviglia nel festeggiare un goal dei suoi ragazzi. Provate pure a dire adesso che guardare il calcio non vi strappi neanche una risata. Ebbene si, il calcio anche quando sembra staccato dalla realtà, è sempre capace di offrire grandi storie.

Girano e gireranno articoli e commenti sprezzanti e/o indignati tendenti a sostenere che il Brasile sia inadeguato a ospitare i Campionati del mondo di calcio. Addirittura rimbalzano sui social network foto-bufala e articoli contriti con fiumi di sangue che documenterebbero presunti massacri di bambini di strada orditi dal governo di Dilma Rousseff per ripulire le strade e dare una buona immagine del paese ai turisti.
A ciò si aggiungono denunce ragionevoli e condivisibili (ma generiche e spesso dai numeri amplificati) sui morti nei cantieri degli stadi, sui costi esorbitanti e sul giro di corruzione legato al grande evento. Sono critiche sensate soprattutto quando sono documentate e non ciclostilate da Facebook. Lo sono molto meno quando tali critiche attribuiscono i problemi all’indolenza o alla corruttela congenita di uno stereotipato paese del Sud del mondo. Viene veicolata la convinzione, molto di sinistra (ma anche questa poco o affatto documentata), che gli investimenti -o sprechi- per la Coppa sarebbero stati stornati da programmi sociali. Sono quelli stessi che spesso vengono criticati come clientelari, ma che sono stati decisivi per permettere a decine di milioni di brasiliani di migliorare la loro condizione durante i tre mandati di governi di centro-sinistra di Lula prima e di Dilma ora.
Non è vero che i progetti d’inclusione sociale siano stati tagliati per i mondiali. È semmai discutibile l’ingente investimento pubblico nella Coppa sul modello di Italia ’90: soldi pubblici, profitti privati. Era un crinale difficile da percorrere diversamente per un paese che ha basato la propria trasformazione sulla non belligeranza dei mercati. Centrifugato tutto ciò nella naturale solidarietà che il complesso disinformativo-industriale inietta per le proteste altrui (v. alla voce Venezuela), salvo definire terroristi i nostri studenti e lavoratori precari ogni volta che scendono in piazza, in molti concludono che sia inaccettabile che un paese con le disuguaglianze e le contraddizioni del Brasile organizzi eventi come un mondiale di calcio.
Non sarà chi scrive a difendere la logica dei grandi eventi, e i cortocircuiti di interessi privati che tali manifestazioni comportano, né è questa la sede per discutere dell’industria capitalista dell’intrattenimento sportivo. Tali grandi eventi, pur criticabili, esistono e, a meno che non si pensi che gli unici paesi abilitati ad ospitarli a turno siano la Danimarca, la Svezia e la Norvegia, bisogna fare i conti con la materialità del capitale culturale e simbolico messo in moto in questi casi rispetto alla perfettibilità della natura umana. Rigiocare dopo 64 anni i mondiali nel paese che simboleggia il calcio più di ogni altro, nel momento storico nel quale questo finalmente s’incammina a realizzare il proprio “destino manifesto” di potenza globale, rappresenta il sovvertimento di gerarchie mentali consolidate. Il Brasile è un grande paese moderno, una potenza che guarda al resto del mondo in maniera più solidale di quanto non facciano le altre, come ha testimoniato mettendosi alla testa della lotta contro l’ALCA, e che non sarebbe stato certo migliore se i mondiali non li avesse organizzati.
Non sono i mondiali ad incidere sui problemi dello sviluppo, sull’agroindustria, sulle miniere a cielo aperto, sulla pedofilia legata alla prostituzione minorile e su altre mille contraddizioni di un paese come il Brasile ma non è giusto dire che vi saranno bambini brasiliani che non mangeranno per colpa dei mondiali. Giova in questo ricordare che, fuor da complottismi, alcune proteste (come quella dei trasporti a San Paolo, capace di gettare nel caos la grande metropoli) appaiono sospette di eterodirezione a secondi fini e che in ballo c’è il passaggio elettorale del 5 ottobre, quando le destre contano di spodestare Dilma Rousseff e il Partito dei Lavoratori per riportare il paese nella palude del neoliberismo duro e puro. Sarebbe questo allora a privare di pane, salute ed educazione milioni di brasiliani.
Alla maniera di come possono esserlo i grandi eventi simbolici, il mondiale in Brasile è quindi sovversivo rispetto a gabbie, colonialismi mentali e gerarchie. Da destra e da sinistra, ogni dettaglio sarà osservato criticamente e rinfacciato ad un paese impegnato nell’impresa di uscire da un destino di marginalità nel quale era stato relegato dal sistema mondo coloniale e post-coloniale e che invece, all’alba del XXI secolo, si è saputo ritrovare al centro di un mondo multipolare.
I Mondiali di Calcio in Brasile (e nel 2016 i giochi olimpici) fotografano tale mondo multipolare uscito dalla gabbia della centralità dell’Occidente, generata dalla vittoria nella guerra fredda e dal neoliberismo trionfante e rapidamente avvizzito sul delirio neoconservatore e sull’esplosione di tante realtà diverse nel mondo che non si sentono più seconde ai cosiddetti paesi centrali. Dopo le Olimpiadi in Cina e i mondiali di calcio in Sud Africa, il Brasile è il terzo membro dei Brics (poi toccherà alla Russia, resta per ora fuori l’India) ad ospitare uno dei due più popolari eventi sportivi mondiali. Ci piacciono questi paesi? Non ci piacciono? Sono perfetti? Sono meglio o peggio di noi? Hanno titolo per ospitare un grande evento o dobbiamo paternalisticamente dettar loro altre priorità? Ciò ricorda il periodico ridicolo dibattito se un’impresa privata come la “SSC Napoli” possa acquistare Hasse Jeppson, Beppe Savoldi o Diego Maradona, operando in una città dove, secondo informatissimi critici, non vi sarebbero né l’Università né le fogne.
Nessuno meglio del Brasile, un grande, complicatissimo paese di 200 milioni di abitanti, può rappresentare il fronte progressista di questo mondo multipolare che è sotto i nostri occhi. Nessuno come il Brasile, con tutte le contraddizioni, nell’ultimo decennio ha fatto di più per ridurre (se speravate di vederle annullare siete ingenui o in malafede) disuguaglianze e ingiustizie plurisecolari, con 50 milioni di persone uscite dalla povertà negli ultimi anni e con livelli d’indigenza ai minimi storici. Ora questi ex-poveri alzano l’assicella delle loro esigenze, criticando governi ai quali devono molto. Bene che lo facciano, vedremo chi saprà dare risposte sfondando un nuovo tetto di cristallo per questo grande paese.
Sulla terribile violenza che da molti anni caratterizza l’America latina, soprattutto a causa del narco, possiamo indignarci finché vogliamo. Sicuramente i governi integrazionisti, il Venezuela oltre al Brasile, non si sono distinti in questi anni per i successi contro la violenza ma neanche si sono registrati picchi da guerra civile come in Messico o in Honduras. In Brasile gli squadroni della morte che fanno “pulizia sociale” esistono da decenni, agli ordini soprattutto di interessi privati che utilizzano la corruzione dei corpi di polizia a tali fini. Non li ha scoperti un giornalista danese nel 2014 ed è falso e tendenzioso affermare che dietro l’assassinio di tanti “meninos de rua” (due al giorno in media nella sola San Paolo) vi sia dietro il governo di Dilma Rousseff. Anche rispetto alle inefficienze, queste sono create ad arte innanzitutto dalle imprese appaltatrici, che ricattano il governo creando ritardi per poter spillare aumenti rispetto ai contratti originali. Del resto, chi legge in italiano, avrà sentito parlare di appalti per la Salerno-Reggio Calabria, o per l’Expo di Milano, il Mose di Venezia e sa come vanno codeste cose. In merito le parole di Pelé, da una vita uomo-immagine di tutte le destre, dittatura militare compresa, e riportate con grande risalto dai media internazionali, proprio non sono meritevoli di credito.
Si potrebbe continuare a lungo. Il Brasile non è certo una società perfetta (chi lo è?) e i mondiali di calcio sono anche catalizzatori di problemi che come tali vanno denunciati e devono essere oggetto di critica sociale. Quello che non è tollerabile è il giudizio astratto, tipico di una visione occidentalista del mondo, che, di fronte alla denuncia spesso male o affatto documentata se non falsa e tendenziosa, trae la conclusione paternalistica e conservatrice che certuni non sarebbero adatti, perché culturalmente impreparati o indegni, a ricoprire determinati oneri e onori. Io sto con il Brasile.

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Quilt – Held In Splendor

Con i Pentangle e i Fairport Convention nel cuore. E vi garantisco che prima di scomodare questi due gruppi ce ne vuole, per chi scrive. Vibrazioni orientaleggianti e suggestivi intrecci chitarristici, qualche accenno di trip psichedelico e una manciata di delicate ballad. Bijou, fatelo vostro.

* Articolo pubblicato su i.OVO – http://www.iovo.it/2014/06/quilt-held-in-splendor

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Sgombero ergo sum

Dalle 9 di questa mattina reparti di polizia bloccano via Pier Capponi a Firenze per sgomberare 13 donne e 8 bambini (cliccate qui per leggere l’agghiacciante cronaca in diretta). Non accetto ma comprendo che non si possa sempre aiutare tutti, constato che la politica sia oggi solo tornaconto personale, ma perché esercitare questa violenza futile e gratuita, perché perseguitare i più indifesi e profondersi in uno sforzo enorme solo per contrire il prossimo? Adorno e Horkheimer scrivevano che “Il fascista è inaccessibile alla ragione, poiché la vede solo nella capitolazione dell’altro”.

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Luca Buonaguidi + Elias Nardi – Presentazione/Reading @ Lo Spazio 07/06/2014

ore 18:00 Pistoia 07/06/2014 @Libreria “Lo Spazio” di Via dell’ospizio 26/28

LUCA BUONAGUIDI + ELIAS NARDI
con la partecipazione di GIUSEPPE GRATTACASO e SAVINO PANTONE. 
conduce LORENZO MEI.

Presentazione di “Ho parlato alle parole” di Luca Buonaguidi (Oèdipus 2014) e incontro con la musica di Elias Nardi, oudista (oud = liuto arabo) toscano artefice di due dischi e svariate collaborazioni, con la partecipazione del poeta pistoiese d’adozione Giuseppe Grattacaso.
A seguire, reading dell’opera e musica di Elias Nardi e Savino Pantone. Conduce l’incontro Lorenzo Mei.

IL LIBRO

“Ho parlato alle parole” (Oèdipus 2014) è la seconda opera di Luca Buonaguidi (Pistoia, 1987) e nasce da un verso di Vittorio Reta: “So che al mio silenzio non ho avuto risposta perché non miravo mai al centro”. Con copertina e edizione d’autore a cura del pittore belga Pol Bonduelle, l’autore segue il solco del dubbio di Franco Loi – “se io parlo non so chi è il parlare” – inaugurando un dialogo irriflesso con quel fantasma che ci cammina accanto, in una cronaca generosa di un avvicinamento al silenzio e al canto dentro il silenzio, ispirandosi al poeta e filosofo pistoiese Roberto Carifi e ad altri poeti con un legame forte con Pistoia come Emanuel Carnevali e Piero Bigongiari.

LA MUSICA DI ELIAS

Solo – http://www.youtube.com/watch?v=lDPYgYbC5uI
“Orange Tree” – http://www.youtube.com/watch?v=79y-SKiOLro
“Tarot Album” – http://www.youtube.com/watch?v=q02EvjL6MdY

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BIO:

LUCA BUONAGUIDI

Luca Buonaguidi (Pistoia, 1987) ha pubblicato “I giorni del vino e delle rose” (2010, Fermenti), “Ho parlato alle parole” (2014, Oèdipus) e un suo racconto compare ne “La sagra è vicina” (2013, Beltempo).
Suoi testi si leggono e sono stati commentati su varie riviste di letteratura e poesia italiane (“Poesia”, “La poesia e lo spirito”, “Fermenti”, “L’Estroverso” ed atre) raccoglie le sue scritture eterogenee nel sul suo blog carusopascoski e scrive per Comunità Provvisorie, KonSequenz, Impatto Sonoro, CineFatti, i.OVO ed altre.
Collabora con vari musicisti e artisti come paroliere, biografo, co-autore e per reading poetico/musicali. È ideatore e tra gli organizzatori di Altrofest, festival delle periferie urbane e umane con la partecipazione di Franco Loi, Maurizio Maggiani, Bobo Rondelli ed altri.
In corso di edizione si segnalano: il diario di viaggio in versi “INDIA – complice il silenzio”; il saggio “Poesia e Psiche – L’enigma, la storia e l’incontro del mondo poetico con la psicologia” con un contributo di Roberto Carifi ed altri; la biografia immaginale della storica band Franti col collettivo di scrittura CaniBastardi ed altre.
Laureato in Psicologia Clinica, vive oggi in un paese di poche anime sulla montagna pistoiese per riscoprire l’importanza di essere piccoli.

ELIAS NARDI

Nato a Pescia nel 1979 Elias approfondisce lo studio dell’ OUD (liuto arabo) compiendo numerosi viaggi in tutto il Medioriente. Segue le lezioni del virtuoso palestinese ADEL Salameh, sviluppando un personale approccio allo strumento se pur nel pieno rispetto della tradizione liutistica mediorientale, e grazie al contatto costante con musicisti arabi, ha assorbito, secondo l’antico metodo della tradizione orale, la tecnica del liuto e le conoscenze teoriche relative al sistema musicale arabo, lo spirito e il senso di una musica modale che si tramanda da secoli da maestro a discepolo.
Oltre a sviluppare la propria ricerca musicale e compositiva con il suo progetto “Elias Nardi Quartet” col quale svolge regolarmente l’attività concertistica in tutta Europa, ha suonato, registrato, collaborato tra gli altri con il contrabbassista Ares Tavolazzi; è ospite nei dischi di Riccardo Tesi “Madreperla” e “Cameristico”; con il virtuoso di NyckelHarpa Didier François, con il pianista Pino Jodice e la fisarmonicista Giuliana Soscia; con il cantautore Max Manfredi partecipando alle registrazioni del suo ultimo disco “Luna Persa” (Premio Tenco 2010); con il fiatista Edmondo Romano; con il virtuoso di Tar Azero Fakhraddin Gafarov; con il clarinettista Ermanno Librasi e il percussionista Zakaria Aouna nell’ Ensemble Sharg Uldusù; Riahi; con il TrioAmaro.
Il suo disco di esordio OrangeTree (ZDM 1006 – 2010) si è classificato 3° tra le migliori produzioni Etno/Folk/Revival al Premio Italiano della Musica Popolare Indipendente 2011 (MEI) e al n. 172 nella TOP 200 della World Music Chart of Europe. Il suo secondo album The Tarot Album è stato selezionato come una delle migliori uscite discografiche del 2012 da Il Manifesto/Alias e acclamato da riviste italiane e internazionali.

GIUSEPPE GRATTACASO

Giuseppe Grattacaso è nato a Salerno nel 1957. Vive dal 1985 a Pistoia, dove insegna lingua e letteratura italiane in un liceo linguistico.
Ha pubblicato le raccolte di poesia “Devozioni” (Ripostes, 1982, introduzione di Renzo Paris), “Se fosse pronto un cielo” (Il Catalogo, 1991, introduzione di Alessandro Parronchi), “L’attimo dopo” (Nuova Libra Editrice, 2003), con un lavoro fotografico dell’artista Elisabetta Scarpini. Le ultime raccolte di poesie “Confidenze da un luogo familiare” (Campanotto, 2010) e “La vita dei bicchieri e delle stelle” (2013) hanno ottenuto significativi riscontri da critica e lettori.
Nel corso del 2010 ha anche pubblicato le plaquettes a tiratura limitata “Minimi luoghi felici” (Pulcinoelefante, con E. Scarpini) e “Due note” (Edizioni dell’Ombra, con una incisione di Gaetano Bevilacqua). Nel 2009 ha curato per le edizioni de Il Catalogo la ristampa anastatica di “Le ore piccole” e di “Il Catalogo è questo” di Alfonso Gatto. E’ stato redattore delle riviste di letteratura “Percorsi”, “Oceano Atlantico”, Pioggia obliqua”, “Giudizi Universali” ed altre. Ha pubblicato su “Nuovi argomenti”, “Lengua”, “Poeti e Poesia” e altre riviste. Per diversi anni ha collaborato alle pagine degli spettacoli del quotidiano “Il Tirreno”.
Ampie scelte di poesie sono state pubblicate in Francia e Slovenia. É autore del blog di letteratura “mosche in bottiglia”.

LORENZO MEI

Lorenzo Mei è nato nel 1971. Ha prolungato parecchio gli anni dello studio, laureandosi inutilmente in scienze politiche. Oggi lavora per vivere e fa il giornalista avanzatempo, scrive così sui giornali dal 1989 e sul web dal 2011.
Il primo disco “vero” che ha comprato è stato “The dark side of the moon” dei Pink Floyd, quando aveva quattordici anni, l’ultimo lo ha preso probabilmente poche ore fa. Ha visto e sentito Frank Zappa dal vivo nel 1988 a Firenze, e ha involontariamente rifiutato un invito a cena dei Jethro Tull. Ha condotto due spazi musicali alla radio alla fine degli anni ’80 e li ha chiamati “Paint Box” e “Gulash”. Finanzia negozi di dischi da più di venticinque anni, sperando di tenerli in vita, e alla vigilia della morte del supporto cd, constata il fallimento della sua missione. Non ha alcun titolo per recensire o giudicare la musica, se si esclude la sua passione e l’irresponsabilità di chi glielo permette.
I suoi gusti spaziano dai Clash a Miles Davis, da Bob Dylan a Mozart. L’apice della sua carriera di fan sono stati i concerti di Tom Waits e Leonard Cohen.

Link Evento FB – http://www.facebook.com/events
Link Elias Nardi – http://www.eliasnardi.it

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Io sto con Erri De Luca

Lo scrittore Erri De Luca è accusato di un reato d’opinione per il suo sostegno alla lotta contro la TAV. Lo scorso settembre rilasciò una intervista nella quale disse che “la Tav va sabotata”, una frase che convinse i magistrati di Torino – allora guidati dal procuratore Giancarlo Caselli – ad aprire un fascicolo per istigazione a delinquere. Un reato che potrebbe costargli fino a cinque anni di carcere: “Quella frase la ripeterei perché è il mio pensiero. (…) Se mi condannano per istigazione alla violenza non farò ricorso in appello. Se dovrò farmi la galera per avere espresso una opinione, allora la farò”. In tutta Italia si organizzano letture, appelli e così via, sino all’invocare premi letterari in suo onore come lo Strega. Tutte le iniziative, anche quest’ultima, sono iniziative lodevoli, ma non credo alla bontà di certi premi letterari, per uno scrittore sono più importanti i lettori. Sostenetelo acquistando un suo libro, per esempio e a maggior ragione se non ne avete letto uno prima di oggi. Siccome a me De Luca piace e molto, vi consiglio il romanzo “Tu, mio”, la raccolta di scritti sparsi “Il contrario di uno” e le poesie di “Opere sull’acqua”, da cui ne estraggo una di seguito. E per concludere un video per cui vale la pena prendersi 10 minuti di tempo, in cui insieme a Gianmaria Testa ricorda Izet Sarajlić, poeta bosniaco che ha testimoniato con la sua vita, oltre che con la sua opera, come non si posso vivere senza poesia, come la poesia salvi la vita anche quando la morte è tutta intorno.

C’è il verbo snaturare, ci dev’essere pure innaturare,
con cui sostituisco il verbo innamorare
perchè succede questo: che risento il corpo,
mi commuove una musica, passa corrente sotto i
polpastrelli,
un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco,
in fondo all’osso sacro scodinzola una coda che s’è
persa.
Mi sono innaturato: è più leale.
M’innaturo di te quando t’abbraccio.

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